PATTI TERRITORIALI COSTA D’AMALFI: processo per truffa rinviato al 19 ottobre. Marisa Cuomo rinuncia alla prescrizione

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ESCLUSIVA Come abbiamo anticipato sul cartaceo mensile di Positanonews in edicola in Penisola sorrentina e Costiera amalfitana, nella giornata di oggi 23 febbraio a Salerno si è tenuta l’udienza di una causa riguardante il più grosso finanziamento erogato sul territorio della Costiera amalfitana, quello dei Patti Territoriali. Una forma di intervento voluta dal Ministro Treu nel lontano 1998 e che è stato gestito in Costiera dalla comunità Montana, ora scomparsa, presieduta all’epoca da Raffaele Ferraioli. Intramontabile allora,  intramontabile anche oggi,  aveva trasformato l’ente in una “cabina di regia” che faceva da collettore ed erogatore di finanziamenti sul territorio comprensoriale. Sono passati dieci anni dall’iscrizione a ruolo,  il numero 4473/05/21, in seguito all’inchiesta portata avanti dal pm Gabriella Nuzzi. La causa è stata presieduta dal giudice Dezio, prima sezione penale, che ha stabilito il rinvio del processo al 19 ottobre 2015.  Una vicenda di cui si erano perse le tracce, nonostante la stampa della provincia di Salerno sia attenta a tutto.  Eppure l’episodio  ebbe rilevanza mediatica  per i personaggi istituzionali coinvolti basti pensare che la Regione Campania si costituì parte civile. Tuttavia è calato il silenzio  su una controversia intricata dall’elevato e indiscutibile interesse giornalistico. La vicenda Patti Territoriali nasce ancora prima con un esposto dell’allora sindaco di Maiori Stefano Della Pietra, dove si contestavano i modi con cui erano stati gestiti e la presunta disparità fra i comuni della Costiera amalfitana. Poi la vicenda è uscita sulla stampa locale e nazionale, il periodico E’ Costiera diretto da Maria Rosaria Sannino, storica rivista di battaglia della Costiera amalfitana alla quale abbiamo collaborato,  e Repubblica a firma di Antonello Caporale e della stessa Sannino, ed è passata nel dimenticatoio, come spesso avviene per tutte le vicende dopo il clamore del momento. L’inchiesta sulla presunta truffa nell’ambito del Patto territoriale Costa d’Amalfi.  nacque quasi come un collegamento di quella del Furore Inn, e come quella non fu facile per la complessità e per la caterva di persone coinvolte, tempo che porta inevitabilmente alla prescrizione dei reati nel qualcaso essi vi fossero stati e quindi alla sostanziale impunità, Il sostituto procuratore Gabriella Nuzzi ci mise mesi di indagini nei Raffaele Ferraioli, Alfredo Messina, Marisa Cuomo, Ezio Bersano, Andrea Cuomo, Antonio Ferraioli e Aniello Lanzara. Il reato ipotizzato la truffa, contestata a ciascuno degli indagati in relazione ai diversi ruoli ricoperti, alle incompatibilità riscontrate tra i diversi incarichi. Secondo la ricostruzione accusatoria sarebbero stati chiesti e ottenuti finanziamenti sulla base di documentazioni anche fiscali false, attestati lavori mai realizzati, mentre sarebbero stati omessi in altri casi gli tti autorizzativi necessari a dimostrare la conformità di lavori agli standard urbanistici delle opere oggetto del programma di investimento. Una lunga sfilza di accuse in merito alla gestione del Patto territoriale. Raffaele Ferraioli è accusato per le attività svolte in qualità di presidente e amministratore delegato dal 2001 al 2005 della società Sviluppo Costa d’Amalfi, che ha gestito il relativo Patto. Gli si contesta l’incompatibilità tra queste cariche e le altre di consigliere comunale, sindaco di Furore all’epoca dei fatti e presidente della Comunità Montana Penisola