AMALFI: SUPPORTICI STORIA ARTE E GASTRONOMIA

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A fine estate del 2013 passai una serata ricca di grandi emozioni in una passeggiata con amici, a passi lenti, attraverso Amalfi di notte, fatta tante altre volte, ma che in quella tiepida sera d’estate mi scatenò sensazioni e stati d’animo nuovi che emergevano dal profondo. Ne venne fuori un articolo, che scrissi per questo giornale,  che ho riletto a distanza di tempo e che trovo bello ed attuale e che ripropongo qui di seguito nella speranza e con l’ambizione di dare un CONTRIBUTO di dibattito elettorale di e fra quanti aspirano a candidarsi alla guida della città nelle ormai prossime Elezioni Amministrative.

 

La Costa d’Amalfi è un porto aperto sulle rotte del Mediterraneo. Lo intuirono per primi i nostri Padri Amalfitani e già intorno all’Anno Mille diedero vita alla Prima Repubblica Marinara, che attivò traffici e commerci verso l’Oriente e in quelle terre creò fondachi ed ospedali dando vita a fecondi scambi commerciali oltre che economici. Le testimonianze sono esaltate nelle pagine della storia e sono  ancora visibili nei monumenti disseminati in lungo e in largo per il territorio. Ed, oltretutto, è possibile ritrovarle nelle tradizioni, nell’enogastronomia, nelle abitudini della quotidianità, oltre che nel linguaggio.

Amalfi lo dichiara e lo ostenta con naturale disinvoltura a quanti penetrano nel cuore antico, ma sempre vivo, caldo ed accogliente della città, attraverso la Porta della Marina, provenendo dall’ariosa piazza Flavio Gioia aperta sul mare verso l’Oriente.

Sul  lato sinistro un pannello di ceramica colorata, realizzato da Renato Rossi (1950), esalta storia e commerci della città siglando con orgoglio il motivo conduttore delle sue imprese, dalle crociate di Fra Gerardo Sasso alla battaglia di Ostia immortalata da una bellissima tela di Raffaello: “Contra hostes fidei semper pugnavit Amalphis”. E già il supportico dà la sensazione, fin da subito, di entrare in un museo all’aperto, che ne evidenzia le bellezze di arte e paesaggio antropizzato con quelle lapidi che la esaltano come “anticipo di paradiso” (R.Fucini) ed “Eden ritrovato” (S.Quasimodo).

Il Supportico della Marina, noto e quotidianamente frequentato da residenti e turisti, un tempo si chiamava de Sandala, come, d’altronde, la Porta, che dava l’accesso alla Platea Calzulariorum, dove erano collocate le numerose botteghe dei calzolai, donde forse il nome “de sandala”, che aveva anche l’attigua chiesetta di S. Maria de Sandala, venerata dai calzolai. La Chiesetta esiste ancora. E’ molto frequentata, anche se ha cambiato nome in S.Maria di Porto Salvo, protettrice dei marinai. Porto Salvo è anche il nome di un buco di delizie gastronomiche, cercato e frequentatissimo da indigeni e stranieri. Ne è regina indiscussa Stella Castello, contagiosa di simpatia, come tutti i Castello. Per molti è quasi un appuntamento fisso per la gioia degli occhi, del palato e dell’olfatto di fronte allo spettacolo ricco, colorato, intrigante di profumi e sapori della ricca rosticceria: croquettes, arancini, parmigiana di melanzane e zucchine, insalata di riso, ricca, colorata e profumata, fiori di zucca imbottiti o semplicemente pasta cresciuta calda d’olio. Il tutto consumato in plein air, in piedi o, se si è fortunati, ad uno dei pochissimi tavoli disponibili sotto lo sguardo vigile, divertito e soddisfatto di  “Stella”, luminosa di grazia e di sorriso, coinvolgente con quella parlata musicale e un pò volutamente strascinata, tipicamente amalfitana. Ogni volta che ci capito e, curioso, spio  mi viene in mente quella bella poesia di Salvatore Di Giacomo ” Donna Amalia  a Speranzella”. Basta cambiare il nome da Amalia a Stella e l’effetto di immagini, di colori, di simpatia, di  profumo e sapori  è lo stesso .

