Pompei resta tra i tesori Unesco. Gli ispettori avvertono: non basta più il Grande progetto, serve manutenzione costante

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Pompei. La regina dell’archeologia è stata promossa dall’Unesco e non corre più il rischio di uscire dalla lista dei siti Patrimonio dell’Umanità. A quattro mesi dall’ispezione dei due inviati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la Cultura, Christopher Young e Jean Pierre Adam, è stato reso noto il report sullo stato di salute degli scavi di Pompei. Il responso, tanto atteso quanto temuto, è inaspettatamente positivo. Nel corso dell’esame dello stato di salute delle domus della città archeologica, infatti, gli 007 Unesco, pur rimanendo ermetici, avevano lasciato trasparire, dalle domande poste, alcune contrarietà riscontrate: la scarsa vigilanza elettronica e di risorse umane. La valutazione complessiva è stata buona, «tuttavia – scrivono gli inviati della cultura delle Nazioni Unite – non bisogna fermarsi al “Grande Progetto Pompei”, bisogna proseguire, nel tempo, con un “Grande Progetto 2” e con la manutenzione ordinaria». «L’Italia ha compiuto sforzi considerevoli nell’adottare le raccomandazioni del World Heritage Committee», si legge nel report che raccomanda il Governo di estendere i lavori a tutto il 2016. «Miglioramenti tangibili e significativi nello stato di conservazione di Pompei», hanno scritto Christopher Young e Jean Pierre Adam nel «dossier Pompei», che promuove il «Grande Progetto» sottolineando che «si è dato il via a gran parte delle iniziative annunciate. Sono state eseguite sostanziali opere di restauro sul sito, principalmente nel contesto del “Grande Progetto Pompei”, ma anche nell’ambito del programma di manutenzione ordinario». Gli ispettori hanno apprezzato i lavori in corso in nove delle tredici domus identificate a rischio nel 2013. A superare l’esame ispettivo è stata, anche, la nuova formula organizzativa scelta dal Governo per la soprintendenza di Pompei separandola da quella di Napoli. «La gestione del sito – scrivono gli ispettori in un altro passaggio del rapporto – è stata riorganizzata creando una speciale soprintendenza autonoma per Pompei, Ercolano e Stabia. Ciò significa che gli sforzi possono essere concentrati sui monumenti vesuviani, senza dover avere a che fare con il museo nazionale di Napoli e tutti gli altri siti archeologici della provincia di Napoli». La missione Unesco ha «salutato positivamente questi progressi e considera superata ogni questione riguardo l’iscrizione del sito nella lista del patrimonio mondiale in pericolo». E anche: «La missione ha constatato nei quattro giorni di attenta visita (dal 9 al 12 novembre 2014), un cambiamento profondo nel comportamento della nuova soprintendenza di Pompei. Nel corso delle precedenti missioni – hanno scritto i professori Young e Adam – i propositi di intervento corrispondevano essenzialmente a intenzioni e di fatto non avevamo constatato, tra il 2010 ed il 2013, reali modifiche dello stato dei luoghi. Quest’anno invece abbiamo potuto verificare che ha preso il via un’attività sia efficace che saggiamente programmata in molti luoghi del sito bisognosi di un rapido intervento. Queste realizzazioni dimostrano chiaramente che allorquando si stabilisce correttamente la programmazione, il bilancio è gestito con efficacia e il personale qualificato è disponibile, i lavori di restauro e di valorizzazione di una domus, per quanto sia danneggiata, divengono possibili in tempi ragionevoli». Sollevato, il Ministro dei beni e delle attività culturali, Dario Franceschini, commenta: «Le parole degli ispettori Unesco sono il giusto riconoscimento di un lavoro intenso, scrupoloso e metodico. Oggi l’Unesco promuove l’azione del Governo, resa possibile grazie al forte impegno della soprintendenza e della direzione del Grande Progetto Pompei». Il più gratificato è il generale Giovanni Nistri, direttore del «Grande Progetto Pompei»: «È un qualificato segnale di apprezzamento – dice – che dà a tutta la struttura un ulteriore slancio a proseguire nella direzione intrapresa. Un punto di partenza, non certo di arrivo». Soddisfatto anche l’assessore regionale Pasquale Sommese. (Susy Malafronte – Il Mattino)

