Acerra. Terra dei fuochi. Campagna choc, agricoltori nudi sui cartelloni

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Si sono messi a nudo. Sul serio. Coperti solo da carciofi, cavoli o foglie di insalata. Lo hanno fatto per dire a tutti che i loro prodotti sono sani e non c’entrano nulla con la Terra dei fuochi. È una campagna choc quella avviata dagli agricoltori campani messi in ginocchio dall’emergenza ambientale e dai danni d’immagine che ne sono scaturiti. I numeri non lasciano spazio a dubbi. Solo per la mozzarella di bufala, infatti, le esportazioni hanno subìto un clamoroso crollo: 57 milioni di euro in meno in appena nove mesi del 2014. Cosa fare, allora? È ciò che si sono chiesti alcuni giovani produttori di Acerra, tra i più colpiti da quella che è diventata a tutti gli effetti una crisi nella crisi. «Serve una scossa», è stata la risposta unanime. È nata così la campagna di comunicazione ad effetto, che partirà il 15 marzo per concludersi a fine mese. Decine di cartelloni 6×3 nelle principali strade e piazze di Napoli (da via Marina a piazza Garibaldi) che ritraggono i contadini con su scritto, in rosso, il proprioterritorio di appartenenza, che rientra naturalmente in quelli finiti sotto accusa (in primis Acerra). Eloquente il messaggio: «Noi ci mettiamo a nudo». E l’hashtag: «Compriamo campano». Infine quello che, nelle intenzioni dei produttori, nei prossimi mesi dovrà diventare un mantra: «Trasparenza e tracciabilità sulle nostre bontà». Il ragionamento fatto dagli agricoltori, che hanno costituito l’associazione «Ariamo», è chiaro: se la comunicazione ci ha portato sull’orlo del fallimento, sarà proprio la comunicazione a salvarci. Ecco come si è arrivati ai manifesti, destinati a far discutere. I produttori ci credono. Tant’è che hanno deciso di autotassarsi per finanziarli mentre in parallelo la Regione ha scelto, non senza polemiche, di destinare una parte dei fondi per il demarketing della Terra dei fuochi alle società di calcio, che dovrebbero contribuire a risollevare il brand Campania (al Calcio Napoli, ad esempio, sono stati assegnati 3,5 milioni). Ma come fanno i consumatori ad essere certi che i prodotti siano effettivamente salubri e non contaminati? A garantirli è il progetto Qr Code, lanciato dalla Regione, che vede in prima linea gli esperti dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno, guidato dal commissario Antonio Limone. Sono loro a controllare quotidianamente i prodotti coltivati nelle aree a rischio, anche quelli degli agricoltori che si sono messi a nudo. Al consumatore basterà scaricare sul proprio cellulare un’applicazione (Qr Code) e, dopo averla attivata, puntare la fotocamera a qualche centimetro di distanza dal codice impresso sulla confezione del prodotto che si sta per comprare. Pochi istanti e sullo schermo del telefonino apparirà una dettagliata «radiografia» con tutte le notizie utili: i risultati e la frequenza dei controlli effettuati, ma anche il luogo di provenienza di mozzarella, frutta, ortaggi e carne. «Questa è la risposta più immediata ed efficace all’emergenza Terra dei fuochi» spiega a tal proposito Limone. Secondo cui «su 3500 analisi eseguite su prodotti dell’agroalimentare campano, dal dicembre 2013 ad oggi, sono stati riscontrati solo 6 casi di non conformità. Ciò non significa che il problema della Terra dei fuochi non esista. Manon riguarda il cibo. Il Qr Code è un modo per fare gli esami, che certifica la riconoscibilità e la salubrità dei prodotti». Sono oltre mille le aziende che hanno già aderito al progetto. E dal 9 febbraio è attivo il numero verde 800.13.46.22 (dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 13 – per chi chiama da cellulare: 081.18858674) per informazioni e per aderire all’iniziativa. (Gerardo Ausiello – Il Mattino) 

