Da mezzo milione a 100 mila, un voto in discesa per le primarie PD in Campania, De Luca in crescita

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Da mezzo milione a 100 mila, un voto in discesa per le primarie PD in Campania, De Luca in crescita su Cozzolino  Da quasi mezzo milione a poco più di centomila. Dieci anni di primarie in Campania fissano il trend, in discesa, dell’affetto dell’elettorato di sinistra per questo strumento. Destò molto entusiasmo, oltre 333 mila votanti, la prima edizione del 2005 per la designazione di Romano Prodi premier. Due anni dopo va anche meglio. Sono in palio le segreterie nazionale e regionale dels olo Pd: Walter Veltroni e Tino lannuzzi chiamano alle urne oltre 447 mila elettori. Passano due anni e il meccanismo comincia a segnare le prime usure: sono ancora primarie interne al Pd, i partecipanti scendono sotto quota 300 mila. Il 2012 è l’anno peggiore: primarie di coalizione, per designare Bersani candidato premier, si scende sotto i 200 mila. Un anno dopo l’avvento di Renzi alla guida del partito registra quasi gli stessi votanti, ma il voto successivo per Tartaglione segretaria regionale si ferma a 121 mila votanti. Ora l’impegno del partito è profuso a garantire almeno un livello di questo tipo e su chi pronostica una possibile disaffezione piove l’epiteto renziano di «gufo». Una cosa è sicura: i tesserati del Pd sono circa 45 mila, a cui vanno aggiunti quelli del Psi. Parlare di altri 60 – 70 mila votanti significa prevedere che nelle casse del partito arrivino qualcosa come 100-150 mila euro, quelli derivanti dal contributo di 2 euro a testa richiesto a chi non è iscritto. Nel frattempo la statistica del voto rivela anche alcuni particolari forse non indifferenti dal punto di vista politico. I voti a Napoli e provincia hanno oscillato intorno al 45 per cento del totale regionale fino al 2009, poi sono scesi al 42 e al 34,7 in occasione del voto pro-Tartaglione. E anche un riflesso del disastro del 2011, quando le primarie per la scelta del sindaco a Napoli, mai ratificate ufficialmente, contarono comunque al primo spoglio 44188 votanti: un calo di circa un terzo rispetto a due anni prima, da cui però Napoli non si è mai più risollevata. Parallelamente è aumentato il peso del voto a Salerno: era il 19,2 per cento nel 2005, arrivò al 24,1 nel 2012 e ha toccato 29.7 per la Tartaglione. Il che, insieme al fatto che Renzi toccò una punta del 70 per cento nel salernitano, spiega forse perché De Luca sia regolarmente in campo.

Da mezzo milione a 100 mila, un voto in discesa per le primarie PD in Campania, De Luca in crescita su Cozzolino  Da quasi mezzo milione a poco più di centomila. Dieci anni di primarie in Campania fissano il trend, in discesa, dell'affetto dell'elettorato di sinistra per questo strumento. Destò molto entusiasmo, oltre 333 mila votanti, la prima edizione del 2005 per la designazione di Romano Prodi premier. Due anni dopo va anche meglio. Sono in palio le segreterie nazionale e regionale dels olo Pd: Walter Veltroni e Tino lannuzzi chiamano alle urne oltre 447 mila elettori. Passano due anni e il meccanismo comincia a segnare le prime usure: sono ancora primarie interne al Pd, i partecipanti scendono sotto quota 300 mila. Il 2012 è l'anno peggiore: primarie di coalizione, per designare Bersani candidato premier, si scende sotto i 200 mila. Un anno dopo l'avvento di Renzi alla guida del partito registra quasi gli stessi votanti, ma il voto successivo per Tartaglione segretaria regionale si ferma a 121 mila votanti. Ora l'impegno del partito è profuso a garantire almeno un livello di questo tipo e su chi pronostica una possibile disaffezione piove l'epiteto renziano di «gufo». Una cosa è sicura: i tesserati del Pd sono circa 45 mila, a cui vanno aggiunti quelli del Psi. Parlare di altri 60 – 70 mila votanti significa prevedere che nelle casse del partito arrivino qualcosa come 100-150 mila euro, quelli derivanti dal contributo di 2 euro a testa richiesto a chi non è iscritto. Nel frattempo la statistica del voto rivela anche alcuni particolari forse non indifferenti dal punto di vista politico. I voti a Napoli e provincia hanno oscillato intorno al 45 per cento del totale regionale fino al 2009, poi sono scesi al 42 e al 34,7 in occasione del voto pro-Tartaglione. E anche un riflesso del disastro del 2011, quando le primarie per la scelta del sindaco a Napoli, mai ratificate ufficialmente, contarono comunque al primo spoglio 44188 votanti: un calo di circa un terzo rispetto a due anni prima, da cui però Napoli non si è mai più risollevata. Parallelamente è aumentato il peso del voto a Salerno: era il 19,2 per cento nel 2005, arrivò al 24,1 nel 2012 e ha toccato 29.7 per la Tartaglione. Il che, insieme al fatto che Renzi toccò una punta del 70 per cento nel salernitano, spiega forse perché De Luca sia regolarmente in campo.