Sorrento. Conferenza stampa di Marco Fiorentino: “Non sono incandidabile, questa amministrazione è stata inerte”

0

Sorrento. L’ex sindaco Marco Fiorentino ha indetto una conferenza stampa questa mattina, domenica 8 marzo, festa delle donne, alle ore 11 nei locali del Circolo Sorrentino in piazza Tasso. Come e perchè questa conferenza stampa? L’annuncio di scendere in campo è già stato dato da tempo, sembrava che la novità fosse la riduzione di pena dalla Cassazione, come avevano anticipato su Positanonews, ma al momento non si sa ancora nulla di ufficiale. Marco Fiorentino, infatti, secondo alcuni – come l’avvocato Massimo Esposito, avvocato delle parti civili della tragedia del primo maggio – dovrebbe essere incompatible con la carica di sindaco. Una situazione per la quale ultimamente è in buona compagnia, visto che il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, candidato alla Regione Campania, è in queste condizioni, ma la legge Severino ha diverse crepe dato che il sindaco di Napoli Luigi De Magistris l’ha superata creando un precedente. Con la riduzione della pena della Cassazione il problema non si porrebbe, anche se sarebbe comunque un caso, ma non è la prima volta che Fiorentino si è trovato in questa situazione. In ogni caso Marco Fiorentino ha affermato che non vi è incandidabilità; è probabile che la vicenda De Luca possa anche definitivamente chiarire la cosa che sarà oggetto di campagna elettorale. “La Cassazione ancora non ha fissato l’udienza – ci dice Fiorentino – in ogni caso io sono candidabile”. Alla conferenza stampa dove si è trovata la stampa locale, dal Mattino a Metropolis e Positanonews, Marco Fiorentino ha cominciato con una serie di immagini a cui ha fatto seguito un opuscolo che ha distribuito ai presenti e poi a tutte le famiglie, riguardante le cose fatte nei 10 anni in cui è stato sindaco; un opuscolo che invierà a tutte le famiglie di Sorrento. “Idee, progetti, un grande amore: Sorrento” è il itolo dell’opuscolo che spazia dalla Regina Giovanna al porto, da Marina Grande al Parco Ibsen, dal campo sportivo al parcheggio Lauro, dal parco giochi don Luigi Verde alle piazze, alle manifestazioni, al decoro urbano. “In questi anni l’amministrazione Cuomo non ha fatto niente e io posso dire che ho fatto – ha detto Fiorentino – confrontateli con quelli degli altri. Noi non commentiamo, diciamo solo che alcune cose, importantissime per la città, già avviate da noi, sono state abbandonate. Penso alla Regina Giovanna, penso ai soldi persi per gli ascensori che devono collegare il parcheggio Lauro al porto tanto per citare le più eclatanti. La gente ha voluto che mi candidassi e (rispondendo a chi diceva di aver appoggiato Cuomo) qualcuno mi ha anche rimproverato di averli appoggiato. Fino ad oggi – ha detto – mi sembra che il vuoto amministrativo sia riempito con gli echi della vicenda del primo maggio. Voglio fare chiarezza: la mia condanna è fuori dalla legge Severino ed è soprattutto fuori dai fatti oggettivi. Abbiamo chiesto alla Cassazione di cancellare questa sentenza che riteniamo assolutamente ingiusta e che, lo ripeto, non ha nessun profilo di ineleggibilità. Fino ad ora su questa cosa si sono scritte baggianate di tutti i tipi; oggi, per l’ennesima volta, faccio chiarezza e d’ora in avanti chi intende abusare di questa vicenda, travalicando la verità, sappia che sarà chiamato a risponderne in tutte le sedi”. Marco Fiorentino ha posto al centro dell’attenzione la necessità per la città di riprendere il percorso da dove è stato interrotto: “Ci sono tante cose da fare, tantissime e le faremo con l’aiuto dei cittadini, tenendo presente un unico obiettivo, l’interesse pubblico. Mi farò aiutare dai giovani, dalle donne, da chiunque vuole lavorare nel solo ed esclusivo interesse della città”. Salvatore Dare di Metropolis gli ha chiesto cosa sia successo visto che gli uomini di Cuomo erano anche i suoi, colpa dell’allenatore se la squadra non ha funzionato? Ma Fiorentino non ha voluto attaccare frontalmente Cuomo: “Non lo so cosa sia successo, ma i fatti sono questi, secondo noi non è stato fatto nulla e questa amministrazione è stata inerte per cui la gente mi ha chiesto di scendere in campo”. Sempre Salvatore Dare ha puntato il dito sul mancato rinnovamento della classe politica, si ricandida Cuomo, pare anche Pinto: “Si parla di rinnovamento e ci vuole, ma per guidare un paese ci vuole esperienza”. I  toni della campagna elettorale sono abbastanza avvelenati, ma Fiorentino ha detto a Positanonews che non intende perseguire questa via: “Voglio parlare dei programmi e delle cose che ho realizzato e che vorrei ancora realizzare”.

