Ravello: Il Sapiente Restauro del Giardino di Sir Francis Nevil Reid

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Un aspetto interessante del restauro in corso a Villa Rufolo è costituito dall’inedito intervento esteso dai corpi di fabbrica al parco e ai suoi giardini.
Richard Wagner, in visita a Ravello nel 1880, trovò proprio in questi luoghi l’ispirazione della scenografia del secondo atto del Parsifal, come ricorda la lapide posta in alto alla fine della rampa di accesso ai giardini.
Una profiqua collaborazione con il Dipartimento di Agraria della Federico II di Napoli, avviato dalla Fondazione Ravello, ha portato alla sua ricostruzione stilistica.
Un moderno impianto di fertirrigazione ed il rifacimento dell’illuminazione hanno completato il restiling del verde, ripercorrendo l’idea originaria del giardino romantico dell’ottocento in cui convivono in perfetta armonia elementi vegetali autoctoni ed esotici ed antiche strutture, in una creazione ideale di paesaggio mediterraneo spontaneo ed apparentemente casuale.
Reid, come molti naturalisti della sua epoca, era attirato dalle sperimentazioni botaniche di acclimatazione di piante esotiche e rare, conosciute e recuperate nei suoi viaggi, con le quali si cimentava con tecniche di innesto, di talee, di semina, di potatura e di concimazione.
L’incredibile lavoro di realizzazione dei giardini della villa, fu anche il frutto della straordinaria sinergia fra Reid e un illuminato ravellese dell’epoca di nome Luigi Cicalese.
Un’approfondito studio dell’epistolario e delle fotografie originali dello stesso Cicalese, ha portato al recupero di preziose indicazioni sulle specie di piante, sui fiori e i frutti che si coltivavano nel giardino, sugli innesti, sulle malattie delle piante ed anche sugli scambi tra collezionisti e amici di tutto il mondo. Questo metodo ha permesso la costituzione di un vero e proprio team, costituito da direzione di Villa Rufolo e gruppo universitario di botanici che ha potuto ripercorrere, con lo stesso spirito di passione e competenza, tutto il progetto originario dei due creatori.
Il filo conduttore è rappresentato da un’essenza in particolare: la rosa, uno dei fiori più amati dal lord scozzese come avvalorato nella corrispondenza amichevole si legge: “Le rose sono tanto belle, mi fa, come pure alla Signora, una viva pena di non vedere il giardino fiorito” così scriveva Reid sempre nel 1885 al suo giardiniere.
Più di dieci varietà di rose antiche, rampicanti e non, hanno ritrovato il loro habitat nel punto più strategico e panoramico del parco: il belvedere. Le rampicanti andranno a ricostituire il lungo pergolato e le rose a cespuglio faranno da quinta allo scenario più bello del mondo che dal belvedere spazia sull’immensità dell’azzurro marino. L’introduzione di nuove essenze inoltre ricostruisce il variegato esotismo arboreo tanto amato dai cultori del bel paesaggio di quel tempo, consentendo anche di correggere in alcuni angoli, i vuoti dell’azione devastante del punteruolo rosso.
Esemplari di Liriodendron tulipifera, detti gli alberi dei tulipani con allegri fiori dal colore verde-giallo, di Banksia integrifolia pianta originaria dell’Australiana, di Davidia involucrata, grande albero detto dei fazzoletti, dai fiori a petali grandi che quando cadono a terra dai lunghi rami in aprile, è spettacolo di autentica poesia, di Akebia quinata, rampicante giapponese, di Amelanchier canadensis, vigoroso arbusto canadese ed anche gli esemplari americani di Asimina triloba detto il banano del nord, di Sequoia sempervirens ed infine di Cedrus deodara nativo dell’Himalaya hanno trovato una sapiente collocazione, riuscendo ad animare ancora una volta, lo spirito dei giardini di Villa Rufolo così come Reid l’aveva immaginato.
Grazie alla generosa ed illuminata collaborazione con il Dipartimento di Agraria della Federico II di Napoli con sede nella Reggia borbonica di Portici, la Fondazione Ravello è riuscita a clonare la metodologia del restauro strutturale a quello dell’architettura dei giardini, sulle orme di Sir Francis Nevile Reid, affascinante personaggio la cui anima resterà per sempre in questi luoghi.Un aspetto interessante del restauro in corso a Villa Rufolo è costituito dall’inedito intervento esteso dai corpi di fabbrica al parco e ai suoi giardini.