E il “ donna”per Stella ci sta tutto anche per quella sull’insegna del ristorante di Via Rascica, gestito con la stessa contagiosa simpatia, gli stessi occhi luminosi di sorriso e la identica femminilità mediterranea dalle figlie Lorenza e Germana.

Io ci sono stato nello scorso mese di agosto  dopo aver attraversato, con lunghe e frequenti soste di saluti con vecchi e cari amici, via Lorenzo di Amalfi e parte di Via Pietro Capuano, prima di scegliere nella parte finale l’umbratilità sileziosa del Supportico Rua, che si imbuta nel ventre delle case e ne feconda accorsate attività commerciali e che, oggi, offre una valida alternativa al percorso vociante alla strada carrabile, che offre lo spettacolo a tutte le ore, soprattutto d’estate, di una intraprendente vivacità commerciale con esposizioni colorate che invadono lo spazio pubblico oltre il consentito riducendo di molto il deflusso anche pedonale lungo un budello bellissimo, ma pur sempre budello, di strada. La stessa alternativa la offrirono nei tempi antichi prima che l’arcivescovo Del Giudice provvedesse alla copertura del fiume. Il supportico, dicevo, dovette offrire una valida alternativa alla, forse non facile “passeggiata” lungo il Canneto soprattutto nelle stagioni di piena. “Ruga mercatorum” recita la scritta sulla porta del supportico e più in su una lapide ricorda la preesistenza di un bagno arabo; e arabeggiante è tutto il quartiere con i vicoli che si aprono, ferite ardite nel corpo della città. Bellissimo e unico nel suo genere il vicolo Bonelli, misterioso e carico di memorie storiche e non solo, con quella apertura strettissima e scale interminabili prima che a poco a poco si aprano all’ariosità di Via Torre dello Ziro con la luminosità dei giardini sfolgoranti di sole nell’oro dei limoni. E’ un bel giardino all’aperto sotto un pergolato, curato con amore e perizia ricca di esperienza quello dove ci accoglie Lorenza, dopo le prime rampe della Salita Rascica destinata a salire anche questa fino a Via Torre dello Ziro. Gustiamo  pizze  di varia grandezza di gusti diversi oltre che assaggi di specialità di stagione. Stella non c’è, ma la regia e la supervisione si sente, e come se si sente!, nella eredità interiorizzata e metabolizzata dalle figlie. Ci attardiamo in gradevoli conversari fino a notte fonda con amici ipotizzando percorsi di cultura per la città. Io mi incanto spesso ai ciondoli d’oro dei limoni che pencolano dal pergolato. Tra il fogliame fa capolino, tonda e sorridente, la luna piena, che s’affaccia ad una finestra dei Lattari dalle parti di Pontone e Scala. E’ quella stessa che accende argento, immagino, alla cascata fragorosa della ferriera e luce d’oro sulle colline di Pastena, Lone e Vettica, dove gli ultimi vigneti gonfiano umori alle pigne quasi mature. E mi ferisce ancora di più  il cuore la cotta d’amore che da mezzo secolo mi porto dentro, nel profondo, per Amalfi. E’ notte fonda quando rifaccio il percorso di ritorno scendendo sempre per il Supportico Rua. Me lo immagino arabescato di pannelli di ceramiche colorate nella pavimentazione a rievocare ed esaltare personaggi e avvenimenti della prestigiosa storia della città: La rosa dei venti, Flavio Gioia, la ninfa Amalfi, la torre dello Ziro, Masaniello, la facciata del duomo, la cascata delle ferriere, ecc.; e sui muri a destra e a sinistra riproporre, sempre in pannelli di ceramiche colorate, i versi più significativi dei tanti poeti che hanno cantato Amalfi e la sua bellezza. Ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta. Ma la città offrirebbe, così, un’altra bella immagine di sè e valorizzerebbe una parte bellissima del suo costrutto urbanistico, unico ed avvincente per la sua tradizione arabo/mediterranea, arricchendo la qualità dell’offerta turistica. Certo ci vorrebbero le risorse economiche. Potrebbero pensarci gli operatori economici con un atto di generosità e di mecenatismo sull’esempio dei Padri. Nelle tante chiese amalfitane ci sono altari, cappelle, pulpiti, chiostri e cori lignei offerti dalla generosa devozione di famiglie nobili danarose. Possiamo tentare di proporre una colletta dei nuovi ricchi per un’opera pubblica che esalti la cultura del passato a proiezione di futuro e ad esempio per figli e nipoti? Io una battaglia del genere mi sentirei di farla con impegno ed entusiasmo. Molti penseranno di sicuro che la mia è UTOPIA FOLLE. Forse è un po’ vero, ma il mio sentimento di folle ha solo L’AMORE CON AMALFI NEL CUORE nella convinzione che senza un pizzico di folle utopia non c’è progresso e la società s’impantana nel lago di zavorra della quotidianità.

