Arrivi e partenze sul palcoscenico del Teatro delle Arti

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Successo per l’ultimo lavoro di Claudio Tortora “Un uomo medio”, in scena a Salerno stasera alle ore 18,30

Di OLGA CHIEFFI

Pubblico familiare per Claudio Tortora, a cominciare da Annabella Cerliani, direttrice dell’Accademia salernitana,  venerdì sera, nel suo teatro il Delle Arti per la generale di “Un uomo medio”, ultima sua produzione che si è regalata per il suo compleanno, festeggiato nel più ambito delle modalità per un attore, sulle tavole del palcoscenico. “Un uomo medio” è la presa di coscienza di Luigi, vedovo con tre figli, della trasformazione traumatica della famiglia. La prospettiva, anche se in quest’opera non appare patentemente, investe sempre una metamorfosi della società che per essere accettata o almeno discussa richiede la “comunicazione”. Nella famiglia in trasformazione il silenzio o la solitudine può generare ansia, fare paura e radicalizzare l’incomprensione, però anche le parole possono provocare pudori, rancori, rivalse e antagonismi. Claudio, con quest’opera torna al più antico, eterno tema della commedia universale, il conflitto tra padri e figli, ma trattandolo con una visione sua, d’una crisi operante a tutti i livelli, che ha investito non solo la figura del pater familias, ma anche la visione del mondo di chi si trova a interpretare quel ruolo, ovvero la realtà di tali giorni che è anche conseguenza dell’illusione delle altre giornate. Di qui il dilemma aperto da un testo che come tutti ha diverse chiavi di lettura: se i vecchi non possono più invocare gli idoli del loro passato, come la musica, ad esempio, i giovani non hanno nuovi valori in cui credere. Ma ecco la comparsa a sorpresa di Nenè, la moglie scomparsa di Luigi, in veste di fattivo fantasma, che cerca di “porre ordine” nella vita della sua famiglia, di portare Luigi a far guardare e rappresentare i tentativi di emancipazione dei giovani, pur segnalando la crisi, cercando di trarre dal presente motivi di fiducia nel futuro. L’autore, comunque mantiene splendidamente le fila del gioco scenico, il dubbio, il sogno, rappresentato in primo luogo dal fantasma e in secondo luogo dalla possibilità di ritornare a vivere, magari al fianco dell’attrice Nadia Marchini, che ha segnato il felice ritorno di Letizia Netti, qui a Salerno. Vie di fuga incrociano nel cielo della stanza da pranzo, cuore della casa di Luigi, disegnata da Giuseppe Natella, a fianco la sala d’aspetto di una stazione, partenze, arrivi, incontri, ritorni, nella composizione di un coro domestico, polifonico e naturalmente dissonante, che diventa spia privilegiata per rappresentare la nostra società, in un “interno” dalla spazialità insieme centripeta e centrifuga, crogiuolo di problemi collettivi, soglia di continuo valicata o profanata, con la “porta” eternamente sbattuta, tanto da far cadere i calcinacci di un muro simbolico. Osservazione, anche da parte del giovanissimo regista Antonello Ronga , della vita concreta che suggerisce la perfetta topologia e dinamismo perpetuo che ne consegue, trampolino per proiettare sulla scena la commedia umana del mondo. Tutti consapevoli e precisamente nel ruolo gli attori a cominciare dai più giovani per i quali abbiamo registrato una interessante maturazione Gianni D’Amato, Massimiliano Palumbo, Luca Tortora, Serena Stella, Valentina Tortora, Enzo Triggiano, affiancati da due veri e propri animali da palcoscenico, quali Giovanni Caputo, che ha interpretato lo zio Gianni e un esuberante Angelo Di Gennaro nei panni dell’Avvocato Flaiano, forse a volte un po’ sopra le righe per il ruolo, sì leggero, ma non cabarettistico. Applausi per tutti e si replica a Napoli al Teatro Troisi dal 27 febbraio al 1 marzo.

