Secondigliano. Accusa un malore, non viene ricoverato e viene curato per una normale influenza. Muore un 43enne

0

Secondigliano. Curato per una normale influenza, un uomo di 43 anni è deceduto sabato sera per improvvise complicazioni e ora la sua storia è al centro di un’indagine che servirà a chiarire le cause della morte e verificare se ci siano state o meno responsabilità umane. L’uomo – Luigi R., che viveva a Secondigliano con l’anziana madre – è spirato al San Giovanni Bosco poco dopo le otto e mezzo di sera, dopo un disperato ricovero nel reparto di rianimazione. I familiari hanno presentato una denuncia ai carabinieri della compagnia Stella sospettando che il personale del 118, chiamato nel pomeriggio di quel giorno quando il 43enne accusò un primo malore, non abbia compreso la gravità della situazione, diagnosticando al paziente un’influenza da curare con antipiretico e antibiotico. «Perché non hanno voluto portarlo subito in ospedale? Forse si sarebbe salvato…» dicono i parenti sotto choc. Nella denuncia ripercorrono le ultime ore di vite del loro caro, partendo da una premessa che è anche all’origine dei loro sospetti: Luigi soffriva di schizofrenia ed era invalido. Sabato mattina si era svegliato con un forte mal di testa e il respiro affannoso. Dopo pranzo accusò un malore e svenne in casa. Furono chiamati i soccorsi. «Dopo alcuni minuti – si spiega nella denuncia della madre di Luigi – arrivarono a casa un medico e un infermiere del 118 che dopo aver ascoltato mio figlio Luigi gli misurarono la pressione e lo visitarono diagnosticando una semplice influenza. Dopo la visita non ritennero necessario portarlo in ospedale». Aveva 38 di febbre e gli consigliarono un farmaco. Nelle ore successive, però, Luigi continuò a star male e la situazione precipitò dopo l’assunzione dell’antibiotico che gli aveva consigliato il medico del 118. Luigi si accasciò sul divano, stava sempre peggio. Di nuovo fu chiesto l’intervento del 118 e questa volta Luigi venne portato in ospedale, al San Giovanni Bosco, e subito ricoverato in Rianimazione. Alle 20,30 il decesso. Arresto cardiocircolatorio recita il referto. Ma cosa lo ha provocato? Con un intervento diverso dopo il primo malore, Luigi si sarebbe potuto salvare? Sono questi gli interrogativi che hanno spinto i familiari del 43enne a chiedere l’intervento degli inquirenti. «Non conosco il caso nel dettaglio. Attendiamo l’esito dell’autopsia ma tengo a ricordare la grande professionalità del personale del 118, di medici e paramedici che non si risparmiano nonostante le carenze di mezzi e risorse. Ogni volta che c’è un decesso, anche se si è fatto il possibile, c’è sempre una profonda tristezza, un senso di impotenza» spiega il dottor Flavio Romito del 118. «Nessuno purtroppo potrà più restituire Luigi all’amore dei suoi cari – dichiarano gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, che assistono la famiglia del 43enne – ma è necessario capire di chi è la responsabilità di una simile tragedia. E speriamo che il governo affronti i problemi della sanità, per le tante vittime innocenti di un fallimentare sistema di cure e per i medici che fanno salti mortali per salvare vite umane tra mille difficoltà ». (Viviana Lanza – Il Mattino) 

Secondigliano. Curato per una normale influenza, un uomo di 43 anni è deceduto sabato sera per improvvise complicazioni e ora la sua storia è al centro di un’indagine che servirà a chiarire le cause della morte e verificare se ci siano state o meno responsabilità umane. L’uomo – Luigi R., che viveva a Secondigliano con l’anziana madre – è spirato al San Giovanni Bosco poco dopo le otto e mezzo di sera, dopo un disperato ricovero nel reparto di rianimazione. I familiari hanno presentato una denuncia ai carabinieri della compagnia Stella sospettando che il personale del 118, chiamato nel pomeriggio di quel giorno quando il 43enne accusò un primo malore, non abbia compreso la gravità della situazione, diagnosticando al paziente un’influenza da curare con antipiretico e antibiotico. «Perché non hanno voluto portarlo subito in ospedale? Forse si sarebbe salvato…» dicono i parenti sotto choc. Nella denuncia ripercorrono le ultime ore di vite del loro caro, partendo da una premessa che è anche all’origine dei loro sospetti: Luigi soffriva di schizofrenia ed era invalido. Sabato mattina si era svegliato con un forte mal di testa e il respiro affannoso. Dopo pranzo accusò un malore e svenne in casa. Furono chiamati i soccorsi. «Dopo alcuni minuti – si spiega nella denuncia della madre di Luigi – arrivarono a casa un medico e un infermiere del 118 che dopo aver ascoltato mio figlio Luigi gli misurarono la pressione e lo visitarono diagnosticando una semplice influenza. Dopo la visita non ritennero necessario portarlo in ospedale». Aveva 38 di febbre e gli consigliarono un farmaco. Nelle ore successive, però, Luigi continuò a star male e la situazione precipitò dopo l’assunzione dell’antibiotico che gli aveva consigliato il medico del 118. Luigi si accasciò sul divano, stava sempre peggio. Di nuovo fu chiesto l’intervento del 118 e questa volta Luigi venne portato in ospedale, al San Giovanni Bosco, e subito ricoverato in Rianimazione. Alle 20,30 il decesso. Arresto cardiocircolatorio recita il referto. Ma cosa lo ha provocato? Con un intervento diverso dopo il primo malore, Luigi si sarebbe potuto salvare? Sono questi gli interrogativi che hanno spinto i familiari del 43enne a chiedere l’intervento degli inquirenti. «Non conosco il caso nel dettaglio. Attendiamo l’esito dell’autopsia ma tengo a ricordare la grande professionalità del personale del 118, di medici e paramedici che non si risparmiano nonostante le carenze di mezzi e risorse. Ogni volta che c’è un decesso, anche se si è fatto il possibile, c’è sempre una profonda tristezza, un senso di impotenza» spiega il dottor Flavio Romito del 118. «Nessuno purtroppo potrà più restituire Luigi all’amore dei suoi cari – dichiarano gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, che assistono la famiglia del 43enne – ma è necessario capire di chi è la responsabilità di una simile tragedia. E speriamo che il governo affronti i problemi della sanità, per le tante vittime innocenti di un fallimentare sistema di cure e per i medici che fanno salti mortali per salvare vite umane tra mille difficoltà ». (Viviana Lanza – Il Mattino)