Per inquadrare il Fiorentino-pensiero ci piace riproporre un articolo di Salvatore Dare su Metropolis che ne ha dato proprio un affresco. 

Entri all’hotel Tourist all’ora dell’aperitivo e trovi Marco Fiorentino in sala a dirigere le operazioni manco fosse un maitre. Potrebbe godersi un drink al sole invece si rimbocca le maniche come tutti gli altri. L’albergo è vuoto, c’è silenzio. «Ma il lavoro non manca, per fortuna non ci possiamo lamentare. Ultimamente stiamo ospitando una clientela che la mattina preferisce girare e fare escursioni. Non è un mistero: nonostante tutto, Sorrento attrae ancora». Nonostante cosa? «Nonostante Sorrento sia una città con un grande potenziale a cui un’amministrazione miope negli ultimi anni ha tarpato le ali senza mettersi in gioco e senza offrire soluzioni, mettendo in secondo piano la valenza del bene pubblico preferendo badare ad altro. Basta farsi una breve passeggiata in centro per averne una dimostrazione. Traffico impazzito, nessuna sicurezza per i turisti, servizi sempre più carenti, verde abbandonato, degrado. E tanto altro». Poi un spunta sorriso: «Sono tornato perché…dovevo tornare. Lo voleva la città. Mi hanno costretto i flop di chi è venuto dopo di me alla guida della città». (Il testo continua dopo l’immagine.) «SORRENTO NON MI HA TRADITO» Sindaco di Sorrento per tre volte, intenzionato più di prima a calare il poker. Per riuscirci, dovrà vincere una partita dura, quella contro il primo cittadino uscente Giuseppe Cuomo che ha preso il suo posto nel 2010, al termine del secondo mandato di Fiorentino che si candidò alle elezioni Regionali con la casacca del Pdl, restando fuori dalle poltrone che contano per un migliaio di voti che gli dovevano essere garantiti dalla sua Sorrento che, forse, gli voltò le spalle al momento decisivo. «Ma la gente non mi tradì come si disse all’epoca – ricorda l’ex sindaco –. Sapevo bene che era una missione quasi impossibile. Fu comunque un’esperienza estremamente positiva. Era un obbligo candidarsi alla Regione Campania. Rappresentava una tappa doverosa. Una tappa fatta senza l’apporto di alcun tipo di sponsor o padrini politici. Quelli, i padrini, sono contento di lasciarli agli altri». Resta però una riflessione amara: «A volte è tremendamente vero che noi sorrentini abbiamo una mentalità troppo chiusa, per certi versi diffidente. Mi auguro che non sia così alle Regionali della prossima primavera. Se davvero il sindaco di Piano di Sorrento Giovanni Ruggiero dovesse candidarsi credo che sia necessario convergere sul suo nome. E al di là della levatura della coalizione che lo presenterà in lista. Ruggiero è un politico capace, che stimo anche sotto il profilo umano. Mi auguro che possa vincere questa sfida che io tentai cinque anni fa». «MAI INTERFERITO SULLA GIUNTA» La mente torna indietro. Torna al 2010. Fiorentino non venne eletto in consiglio regionale. Da allora, una svolta silenziosa: poche apparizioni in pubblico, mai in municipio, tranne quando l’ex senatore Raffaele Lauro presentò un romanzo storico dedicato a Sorrento. «Non potevo mancare, era un dovere esserci». Marco Fiorentino si è sfilato la fascia tricolore senza rimpianti. «Ho preferito dedicarmi esclusivamente al mio albergo evitando di offrire le premesse agli altri, a chi ha avuto l’onore di essere eletto alla guida di