Rafa furioso. Errori tattici, sbadataggine e mancanza di grinta. Mezz’ora di discorso dell’allenatore a Castelvolturno

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Benitez non ha avuto pietà del suo Napoli. Dopo averlo difeso davanti a tutti, ieri ha chiamato a sé gli azzurri ed è tornato a tracciare il solco, segnare il confine, marcare il territorio: di qua c’è il suo mondo, che è fatto di aggressività, grinta e tenacia. Oltre, invece, ci sono le colonne d’Ercole della fantasia, di chi pensa che con la svogliatezza si possa vincere e conquistare la zona Champions. Il discorsetto di Rafa è stato uno dei più duri da quando è qui. Nessun parolone, nessun atto d’accusa ma il volto di Benitez ha lasciato intendere che questa volta lo spagnolo ha perso la pazienza. Il passo indietro è stato troppo evidente con un Palermo che ha strapazzato il Napoli con eccessiva semplicità. E allora ieri mattina Higuain e soci hanno visto il loro tecnico lasciare altrove il proverbiale sorriso (quello, per intenderci, con cui ha accolto martedì i giornalisti per mostrare come allena la fase difensiva). Lo hanno visto con l’umore più nero, per una nottata passata a vedere e rivedere la partita per ore e ore assieme ai suoi collaboratori. Nella mezz’ora circa di chiacchiera il tono di Rafa è stato sempre assai serio. Non duro, serio. Mai una battuta, mai il tentativo di ridimensionare la portata degli errori commessi alla Favorita. E i suoi fedelissimi, Albiol e Callejon, hanno visto che gli occhi non sono stati i soliti occhi soddisfatti, macché: stavolta hanno scintillato di dispetto e rabbia. Per questo l’allenatore del Napoli ripete più volte e sillaba con enfasi una parola: inaccettabile. E allora Rafa ha pensato bene di pungere con il suo ago appuntito quel palloncino troppo gonfio che è diventato il suo Napoli dopo la partenza a razzo nel 2015. Benitez non riesce a darsi spiegazione dei tanti errori tutti insieme, delle sbadataggini tattiche, dell’improvvisa mancanza di coralità. Nessun processo a Rafael, nessuna voglia di infierire sullo stato d’animo (a pezzi) di un portiere praticamente in ginocchio dopo l’ennesimo errore contro il Palermo. Toccherà a Xavi Valero parlargli, toccherà al preparatore dei portieri capire se è il caso di scaricarlo dalle responsabilità per qualche partita. Benitez è stato chiaro: a lui non interessa chi ha sbagliato in occasione del primo o del secondo gol perché è stata tutta la squadra a non esserci. Ed è stata l’occasione per Rafa per ricordare al suo Napoli il modo con cui la squadra è risalita dopo il ko con il Milan, arrivando a pochi passi dalla Roma e dal secondo posto. Non solo con il suo marchio di gioco e con la sua organizzazione tattica, ma soprattutto con il furore, la voglia, l’aggressività, l’approccio giusto fin dal primo secondo di gioco. E allora Benitez è stato ancora più severo: guai a smarrire la via maestra che ci ha portato fin qui, perché altrimenti il Napoli andrà incontro ad altre serate come quella col Palermo. E tutti gli obiettivi della stagione, dall’Europa League alla Coppa Italia e il secondo posto, saranno irraggiungibili. Benitez ha ribadito questi concetti a lungo, senza mai rincarare la dose. Per tutta la mattinata conserva la faccia di uno deluso. E non lo nasconde. Ci pensa il Parma, nel pomeriggio, a regalargli la bella notizia: il pareggio dell’Olimpico fa sì che la Roma resti ancora lì, distante cinque punti. Eppure Rafa era certo di aver mandato in soffitta il vecchio Napoli nella notte di San Siro, se lo è ritrovato di nuovo davanti ai piedi l’altra sera. Questi ultimi due mesi con le nove vittorie in dieci gare (compresa la Supercoppa) aveva poi rimosso il ricordo, che invece ora torna d’attualità, urticante. Per fortuna per capire se il discorso è stato compreso non bisognerà attendere tanto: basterà arrivare a giovedì. C’è l’Europa League, che Benitez sogna di poter vincere per la terza volta nella sua carriera con la terza squadra diversa. È capitato solo ad un allenatore: Giovanni Trapattoni. (Pino Taormina – Il Mattino) 

