Sorrento dopo condanna Cassazione, costituitosi nel carcere di Melfi questa mattina l’imprenditore Langellotto

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ANTEPRIMA Si è costituito questa mattina nel carcere di Melfi  , non di Terni ieri sera,  come riportato da tutti oggi, l’imprenditore edile Salvatore Langellotto  che è stato condannato in via definitiva a 4 anni e 6 mesi dalla V sezione della Corte di Cassazione .. Ieri si è costituito nel carcere di Terni. Secondo i giudici Langellotto, originario di Castellammare di Stabia ma titolare di un’impresa di costruzioni con sede a Piano di Sorrento, quando decide di ampliare il proprio giro di affari nel mercato del cemento si rivolge al clan Esposito di Santa Maria la Carità. I camorristi obbligano tre imprenditori dell’area stabiese, attivi nel settore dell’edilizia privata, ad acquistare cemento esclusivamente da Langellotto. In cambio, sempre secondo la ricostruzione ipotizzata dalla Procura generale e confermata dalla Cassazione, l’imprenditore versa al clan una cifra pari al 2-3 per cento del valore delle forniture. La svolta nell’inchiesta avviene con l’arresto di Antonio Esposito di Santa Maria la Carità nel 2008, decide di collaborare con la giustizia e fa una serie di nomi, fra cui anche Langilotto, favorito nel periodo 2006 e 2007, secondo i resoconti del pentito, dal clan della camorra. Da qui la condanna al Tribunale di Torre Annunziata, di sei anni, con una richiesta di 15 da parte del PM che lo accusava di associazione mafiosa,  poi l’Appello a Napoli, difeso dall’avvocato Peppe Ferraro,  che ha tolto molte aggravanti, con pena ridotta a quattro anni e mezzo, poi confermata a Roma dalla Cassazione. 

ANTEPRIMA Si è costituito questa mattina nel carcere di Melfi  , non di Terni ieri sera,  come riportato da tutti oggi, l'imprenditore edile Salvatore Langellotto  che è stato condannato in via definitiva a 4 anni e 6 mesi dalla V sezione della Corte di Cassazione .. Ieri si è costituito nel carcere di Terni. Secondo i giudici Langellotto, originario di Castellammare di Stabia ma titolare di un’impresa di costruzioni con sede a Piano di Sorrento, quando decide di ampliare il proprio giro di affari nel mercato del cemento si rivolge al clan Esposito di Santa Maria la Carità. I camorristi obbligano tre imprenditori dell’area stabiese, attivi nel settore dell’edilizia privata, ad acquistare cemento esclusivamente da Langellotto. In cambio, sempre secondo la ricostruzione ipotizzata dalla Procura generale e confermata dalla Cassazione, l’imprenditore versa al clan una cifra pari al 2-3 per cento del valore delle forniture. La svolta nell'inchiesta avviene con l'arresto di Antonio Esposito di Santa Maria la Carità nel 2008, decide di collaborare con la giustizia e fa una serie di nomi, fra cui anche Langilotto, favorito nel periodo 2006 e 2007, secondo i resoconti del pentito, dal clan della camorra. Da qui la condanna al Tribunale di Torre Annunziata, di sei anni, con una richiesta di 15 da parte del PM che lo accusava di associazione mafiosa,  poi l'Appello a Napoli, difeso dall'avvocato Peppe Ferraro,  che ha tolto molte aggravanti, con pena ridotta a quattro anni e mezzo, poi confermata a Roma dalla Cassazione.