 

Questo scrivevo un anno e mezzo fa, circa. Credo che le proposte relative al recupero e alla valorizzazione dei vicoli e, quindi, anche del SUPPORTICO RUA siano ancora attualissime e possano essere fatte proprie dai candidati dei diversi schieramenti in campo con una motivazione positiva in più: esiste un cospicuo finanziamento europeo per l’intervento, che, pena la perdita del finanziamento stesso, va cantierizzato, tassativamente, entro il 31 dicembre 2015. Un motivo in più per accendere le luci dei riflettori elettorali sul tema. Naturalmente dichiaro la mia totale e generosa disponibilità nel caso dovesse essere utile,

 

 

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice. it

A fine estate del 2013 passai una serata ricca di grandi emozioni in una passeggiata con amici, a passi lenti, attraverso Amalfi di notte, fatta tante altre volte, ma che in quella tiepida sera d’estate mi scatenò sensazioni e stati d’animo nuovi che emergevano dal profondo. Ne venne fuori un articolo, che scrissi per questo giornale,  che ho riletto a distanza di tempo e che trovo bello ed attuale e che ripropongo qui di seguito nella speranza e con l’ambizione di dare un CONTRIBUTO di dibattito elettorale di e fra quanti aspirano a candidarsi alla guida della città nelle ormai prossime Elezioni Amministrative.

 

La Costa d'Amalfi è un porto aperto sulle rotte del Mediterraneo. Lo intuirono per primi i nostri Padri Amalfitani e già intorno all'Anno Mille diedero vita alla Prima Repubblica Marinara, che attivò traffici e commerci verso l'Oriente e in quelle terre creò fondachi ed ospedali dando vita a fecondi scambi commerciali oltre che economici. Le testimonianze sono esaltate nelle pagine della storia e sono  ancora visibili nei monumenti disseminati in lungo e in largo per il territorio. Ed, oltretutto, è possibile ritrovarle nelle tradizioni, nell'enogastronomia, nelle abitudini della quotidianità, oltre che nel linguaggio.

Amalfi lo dichiara e lo ostenta con naturale disinvoltura a quanti penetrano nel cuore antico, ma sempre vivo, caldo ed accogliente della città, attraverso la Porta della Marina, provenendo dall'ariosa piazza Flavio Gioia aperta sul mare verso l'Oriente.

Sul  lato sinistro un pannello di ceramica colorata, realizzato da Renato Rossi (1950), esalta storia e commerci della città siglando con orgoglio il motivo conduttore delle sue imprese, dalle crociate di Fra Gerardo Sasso alla battaglia di Ostia immortalata da una bellissima tela di Raffaello: "Contra hostes fidei semper pugnavit Amalphis". E già il supportico dà la sensazione, fin da subito, di entrare in un museo all'aperto, che ne evidenzia le bellezze di arte e paesaggio antropizzato con quelle lapidi che la esaltano come "anticipo di paradiso" (R.Fucini) ed "Eden ritrovato" (S.Quasimodo).

