Ischia. Continuano frane e smottamenti. Aperta l’inchiesta sulla tragedia dell’Olmitello

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Ischia. «Il destino naturale del territorio è quello di sbriciolarsi. Dopo l’abbandono delle terre agricole, senza il contenimento garantito dai vigneti terrazzati, il rischio di frane si è decuplicato un po’ ovunque, lungo i crinali delle falesie che hanno caratteristiche di incoesione segnate ormai da millenni, come testimonia la sparizione dei litorali sabbiosi». Le parole del geologo Saverio Toma, scomparso di recente, ripetute in convegni e relazioni, risuonano ora come un monito funesto, mentre l’allarme smottamenti non conosce soste. Ieri mattina è piombata giù in mare una striscia di cento metri, a Punta Imperatore, sull’estremo versante occidentale dell’isola. C’è un gruppo di case in cima e fortunatamente per ora non corrono rischi. Non va meglio alle falde dell’Epomeo, a Santa Maria al Monte, il borgo segnato dalla chiesetta omonima: il cedimento è vasto, di tipo alluvionale, e sono già al lavoro i rocciatori specializzati per arginare lo scollamento della montagna. L’elenco continua, a Ischia, in via Giovanbattista Vico dove, dopo le avvisaglie innescate dalla pioggia, si è staccata una massa di terriccio che ha semi-seppellito la copertura di un garage, mandando il tilt la circolazione. Altrove, a macchia di leopardo, crolli di muri a secco, terrapieni e massi in bilico, con sganci di pietrisco e fango; sgrottamenti e situazioni border-line che peggiorano con gli sbalzi di temperatura, dal Cretaio al Casale, da via Nizzola a Casamicciola alle pareti alte di Montecorvo, verso l’interno. E resta interdetta al traffico l’area di Serrara Fontana, al confine con Barano, da Toccaneto fino alla piazza di Fontana che, l’altra notte, ha collezionato quattro movimenti franosi non solo alle spalle delle reti metalliche di protezione sistemate negli anni scorsi, ma pure sul nuovo fronte, che è a picco sull’arteria stradale principale, la cosiddetta statale 270. Da lì non si passa e l’isola è come se fosse spezzata in due: informata la prefettura, dai sindaci Paolino Buono (Barano) e Rosario Caruso (Serrara), si attendono soluzioni rapide. Ma non sarà semplice. Il disagio è enorme. Per chi abita nelle frazioni semi-isolate è necessario effettuare il doppio dei chilometri per raggiungere il porto di Ischia. Nel frattempo, non emergono novità dalle indagini per la tragica scomparsa di Giuseppe Iallonardo nel vallone dell’Olmitello. Si attendono gli esiti dell’esame autoptico sul corpo del cinquantenne operatore turistico, la cui morte ha innescato una straordinaria catena di solidarietà e commozione, non solo sul web, anche lontano dai confini ischitani. Peppe Iallonardo si faceva apprezzare e amare per il suo innato talento nell’accoglienza «all’antica» e per l’amore viscerale verso i «suoi» luoghi un po’ magici e selvaggi. Luoghi che, fin dal 2007, come certificò un’ordinanza del Comune, dovevano essere interdetti al transito delle persone. Il pericolo c’era e persiste. La nota di Edoardo Cosenza, assessore regionale alla Protezione civile che, all’alba di ieri, ha predisposto le verifiche ad hoc, non ammette repliche. «Nel canale dell’Olmitello si sono riscontrati diversi dissesti sui costoni di materiale piroclastico limitrofi all’alveo. Si evidenziano diffusi fenomeni di caduta massi», si legge nel documento redatto dopo il sopralluogo dei tecnici del Genio civile, dell’Agenzia regionale per la difesa del suolo e della Autorità di Bacino Campania centrale. Tutto come previsto. «L’intera area è inclusa in zona rossa: è classificata, infatti, dal 2002 a elevata pericolosità da frana e pericolo per la pubblica e privata incolumità (P4 e R4). E permane un elevato rischio per caduta massi, scivolamenti e anche per alluvioni poiché il canale non risulta pienamente libero, nonostante continui ad assicurare, al momento, la funzionalità idraulica: la stessa potrebbe però risultare pesantemente compromessa in caso di forti piogge». Ora la parola passa all’Ufficio tecnico comunale, che ha già ordinato lo sgombero delle due strutture ricettive in zona, l’«Oasi la Vigna» e l’hotel «Olmitello», e potrebbe allargare la zona off-limits. In tale contesto non mancano le polemiche. Il sindaco di Ischia, Giosi Ferrandino, ha ricordato che «a distanza di dieci anni dalla tragedia di Monte Vezzi, e con dieci milioni di euro stanziati per l’intervento, stiamo ancora attendendo che si concluda l’iter burocratico». E il sindaco di Casamicciola, Giovanbattista Castagna, sottolinea che «chi sostiene che il dissesto idrogeologico è provocato dall’abusivismo edilizio si copre di ridicolo». Nel suo Comune, al Mortito, c’è ancoral’unico cantiere aperto per sistemare i danni dell’alluvione del 2009. «Ma i soldi a disposizione non bastano per la messa in sicurezza», aggiunge Castagna. (Ciro Cenatiempo – Il Mattino)

