Mistero Jorginho, la metamorfosi di un campione. Il brasiliano si perde nel centrocampo a due con compiti difensivi

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Forse un campione. Una promessa non sbocciata. O ancora un equivoco tattico. Addirittura un “pacco”? È diventato tutto questo Jorge Luiz Frello Filho, in arte Jorginho, oggetto misterioso dell’ultimo Napoli: brasiliano di Imbituba, ha il passaporto italiano perché il trisnonno paterno veniva da Lusiana, un paese del vicentino. Il club azzurro lo ha preso un anno fa dal Verona: acquisto in compartecipazione per cinque milioni, valore di mercato circa dieci, contratto sottoscritto fino al 2018. A Napoli si sono perse le tracce e i ricordi di un centrocampista che garantiva a Mandorlini la differenza nella zona centrale. Forse perché inserito in un contesto tattico a lui favorevole: nel 4-3-3 veronese era il perno centrale ad aveva ai lati due mediani pronti sistematicamente a coprirgli le spalle. Regalava fosforo alla squadra, giocate in verticale, qualche gol ed era il rigorista numero uno. Tanto che di lui si accorse l’under 21 di Denis Mangia che lo convocò per la partita contro la Spagna. Insomma, le premesse erano tutte buone e valide per giustificare il trasferimento nel club di prestigio. Il Napoli di Benitez, la squadra in lotta per lo scudetto, il grande sogno. Sarà stato l’entusiasmo, la voglia di mettersi subito in evidenza, la consapevolezza di allenarsi e giocare con autentici campioni: l’impatto con la realtà partenopea è stato devastante, nel senso positivo del termine. Il debutto in coppa Italia con la Lazio, la conferma sempre in Coppa contro la Roma annichilita a Fuorigrotta: sotto gli occhi di Maradona in tribuna, Jorginho realizzò l’unica rete su azione in maglia azzurra. Poi più niente. Un lento e costante declino. Si parlava di lui come probabile prescelto del ct Conte, forte della cittadinanza italiana. Invece ha iniziato a sgonfiarsi. La ragione tattica lo penalizza maggiormente: è arrivato con la carta d’identità del centrocampista pensante, uno con i piedi buoni insomma, soprattutto il destro, il giocatore che sarebbe servito per dare materia grigia alle giocate. La verità è che non ha mai convinto. È uno di quei giocatori sui quali Rafa lavora di più per elevarlo al tipo di calciatore che serve allo spagnolo: nel suo centrocampo a due occorrono elementi veloci, in grado di fare tutto, soprattutto recuperare palloni e far ripartire il gioco. È nella fase difensiva che Jorginho fa fatica. Il centrocampo a due non è roba per lui: troppo sacrificato, troppo dispendioso per chi non possiede certe doti fisiche. Ecco perché è scivolato in panchina, proprio come Inler, un altro fortemente a disagio nella mediana a due. Comoda pedina per il turnover, oggi il brasiliano non è più un titolare. Nella mente di Benitez, il tandem ideale è Gargano-David Lopez. E adesso si inizia a sussurrare di una cessione inevitabile. Illuminanti le parole di Joao Santos, procuratore del centrocampista: «Il ragazzo non gioca bene, può fare molto meglio. Il Napoli ha investito su di lui ma nel calcio, si sa, le cose cambiano da un giorno all’altro. Soprattutto in tempi di mercato». Speranza e ottimismo non mancano ma la certezza è un’altra: per caratteristiche tecniche e tattiche, Jorginho non sarà mai il centrocampista ideale che Benitez invoca da due anni. (Angelo Rossi – Il Mattino)

Forse un campione. Una promessa non sbocciata. O ancora un equivoco tattico. Addirittura un “pacco”? È diventato tutto questo Jorge Luiz Frello Filho, in arte Jorginho, oggetto misterioso dell’ultimo Napoli: brasiliano di Imbituba, ha il passaporto italiano perché il trisnonno paterno veniva da Lusiana, un paese del vicentino. Il club azzurro lo ha preso un anno fa dal Verona: acquisto in compartecipazione per cinque milioni, valore di mercato circa dieci, contratto sottoscritto fino al 2018. A Napoli si sono perse le tracce e i ricordi di un centrocampista che garantiva a Mandorlini la differenza nella zona centrale. Forse perché inserito in un contesto tattico a lui favorevole: nel 4-3-3 veronese era il perno centrale ad aveva ai lati due mediani pronti sistematicamente a coprirgli le spalle. Regalava fosforo alla squadra, giocate in verticale, qualche gol ed era il rigorista numero uno. Tanto che di lui si accorse l’under 21 di Denis Mangia che lo convocò per la partita contro la Spagna. Insomma, le premesse erano tutte buone e valide per giustificare il trasferimento nel club di prestigio. Il Napoli di Benitez, la squadra in lotta per lo scudetto, il grande sogno. Sarà stato l’entusiasmo, la voglia di mettersi subito in evidenza, la consapevolezza di allenarsi e giocare con autentici campioni: l’impatto con la realtà partenopea è stato devastante, nel senso positivo del termine. Il debutto in coppa Italia con la Lazio, la conferma sempre in Coppa contro la Roma annichilita a Fuorigrotta: sotto gli occhi di Maradona in tribuna, Jorginho realizzò l’unica rete su azione in maglia azzurra. Poi più niente. Un lento e costante declino. Si parlava di lui come probabile prescelto del ct Conte, forte della cittadinanza italiana. Invece ha iniziato a sgonfiarsi. La ragione tattica lo penalizza maggiormente: è arrivato con la carta d’identità del centrocampista pensante, uno con i piedi buoni insomma, soprattutto il destro, il giocatore che sarebbe servito per dare materia grigia alle giocate. La verità è che non ha mai convinto. È uno di quei giocatori sui quali Rafa lavora di più per elevarlo al tipo di calciatore che serve allo spagnolo: nel suo centrocampo a due occorrono elementi veloci, in grado di fare tutto, soprattutto recuperare palloni e far ripartire il gioco. È nella fase difensiva che Jorginho fa fatica. Il centrocampo a due non è roba per lui: troppo sacrificato, troppo dispendioso per chi non possiede certe doti fisiche. Ecco perché è scivolato in panchina, proprio come Inler, un altro fortemente a disagio nella mediana a due. Comoda pedina per il turnover, oggi il brasiliano non è più un titolare. Nella mente di Benitez, il tandem ideale è Gargano-David Lopez. E adesso si inizia a sussurrare di una cessione inevitabile. Illuminanti le parole di Joao Santos, procuratore del centrocampista: «Il ragazzo non gioca bene, può fare molto meglio. Il Napoli ha investito su di lui ma nel calcio, si sa, le cose cambiano da un giorno all’altro. Soprattutto in tempi di mercato». Speranza e ottimismo non mancano ma la certezza è un’altra: per caratteristiche tecniche e tattiche, Jorginho non sarà mai il centrocampista ideale che Benitez invoca da due anni. (Angelo Rossi – Il Mattino)