Napoli. Ai Camaldoli frana una discarica abusiva di rifiuti sequestrata pochi mesi fa

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Napoli. La collina dei Camaldoli si sgretola, cade a pezzi. Ieri l’ennesima frana, l’ennesimo smottamento, complice il maltempo ma soprattutto l’incuria. Un costone si è staccato dal versante maranese, all’altezza di via Romano, e l’enorme quantità di terreno si è riversata in uno degli affluenti dell’alveo. Migliaia di metri cubi, circa settanta metri di larghezza. Un imponente smottamento che avrebbe potuto causare danni ben più gravi, soprattutto alle abitazioni nel limitrofo comune di Quarto. A rendere ancor più inquietante la vicenda, la scoperta che uno dei terreni franati era stato adibito a discarica, sequestrata dalle forze di polizia appena pochi mesi fa. Sul posto sono accorsi gli agenti del nucleo ambientale della polizia municipale di Marano, i vigili urbani di Quarto e gli uomini della Forestale. Ma non hanno potuto far altro che constatare l’accaduto, delimitare l’area oggetto del crollo e intimare ai residenti del luogo di non avvicinarsi. Quello venuto giù nella mattinata di ieri è un terreno frazionato in diverse particelle, tutte appartenenti a residenti della zona, che pertanto dovranno provvedere alla relativa messa in sicurezza. Ma da decenni si moltiplicano gli appelli per la messa in sicurezza dell’intero versante, tra Quarto e Pianura. La zona è ritenuta dagli esperti ad altissimo rischio idrogeologico. Scarichi abusivi, impianti fognari non ancora ultimati, abusivismo edilizio, queste le cause alla base dell’annosa problematica. I rischi per la popolazione, in parte del tutto esclusa dalla fruizione del servizio fognario, sono elevatissimi. Ancora oggi gran parte dei liquami confluiscono negli affluenti dell’alveo dei Camaldoli per poi riversarsi nei tratti fognari, in parte occlusi. Sono numerose le arterie che necessiterebbero di interventi: contrada Romano, via Romano, via Scaja, via Soffritto, le strade adiacenti al parco Oasi, nel comune di Marano, ma anche via Cuccaro, via Santa Maria, via Picasso e tante altre strade ricadenti invece nel comune di Quarto, i cui residenti hanno dato vita a comitati civici e più volte sollecitato le istituzioni per le pulizie delle vasche di accumulo del fango proveniente da Marano. Ma al di là di qualche sopralluogo e di qualche recente intervento per la pulizia delle vasche (la Regione ha da poco stanziato alcuni fondi), poco o nulla è stato fatto sul fronte della messa in sicurezza dei costoni della collina dei Camaldoli. «Un disastro annunciato, ma la prevenzione è sistematicamente elusa – attacca Carlo Palermo, presidente dell’Archeoclub Maraheis e profondo conoscitore di questi luoghi – Solo un’indagine della Procura potrebbe mettere a posto le cose, almeno per far pagare i danni ai responsabili dello scempio». Frane, smottamenti e fenomeni legati allo sversamento abusivo dei rifiuti sono stati segnalati (da tempo) anche nei pressi dello splendido eremo di Santa Maria di Pietraspaccata, pochi giorni fa il sequestro di un terreno di duemila metri quadri, dove erano ammassati rifiuti di ogni genere. (Ferdinando Bocchetti – Il Mattino)

Napoli. La collina dei Camaldoli si sgretola, cade a pezzi. Ieri l'ennesima frana, l'ennesimo smottamento, complice il maltempo ma soprattutto l'incuria. Un costone si è staccato dal versante maranese, all'altezza di via Romano, e l'enorme quantità di terreno si è riversata in uno degli affluenti dell'alveo. Migliaia di metri cubi, circa settanta metri di larghezza. Un imponente smottamento che avrebbe potuto causare danni ben più gravi, soprattutto alle abitazioni nel limitrofo comune di Quarto. A rendere ancor più inquietante la vicenda, la scoperta che uno dei terreni franati era stato adibito a discarica, sequestrata dalle forze di polizia appena pochi mesi fa. Sul posto sono accorsi gli agenti del nucleo ambientale della polizia municipale di Marano, i vigili urbani di Quarto e gli uomini della Forestale. Ma non hanno potuto far altro che constatare l’accaduto, delimitare l'area oggetto del crollo e intimare ai residenti del luogo di non avvicinarsi. Quello venuto giù nella mattinata di ieri è un terreno frazionato in diverse particelle, tutte appartenenti a residenti della zona, che pertanto dovranno provvedere alla relativa messa in sicurezza. Ma da decenni si moltiplicano gli appelli per la messa in sicurezza dell'intero versante, tra Quarto e Pianura. La zona è ritenuta dagli esperti ad altissimo rischio idrogeologico. Scarichi abusivi, impianti fognari non ancora ultimati, abusivismo edilizio, queste le cause alla base dell'annosa problematica. I rischi per la popolazione, in parte del tutto esclusa dalla fruizione del servizio fognario, sono elevatissimi. Ancora oggi gran parte dei liquami confluiscono negli affluenti dell'alveo dei Camaldoli per poi riversarsi nei tratti fognari, in parte occlusi. Sono numerose le arterie che necessiterebbero di interventi: contrada Romano, via Romano, via Scaja, via Soffritto, le strade adiacenti al parco Oasi, nel comune di Marano, ma anche via Cuccaro, via Santa Maria, via Picasso e tante altre strade ricadenti invece nel comune di Quarto, i cui residenti hanno dato vita a comitati civici e più volte sollecitato le istituzioni per le pulizie delle vasche di accumulo del fango proveniente da Marano. Ma al di là di qualche sopralluogo e di qualche recente intervento per la pulizia delle vasche (la Regione ha da poco stanziato alcuni fondi), poco o nulla è stato fatto sul fronte della messa in sicurezza dei costoni della collina dei Camaldoli. «Un disastro annunciato, ma la prevenzione è sistematicamente elusa – attacca Carlo Palermo, presidente dell'Archeoclub Maraheis e profondo conoscitore di questi luoghi – Solo un'indagine della Procura potrebbe mettere a posto le cose, almeno per far pagare i danni ai responsabili dello scempio». Frane, smottamenti e fenomeni legati allo sversamento abusivo dei rifiuti sono stati segnalati (da tempo) anche nei pressi dello splendido eremo di Santa Maria di Pietraspaccata, pochi giorni fa il sequestro di un terreno di duemila metri quadri, dove erano ammassati rifiuti di ogni genere. (Ferdinando Bocchetti – Il Mattino)