Sorrento, scongiurando rischi e malintesi per potenziali manipolazioni montate ad arte sul mio conto. Si è detto di tutto. Si è detto che avrei potuto influenzare l’operato di questo o quell’altro assessore, che avrei promesso un posto in lista a questo o quell’altro consigliere. Nulla di più falso. A volte ho avvertito la sensazione di essere divenuto un parafulmine per le gravose lacune dell’amministrazione. E pensare che sono stato volutamente assente». Ed è qui che comincia il pesante j’accuse di un ex sindaco voglioso di tornare a salire i 57 gradini che portano da piazza Sant’Antonino alla sala consiliare del municipio. «Devo fare una premessa – precisa Fiorentino -. Non scendo in campo nuovamente per un capriccio o perché non sappia più cosa fare. Non mi manca fare il sindaco. Ero combattuto, molto. In questi anni non è mai venuto meno un rapporto diretto e quotidiano con i cittadini. Negli ultimi tempi ho subìto un autentico pressing da gente umile, gente che lavora, che si lamentava della situazione e di ciò che non ha fatto la maggioranza. E io, notando una sempre più ampia distanza tra senso della realtà e bene comune e l’operato di chi mi ha succeduto, ho scelto di ricandidarmi. Ho lasciato senza interferenze per il bene di Sorrento. Il sindaco Cuomo e i suoi alleati sono stati messi nelle migliori condizioni di lavorare ma i fatti dicono che hanno toppato, che hanno deluso clamorosamente, che non hanno rispettato l’impegno con Sorrento, che non hanno tenuto fede a quello che dicevano. Dicevano “continuità nella discontinuità”. Solo parole al vento. L’amministrazione non ha raggiunto nessun tipo di obiettivo se non quello, negativo, di aver messo l’interesse pubblico in secondo piano badando agli interessi di pochi. Anche l’opposizione poteva fare di più, stimolando la città ad avere una critica costruttiva costante, creando un’opinione. Invece ho notato poco dinamismo. Se fossi stato un consigliere di minoranza, la mia opposizione sarebbe stata molto diversa. Tutti hanno badato a costruire il consenso invece che meritarselo, si è pensato a seminare la strada magari con qualche contributo a pioggia elargito a destra e a manca. Essere rappresentanti della città di Sorrento deve essere un onore, significa mettersi al servizio degli altri affinché gli altri possano vivere meglio. E invece non è stato fatto nulla di tutto questo». All’orizzonte si profila la sfida tra big storici, prima vicini e ora lontani. In mezzo anche una casba di improvvisazione che tiene fuori i giovani dalla politica cittadina. Perché Sorrento non ha nuove facce? «I giovani ci sono e ci saranno, mi auguro sempre più, a partire proprio dalla mia squadra. Rottamare è giusto, un dovere, ma senza eccessi né improvvisazione. Prendiamo Renzi. Il nuovo premier piace, anche io lo seguo con interesse, concordo su alcune sue proposte ma non sempre è tutt’oro quel che luccica». Eppure le grandi manovre sono già partite: ci saranno consiglieri di maggioranza che passeranno con Marco Fiorentino? «Alcune realtà sono improponibili, altre invece…vedremo. In ogni caso, siamo alle porte di una fase dura, in cui ci saranno le prime strumentalizzazioni da campagna elettorale». LA CONDANNA Il riferimento è preciso, è alla sentenza di condanna in appello per la tragedia del Primo maggio. Era il 2007. Una gru, che stava