Richard Wagner, in visita a Ravello nel 1880, trovò proprio in questi luoghi l’ispirazione della scenografia del secondo atto del Parsifal, come ricorda la lapide posta in alto alla fine della rampa di accesso ai giardini.
Una profiqua collaborazione con il Dipartimento di Agraria della Federico II di Napoli, avviato dalla Fondazione Ravello, ha portato alla sua ricostruzione stilistica.
Un moderno impianto di fertirrigazione ed il rifacimento dell’illuminazione hanno completato il restiling del verde, ripercorrendo l’idea originaria del giardino romantico dell’ottocento in cui convivono in perfetta armonia elementi vegetali autoctoni ed esotici ed antiche strutture, in una creazione ideale di paesaggio mediterraneo spontaneo ed apparentemente casuale.
Reid, come molti naturalisti della sua epoca, era attirato dalle sperimentazioni botaniche di acclimatazione di piante esotiche e rare, conosciute e recuperate nei suoi viaggi, con le quali si cimentava con tecniche di innesto, di talee, di semina, di potatura e di concimazione.
L’incredibile lavoro di realizzazione dei giardini della villa, fu anche il frutto della straordinaria sinergia fra Reid e un illuminato ravellese dell’epoca di nome Luigi Cicalese.
Un’approfondito studio dell’epistolario e delle fotografie originali dello stesso Cicalese, ha portato al recupero di preziose indicazioni sulle specie di piante, sui fiori e i frutti che si coltivavano nel giardino, sugli innesti, sulle malattie delle piante ed anche sugli scambi tra collezionisti e amici di tutto il mondo. Questo metodo ha permesso la costituzione di un vero e proprio team, costituito da direzione di Villa Rufolo e gruppo universitario di botanici che ha potuto ripercorrere, con lo stesso spirito di passione e competenza, tutto il progetto originario dei due creatori.
Il filo conduttore è rappresentato da un’essenza in particolare: la rosa, uno dei fiori più amati dal lord scozzese come avvalorato nella corrispondenza amichevole si legge: “Le rose sono tanto belle, mi fa, come pure alla Signora, una viva pena di non vedere il giardino fiorito” così scriveva Reid sempre nel 1885 al suo giardiniere.
Più di dieci varietà di rose antiche, rampicanti e non, hanno ritrovato il loro habitat nel punto più strategico e panoramico del parco: il belvedere. Le rampicanti andranno a ricostituire il lungo pergolato e le rose a cespuglio faranno da quinta allo scenario più bello del mondo che dal belvedere spazia sull’immensità dell’azzurro marino. L’introduzione di nuove essenze inoltre ricostruisce il variegato esotismo arboreo tanto amato dai cultori del bel paesaggio di quel tempo, consentendo anche di correggere in alcuni angoli, i vuoti dell’azione devastante del punteruolo rosso.
Esemplari di Liriodendron tulipifera, detti gli alberi dei tulipani con allegri fiori dal colore verde-giallo, di Banksia integrifolia pianta originaria dell’Australiana, di Davidia involucrata, grande albero detto dei fazzoletti, dai fiori a petali grandi che quando cadono a terra dai lunghi rami in aprile, è spettacolo di autentica poesia, di Akebia quinata, rampicante giapponese, di Amelanchier canadensis, vigoroso arbusto canadese ed anche gli esemplari americani di Asimina triloba detto il banano del nord, di Sequoia sempervirens ed infine di Cedrus deodara nativo dell’Himalaya hanno trovato una sapiente collocazione, riuscendo ad animare ancora una volta, lo spirito dei giardini di Villa Rufolo così come Reid l’aveva immaginato.
Grazie alla generosa ed illuminata collaborazione con il Dipartimento di Agraria della Federico II di Napoli con sede nella Reggia borbonica di Portici, la Fondazione Ravello è riuscita a clonare la metodologia del restauro strutturale a quello dell’architettura dei giardini, sulle orme di Sir Francis Nevile Reid, affascinante personaggio la cui anima resterà per sempre in questi luoghi.

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