Si sono messi a nudo. Sul serio. Coperti solo da carciofi, cavoli o foglie di insalata. Lo hanno fatto per dire a tutti che i loro prodotti sono sani e non c’entrano nulla con la Terra dei fuochi. È una campagna choc quella avviata dagli agricoltori campani messi in ginocchio dall’emergenza ambientale e dai danni d’immagine che ne sono scaturiti. I numeri non lasciano spazio a dubbi. Solo per la mozzarella di bufala, infatti, le esportazioni hanno subìto un clamoroso crollo: 57 milioni di euro in meno in appena nove mesi del 2014. Cosa fare, allora? È ciò che si sono chiesti alcuni giovani produttori di Acerra, tra i più colpiti da quella che è diventata a tutti gli effetti una crisi nella crisi. «Serve una scossa», è stata la risposta unanime. È nata così la campagna di comunicazione ad effetto, che partirà il 15 marzo per concludersi a fine mese. Decine di cartelloni 6×3 nelle principali strade e piazze di Napoli (da via Marina a piazza Garibaldi) che ritraggono i contadini con su scritto, in rosso, il proprioterritorio di appartenenza, che rientra naturalmente in quelli finiti sotto accusa (in primis Acerra). Eloquente il messaggio: «Noi ci mettiamo a nudo». E l’hashtag: «Compriamo campano». Infine quello che, nelle intenzioni dei produttori, nei prossimi mesi dovrà diventare un mantra: «Trasparenza e tracciabilità sulle nostre bontà». Il ragionamento fatto dagli agricoltori, che hanno costituito l’associazione «Ariamo», è chiaro: se la comunicazione ci ha portato sull’orlo del fallimento, sarà proprio la comunicazione a salvarci. Ecco come si è arrivati ai manifesti, destinati a far discutere. I produttori ci credono. Tant’è che hanno deciso di autotassarsi per finanziarli mentre in parallelo la Regione ha scelto, non senza polemiche, di destinare una parte dei fondi per il demarketing della Terra dei fuochi alle società di calcio, che dovrebbero contribuire a risollevare il brand Campania (al Calcio Napoli, ad esempio, sono stati assegnati 3,5 milioni). Ma come fanno i consumatori ad essere certi che i prodotti siano effettivamente salubri e non contaminati? A garantirli è il progetto Qr Code, lanciato dalla Regione, che vede in prima linea gli esperti dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno, guidato dal commissario Antonio Limone. Sono loro a controllare quotidianamente i prodotti coltivati nelle aree a rischio, anche quelli degli agricoltori che si sono messi a nudo. Al consumatore basterà scaricare sul proprio cellulare un’applicazione (Qr Code) e, dopo averla attivata, puntare la fotocamera a qualche centimetro di distanza dal codice impresso sulla confezione del prodotto che si sta per comprare. Pochi istanti e sullo schermo del telefonino apparirà una dettagliata «radiografia» con tutte le notizie utili: i risultati e la frequenza dei controlli effettuati, ma anche il luogo di provenienza di mozzarella, frutta, ortaggi e carne. «Questa è la risposta più immediata ed efficace all’emergenza Terra dei fuochi» spiega a tal proposito Limone. Secondo cui «su 3500 analisi eseguite su prodotti dell’agroalimentare campano, dal dicembre 2013 ad oggi, sono stati riscontrati solo 6 casi di non conformità. Ciò non significa che il problema della Terra dei fuochi non esista. Manon riguarda il cibo. Il Qr Code è un modo per fare gli esami, che certifica la riconoscibilità e la salubrità dei prodotti». Sono oltre mille le aziende che hanno già aderito al progetto. E dal 9 febbraio è attivo il numero verde 800.13.46.22 (dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 13 – per chi chiama da cellulare: 081.18858674) per informazioni e per aderire all’iniziativa. (Gerardo Ausiello – Il Mattino)