Amalfitana, entrambi enti sottoscrittori del Patto. Alfredo Messina invece era vicepresidente e contemporaneamente anche sindaco del Comune di Cava dei Tirreni, altro Comune che aveva sottoscritto il Patto territoriale in questione. Ci sono poi gli imprenditori come Marisa Cuomo, cognata di Ferraioli, indagata in qualità di socia e amministratrice della Vini Gran Furor Divina Costiera srl, mentre Ezio Bersano e Andrea Cuomo nelle qualità rispettivamente di amministratori della O.M.B. Officina Meccanica e della Cuomo Giuseppe & fratelli snc. Antonio Ferraioli invece come socio della FER.GA. Una società in cui Raffaele Ferraioli avrebbe avuto una propria partecipazione pari al 50%, che avrebbe nascosto attraverso una cessione delle quote ai parenti. C’è poi Aniello Lanzara socio di maggioranza e amministratore della Immobiliare Casa Romana, operante nel settore turistico alberghiero oltre che socio e amministratore della Falpec. Anche ad Antonio Ferraioli si contesta anche di non aver presentato le autorizzazioni per i lavori nell’albergo Antica Hostaria da Bacco. A Marisa Cuomo vengono effettuate anche ulteriori contestazioni, anzitutto di aver dichiarato nel modulo per ottenere il finanziamento dati falsi o incongruenti tra cui ci sarebbe anche quello relativo all’incremento della produzione del vino «Rossi Riserva». Successivamente per ottenere un ulteriore finanziamento avebbe venduto la sua ditta individuale a una società di cui era amministratrice unica. Ai diversi imprenditori coinvolti viene contestato l’utilizzo di varie fatture false per questo vi furono nel 2003 perquisizioni della Guardia di Finanza. La vicenda Patti partì quasi parallelamente a quella del Furore Inn, la struttura sportiva diventata poi albergo , che doveva essere misto pubblico – privata, con alcuni stessi protagonisti, come Lanzara e Ferraioli, la fine di questa vicenda è nota a tutti, il processo ha visto assolti tutti, i reati urbanistici prescritti, l’albergo chiuso per anni è andato all’asta e svenduto ad imprenditori americani, con il Comune e la collettività che ci hanno rimesso. in tutti i sensi. Quest’altro procedimento giudiziario, di cui si avevano perso le tracce, su questi Patti Territoriali, che diedero finanziamenti a pioggia da Positano , dove si doveva realizzare un’auditorium nella struttura sportiva dei Romano al di sopra del parcheggio Mandara, cosa che avrebbe davvero fatto fare il salto di qualità ad un paese senza strutture che ha ben più potenzialita di altri per la destagionalizzazione, con un’utilizzo che difficilmente poteva fargli fare la fine dell’auditorium oscar Niemeyer a Ravello, a Vietri sul mare, dove si parlava di parcheggio per bus collegato et,  fra alberghi e progetti, quasi tutti falliti miseramente, avrebbero dovuto creare posti di lavoro. Nel corso degli anni si sono susseguite udienze, memorie difensive, richieste e vari che un articolo non potrebbe riuscire a ridurre in pochi righi. Possiamo solo dire che, visti gli anni passati, questa causa si risolverà molto probabilmente con la prescrizione dei reati ove non vi sia una eventuale assoluzione, anche perchè dal momento che gli intrecci sono tanti e complicati, anche nel caso vi fossero delle colpe, sarebbe tortuoso, se non quasi impossibile, dimostrare con chiarezza e certezza le responsabilità, come la legge prevede, giustamente, rimane, quello si, il giudizio storico e politico negativo e l’amarezza per l’ennesima occasione sprecata per un rilancio della Costiera,  ma, statene certi, conoscendo la classe politica, non sarà l’ultima occasione sprecata, anche se difficile che si ripeta un intreccio di queste proporzioni. Dieci anni di storia giudiziaria della Divina Costiera Amalfitana. Michele Cinque