Benitez non ha avuto pietà del suo Napoli. Dopo averlo difeso davanti a tutti, ieri ha chiamato a sé gli azzurri ed è tornato a tracciare il solco, segnare il confine, marcare il territorio: di qua c’è il suo mondo, che è fatto di aggressività, grinta e tenacia. Oltre, invece, ci sono le colonne d’Ercole della fantasia, di chi pensa che con la svogliatezza si possa vincere e conquistare la zona Champions. Il discorsetto di Rafa è stato uno dei più duri da quando è qui. Nessun parolone, nessun atto d’accusa ma il volto di Benitez ha lasciato intendere che questa volta lo spagnolo ha perso la pazienza. Il passo indietro è stato troppo evidente con un Palermo che ha strapazzato il Napoli con eccessiva semplicità. E allora ieri mattina Higuain e soci hanno visto il loro tecnico lasciare altrove il proverbiale sorriso (quello, per intenderci, con cui ha accolto martedì i giornalisti per mostrare come allena la fase difensiva). Lo hanno visto con l’umore più nero, per una nottata passata a vedere e rivedere la partita per ore e ore assieme ai suoi collaboratori. Nella mezz’ora circa di chiacchiera il tono di Rafa è stato sempre assai serio. Non duro, serio. Mai una battuta, mai il tentativo di ridimensionare la portata degli errori commessi alla Favorita. E i suoi fedelissimi, Albiol e Callejon, hanno visto che gli occhi non sono stati i soliti occhi soddisfatti, macché: stavolta hanno scintillato di dispetto e rabbia. Per questo l’allenatore del Napoli ripete più volte e sillaba con enfasi una parola: inaccettabile. E allora Rafa ha pensato bene di pungere con il suo ago appuntito quel palloncino troppo gonfio che è diventato il suo Napoli dopo la partenza a razzo nel 2015. Benitez non riesce a darsi spiegazione dei tanti errori tutti insieme, delle sbadataggini tattiche, dell’improvvisa mancanza di coralità. Nessun processo a Rafael, nessuna voglia di infierire sullo stato d’animo (a pezzi) di un portiere praticamente in ginocchio dopo l’ennesimo errore contro il Palermo. Toccherà a Xavi Valero parlargli, toccherà al preparatore dei portieri capire se è il caso di scaricarlo dalle responsabilità per qualche partita. Benitez è stato chiaro: a lui non interessa chi ha sbagliato in occasione del primo o del secondo gol perché è stata tutta la squadra a non esserci. Ed è stata l’occasione per Rafa per ricordare al suo Napoli il modo con cui la squadra è risalita dopo il ko con il Milan, arrivando a pochi passi dalla Roma e dal secondo posto. Non solo con il suo marchio di gioco e con la sua organizzazione tattica, ma soprattutto con il furore, la voglia, l’aggressività, l’approccio giusto fin dal primo secondo di gioco. E allora Benitez è stato ancora più severo: guai a smarrire la via maestra che ci ha portato fin qui, perché altrimenti il Napoli andrà incontro ad altre serate come quella col Palermo. E tutti gli obiettivi della stagione, dall’Europa League alla Coppa Italia e il secondo posto, saranno irraggiungibili. Benitez ha ribadito questi concetti a lungo, senza mai rincarare la dose. Per tutta la mattinata conserva la faccia di uno deluso. E non lo nasconde. Ci pensa il Parma, nel pomeriggio, a regalargli la bella notizia: il pareggio dell’Olimpico fa sì che la Roma resti ancora lì, distante cinque punti. Eppure Rafa era certo di aver mandato in soffitta il vecchio Napoli nella notte di San Siro, se lo è ritrovato di nuovo davanti ai piedi l’altra sera. Questi ultimi due mesi con le nove vittorie in dieci gare (compresa la Supercoppa) aveva poi rimosso il ricordo, che invece ora torna d’attualità, urticante. Per fortuna per capire se il discorso è stato compreso non bisognerà attendere tanto: basterà arrivare a giovedì. C’è l’Europa League, che Benitez sogna di poter vincere per la terza volta nella sua carriera con la terza squadra diversa. È capitato solo ad un allenatore: Giovanni Trapattoni. (Pino Taormina – Il Mattino) 

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