montando le luminarie alla basilica di Sant’Antonino per la festa patronale, crollò di colpo. E uccise due donne, Teresa Reale e Claudia Fattorusso. Una disgrazia di cui Fiorentino attualmente ne risponde penalmente. I giudici della Corte d’Appello di Napoli l’hanno condannato a due anni (pena sospesa) per omicidio colposo e omissione d’atti d’ufficio: secondo i magistrati, avrebbe dovuto predisporre un’ordinanza affinché il cantiere fosse recintato. «E’ una ferita che resta aperta da sindaco e cittadino di Sorrento. Ero, sono e sarò sempre mortificato per quel che avvenne. Una disgrazia immane. Un episodio gravissimo. Su cui a mio avviso non ho alcun tipo di responsabilità. Attendo fiducioso la decisione della Cassazione che ci sarà prossimamente, ma qualsiasi cosa stabilirà la Suprema Corte non inciderà sul mio futuro politico. Anche in caso di conferma della condanna, che ritengo ingiusta, mi candiderò alle comunali. Perché oltre a volerlo posso anche liberamente ambire alla carica di sindaco. Non ci sono cavilli o impedimenti. La legge Severino, che limita le candidature per reati commessi contro la pubblica amministrazione, non ha alcun tipo di applicabilità nel mio caso. Così come è una quisquiglia la vicenda relativa al contenzioso con il Comune per la patrimoniale da riconoscere alle parti civili. Ma si tratta comunque di un argomento di cui tratterò in una conferenza stampa pubblica affiancato dai miei legali. Non temo niente, so bene cosa mi attende». Ovvero? «La mancanza di validi argomenti da parte dei miei avversari politici che non possono vantarsi di una consiliatura svolta al meglio li porterà a strumentalizzare quella tragedia per screditarmi agli occhi di una città che mi ha voluto sindaco per tre volte e che mi ha chiesto un nuovo impegno per mandare a casa chi ultimamente ha fallito anche nel portare avanti certi discorsi avviati da tempo». GLI 11 MILIONI “SPARITI” Ed è qui che si apre l’argomento più caldo delle ultime settimane, ovvero il percorso pedonale meccanizzato tra il parcheggio comunale Achille Lauro e il porto di Marina Piccola. Un’opera da 16 milioni di euro da realizzare attraverso un finanziamento regionale di 11 milioni. Fondi che però non ci sono più: l’opposizione dice per errori della giunta Cuomo che dal suo canto si difende imputando all’ente regionale la decisione di revocare il finanziamento a causa della spending review e della necessità di blindare le casse. Fatto sta che ora i fondi sono spariti tant’è che il Comune sta nuovamente pensando al project financing con una gestione esterna dell’opera e un canone da incassare dal soggetto concessionario. Ipotesi in parte già infarinata dallo stesso Marco Fiorentino che con la sua amministrazione conferì un incarico all’ufficio tecnico per scovare un consulente che desse una chiave di lettura a tutta la situazione. «Gli 11 milioni di finanziamento c’erano. Eccome se c’erano. Quello che è avvenuto è sconcertante. Non fa altro che rappresentare l’ennesimo caso su cui la giunta ha commesso errori. Secondo me hanno fatto una variante che ha contribuito a mettere sul tavolo qualche elemento che ha poi vanificato la disponibilità dei fondi regionali». Marco, così come lo chiamano tutti a Sorrento (a partire dai suoi oppositori), è pronto alla battaglia: «Torno subito, scusate il ritardo…».

