Angri (SA). Editrice Gaia e Hangry – Contemporary Art. Iconografia manzoniana, di Gianni Rossi.

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Domenica 22 febbraio 2015, alle ore 10,30, l’Editrice Gaia e Hangry – Contemporary Art presentano il volume “Iconografia manzoniana” dell’artista Gianni Rossi, curato dal docente universitario Luigi Montella.
Il volume presenta ventiquattro tavole illustrative dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni pubblicate in 325 esemplari, di cui 25 numerati a mano e contenenti due incisioni stampate dall’artista presso la stamperia Il Laboratorio di Nola.

Relatori:
Enzo De Luca – docente di Storia dell’Arte
Raffaele Rossi – docente di Lettere
Luigi Montella – docente universitario di Letteratura Italiana
Nell’occasione, verranno esposte al pubblico le ventiquattro tavole illustrate.

Scrive Luigi Montella nel suo testo critico:
Si è voluto rendere omaggio -con questa breve comparazione tra Gianni Rossi e una parte significativa della tradizione iconografica dei Promessi sposi- a un artista che si ascrive alla migliore scuola pittorica, segnando in positivo la storia dell’arte nostrana. Nelle tavole illustrative non mancano elementi in grado di far trasparire tutta la padronanza tecnica della sua pittura che si mantiene sempre nell’ambito dell’essenzialità, senza mai contravvenire all’idea di rendere vivo e moderno il discorso manzoniano. Di sicuro pregio si rivelano i tratteggi che in una sola linea continua disegnano, talvolta, la cornice e i personaggi. Preziosa, in tal senso, si rivela, ad esempio, l’iconografia che ritrae il viaggio di Don Rodrigo verso la dimora dell’Innominato dove lo spazio che intercorre tra la figura dei signorotto e il castello scarnificato, posto sulla cima di un colle, costituisce di per sé un vero e proprio elemento narrativo. La testa stilizzata del cavallo ricorda, per alcuni aspetti, il più famoso cavallo di legno, allusivo dell’inganno perpetrato dai Greci a danno dei Troiani. In questo disegno troviamo ritratto in basso a sinistra della tavola un falco, simbolo della tracotanza,  che anticipa la scelta di Maggioni di cui si è ampiamente discusso in precedenza.
Il connubio tra letteratura e immagini è in Gianni Rossi perfettamente riuscito; sospeso tra tradizione e modernità, l’artista combina perfettamente l’elemento memoriale e allusivo con quello inventivo, proponendo una lettura nuova e suggestiva delle pagine manzoniane. Né mancano raffinati particolari grafici che impreziosiscono alcune iconografie, specialmente nella raffigurazione di elementi barocchi o di quegli aspetti che si dimostrano funzionali alla rappresentazione dei luoghi presentati. Sicuramente innovativa la ricerca delle immagini, rispetto anche a quella più rilevante del Novecento, che si rivela originale e arguta anche nei confronti delle rappresentazioni più genuine degli anni Duemila. L’artista dissemina tracce interpretative fondamentali nell’illustrazione delle questioni manzoniane, riuscendo a emulare l’artificio utilizzato dal famoso scrittore milanese di rifarsi ai fatti accaduti in un secolo passato per poter raccontare del presente.
Le sue riletture si rivelano, pertanto, testimonianze importanti sulla nostra storia recente, in particolare nella capacità di portare alla luce, con singolare maestrìa, l’atteggiamento interlocutorio dello scrittore nei confronti di una realtà che non sembra mai quella che è veramente e viceversa. Il suo sguardo, quindi, non è solo discorsivo o illustrativo, ma include l’esplorazione degli elementi sottesi, posizionati oltre la linea di ciò che si vede, evidenziando i tratti sinistri che, talvolta, si nascondono nell’animo dell’uomo. Basti osservare attentamente la tavola del Tormento dell’Innominato per cogliere appieno il senso del discorso astratto sulla relatività della conoscenza visiva. Le paure, le angosce esistenziali che  attanagliano e affliggono il personaggio manzoniano, vivono, infatti, nello spazio vuoto in cui sono supposti i drammi individuali. Le mani, ancora in primo piano, e, in particolare, lo sguardo assente dell’Innominato delineano in maniera eloquente il groviglio inestricabile che alberga nella psiche umana. Tavole di sicuro pregio, quindi, che ancora una volta annoverano Gianni Rossi nella migliore tradizione pittorica del nostro tempo.

[…] Gianni Rossi, artista capace di attraversare con efficacia i linguaggi iconici e aniconici, di lavorare sulla figurazione e sull’astrazione con la medesima qualità espressiva, ha concepito le sue illustrazioni per I Promessi Sposi utilizzando un icastico segno nero che traccia le figure e le scene con un’intensa e rigorosa capacità costruttiva che sintetizza con forza i vari passi del capolavoro di Manzoni.
Con un’idea intelligente, Rossi sceglie di rafforzare l’energia comunicativa di queste opere inserendo, con la tecnica del collage di avanguardia e specialmente dadaista, frammenti di giornali che amplificano il messaggio dell’illustrazione calandolo nell’attualità e per sottolineare con intelligenza l’attualità di un romanzo che continua a regalarci i suoi moltissimi tesori. (Lorenzo Canova)

Domenica 22 febbraio 2015, alle ore 10,30, l’Editrice Gaia e Hangry – Contemporary Art presentano il volume “Iconografia manzoniana” dell’artista Gianni Rossi, curato dal docente universitario Luigi Montella.
Il volume presenta ventiquattro tavole illustrative dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni pubblicate in 325 esemplari, di cui 25 numerati a mano e contenenti due incisioni stampate dall’artista presso la stamperia Il Laboratorio di Nola.