ESCLUSIVA Come abbiamo anticipato sul cartaceo mensile di Positanonews in edicola in Penisola sorrentina e Costiera amalfitana, nella giornata di oggi 23 febbraio a Salerno si è tenuta l’udienza di una causa riguardante il più grosso finanziamento erogato sul territorio della Costiera amalfitana, quello dei Patti Territoriali. Una forma di intervento voluta dal Ministro Treu nel lontano 1998 e che è stato gestito in Costiera dalla comunità Montana, ora scomparsa, presieduta all’epoca da Raffaele Ferraioli. Intramontabile allora,  intramontabile anche oggi,  aveva trasformato l’ente in una “cabina di regia” che faceva da collettore ed erogatore di finanziamenti sul territorio comprensoriale. Sono passati dieci anni dall’iscrizione a ruolo,  il numero 4473/05/21, in seguito all’inchiesta portata avanti dal pm Gabriella Nuzzi. La causa è stata presieduta dal giudice Dezio, prima sezione penale, che ha stabilito il rinvio del processo al 19 ottobre 2015.  Una vicenda di cui si erano perse le tracce, nonostante la stampa della provincia di Salerno sia attenta a tutto.  Eppure l'episodio  ebbe rilevanza mediatica  per i personaggi istituzionali coinvolti basti pensare che la Regione Campania si costituì parte civile. Tuttavia è calato il silenzio  su una controversia intricata dall'elevato e indiscutibile interesse giornalistico. La vicenda Patti Territoriali nasce ancora prima con un esposto dell’allora sindaco di Maiori Stefano Della Pietra, dove si contestavano i modi con cui erano stati gestiti e la presunta disparità fra i comuni della Costiera amalfitana. Poi la vicenda è uscita sulla stampa locale e nazionale, il periodico E’ Costiera diretto da Maria Rosaria Sannino, storica rivista di battaglia della Costiera amalfitana alla quale abbiamo collaborato,  e Repubblica a firma di Antonello Caporale e della stessa Sannino, ed è passata nel dimenticatoio, come spesso avviene per tutte le vicende dopo il clamore del momento. L’inchiesta sulla presunta truffa nell’ambito del Patto territoriale Costa d’Amalfi.  nacque quasi come un collegamento di quella del Furore Inn, e come quella non fu facile per la complessità e per la caterva di persone coinvolte, tempo che porta inevitabilmente alla prescrizione dei reati nel qualcaso essi vi fossero stati e quindi alla sostanziale impunità, Il sostituto procuratore Gabriella Nuzzi ci mise mesi di indagini nei Raffaele Ferraioli, Alfredo Messina, Marisa Cuomo, Ezio Bersano, Andrea Cuomo, Antonio Ferraioli e Aniello Lanzara. Il reato ipotizzato la truffa, contestata a ciascuno degli indagati in relazione ai diversi ruoli ricoperti, alle incompatibilità riscontrate tra i diversi incarichi. Secondo la ricostruzione accusatoria sarebbero stati chiesti e ottenuti finanziamenti sulla base di documentazioni anche fiscali false, attestati lavori mai realizzati, mentre sarebbero stati omessi in altri casi gli tti autorizzativi necessari a dimostrare la conformità di lavori agli standard urbanistici delle opere oggetto del programma di investimento. Una lunga sfilza di accuse in merito alla gestione del Patto territoriale. Raffaele Ferraioli è accusato per le attività svolte in qualità di presidente e amministratore delegato dal 2001 al 2005 della società Sviluppo Costa d’Amalfi, che ha gestito il relativo Patto. Gli si contesta l’incompatibilità tra queste cariche e le altre di consigliere comunale, sindaco di Furore all’epoca dei fatti e presidente della Comunità Montana Penisola Amalfitana, entrambi enti sottoscrittori del Patto. Alfredo Messina invece era vicepresidente