Sorrento. L’ex sindaco Marco Fiorentino ha indetto una conferenza stampa questa mattina, domenica 8 marzo, festa delle donne, alle ore 11 nei locali del Circolo Sorrentino in piazza Tasso. Come e perchè questa conferenza stampa? L'annuncio di scendere in campo è già stato dato da tempo, sembrava che la novità fosse la riduzione di pena dalla Cassazione, come avevano anticipato su Positanonews, ma al momento non si sa ancora nulla di ufficiale. Marco Fiorentino, infatti, secondo alcuni – come l'avvocato Massimo Esposito, avvocato delle parti civili della tragedia del primo maggio – dovrebbe essere incompatible con la carica di sindaco. Una situazione per la quale ultimamente è in buona compagnia, visto che il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, candidato alla Regione Campania, è in queste condizioni, ma la legge Severino ha diverse crepe dato che il sindaco di Napoli Luigi De Magistris l'ha superata creando un precedente. Con la riduzione della pena della Cassazione il problema non si porrebbe, anche se sarebbe comunque un caso, ma non è la prima volta che Fiorentino si è trovato in questa situazione. In ogni caso Marco Fiorentino ha affermato che non vi è incandidabilità; è probabile che la vicenda De Luca possa anche definitivamente chiarire la cosa che sarà oggetto di campagna elettorale. "La Cassazione ancora non ha fissato l'udienza – ci dice Fiorentino – in ogni caso io sono candidabile". Alla conferenza stampa dove si è trovata la stampa locale, dal Mattino a Metropolis e Positanonews, Marco Fiorentino ha cominciato con una serie di immagini a cui ha fatto seguito un opuscolo che ha distribuito ai presenti e poi a tutte le famiglie, riguardante le cose fatte nei 10 anni in cui è stato sindaco; un opuscolo che invierà a tutte le famiglie di Sorrento. “Idee, progetti, un grande amore: Sorrento” è il itolo dell’opuscolo che spazia dalla Regina Giovanna al porto, da Marina Grande al Parco Ibsen, dal campo sportivo al parcheggio Lauro, dal parco giochi don Luigi Verde alle piazze, alle manifestazioni, al decoro urbano. “In questi anni l'amministrazione Cuomo non ha fatto niente e io posso dire che ho fatto – ha detto Fiorentino – confrontateli con quelli degli altri. Noi non commentiamo, diciamo solo che alcune cose, importantissime per la città, già avviate da noi, sono state abbandonate. Penso alla Regina Giovanna, penso ai soldi persi per gli ascensori che devono collegare il parcheggio Lauro al porto tanto per citare le più eclatanti. La gente ha voluto che mi candidassi e (rispondendo a chi diceva di aver appoggiato Cuomo) qualcuno mi ha anche rimproverato di averli appoggiato. Fino ad oggi – ha detto – mi sembra che il vuoto amministrativo sia riempito con gli echi della vicenda del primo maggio. Voglio fare chiarezza: la mia condanna è fuori dalla legge Severino ed è soprattutto fuori dai fatti oggettivi. Abbiamo chiesto alla Cassazione di cancellare questa sentenza che riteniamo assolutamente ingiusta e che, lo ripeto, non ha nessun profilo di ineleggibilità. Fino ad ora su questa cosa si sono scritte baggianate di tutti i tipi; oggi, per l’ennesima volta, faccio chiarezza e d’ora in avanti chi intende abusare di questa vicenda, travalicando la verità, sappia che sarà chiamato a risponderne in tutte le sedi”. Marco Fiorentino ha posto al centro dell’attenzione la necessità per la città di riprendere il percorso da dove è stato interrotto: “Ci sono tante cose da fare, tantissime e le faremo con l’aiuto dei cittadini, tenendo presente un unico obiettivo, l’interesse pubblico. Mi farò aiutare dai giovani, dalle donne, da chiunque vuole lavorare nel solo ed esclusivo interesse della città”. Salvatore Dare di Metropolis gli ha chiesto cosa sia successo visto che gli uomini di Cuomo erano anche i suoi, colpa dell'allenatore se la squadra non ha funzionato? Ma Fiorentino non ha voluto attaccare frontalmente Cuomo: "Non lo so cosa sia successo, ma i fatti sono questi, secondo noi non è stato fatto nulla e questa amministrazione è stata inerte per cui la gente mi ha chiesto di scendere in campo". Sempre Salvatore Dare ha puntato il dito sul mancato rinnovamento della classe politica, si ricandida Cuomo, pare anche Pinto: "Si parla di rinnovamento e ci vuole, ma per guidare un paese ci vuole esperienza". I  toni della campagna elettorale sono abbastanza avvelenati, ma Fiorentino ha detto a Positanonews che non intende perseguire questa via: "Voglio parlare dei programmi e delle cose che ho realizzato e che vorrei ancora realizzare".

