Torino. Visite fasulle, 29 medici nel mirino. Assistenza domiciliare per pazienti ignari che non ne avevano titolo

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Torino. Visite mediche a domicilio, in realtà inesistenti, per ottenere i rimborsi del Servizio Sanitario Nazionale. È un vero e proprio sistema, secondo l’accusa del pm Giancarlo Avenati Bassi, quello che ieri ha portato i carabinieri a notificare 29 avvisi di garanzia ad altrettanti medici di famiglia della Asl Torino 1. Sono indagati per truffa ai danni dello Stato e falso ideologico. I carabinieri, ieri mattina, hanno perquisito le abitazioni e gli studi dei professionisti coinvolti nell’inchiesta. «So che è partita da alcuni anni ma, se le accuse saranno confermate, si tratta di un fatto gravissimo», commenta l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Antonio Saitta. L’indagine – che sarebbe scattata in seguito ad una segnalazione – ipotizza un ricorso anomalo all’assistenza domiciliare per pazienti che non ne avevano alcun titolo e che erano ignari di essere formalmente assistiti. Altri che invece ne avevano diritto non ricevevano mai la visita dei medici. Il tutto con addebito dei costi al Servizio Sanitario Nazionale. Una truffa da migliaia di euro: l’assistenza domiciliare prevede infatti la corresponsione al medico di 75 euro una tantum, oltre a 18,90 euro per ogni visita a domicilio. Gli accertamenti si sono incentrati su 17 residenze sanitarie dell’Asl Torino 1, con riferimento ai medici che avevano aperto pratiche per le assistenze domiciliari. Le irregolarità sono state riscontrate su 64 dei 65 Paesi presi in esame. E non è ancora tutto: i controlli, sempre secondo l’accusa, hanno fatto emergere anche la carenza, e in alcuni casi addirittura la totale assenza, di «medici strutturati»: dovrebbero essere uno ogni venti pazienti, selezionati con graduatoria pubblica. Il presunto sistema avrebbe quindi determinato, a carico del Servizio Sanitario Nazionale dei farmaci, un costo esorbitante. I medici che effettuano assistenza a domicilio al posto dei «medici strutturati» prescrivono infatti i farmaci in «ricetta rossa», che i pazienti acquistano come privati in farmacia e non ricevono tramite farmacia ospedaliera, dove allo Stato costerebbero di meno. «Non conoscono i dettagli di questa inchiesta», si limita ad aggiungere l’assessore Saitta, secondo cui «fa emergere un aspetto davvero poco edificante della professione medica nel rapporto con i pazienti. Che, in questo caso, sono gli anziani, i più fragili, ricoverati anche in residenze sanitarie assistite, persone che necessitano di cure reali – conclude – e non di essere strumentalizzati in questo modo». (La Città di Salerno) 

Torino. Visite mediche a domicilio, in realtà inesistenti, per ottenere i rimborsi del Servizio Sanitario Nazionale. È un vero e proprio sistema, secondo l’accusa del pm Giancarlo Avenati Bassi, quello che ieri ha portato i carabinieri a notificare 29 avvisi di garanzia ad altrettanti medici di famiglia della Asl Torino 1. Sono indagati per truffa ai danni dello Stato e falso ideologico. I carabinieri, ieri mattina, hanno perquisito le abitazioni e gli studi dei professionisti coinvolti nell’inchiesta. «So che è partita da alcuni anni ma, se le accuse saranno confermate, si tratta di un fatto gravissimo», commenta l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Antonio Saitta. L’indagine – che sarebbe scattata in seguito ad una segnalazione – ipotizza un ricorso anomalo all’assistenza domiciliare per pazienti che non ne avevano alcun titolo e che erano ignari di essere formalmente assistiti. Altri che invece ne avevano diritto non ricevevano mai la visita dei medici. Il tutto con addebito dei costi al Servizio Sanitario Nazionale. Una truffa da migliaia di euro: l’assistenza domiciliare prevede infatti la corresponsione al medico di 75 euro una tantum, oltre a 18,90 euro per ogni visita a domicilio. Gli accertamenti si sono incentrati su 17 residenze sanitarie dell’Asl Torino 1, con riferimento ai medici che avevano aperto pratiche per le assistenze domiciliari. Le irregolarità sono state riscontrate su 64 dei 65 Paesi presi in esame. E non è ancora tutto: i controlli, sempre secondo l’accusa, hanno fatto emergere anche la carenza, e in alcuni casi addirittura la totale assenza, di «medici strutturati»: dovrebbero essere uno ogni venti pazienti, selezionati con graduatoria pubblica. Il presunto sistema avrebbe quindi determinato, a carico del Servizio Sanitario Nazionale dei farmaci, un costo esorbitante. I medici che effettuano assistenza a domicilio al posto dei «medici strutturati» prescrivono infatti i farmaci in «ricetta rossa», che i pazienti acquistano come privati in farmacia e non ricevono tramite farmacia ospedaliera, dove allo Stato costerebbero di meno. «Non conoscono i dettagli di questa inchiesta», si limita ad aggiungere l’assessore Saitta, secondo cui «fa emergere un aspetto davvero poco edificante della professione medica nel rapporto con i pazienti. Che, in questo caso, sono gli anziani, i più fragili, ricoverati anche in residenze sanitarie assistite, persone che necessitano di cure reali – conclude – e non di essere strumentalizzati in questo modo». (La Città di Salerno)