Ischia. «Il destino naturale del territorio è quello di sbriciolarsi. Dopo l’abbandono delle terre agricole, senza il contenimento garantito dai vigneti terrazzati, il rischio di frane si è decuplicato un po’ ovunque, lungo i crinali delle falesie che hanno caratteristiche di incoesione segnate ormai da millenni, come testimonia la sparizione dei litorali sabbiosi». Le parole del geologo Saverio Toma, scomparso di recente, ripetute in convegni e relazioni, risuonano ora come un monito funesto, mentre l’allarme smottamenti non conosce soste. Ieri mattina è piombata giù in mare una striscia di cento metri, a Punta Imperatore, sull’estremo versante occidentale dell’isola. C’è un gruppo di case in cima e fortunatamente per ora non corrono rischi. Non va meglio alle falde dell’Epomeo, a Santa Maria al Monte, il borgo segnato dalla chiesetta omonima: il cedimento è vasto, di tipo alluvionale, e sono già al lavoro i rocciatori specializzati per arginare lo scollamento della montagna. L’elenco continua, a Ischia, in via Giovanbattista Vico dove, dopo le avvisaglie innescate dalla pioggia, si è staccata una massa di terriccio che ha semi-seppellito la copertura di un garage, mandando il tilt la circolazione. Altrove, a macchia di leopardo, crolli di muri a secco, terrapieni e massi in bilico, con sganci di pietrisco e fango; sgrottamenti e situazioni border-line che peggiorano con gli sbalzi di temperatura, dal Cretaio al Casale, da via Nizzola a Casamicciola alle pareti alte di Montecorvo, verso l’interno. E resta interdetta al traffico l’area di Serrara Fontana, al confine con Barano, da Toccaneto fino alla piazza di Fontana che, l’altra notte, ha collezionato quattro movimenti franosi non solo alle spalle delle reti metalliche di protezione sistemate negli anni scorsi, ma pure sul nuovo fronte, che è a picco sull’arteria stradale principale, la cosiddetta statale 270. Da lì non si passa e l’isola è come se fosse spezzata in due: informata la prefettura, dai sindaci Paolino Buono (Barano) e Rosario Caruso (Serrara), si attendono soluzioni rapide. Ma non sarà semplice. Il disagio è enorme. Per chi abita nelle frazioni semi-isolate è necessario effettuare il doppio dei chilometri per raggiungere il porto di Ischia. Nel frattempo, non emergono novità dalle indagini per la tragica scomparsa di Giuseppe Iallonardo nel vallone dell’Olmitello. Si attendono gli esiti dell’esame autoptico sul corpo del cinquantenne operatore turistico, la cui morte ha innescato una straordinaria catena di solidarietà e commozione, non solo sul web, anche lontano dai confini ischitani. Peppe Iallonardo si faceva apprezzare e amare per il suo innato talento nell’accoglienza «all’antica» e per l’amore viscerale verso i «suoi» luoghi un po’ magici e selvaggi. Luoghi che, fin dal 2007, come certificò un’ordinanza del Comune, dovevano essere interdetti al transito delle persone. Il pericolo c’era e persiste. La nota di Edoardo Cosenza, assessore regionale alla Protezione civile che, all’alba di ieri, ha predisposto le verifiche ad hoc, non ammette repliche. «Nel canale dell’Olmitello si sono riscontrati diversi dissesti sui costoni di materiale piroclastico limitrofi all’alveo. Si evidenziano diffusi fenomeni di caduta massi», si legge nel documento redatto dopo il sopralluogo dei tecnici del Genio civile, dell’Agenzia regionale per la difesa del suolo e della Autorità di Bacino Campania centrale. Tutto come previsto. «L’intera area è inclusa in zona rossa: è classificata, infatti, dal 2002 a elevata pericolosità da frana e pericolo per la pubblica e privata incolumità (P4 e R4). E permane un elevato rischio per caduta massi, scivolamenti e anche per alluvioni poiché il canale non risulta pienamente libero, nonostante continui ad assicurare, al momento, la funzionalità idraulica: la stessa potrebbe però risultare pesantemente compromessa in caso di forti piogge». Ora la parola passa all’Ufficio tecnico comunale, che ha già ordinato lo sgombero delle due strutture ricettive in zona, l’«Oasi la Vigna» e l’hotel «Olmitello», e potrebbe allargare la zona off-limits. In tale contesto non mancano le polemiche. Il sindaco di Ischia, Giosi Ferrandino, ha ricordato che «a distanza di dieci anni dalla tragedia di Monte Vezzi, e con dieci milioni di euro stanziati per l’intervento, stiamo ancora attendendo che si concluda l’iter burocratico». E il sindaco di Casamicciola, Giovanbattista Castagna, sottolinea che «chi sostiene che il dissesto idrogeologico è provocato dall’abusivismo edilizio si copre di ridicolo». Nel suo Comune, al Mortito, c’è ancoral’unico cantiere aperto per sistemare i danni dell’alluvione del 2009. «Ma i soldi a disposizione non bastano per la messa in sicurezza», aggiunge Castagna. (Ciro Cenatiempo – Il Mattino)