Relatori:
Enzo De Luca – docente di Storia dell’Arte
Raffaele Rossi – docente di Lettere
Luigi Montella – docente universitario di Letteratura Italiana
Nell’occasione, verranno esposte al pubblico le ventiquattro tavole illustrate.

Scrive Luigi Montella nel suo testo critico:
Si è voluto rendere omaggio -con questa breve comparazione tra Gianni Rossi e una parte significativa della tradizione iconografica dei Promessi sposi- a un artista che si ascrive alla migliore scuola pittorica, segnando in positivo la storia dell’arte nostrana. Nelle tavole illustrative non mancano elementi in grado di far trasparire tutta la padronanza tecnica della sua pittura che si mantiene sempre nell’ambito dell’essenzialità, senza mai contravvenire all’idea di rendere vivo e moderno il discorso manzoniano. Di sicuro pregio si rivelano i tratteggi che in una sola linea continua disegnano, talvolta, la cornice e i personaggi. Preziosa, in tal senso, si rivela, ad esempio, l’iconografia che ritrae il viaggio di Don Rodrigo verso la dimora dell’Innominato dove lo spazio che intercorre tra la figura dei signorotto e il castello scarnificato, posto sulla cima di un colle, costituisce di per sé un vero e proprio elemento narrativo. La testa stilizzata del cavallo ricorda, per alcuni aspetti, il più famoso cavallo di legno, allusivo dell’inganno perpetrato dai Greci a danno dei Troiani. In questo disegno troviamo ritratto in basso a sinistra della tavola un falco, simbolo della tracotanza,  che anticipa la scelta di Maggioni di cui si è ampiamente discusso in precedenza.
Il connubio tra letteratura e immagini è in Gianni Rossi perfettamente riuscito; sospeso tra tradizione e modernità, l’artista combina perfettamente l’elemento memoriale e allusivo con quello inventivo, proponendo una lettura nuova e suggestiva delle pagine manzoniane. Né mancano raffinati particolari grafici che impreziosiscono alcune iconografie, specialmente nella raffigurazione di elementi barocchi o di quegli aspetti che si dimostrano funzionali alla rappresentazione dei luoghi presentati. Sicuramente innovativa la ricerca delle immagini, rispetto anche a quella più rilevante del Novecento, che si rivela originale e arguta anche nei confronti delle rappresentazioni più genuine degli anni Duemila. L’artista dissemina tracce interpretative fondamentali nell’illustrazione delle questioni manzoniane, riuscendo a emulare l’artificio utilizzato dal famoso scrittore milanese di rifarsi ai fatti accaduti in un secolo passato per poter raccontare del presente.
Le sue riletture si rivelano, pertanto, testimonianze importanti sulla nostra storia recente, in particolare nella capacità di portare alla luce, con singolare maestrìa, l’atteggiamento interlocutorio dello scrittore nei confronti di una realtà che non sembra mai quella che è veramente e viceversa. Il suo sguardo, quindi, non è solo discorsivo o illustrativo, ma include l’esplorazione degli elementi sottesi, posizionati oltre la linea di ciò che si vede, evidenziando i tratti sinistri che, talvolta, si nascondono nell’animo dell’uomo. Basti osservare attentamente la tavola del Tormento dell’Innominato per cogliere appieno il senso del discorso astratto sulla relatività della conoscenza visiva. Le paure, le angosce esistenziali che  attanagliano e affliggono il personaggio manzoniano, vivono, infatti, nello spazio vuoto in cui sono supposti i drammi individuali. Le mani, ancora in primo piano, e, in particolare, lo sguardo assente dell’Innominato delineano in maniera eloquente il groviglio inestricabile che alberga nella psiche umana. Tavole di sicuro pregio, quindi, che ancora una volta annoverano Gianni Rossi nella migliore tradizione pittorica del nostro tempo.

[…] Gianni Rossi, artista capace di attraversare con efficacia i linguaggi iconici e aniconici, di lavorare sulla figurazione e sull’astrazione con la medesima qualità espressiva, ha concepito le sue illustrazioni per I Promessi Sposi utilizzando un icastico segno nero che traccia le figure e le scene con un’intensa e rigorosa capacità costruttiva che sintetizza con forza i vari passi del capolavoro di Manzoni.
Con un’idea intelligente, Rossi sceglie di rafforzare l’energia comunicativa di queste opere inserendo, con la tecnica del collage di avanguardia e specialmente dadaista, frammenti di giornali che amplificano il messaggio dell’illustrazione calandolo nell’attualità e per sottolineare con intelligenza l’attualità di un romanzo che continua a regalarci i suoi moltissimi tesori. (Lorenzo Canova)