Non più solo ospedali, nascono i presìdi territoriali. Decreto di Caldoro: al via 250 strutture operative 24 ore su 24

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Non ci si curerà più solo negli ospedali ma anche nei presìdi territoriali. È la rivoluzione avviata dalla Regione, che punta a riorganizzare così il sistema dell’assistenza sanitaria in Campania. La macchina è partita. A metterla in moto un decreto ad hoc, che porta la firma del governatore-commissario Stefano Caldoro e che prevede la creazione di 250 unità complesse di cure primarie. Di cosa si tratta? Di strutture in grado di fornire primi soccorsi ma che non sono costose e complesse come i pronto soccorso ospedalieri. Saranno in funzione 7 giorni su 7, 24 ore su 24, e potranno disporre di medici di famiglia, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, medici della continuità assistenziale (le guardie mediche) nonché di unità infermieristiche e di operatori che potranno muoversi sul territorio. Oggi un paziente in difficoltà ha un’unica strada: correre al pronto soccorso del nosocomio più vicino. Quando il nuovo sistema entrerà a regime, invece, i casi meno gravi verranno dirottati verso le Uccp. Il riferimento è ai tanti codici bianchi e codici verdi che quotidianamente affollano gli ospedali contribuendo al loro congestionamento. Secondo gli esperti di Palazzo Santa Lucia per i cittadini sarà inoltre più conveniente recarsi presso le Uccp perché avranno una diffusione capillare, molto più dei nosocomi tradizionali, che costano tanto e hanno subìto dolorosi tagli. «Non si tratta di un provvedimento singolo – spiega Caldoro – bensì di una riforma strutturale». Gli effetti, insiste l’ex ministro socialista, saranno «strategici, sia sulle liste d’attesa che sulle cure domiciliari». Con queste misure la Regione prevede poi una netta riduzione delle barelle nei reparti. Un fenomeno che resta critico: «In queste settimane abbiamo avuto picchi preoccupanti – sottolinea il presidente della giunta – ma le cose stanno rientrando. Si tratta, comunque, di una questione nazionale. Anche in Lombardia e Piemonte hanno gli stessi problemi». L’incognita è rappresentata dai tempi di attuazione del decreto: «Le Asl dovranno attivarsi entro 60 giorni – assicura il capodipartimento della Salute di Palazzo Santa Lucia, Ferdinando Romano – Contiamo di poter rendere operativo un pezzo significativo del piano entro un anno». In cantiere tre tipologie di Uccp: a sede unica (modello metropolitano), che dovrà servire una popolazione non superiore a 30mila abitanti con in servizio almeno 20 medici di famiglia; in rete (modello rurale e montano a bassa densità abitativa), con 10 medici e 5mila assistiti; sistema huband spoke (modello sub urbano) con 15 medici e 15mila assistiti. Per realizzarle la Regione potrà avvalersi del supporto degli Ordini dei medici, i cui presidenti (Silvestro Scotti per Napoli, portavoce anche per l’Ordine regionale; Antonio D’Avanzo per Avellino; Giovanni Ianniello per Benevento; Maria Erminia Bottiglieri per Caserta; Bruno Ravera per Salerno) hanno partecipato ieri alla conferenza stampa con Caldoro, Romano, il direttore generale Mario Vasco nonché i sub commissari Mario Morlacco ed Ettore Cinque. Gli Ordini saranno protagonisti della rivoluzione non fosse altro perché parteciperanno al tavolo di monitoraggio per l’andamento della riorganizzazione, che Scotti ha definito «coraggiosa». Ma come sarà possibile compiere un simile sforzo organizzativo se in Campania non c’è abbastanza personale? «Il tema del blocco del turn over c’è tutto – osserva Caldoro – In quasi 10 anni abbiamo perso circa 10mila unità. Per questo chiediamo al ministero dell’Economia di dare il via libera a nuove assunzioni». Le deroghe, è il ragionamento del governatore, verranno utilizzate il più possibile ma non bastano: «L’esecutivo nazionale deve cambiare le regole ottuse, che non aiutano». In questo senso l’ex ministro socialista e i suoi fedelissimisi rivolgono a sindacati e forze politiche, per una battaglia comune. Non tutti, però, hanno risposto all’appello: «Una vergogna questo Pd, che non trova il coraggio di parlare sulla sanità e che tace colpevolmente sullo sblocco del turn over – attacca Giuseppe Maisto, capogruppo di “Caldoro presidente” – Servono giovani medici ed infermieri e loro non si schierano. Sono pronti, però, a difendere strutture e primari nati dalla loro logica clientelare». (Gerardo Ausiello – Il Mattino)