Per inquadrare il Fiorentino-pensiero ci piace riproporre un articolo di Salvatore Dare su Metropolis che ne ha dato proprio un affresco. 

Entri all’hotel Tourist all’ora dell’aperitivo e trovi Marco Fiorentino in sala a dirigere le operazioni manco fosse un maitre. Potrebbe godersi un drink al sole invece si rimbocca le maniche come tutti gli altri. L’albergo è vuoto, c’è silenzio. «Ma il lavoro non manca, per fortuna non ci possiamo lamentare. Ultimamente stiamo ospitando una clientela che la mattina preferisce girare e fare escursioni. Non è un mistero: nonostante tutto, Sorrento attrae ancora». Nonostante cosa? «Nonostante Sorrento sia una città con un grande potenziale a cui un’amministrazione miope negli ultimi anni ha tarpato le ali senza mettersi in gioco e senza offrire soluzioni, mettendo in secondo piano la valenza del bene pubblico preferendo badare ad altro. Basta farsi una breve passeggiata in centro per averne una dimostrazione. Traffico impazzito, nessuna sicurezza per i turisti, servizi sempre più carenti, verde abbandonato, degrado. E tanto altro». Poi un spunta sorriso: «Sono tornato perché…dovevo tornare. Lo voleva la città. Mi hanno costretto i flop di chi è venuto dopo di me alla guida della città». (Il testo continua dopo l'immagine.) «SORRENTO NON MI HA TRADITO» Sindaco di Sorrento per tre volte, intenzionato più di prima a calare il poker. Per riuscirci, dovrà vincere una partita dura, quella contro il primo cittadino uscente Giuseppe Cuomo che ha preso il suo posto nel 2010, al termine del secondo mandato di Fiorentino che si candidò alle elezioni Regionali con la casacca del Pdl, restando fuori dalle poltrone che contano per un migliaio di voti che gli dovevano essere garantiti dalla sua Sorrento che, forse, gli voltò le spalle al momento decisivo. «Ma la gente non mi tradì come si disse all’epoca – ricorda l’ex sindaco –. Sapevo bene che era una missione quasi impossibile. Fu comunque un’esperienza estremamente positiva. Era un obbligo candidarsi alla Regione Campania. Rappresentava una tappa doverosa. Una tappa fatta senza l’apporto di alcun tipo di sponsor o padrini politici. Quelli, i padrini, sono contento di lasciarli agli altri». Resta però una riflessione amara: «A volte è tremendamente vero che noi sorrentini abbiamo una mentalità troppo chiusa, per certi versi diffidente. Mi auguro che non sia così alle Regionali della prossima primavera. Se davvero il sindaco di Piano di Sorrento Giovanni Ruggiero dovesse candidarsi credo che sia necessario convergere sul suo nome. E al di là della levatura della coalizione che lo presenterà in lista. Ruggiero è un politico capace, che stimo anche sotto il profilo umano. Mi auguro che possa vincere questa sfida che io tentai cinque anni fa». «MAI INTERFERITO SULLA GIUNTA» La mente torna indietro. Torna al 2010. Fiorentino non venne eletto in consiglio regionale. Da allora, una svolta silenziosa: poche apparizioni in pubblico, mai in municipio, tranne quando l’ex senatore Raffaele Lauro presentò un romanzo storico dedicato a Sorrento. «Non potevo mancare, era un dovere esserci». Marco Fiorentino si è sfilato la fascia tricolore senza rimpianti. «Ho preferito dedicarmi esclusivamente al mio albergo evitando di offrire le premesse agli altri, a chi ha avuto l’onore di essere eletto alla guida di