Napoli. Vandali in piazza Plebiscito gettano vernice sui marmi appena restaurati

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Napoli. Sono entrati in azione nella notte, armati di vernice colorata e pennelli, hanno imbrattato il portone laterale di ingresso alla chiesa di San Francesco di Paola e una delle grandi colonne doriche che circondano il pronao. Non contenti dello scempio compiuto sono andati avanti insozzando anche una parete dell’emiciclo appena ripulita da scritte, disegni e oscenità. Una vergogna, un insulto, un’offesa alla città che non trova altra spiegazione se non l’inciviltà e la barbarie di chi l’ha messa in atto. Un’operazione premeditata, non c’è dubbio, organizzata a poche ore dall’ultimazione dei lavori di restauro dell’intera zona che, tra mille difficoltà, doveva essere pronta per l’arrivo del Papa il prossimo 21marzo. Il portone sul quale si è accanita la furia dei vandali era appena stato messo a nuovo, esattamente come quella enorme colonna di marmo contro la quale è stata lanciata una vera e propria bomba di colore. Arancione per l’esattezza insieme con un po’ di blu e anche di bianco. Una miscela di colori, la stessa che è servita a disegnare cuori e lettere sul portone della basilica. «Quando sono arrivato in cantiere e ho visto quel disastro poco ci mancava che mi veniva un infarto. Gli operai avevano le lacrime agli occhi, è come se i vandali fossero entrati nelle nostre case». Il geometra Paolo Sibilio, titolare dell’impresa che si sta occupando del restauro della basilica, racconta momenti di assoluto sgomento: «Avevamo appena ultimato i lavori, il portone era stato verniciato solo poche ore prima. Mercoledì sera ci siamo salutati soddisfatti di avercela fatta, ieri mattina dovevamo cominciare a smontare le impalcature. Tutto sarebbe stato pronto per il 21 marzo». Invece no. Nella notte tra mercoledì e giovedì l’ennesimo raid. «Un’azione premeditata – prosegue Sibilio – stavolta non hanno neanche utilizzato le bombolette spray come al solito, sono venuti armati di vernice, quella che si compra nei colorifici, hanno imbrattato la colonna lanciando secchiate di colore». E adesso che cosa si fa? Il geometra e gli operai non lo sanno. Quel che è certo è che probabilmente non ci sarà il tempo necessario per ripulire il pronao prima dell’arrivo del Pontefice. Tutto sprecato, insomma. Gli operai restaurano e i vandali distruggono, una battaglia impari, una inutile lotta contro il tempo destinata a non finire mai. «Quello che hanno combinato stavolta grida vendetta – aggiunge il geometra – il danno alla colonna è irreparabile: il marmo assorbe più di ogni cosa, il colore ormai è infiltrato, anche se riusciremo a ripulirla l’alone è destinato a rimanere». E dire che ci sono ancora le recinzioni, il cantiere è chiuso da una serie di pannelli che dovrebbero impedirne l’accesso. Proviamo a immaginare che cosa accadrà quando, di qui a qualche giorno, non ci sarà più nemmeno quella parvenza di protezione. «Sarà come avere a disposizione un foglio bianco da sporcare a piacimento – dice Sibilio – una zona franca da assediare ogni notte». E i controlli? «Non se ne parla. L’assessore Piscopo mi ha chiesto di smontare quei pannelli il più tardi possibile, magari un paio di giorni prima dell’arrivo del Papa – conclude – gli ho spiegato che per ragioni tecniche non possiamo farlo. E poi sarebbe inutile. Due giorni senza pannelli e senza sorveglianza sono un tempo più che sufficiente per devastare tutto di nuovo». (Maria Chiara Aulisio – Il Mattino)

Napoli. Sono entrati in azione nella notte, armati di vernice colorata e pennelli, hanno imbrattato il portone laterale di ingresso alla chiesa di San Francesco di Paola e una delle grandi colonne doriche che circondano il pronao. Non contenti dello scempio compiuto sono andati avanti insozzando anche una parete dell’emiciclo appena ripulita da scritte, disegni e oscenità. Una vergogna, un insulto, un’offesa alla città che non trova altra spiegazione se non l’inciviltà e la barbarie di chi l’ha messa in atto. Un’operazione premeditata, non c’è dubbio, organizzata a poche ore dall’ultimazione dei lavori di restauro dell’intera zona che, tra mille difficoltà, doveva essere pronta per l’arrivo del Papa il prossimo 21marzo. Il portone sul quale si è accanita la furia dei vandali era appena stato messo a nuovo, esattamente come quella enorme colonna di marmo contro la quale è stata lanciata una vera e propria bomba di colore. Arancione per l’esattezza insieme con un po’ di blu e anche di bianco. Una miscela di colori, la stessa che è servita a disegnare cuori e lettere sul portone della basilica. «Quando sono arrivato in cantiere e ho visto quel disastro poco ci mancava che mi veniva un infarto. Gli operai avevano le lacrime agli occhi, è come se i vandali fossero entrati nelle nostre case». Il geometra Paolo Sibilio, titolare dell’impresa che si sta occupando del restauro della basilica, racconta momenti di assoluto sgomento: «Avevamo appena ultimato i lavori, il portone era stato verniciato solo poche ore prima. Mercoledì sera ci siamo salutati soddisfatti di avercela fatta, ieri mattina dovevamo cominciare a smontare le impalcature. Tutto sarebbe stato pronto per il 21 marzo». Invece no. Nella notte tra mercoledì e giovedì l’ennesimo raid. «Un’azione premeditata – prosegue Sibilio – stavolta non hanno neanche utilizzato le bombolette spray come al solito, sono venuti armati di vernice, quella che si compra nei colorifici, hanno imbrattato la colonna lanciando secchiate di colore». E adesso che cosa si fa? Il geometra e gli operai non lo sanno. Quel che è certo è che probabilmente non ci sarà il tempo necessario per ripulire il pronao prima dell’arrivo del Pontefice. Tutto sprecato, insomma. Gli operai restaurano e i vandali distruggono, una battaglia impari, una inutile lotta contro il tempo destinata a non finire mai. «Quello che hanno combinato stavolta grida vendetta – aggiunge il geometra – il danno alla colonna è irreparabile: il marmo assorbe più di ogni cosa, il colore ormai è infiltrato, anche se riusciremo a ripulirla l’alone è destinato a rimanere». E dire che ci sono ancora le recinzioni, il cantiere è chiuso da una serie di pannelli che dovrebbero impedirne l’accesso. Proviamo a immaginare che cosa accadrà quando, di qui a qualche giorno, non ci sarà più nemmeno quella parvenza di protezione. «Sarà come avere a disposizione un foglio bianco da sporcare a piacimento – dice Sibilio – una zona franca da assediare ogni notte». E i controlli? «Non se ne parla. L’assessore Piscopo mi ha chiesto di smontare quei pannelli il più tardi possibile, magari un paio di giorni prima dell’arrivo del Papa – conclude – gli ho spiegato che per ragioni tecniche non possiamo farlo. E poi sarebbe inutile. Due giorni senza pannelli e senza sorveglianza sono un tempo più che sufficiente per devastare tutto di nuovo». (Maria Chiara Aulisio – Il Mattino)