I FIGLI DELLA “RUOTA”

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Non poteva essere che l’oscuro, ancestrale ventre di Napoli ad ospitare in antico la prima struttura della città designata all’accoglienza dei neonati abbandonati dai genitori: ad un passo dalla millenaria Forcella sorse, nel 1318, regnante Roberto I d’Angiò, la basilica della S.S. Annunziata Maggiore. La chiesa, però, era solo uno dei tasselli di un gigantesco plesso monumentale che nel ‘400 cominciò a includere al suo interno una sorte di brefotrofio ante litteram per piccoli trovatelli e inoltre un “conservatorio” per giovani poverissime, spesso orfane,la cui virtù era preservata e assistita fino ad un eventuale matrimonio al punto di essere fornite persino di dote.

È dunque, grazie all’illuminata e pietosa clemenza dei sovrani angioini che prende corpo nella capitale l’embrione storico di un welfare per l’ infanzia negata. Reggeva le sorti dell’intera struttura la Congregazione della S.S. Annunziata che, oltre ad amministrare le attività di culto, avrebbe poi perfezionato la vocazione assistenziale del complesso fino ad includere anche la cura e il soccorso agli infermi.

La Congregazione, che prosperava all”ombra dei munificenti re di Napoli, dispensatori dell’unica sanità allora possibile, vale a dire quella caritatevole, assunse poi la configurazione giuridica di Real Casa dell’Annunziata: essa, nel corso dei secoli, accentuò le proprie finalità filantropiche, venendo identificata dall’immaginario collettivo soprattutto come ospizio dei trovatelli, abbandonati per colpa della miseria o perché illegittimi.

Fonte preziosa su compiti e competenze della celebre istituzione è il libro “Origini, vicende storiche e progressi della Real Casa dell’Annunziata di Napoli” ( G. B. D’Addosio 1883). Una certosina ricostruzione di eventi la sua che, tra l’altro, ci informa come l’opera di registrazione dei neonati, condotta con fiscale precisione, inizi nel 1650, anno in cui vennero accolti più di 200 bambini. Un instancabile attività e arciquella della “Ruota” che, attraverso il pertugio esterno aperto ad altezza d’uomo su via Annunziata, riceverà generazioni e generazioni di “esposti”, ovvero di depositati.

Da ciò deriva l’origine del cognome Esposito. L’immissione dei bimbi nella Ruota rivestiva una intensa valenza simbolica perché il passaggio dei piccoli grazie al congegno del “torno” ne suggellava la condizione di “Figli della Madonna”: nello stemma marmoreo della Real Casa  dell’Annunziata,  infatti, è impresso l’acronimo  AGP, ovvero “Ave Gratia Plena” con diretto riferimento alla Madonna. A questi bambini la Real Casa dell’Annunziata cercava di non far mancare nulla: venivano nutriti, educati e curati da balie esperte.

L ‘ elemento più significativo della Ruota era un grosso tamburo di legno di forma cilindrica, il cosiddetto Torno, che ruotava su un perno centrale di metallo: in esso venivano collocati dall’esterno i neonati e, tramite rotazione del congegno, spostati all’interno. I piccoli a volte recavano un cartiglio al collo nel caso i genitori si proponessero di riprenderlo, in circostanze meno avverse, a volte portavano addosso un oggettino d’oro o d’argento, ma quasi sempre erano avvolti in stracci miserabili.

La Ruota, e con essa la sua dolente e sinistra fama, fu soppressa  poco dopo l’invasione barbara ad opera dei garibaldini e l’immediata unità imposta dai cosiddetti fratelli d’Italia, che con i Savoia, i Cavour distrussero come nemmeno i vandali osarono, ma questa è un’altra storia… ritornando a noi, la soppressione della Ruota fu il 22 giugno 1875, anche se a lungo, dopo la cessazione dell’attività, i piccini continuavano ad essere abbandonati sui gradini della chiesa. Ai locali della Ruota, restaurati nel 1997, si accede attraverso lo splendido portale marmoreo, realizzato nel ‘500 da Tommaso Malvito: il sito è ormai parte integrante del percorso storico-culturale napoletano ed è a disposizione dei visitatori.