Pompei. La regina dell’archeologia è stata promossa dall’Unesco e non corre più il rischio di uscire dalla lista dei siti Patrimonio dell’Umanità. A quattro mesi dall’ispezione dei due inviati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la Cultura, Christopher Young e Jean Pierre Adam, è stato reso noto il report sullo stato di salute degli scavi di Pompei. Il responso, tanto atteso quanto temuto, è inaspettatamente positivo. Nel corso dell’esame dello stato di salute delle domus della città archeologica, infatti, gli 007 Unesco, pur rimanendo ermetici, avevano lasciato trasparire, dalle domande poste, alcune contrarietà riscontrate: la scarsa vigilanza elettronica e di risorse umane. La valutazione complessiva è stata buona, «tuttavia – scrivono gli inviati della cultura delle Nazioni Unite – non bisogna fermarsi al “Grande Progetto Pompei”, bisogna proseguire, nel tempo, con un “Grande Progetto 2” e con la manutenzione ordinaria». «L’Italia ha compiuto sforzi considerevoli nell’adottare le raccomandazioni del World Heritage Committee», si legge nel report che raccomanda il Governo di estendere i lavori a tutto il 2016. «Miglioramenti tangibili e significativi nello stato di conservazione di Pompei», hanno scritto Christopher Young e Jean Pierre Adam nel «dossier Pompei», che promuove il «Grande Progetto» sottolineando che «si è dato il via a gran parte delle iniziative annunciate. Sono state eseguite sostanziali opere di restauro sul sito, principalmente nel contesto del “Grande Progetto Pompei”, ma anche nell’ambito del programma di manutenzione ordinario». Gli ispettori hanno apprezzato i lavori in corso in nove delle tredici domus identificate a rischio nel 2013. A superare l’esame ispettivo è stata, anche, la nuova formula organizzativa scelta dal Governo per la soprintendenza di Pompei separandola da quella di Napoli. «La gestione del sito – scrivono gli ispettori in un altro passaggio del rapporto – è stata riorganizzata creando una speciale soprintendenza autonoma per Pompei, Ercolano e Stabia. Ciò significa che gli sforzi possono essere concentrati sui monumenti vesuviani, senza dover avere a che fare con il museo nazionale di Napoli e tutti gli altri siti archeologici della provincia di Napoli». La missione Unesco ha «salutato positivamente questi progressi e considera superata ogni questione riguardo l’iscrizione del sito nella lista del patrimonio mondiale in pericolo». E anche: «La missione ha constatato nei quattro giorni di attenta visita (dal 9 al 12 novembre 2014), un cambiamento profondo nel comportamento della nuova soprintendenza di Pompei. Nel corso delle precedenti missioni – hanno scritto i professori Young e Adam – i propositi di intervento corrispondevano essenzialmente a intenzioni e di fatto non avevamo constatato, tra il 2010 ed il 2013, reali modifiche dello stato dei luoghi. Quest’anno invece abbiamo potuto verificare che ha preso il via un’attività sia efficace che saggiamente programmata in molti luoghi del sito bisognosi di un rapido intervento. Queste realizzazioni dimostrano chiaramente che allorquando si stabilisce correttamente la programmazione, il bilancio è gestito con efficacia e il personale qualificato è disponibile, i lavori di restauro e di valorizzazione di una domus, per quanto sia danneggiata, divengono possibili in tempi ragionevoli». Sollevato, il Ministro dei beni e delle attività culturali, Dario Franceschini, commenta: «Le parole degli ispettori Unesco sono il giusto riconoscimento di un lavoro intenso, scrupoloso e metodico. Oggi l’Unesco promuove l’azione del Governo, resa possibile grazie al forte impegno della soprintendenza e della direzione del Grande Progetto Pompei». Il più gratificato è il generale Giovanni Nistri, direttore del «Grande Progetto Pompei»: «È un qualificato segnale di apprezzamento – dice – che dà a tutta la struttura un ulteriore slancio a proseguire nella direzione intrapresa. Un punto di partenza, non certo di arrivo». Soddisfatto anche l’assessore regionale Pasquale Sommese. (Susy Malafronte – Il Mattino)