Non ci si curerà più solo negli ospedali ma anche nei presìdi territoriali. È la rivoluzione avviata dalla Regione, che punta a riorganizzare così il sistema dell’assistenza sanitaria in Campania. La macchina è partita. A metterla in moto un decreto ad hoc, che porta la firma del governatore-commissario Stefano Caldoro e che prevede la creazione di 250 unità complesse di cure primarie. Di cosa si tratta? Di strutture in grado di fornire primi soccorsi ma che non sono costose e complesse come i pronto soccorso ospedalieri. Saranno in funzione 7 giorni su 7, 24 ore su 24, e potranno disporre di medici di famiglia, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, medici della continuità assistenziale (le guardie mediche) nonché di unità infermieristiche e di operatori che potranno muoversi sul territorio. Oggi un paziente in difficoltà ha un’unica strada: correre al pronto soccorso del nosocomio più vicino. Quando il nuovo sistema entrerà a regime, invece, i casi meno gravi verranno dirottati verso le Uccp. Il riferimento è ai tanti codici bianchi e codici verdi che quotidianamente affollano gli ospedali contribuendo al loro congestionamento. Secondo gli esperti di Palazzo Santa Lucia per i cittadini sarà inoltre più conveniente recarsi presso le Uccp perché avranno una diffusione capillare, molto più dei nosocomi tradizionali, che costano tanto e hanno subìto dolorosi tagli. «Non si tratta di un provvedimento singolo – spiega Caldoro – bensì di una riforma strutturale». Gli effetti, insiste l’ex ministro socialista, saranno «strategici, sia sulle liste d’attesa che sulle cure domiciliari». Con queste misure la Regione prevede poi una netta riduzione delle barelle nei reparti. Un fenomeno che resta critico: «In queste settimane abbiamo avuto picchi preoccupanti – sottolinea il presidente della giunta – ma le cose stanno rientrando. Si tratta, comunque, di una questione nazionale. Anche in Lombardia e Piemonte hanno gli stessi problemi». L’incognita è rappresentata dai tempi di attuazione del decreto: «Le Asl dovranno attivarsi entro 60 giorni – assicura il capodipartimento della Salute di Palazzo Santa Lucia, Ferdinando Romano – Contiamo di poter rendere operativo un pezzo significativo del piano entro un anno». In cantiere tre tipologie di Uccp: a sede unica (modello metropolitano), che dovrà servire una popolazione non superiore a 30mila abitanti con in servizio almeno 20 medici di famiglia; in rete (modello rurale e montano a bassa densità abitativa), con 10 medici e 5mila assistiti; sistema huband spoke (modello sub urbano) con 15 medici e 15mila assistiti. Per realizzarle la Regione potrà avvalersi del supporto degli Ordini dei medici, i cui presidenti (Silvestro Scotti per Napoli, portavoce anche per l’Ordine regionale; Antonio D’Avanzo per Avellino; Giovanni Ianniello per Benevento; Maria Erminia Bottiglieri per Caserta; Bruno Ravera per Salerno) hanno partecipato ieri alla conferenza stampa con Caldoro, Romano, il direttore generale Mario Vasco nonché i sub commissari Mario Morlacco ed Ettore Cinque. Gli Ordini saranno protagonisti della rivoluzione non fosse altro perché parteciperanno al tavolo di monitoraggio per l’andamento della riorganizzazione, che Scotti ha definito «coraggiosa». Ma come sarà possibile compiere un simile sforzo organizzativo se in Campania non c’è abbastanza personale? «Il tema del blocco del turn over c’è tutto – osserva Caldoro – In quasi 10 anni abbiamo perso circa 10mila unità. Per questo chiediamo al ministero dell’Economia di dare il via libera a nuove assunzioni». Le deroghe, è il ragionamento del governatore, verranno utilizzate il più possibile ma non bastano: «L’esecutivo nazionale deve cambiare le regole ottuse, che non aiutano». In questo senso l’ex ministro socialista e i suoi fedelissimisi rivolgono a sindacati e forze politiche, per una battaglia comune. Non tutti, però, hanno risposto all’appello: «Una vergogna questo Pd, che non trova il coraggio di parlare sulla sanità e che tace colpevolmente sullo sblocco del turn over – attacca Giuseppe Maisto, capogruppo di “Caldoro presidente” – Servono giovani medici ed infermieri e loro non si schierano. Sono pronti, però, a difendere strutture e primari nati dalla loro logica clientelare». (Gerardo Ausiello – Il Mattino)