Sorrento, scongiurando rischi e malintesi per potenziali manipolazioni montate ad arte sul mio conto. Si è detto di tutto. Si è detto che avrei potuto influenzare l’operato di questo o quell’altro assessore, che avrei promesso un posto in lista a questo o quell’altro consigliere. Nulla di più falso. A volte ho avvertito la sensazione di essere divenuto un parafulmine per le gravose lacune dell’amministrazione. E pensare che sono stato volutamente assente». Ed è qui che comincia il pesante j’accuse di un ex sindaco voglioso di tornare a salire i 57 gradini che portano da piazza Sant’Antonino alla sala consiliare del municipio. «Devo fare una premessa – precisa Fiorentino -. Non scendo in campo nuovamente per un capriccio o perché non sappia più cosa fare. Non mi manca fare il sindaco. Ero combattuto, molto. In questi anni non è mai venuto meno un rapporto diretto e quotidiano con i cittadini. Negli ultimi tempi ho subìto un autentico pressing da gente umile, gente che lavora, che si lamentava della situazione e di ciò che non ha fatto la maggioranza. E io, notando una sempre più ampia distanza tra senso della realtà e bene comune e l’operato di chi mi ha succeduto, ho scelto di ricandidarmi. Ho lasciato senza interferenze per il bene di Sorrento. Il sindaco Cuomo e i suoi alleati sono stati messi nelle migliori condizioni di lavorare ma i fatti dicono che hanno toppato, che hanno deluso clamorosamente, che non hanno rispettato l’impegno con Sorrento, che non hanno tenuto fede a quello che dicevano. Dicevano “continuità nella discontinuità”. Solo parole al vento. L’amministrazione non ha raggiunto nessun tipo di obiettivo se non quello, negativo, di aver messo l’interesse pubblico in secondo piano badando agli interessi di pochi. Anche l’opposizione poteva fare di più, stimolando la città ad avere una critica costruttiva costante, creando un’opinione. Invece ho notato poco dinamismo. Se fossi stato un consigliere di minoranza, la mia opposizione sarebbe stata molto diversa. Tutti hanno badato a costruire il consenso invece che meritarselo, si è pensato a seminare la strada magari con qualche contributo a pioggia elargito a destra e a manca. Essere rappresentanti della città di Sorrento deve essere un onore, significa mettersi al servizio degli altri affinché gli altri possano vivere meglio. E invece non è stato fatto nulla di tutto questo». All’orizzonte si profila la sfida tra big storici, prima vicini e ora lontani. In mezzo anche una casba di improvvisazione che tiene fuori i giovani dalla politica cittadina. Perché Sorrento non ha nuove facce? «I giovani ci sono e ci saranno, mi auguro sempre più, a partire proprio dalla mia squadra. Rottamare è giusto, un dovere, ma senza eccessi né improvvisazione. Prendiamo Renzi. Il nuovo premier piace, anche io lo seguo con interesse, concordo su alcune sue proposte ma non sempre è tutt’oro quel che luccica». Eppure le grandi manovre sono già partite: ci saranno consiglieri di maggioranza che passeranno con Marco Fiorentino? «Alcune realtà sono improponibili, altre invece…vedremo. In ogni caso, siamo alle porte di una fase dura, in cui ci saranno le prime strumentalizzazioni da campagna elettorale». LA CONDANNA Il riferimento è preciso, è alla sentenza di condanna in appello per la tragedia del Primo maggio. Era il 2007. Una gru, che stava