Sorrento. Tragedia del primo maggio 2007. Assolto dai giudici della Corte d’Appello il vigile Francesco Lombardi

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Sorrento. Fece fermare i lavori della gru killer dopo una discussione con gli operai della ditta che stava montando le luminarie sulla facciata della basilica di Sant’Antonino. Quindi, tentò di evitare il peggio e scongiurare un possibile incidente proprio mentre sul posto passarono in auto poliziotti e carabinieri che, a differenza sua, non furono indagati. Ma fu tutto inutile: purtroppo, qualche ora dopo, il cestello si schiantò e uccise sul colpo Claudia Fattorusso e Teresa Reale, che stavano uscendo dalla chiesa. È questa la ricostruzione fatta dai giudici della Corte d’Appello di Napoli che hanno assolto con formula piena Francesco Lombardi, il vigile imputato per la tragedia del primo maggio 2007 e, in primo grado, condannato a una pena di 3 anni e 3 mesi. Così, mentre si attende che venga fissato il giudizio di Cassazione (un’ultima puntata attesa dall’ex sindaco Marco Fiorentino e dagli operai Aniello, Eduardo e Massimo Donnarumma, tutti condannati in appello a 2 anni), arriva un altro tassello su una tragedia che poteva essere evitata. Importante, per la Corte, un dettaglio emerso nelle indagini: la mattina del primo maggio, in piazza, con i cantieri aperti, passano una gazzella dei carabinieri e due pattuglie della polizia. Proprio mentre Lombardi era lì, a pochi metri dalla gru, immortalato anche dall’impianto di videosorveglianza. Quindi il cedimento del braccio dell’elevatore costato la vita alle due fedeli che, in occasione della festa patronale, erano andate a messa. «Appare veramente eccessivo – scrivono i giudici nelle motivazioni – attribuire una colpa specifica a un soggetto in qualità di vigile di quartiere laddove questi nel caso concreto non poteva e non rivestiva uno specifico ruolo di garanzia così come nel caso delle altre forze dell’ordine che pure erano presenti sul luogo dei fatti anche nei giorni precedenti al loro accadimento ma che non potevano prevederne i tragici eventi tanto è vero che nessuna colpa è stata attribuita a tali autorità». In parole povere, se non si è indagato sui poliziotti e i carabinieri passati in piazza prima dello schianto, neanche sul conto di Lombardi dovevano essere mosse accuse. Non a caso, per i magistrati, «in qualità di vigile di quartiere, l’agente non avrebbe di certo potuto concretamente e in modo definitivo paralizzare i lavori di una ditta incaricata dal Comune o impedire lo scorrimento del traffico e del transito dei pedoni nella piazza dove è avvenuto l’incidente». Decisiva a testimonianza di una commerciante che, preoccupata per la pericolosità degli interventi della ditta, avverte prima una vigilessa e poi l’ex sindaco Fiorentino che, alle esclamazioni della donna, mentre è accomodato in auto, si copre il viso con le mani. A seguire spunta proprio Lombardi che arriva sul posto e ha un acceso scambio di vedute con i Donnarumma. Un “confronto” serrato al termine del quale furono fermati i lavori. Ecco perché, stando alle motivazioni dei giudici, «appare del tutto chiaro che Lombardi, nei limiti della sua competenza e delle sue attribuzioni, ha esplicato diligentemente la sua funzione attivandosi nei limiti del prevedibile laddove dalle altre autorità competenti e non nulla è stato posto in essere». (Salvatore Dare – Metropolis)

Sorrento. Fece fermare i lavori della gru killer dopo una discussione con gli operai della ditta che stava montando le luminarie sulla facciata della basilica di Sant’Antonino. Quindi, tentò di evitare il peggio e scongiurare un possibile incidente proprio mentre sul posto passarono in auto poliziotti e carabinieri che, a differenza sua, non furono indagati. Ma fu tutto inutile: purtroppo, qualche ora dopo, il cestello si schiantò e uccise sul colpo Claudia Fattorusso e Teresa Reale, che stavano uscendo dalla chiesa. È questa la ricostruzione fatta dai giudici della Corte d’Appello di Napoli che hanno assolto con formula piena Francesco Lombardi, il vigile imputato per la tragedia del primo maggio 2007 e, in primo grado, condannato a una pena di 3 anni e 3 mesi. Così, mentre si attende che venga fissato il giudizio di Cassazione (un’ultima puntata attesa dall’ex sindaco Marco Fiorentino e dagli operai Aniello, Eduardo e Massimo Donnarumma, tutti condannati in appello a 2 anni), arriva un altro tassello su una tragedia che poteva essere evitata. Importante, per la Corte, un dettaglio emerso nelle indagini: la mattina del primo maggio, in piazza, con i cantieri aperti, passano una gazzella dei carabinieri e due pattuglie della polizia. Proprio mentre Lombardi era lì, a pochi metri dalla gru, immortalato anche dall’impianto di videosorveglianza. Quindi il cedimento del braccio dell’elevatore costato la vita alle due fedeli che, in occasione della festa patronale, erano andate a messa. «Appare veramente eccessivo – scrivono i giudici nelle motivazioni – attribuire una colpa specifica a un soggetto in qualità di vigile di quartiere laddove questi nel caso concreto non poteva e non rivestiva uno specifico ruolo di garanzia così come nel caso delle altre forze dell’ordine che pure erano presenti sul luogo dei fatti anche nei giorni precedenti al loro accadimento ma che non potevano prevederne i tragici eventi tanto è vero che nessuna colpa è stata attribuita a tali autorità». In parole povere, se non si è indagato sui poliziotti e i carabinieri passati in piazza prima dello schianto, neanche sul conto di Lombardi dovevano essere mosse accuse. Non a caso, per i magistrati, «in qualità di vigile di quartiere, l’agente non avrebbe di certo potuto concretamente e in modo definitivo paralizzare i lavori di una ditta incaricata dal Comune o impedire lo scorrimento del traffico e del transito dei pedoni nella piazza dove è avvenuto l’incidente». Decisiva a testimonianza di una commerciante che, preoccupata per la pericolosità degli interventi della ditta, avverte prima una vigilessa e poi l’ex sindaco Fiorentino che, alle esclamazioni della donna, mentre è accomodato in auto, si copre il viso con le mani. A seguire spunta proprio Lombardi che arriva sul posto e ha un acceso scambio di vedute con i Donnarumma. Un “confronto” serrato al termine del quale furono fermati i lavori. Ecco perché, stando alle motivazioni dei giudici, «appare del tutto chiaro che Lombardi, nei limiti della sua competenza e delle sue attribuzioni, ha esplicato diligentemente la sua funzione attivandosi nei limiti del prevedibile laddove dalle altre autorità competenti e non nulla è stato posto in essere». (Salvatore Dare – Metropolis)