 

 

 

Non poteva essere che l'oscuro, ancestrale ventre di Napoli ad ospitare in antico la prima struttura della città designata all'accoglienza dei neonati abbandonati dai genitori: ad un passo dalla millenaria Forcella sorse, nel 1318, regnante Roberto I d'Angiò, la basilica della S.S. Annunziata Maggiore. La chiesa, però, era solo uno dei tasselli di un gigantesco plesso monumentale che nel '400 cominciò a includere al suo interno una sorte di brefotrofio ante litteram per piccoli trovatelli e inoltre un "conservatorio" per giovani poverissime, spesso orfane,la cui virtù era preservata e assistita fino ad un eventuale matrimonio al punto di essere fornite persino di dote.

È dunque, grazie all'illuminata e pietosa clemenza dei sovrani angioini che prende corpo nella capitale l'embrione storico di un welfare per l' infanzia negata. Reggeva le sorti dell'intera struttura la Congregazione della S.S. Annunziata che, oltre ad amministrare le attività di culto, avrebbe poi perfezionato la vocazione assistenziale del complesso fino ad includere anche la cura e il soccorso agli infermi.

La Congregazione, che prosperava all''ombra dei munificenti re di Napoli, dispensatori dell'unica sanità allora possibile, vale a dire quella caritatevole, assunse poi la configurazione giuridica di Real Casa dell'Annunziata: essa, nel corso dei secoli, accentuò le proprie finalità filantropiche, venendo identificata dall'immaginario collettivo soprattutto come ospizio dei trovatelli, abbandonati per colpa della miseria o perché illegittimi.

Fonte preziosa su compiti e competenze della celebre istituzione è il libro "Origini, vicende storiche e progressi della Real Casa dell'Annunziata di Napoli" ( G. B. D'Addosio 1883). Una certosina ricostruzione di eventi la sua che, tra l'altro, ci informa come l'opera di registrazione dei neonati, condotta con fiscale precisione, inizi nel 1650, anno in cui vennero accolti più di 200 bambini. Un instancabile attività e arciquella della "Ruota" che, attraverso il pertugio esterno aperto ad altezza d'uomo su via Annunziata, riceverà generazioni e generazioni di "esposti", ovvero di depositati.

Da ciò deriva l'origine del cognome Esposito. L'immissione dei bimbi nella Ruota rivestiva una intensa valenza simbolica perché il passaggio dei piccoli grazie al congegno del "torno" ne suggellava la condizione di "Figli della Madonna": nello stemma marmoreo della Real Casa  dell'Annunziata,  infatti, è impresso l'acronimo  AGP, ovvero "Ave Gratia Plena" con diretto riferimento alla Madonna. A questi bambini la Real Casa dell'Annunziata cercava di non far mancare nulla: venivano nutriti, educati e curati da balie esperte.

L ' elemento più significativo della Ruota era un grosso tamburo di legno di forma cilindrica, il cosiddetto Torno, che ruotava su un perno centrale di metallo: in esso venivano collocati dall'esterno i neonati e, tramite rotazione del congegno, spostati all'interno. I piccoli a volte recavano un cartiglio al collo nel caso i genitori si proponessero di riprenderlo, in circostanze meno avverse, a volte portavano addosso un oggettino d'oro o d'argento, ma quasi sempre erano avvolti in stracci miserabili.

La Ruota, e con essa la sua dolente e sinistra fama, fu soppressa  poco dopo l'invasione barbara ad opera dei garibaldini e l'immediata unità imposta dai cosiddetti fratelli d'Italia, che con i Savoia, i Cavour distrussero come nemmeno i vandali osarono, ma questa è un'altra storia… ritornando a noi, la soppressione della Ruota fu il 22 giugno 1875, anche se a lungo, dopo la cessazione dell'attività, i piccini continuavano ad essere abbandonati sui gradini della chiesa. Ai locali della Ruota, restaurati nel 1997, si accede attraverso lo splendido portale marmoreo, realizzato nel '500 da Tommaso Malvito: il sito è ormai parte integrante del percorso storico-culturale napoletano ed è a disposizione dei visitatori.

 

 

 

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