montando le luminarie alla basilica di Sant’Antonino per la festa patronale, crollò di colpo. E uccise due donne, Teresa Reale e Claudia Fattorusso. Una disgrazia di cui Fiorentino attualmente ne risponde penalmente. I giudici della Corte d’Appello di Napoli l’hanno condannato a due anni (pena sospesa) per omicidio colposo e omissione d’atti d’ufficio: secondo i magistrati, avrebbe dovuto predisporre un’ordinanza affinché il cantiere fosse recintato. «E’ una ferita che resta aperta da sindaco e cittadino di Sorrento. Ero, sono e sarò sempre mortificato per quel che avvenne. Una disgrazia immane. Un episodio gravissimo. Su cui a mio avviso non ho alcun tipo di responsabilità. Attendo fiducioso la decisione della Cassazione che ci sarà prossimamente, ma qualsiasi cosa stabilirà la Suprema Corte non inciderà sul mio futuro politico. Anche in caso di conferma della condanna, che ritengo ingiusta, mi candiderò alle comunali. Perché oltre a volerlo posso anche liberamente ambire alla carica di sindaco. Non ci sono cavilli o impedimenti. La legge Severino, che limita le candidature per reati commessi contro la pubblica amministrazione, non ha alcun tipo di applicabilità nel mio caso. Così come è una quisquiglia la vicenda relativa al contenzioso con il Comune per la patrimoniale da riconoscere alle parti civili. Ma si tratta comunque di un argomento di cui tratterò in una conferenza stampa pubblica affiancato dai miei legali. Non temo niente, so bene cosa mi attende». Ovvero? «La mancanza di validi argomenti da parte dei miei avversari politici che non possono vantarsi di una consiliatura svolta al meglio li porterà a strumentalizzare quella tragedia per screditarmi agli occhi di una città che mi ha voluto sindaco per tre volte e che mi ha chiesto un nuovo impegno per mandare a casa chi ultimamente ha fallito anche nel portare avanti certi discorsi avviati da tempo». GLI 11 MILIONI "SPARITI" Ed è qui che si apre l’argomento più caldo delle ultime settimane, ovvero il percorso pedonale meccanizzato tra il parcheggio comunale Achille Lauro e il porto di Marina Piccola. Un’opera da 16 milioni di euro da realizzare attraverso un finanziamento regionale di 11 milioni. Fondi che però non ci sono più: l’opposizione dice per errori della giunta Cuomo che dal suo canto si difende imputando all’ente regionale la decisione di revocare il finanziamento a causa della spending review e della necessità di blindare le casse. Fatto sta che ora i fondi sono spariti tant’è che il Comune sta nuovamente pensando al project financing con una gestione esterna dell’opera e un canone da incassare dal soggetto concessionario. Ipotesi in parte già infarinata dallo stesso Marco Fiorentino che con la sua amministrazione conferì un incarico all’ufficio tecnico per scovare un consulente che desse una chiave di lettura a tutta la situazione. «Gli 11 milioni di finanziamento c’erano. Eccome se c’erano. Quello che è avvenuto è sconcertante. Non fa altro che rappresentare l’ennesimo caso su cui la giunta ha commesso errori. Secondo me hanno fatto una variante che ha contribuito a mettere sul tavolo qualche elemento che ha poi vanificato la disponibilità dei fondi regionali». Marco, così come lo chiamano tutti a Sorrento (a partire dai suoi oppositori), è pronto alla battaglia: «Torno subito, scusate il ritardo…».