Pompei. Arrestato un truffatore 57enne che vendeva posti di lavoro agli scavi e al Santuario per 4.500 euro

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Pompei. «Vendeva» posti di lavoro agli scavi e al santuario, millantando conoscenze al Ministero per i Beni Culturali e in Vaticano. Le vittime del truffatore hanno pagato fino a 4.500 euro per un fantomatico lavoro da custode presso il sito archeologico pompeiano. All’alba di ieri i carabinieri di Pompei, agli ordini del tenente colonnello Antonio Petti, del comando gruppo di Torre Annunziata, del maggiore Michele De Riggi, della compagnia oplontina, e del comandante della locale stazione Tommaso Canino, hanno eseguito il blitz che ha portato agli arresti Noè Somma, 57 anni, residente a Pimonte, eseguendo un’ordinanza di arresti domiciliari emessa dal gip di Torre Annunziata. L’uomo, denunciato nel luglio del 2013 per gli stessi reati per i quali è tuttora in corso un processo, è accusato di truffa aggravata e millantato credito. Un giovane napoletano era stato plagiato a tal punto dal millantatore che, ogni mattina, si recava agli scavi per prendere servizio nel luogo che gli era stato assegnato dal truffatore: nella passeggiata archeologica tra piazza Esedra e Porta Marina Superiore. Solo dopo mesi, non avendo ricevuto l’accredito dello «stipendio» sul conto corrente, ha iniziato ad avere dei sospetti. Quando è stato contattato dai carabinieri, impegnati nell’attività investigativa a largo raggio, ha definitivamente avuto la certezza di essere stato raggirato. Il truffatore chiedeva cifre dai 500 euro – per visite mediche fasulle e per la consegna delle divise da indossare – ai 4.500 euro per le assunzioni presso la soprintendenza e la curia di Pompei. I militari dell’Arma hanno accertato che Somma, che si faceva chiamare «Noemi», aveva millantato la conoscenza e la sua influenza su pubblici ufficiali della soprintendenza ai beni archeologici, su dirigenti di Asl e Inps e, addirittura, su autorità ecclesiastiche. Il truffatore, secondo quanto è emerso dai tabulati telefonici, era riuscito a farsi consegnare le somme di denaro da ben cinque persone, attirate dalla promessa di posti di lavoro in enti importanti. L’uomo, per il pagamento della parcella, dava appuntamento alle sue vittime tra i corridoi del santuario, per rendere ancora più realistica la sua messa in scena. A scoprire il raggiro e salvare le vittime sono stati i carabinieri pompeiani. Nell’ottobre del 2014 il responsabile del posto fisso dei carabinieri attivo presso il santuario pompeiano, il brigadiere Luigi Casciello, è stato avvicinato da un 25enne che gli ha chiesto di bloccare l’uomo che gli ha chiesto dei soldi in cambio di un lavoro. Il brigadiere ha, così, fermato Noè Somma, riconoscendolo nella persona che aveva già arrestato per lo stesso reato nel luglio del 2013, e condotto per accertamenti presso la stazione dei carabinieri. Da lì sono partire le indagini che hanno formalizzato le accuse. Il «venditore» di posti di lavoro, così come accertato dalle indagini, avvicinava le sue potenziali vittime per le strade di Lettere, Agerola e Casola. Mostrava dei documenti con dei timbri ministeriali e della curia persuadendo, così, le vittime ad accettare l’offerta e a pagare la tariffa pattuita. Gli enti presso i quali il truffatore millantava di avere conoscenza sono totalmente estranei all’inchiesta e potranno avvalersi della facoltà di costituirsi parte civile in sede processuale. (Susy Malafronte – Il Mattino)

Pompei. «Vendeva» posti di lavoro agli scavi e al santuario, millantando conoscenze al Ministero per i Beni Culturali e in Vaticano. Le vittime del truffatore hanno pagato fino a 4.500 euro per un fantomatico lavoro da custode presso il sito archeologico pompeiano. All’alba di ieri i carabinieri di Pompei, agli ordini del tenente colonnello Antonio Petti, del comando gruppo di Torre Annunziata, del maggiore Michele De Riggi, della compagnia oplontina, e del comandante della locale stazione Tommaso Canino, hanno eseguito il blitz che ha portato agli arresti Noè Somma, 57 anni, residente a Pimonte, eseguendo un’ordinanza di arresti domiciliari emessa dal gip di Torre Annunziata. L’uomo, denunciato nel luglio del 2013 per gli stessi reati per i quali è tuttora in corso un processo, è accusato di truffa aggravata e millantato credito. Un giovane napoletano era stato plagiato a tal punto dal millantatore che, ogni mattina, si recava agli scavi per prendere servizio nel luogo che gli era stato assegnato dal truffatore: nella passeggiata archeologica tra piazza Esedra e Porta Marina Superiore. Solo dopo mesi, non avendo ricevuto l’accredito dello «stipendio» sul conto corrente, ha iniziato ad avere dei sospetti. Quando è stato contattato dai carabinieri, impegnati nell’attività investigativa a largo raggio, ha definitivamente avuto la certezza di essere stato raggirato. Il truffatore chiedeva cifre dai 500 euro – per visite mediche fasulle e per la consegna delle divise da indossare – ai 4.500 euro per le assunzioni presso la soprintendenza e la curia di Pompei. I militari dell’Arma hanno accertato che Somma, che si faceva chiamare «Noemi», aveva millantato la conoscenza e la sua influenza su pubblici ufficiali della soprintendenza ai beni archeologici, su dirigenti di Asl e Inps e, addirittura, su autorità ecclesiastiche. Il truffatore, secondo quanto è emerso dai tabulati telefonici, era riuscito a farsi consegnare le somme di denaro da ben cinque persone, attirate dalla promessa di posti di lavoro in enti importanti. L’uomo, per il pagamento della parcella, dava appuntamento alle sue vittime tra i corridoi del santuario, per rendere ancora più realistica la sua messa in scena. A scoprire il raggiro e salvare le vittime sono stati i carabinieri pompeiani. Nell’ottobre del 2014 il responsabile del posto fisso dei carabinieri attivo presso il santuario pompeiano, il brigadiere Luigi Casciello, è stato avvicinato da un 25enne che gli ha chiesto di bloccare l’uomo che gli ha chiesto dei soldi in cambio di un lavoro. Il brigadiere ha, così, fermato Noè Somma, riconoscendolo nella persona che aveva già arrestato per lo stesso reato nel luglio del 2013, e condotto per accertamenti presso la stazione dei carabinieri. Da lì sono partire le indagini che hanno formalizzato le accuse. Il «venditore» di posti di lavoro, così come accertato dalle indagini, avvicinava le sue potenziali vittime per le strade di Lettere, Agerola e Casola. Mostrava dei documenti con dei timbri ministeriali e della curia persuadendo, così, le vittime ad accettare l’offerta e a pagare la tariffa pattuita. Gli enti presso i quali il truffatore millantava di avere conoscenza sono totalmente estranei all’inchiesta e potranno avvalersi della facoltà di costituirsi parte civile in sede processuale. (Susy Malafronte – Il Mattino)

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