Carditello. Nuove minacce all’ex ministro Bray. Un’altra intimidazione contro la sua azione a difesa del sito borbonico

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L’ex ministro dei Beni Culturali, Massimo Bray, è entrato di nuovo nel mirino per la sua caparbia azione a difesa della reggia di Carditello. Ha ricevuto nuove minacce di morte dopo quelle che aveva già subito nei mesi scorsi tanto da costringere le autorità di polizia a sottoporlo a misure straordinarie di protezione, con una scorta dei carabinieri. Le nuove intimidazioni sono arrivate attraverso una lettera, ovviamente anonima, fatta recapitare ieri alla redazione centrale del “Mattino”, a Napoli. La lettera contiene poche righe, con insulti all’ex ministro e con riferimenti alla sua attività a favore di Carditello. In calce, una croce a simboleggiare la morte. Un messaggio chiarissimo. Un’altra lettera, dello stesso tenore, è stata inviata sempre alla redazione di Napoli del “Mattino”, indirizzata a Nadia Verdile, collaboratrice del giornale da lungo tempo. La Verdile si occupa soprattutto di temi culturali ma è nota oltre gli stessi ambiti provinciali per la sua battaglia, dalle colonne del “Mattino”, in difesa di Carditello.  Al real sito borbonico ha dedicato un libro, dai toni molto appassionati, scritto lo scorso anno e presentato a Caserta a giugno durante una manifestazione alla presenza dello stesso Bray, autore peraltro della prefazione. Alla cerimonia Bray arrivò – e la circostanza non passò inosservata – accompagnato da due carabinieri che non lo lasciarono solo un istante. La scorta gli era stata assegnata da poco, all’indomani di una lettera di minacce fatta recapitare all’ex ministro durante una manifestazione pubblica a Pompei, in circostanze mai chiarite e comunque inquietanti. Quelle minacce sono state prese in seria considerazione dagli investigatori che neanche stavolta, a distanza di mesi, hanno sottovalutato il caso. Le lettere con le gravi intimidazioni sono state prese in consegna dai carabinieri del comando provinciale di Napoli e da quelli delle investigazioni scientifiche. Sulla vicenda stanno svolgendo accertamenti anche i carabinieri del comando provinciale di Caserta che hanno deciso alcune prime azioni a tutela della Verdile. Sullo sfondo restano gli interessi dei clan della camorra, dei signori che controllano il traffico dei rifiuti. Di chi non ha alcun interesse a che lo Stato lasci piantata, a Carditello, in una zona strategica per le organizzazioni criminali, una bandiera non solo simbolica. (Il Mattino) 

L’ex ministro dei Beni Culturali, Massimo Bray, è entrato di nuovo nel mirino per la sua caparbia azione a difesa della reggia di Carditello. Ha ricevuto nuove minacce di morte dopo quelle che aveva già subito nei mesi scorsi tanto da costringere le autorità di polizia a sottoporlo a misure straordinarie di protezione, con una scorta dei carabinieri. Le nuove intimidazioni sono arrivate attraverso una lettera, ovviamente anonima, fatta recapitare ieri alla redazione centrale del “Mattino”, a Napoli. La lettera contiene poche righe, con insulti all’ex ministro e con riferimenti alla sua attività a favore di Carditello. In calce, una croce a simboleggiare la morte. Un messaggio chiarissimo. Un’altra lettera, dello stesso tenore, è stata inviata sempre alla redazione di Napoli del “Mattino”, indirizzata a Nadia Verdile, collaboratrice del giornale da lungo tempo. La Verdile si occupa soprattutto di temi culturali ma è nota oltre gli stessi ambiti provinciali per la sua battaglia, dalle colonne del “Mattino”, in difesa di Carditello.  Al real sito borbonico ha dedicato un libro, dai toni molto appassionati, scritto lo scorso anno e presentato a Caserta a giugno durante una manifestazione alla presenza dello stesso Bray, autore peraltro della prefazione. Alla cerimonia Bray arrivò – e la circostanza non passò inosservata – accompagnato da due carabinieri che non lo lasciarono solo un istante. La scorta gli era stata assegnata da poco, all’indomani di una lettera di minacce fatta recapitare all’ex ministro durante una manifestazione pubblica a Pompei, in circostanze mai chiarite e comunque inquietanti. Quelle minacce sono state prese in seria considerazione dagli investigatori che neanche stavolta, a distanza di mesi, hanno sottovalutato il caso. Le lettere con le gravi intimidazioni sono state prese in consegna dai carabinieri del comando provinciale di Napoli e da quelli delle investigazioni scientifiche. Sulla vicenda stanno svolgendo accertamenti anche i carabinieri del comando provinciale di Caserta che hanno deciso alcune prime azioni a tutela della Verdile. Sullo sfondo restano gli interessi dei clan della camorra, dei signori che controllano il traffico dei rifiuti. Di chi non ha alcun interesse a che lo Stato lasci piantata, a Carditello, in una zona strategica per le organizzazioni criminali, una bandiera non solo simbolica. (Il Mattino) 

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