Successo per l’ultimo lavoro di Claudio Tortora “Un uomo medio”, in scena a Salerno stasera alle ore 18,30

Di OLGA CHIEFFI

Pubblico familiare per Claudio Tortora, a cominciare da Annabella Cerliani, direttrice dell’Accademia salernitana,  venerdì sera, nel suo teatro il Delle Arti per la generale di “Un uomo medio”, ultima sua produzione che si è regalata per il suo compleanno, festeggiato nel più ambito delle modalità per un attore, sulle tavole del palcoscenico. “Un uomo medio” è la presa di coscienza di Luigi, vedovo con tre figli, della trasformazione traumatica della famiglia. La prospettiva, anche se in quest’opera non appare patentemente, investe sempre una metamorfosi della società che per essere accettata o almeno discussa richiede la “comunicazione”. Nella famiglia in trasformazione il silenzio o la solitudine può generare ansia, fare paura e radicalizzare l’incomprensione, però anche le parole possono provocare pudori, rancori, rivalse e antagonismi. Claudio, con quest’opera torna al più antico, eterno tema della commedia universale, il conflitto tra padri e figli, ma trattandolo con una visione sua, d’una crisi operante a tutti i livelli, che ha investito non solo la figura del pater familias, ma anche la visione del mondo di chi si trova a interpretare quel ruolo, ovvero la realtà di tali giorni che è anche conseguenza dell’illusione delle altre giornate. Di qui il dilemma aperto da un testo che come tutti ha diverse chiavi di lettura: se i vecchi non possono più invocare gli idoli del loro passato, come la musica, ad esempio, i giovani non hanno nuovi valori in cui credere. Ma ecco la comparsa a sorpresa di Nenè, la moglie scomparsa di Luigi, in veste di fattivo fantasma, che cerca di “porre ordine” nella vita della sua famiglia, di portare Luigi a far guardare e rappresentare i tentativi di emancipazione dei giovani, pur segnalando la crisi, cercando di trarre dal presente motivi di fiducia nel futuro. L’autore, comunque mantiene splendidamente le fila del gioco scenico, il dubbio, il sogno, rappresentato in primo luogo dal fantasma e in secondo luogo dalla possibilità di ritornare a vivere, magari al fianco dell’attrice Nadia Marchini, che ha segnato il felice ritorno di Letizia Netti, qui a Salerno. Vie di fuga incrociano nel cielo della stanza da pranzo, cuore della casa di Luigi, disegnata da Giuseppe Natella, a fianco la sala d’aspetto di una stazione, partenze, arrivi, incontri, ritorni, nella composizione di un coro domestico, polifonico e naturalmente dissonante, che diventa spia privilegiata per rappresentare la nostra società, in un “interno” dalla spazialità insieme centripeta e centrifuga, crogiuolo di problemi collettivi, soglia di continuo valicata o profanata, con la “porta” eternamente sbattuta, tanto da far cadere i calcinacci di un muro simbolico. Osservazione, anche da parte del giovanissimo regista Antonello Ronga , della vita concreta che suggerisce la perfetta topologia e dinamismo perpetuo che ne consegue, trampolino per proiettare sulla scena la commedia umana del mondo. Tutti consapevoli e precisamente nel ruolo gli attori a cominciare dai più giovani per i quali abbiamo registrato una interessante maturazione Gianni D’Amato, Massimiliano Palumbo, Luca Tortora, Serena Stella, Valentina Tortora, Enzo Triggiano, affiancati da due veri e propri animali da palcoscenico, quali Giovanni Caputo, che ha interpretato lo zio Gianni e un esuberante Angelo Di Gennaro nei panni dell’Avvocato Flaiano, forse a volte un po’ sopra le righe per il ruolo, sì leggero, ma non cabarettistico. Applausi per tutti e si replica a Napoli al Teatro Troisi dal 27 febbraio al 1 marzo.

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