e contemporaneamente anche sindaco del Comune di Cava dei Tirreni, altro Comune che aveva sottoscritto il Patto territoriale in questione. Ci sono poi gli imprenditori come Marisa Cuomo, cognata di Ferraioli, indagata in qualità di socia e amministratrice della Vini Gran Furor Divina Costiera srl, mentre Ezio Bersano e Andrea Cuomo nelle qualità rispettivamente di amministratori della O.M.B. Officina Meccanica e della Cuomo Giuseppe & fratelli snc. Antonio Ferraioli invece come socio della FER.GA. Una società in cui Raffaele Ferraioli avrebbe avuto una propria partecipazione pari al 50%, che avrebbe nascosto attraverso una cessione delle quote ai parenti. C’è poi Aniello Lanzara socio di maggioranza e amministratore della Immobiliare Casa Romana, operante nel settore turistico alberghiero oltre che socio e amministratore della Falpec. Anche ad Antonio Ferraioli si contesta anche di non aver presentato le autorizzazioni per i lavori nell’albergo Antica Hostaria da Bacco. A Marisa Cuomo vengono effettuate anche ulteriori contestazioni, anzitutto di aver dichiarato nel modulo per ottenere il finanziamento dati falsi o incongruenti tra cui ci sarebbe anche quello relativo all’incremento della produzione del vino «Rossi Riserva». Successivamente per ottenere un ulteriore finanziamento avebbe venduto la sua ditta individuale a una società di cui era amministratrice unica. Ai diversi imprenditori coinvolti viene contestato l’utilizzo di varie fatture false per questo vi furono nel 2003 perquisizioni della Guardia di Finanza. La vicenda Patti partì quasi parallelamente a quella del Furore Inn, la struttura sportiva diventata poi albergo , che doveva essere misto pubblico – privata, con alcuni stessi protagonisti, come Lanzara e Ferraioli, la fine di questa vicenda è nota a tutti, il processo ha visto assolti tutti, i reati urbanistici prescritti, l’albergo chiuso per anni è andato all’asta e svenduto ad imprenditori americani, con il Comune e la collettività che ci hanno rimesso. in tutti i sensi. Quest’altro procedimento giudiziario, di cui si avevano perso le tracce, su questi Patti Territoriali, che diedero finanziamenti a pioggia da Positano , dove si doveva realizzare un'auditorium nella struttura sportiva dei Romano al di sopra del parcheggio Mandara, cosa che avrebbe davvero fatto fare il salto di qualità ad un paese senza strutture che ha ben più potenzialita di altri per la destagionalizzazione, con un'utilizzo che difficilmente poteva fargli fare la fine dell'auditorium oscar Niemeyer a Ravello, a Vietri sul mare, dove si parlava di parcheggio per bus collegato et,  fra alberghi e progetti, quasi tutti falliti miseramente, avrebbero dovuto creare posti di lavoro. Nel corso degli anni si sono susseguite udienze, memorie difensive, richieste e vari che un articolo non potrebbe riuscire a ridurre in pochi righi. Possiamo solo dire che, visti gli anni passati, questa causa si risolverà molto probabilmente con la prescrizione dei reati ove non vi sia una eventuale assoluzione, anche perchè dal momento che gli intrecci sono tanti e complicati, anche nel caso vi fossero delle colpe, sarebbe tortuoso, se non quasi impossibile, dimostrare con chiarezza e certezza le responsabilità, come la legge prevede, giustamente, rimane, quello si, il giudizio storico e politico negativo e l’amarezza per l’ennesima occasione sprecata per un rilancio della Costiera,  ma, statene certi, conoscendo la classe politica, non sarà l’ultima occasione sprecata, anche se difficile che si ripeta un intreccio di queste proporzioni. Dieci anni di storia giudiziaria della Divina Costiera Amalfitana. Michele Cinque