Il Supportico della Marina, noto e quotidianamente frequentato da residenti e turisti, un tempo si chiamava de Sandala, come, d'altronde, la Porta, che dava l'accesso alla Platea Calzulariorum, dove erano collocate le numerose botteghe dei calzolai, donde forse il nome "de sandala", che aveva anche l'attigua chiesetta di S. Maria de Sandala, venerata dai calzolai. La Chiesetta esiste ancora. E' molto frequentata, anche se ha cambiato nome in S.Maria di Porto Salvo, protettrice dei marinai. Porto Salvo è anche il nome di un buco di delizie gastronomiche, cercato e frequentatissimo da indigeni e stranieri. Ne è regina indiscussa Stella Castello, contagiosa di simpatia, come tutti i Castello. Per molti è quasi un appuntamento fisso per la gioia degli occhi, del palato e dell'olfatto di fronte allo spettacolo ricco, colorato, intrigante di profumi e sapori della ricca rosticceria: croquettes, arancini, parmigiana di melanzane e zucchine, insalata di riso, ricca, colorata e profumata, fiori di zucca imbottiti o semplicemente pasta cresciuta calda d'olio. Il tutto consumato in plein air, in piedi o, se si è fortunati, ad uno dei pochissimi tavoli disponibili sotto lo sguardo vigile, divertito e soddisfatto di  "Stella”, luminosa di grazia e di sorriso, coinvolgente con quella parlata musicale e un pò volutamente strascinata, tipicamente amalfitana. Ogni volta che ci capito e, curioso, spio  mi viene in mente quella bella poesia di Salvatore Di Giacomo " Donna Amalia  a Speranzella”. Basta cambiare il nome da Amalia a Stella e l'effetto di immagini, di colori, di simpatia, di  profumo e sapori  è lo stesso .

E il “ donna”per Stella ci sta tutto anche per quella sull'insegna del ristorante di Via Rascica, gestito con la stessa contagiosa simpatia, gli stessi occhi luminosi di sorriso e la identica femminilità mediterranea dalle figlie Lorenza e Germana.

Io ci sono stato nello scorso mese di agosto  dopo aver attraversato, con lunghe e frequenti soste di saluti con vecchi e cari amici, via Lorenzo di Amalfi e parte di Via Pietro Capuano, prima di scegliere nella parte finale l'umbratilità sileziosa del Supportico Rua, che si imbuta nel ventre delle case e ne feconda accorsate attività commerciali e che, oggi, offre una valida alternativa al percorso vociante alla strada carrabile, che offre lo spettacolo a tutte le ore, soprattutto d'estate, di una intraprendente vivacità commerciale con esposizioni colorate che invadono lo spazio pubblico oltre il consentito riducendo di molto il deflusso anche pedonale lungo un budello bellissimo, ma pur sempre budello, di strada. La stessa alternativa la offrirono nei tempi antichi prima che l'arcivescovo Del Giudice provvedesse alla copertura del fiume. Il supportico, dicevo, dovette offrire una valida alternativa alla, forse non facile "passeggiata" lungo il Canneto soprattutto nelle stagioni di piena. "Ruga mercatorum" recita la scritta sulla porta del supportico e più in su una lapide ricorda la preesistenza di un bagno arabo; e arabeggiante è tutto il quartiere con i vicoli che si aprono, ferite ardite nel corpo della città. Bellissimo e unico nel suo genere il vicolo Bonelli, misterioso e carico di memorie storiche e non solo, con quella apertura strettissima e scale interminabili prima che a poco a poco si aprano all'ariosità di Via Torre dello Ziro con la luminosità dei giardini sfolgoranti di sole nell'oro dei limoni. E' un bel giardino all'aperto sotto un pergolato, curato con amore e perizia ricca di esperienza quello dove ci accoglie Lorenza, dopo le prime rampe della Salita Rascica destinata a salire anche questa fino a Via Torre dello Ziro. Gustiamo  pizze  di varia grandezza di gusti diversi oltre che assaggi di specialità di stagione. Stella non c'è, ma la regia e la supervisione si sente, e come se si sente!, nella eredità interiorizzata e metabolizzata dalle figlie. Ci attardiamo in gradevoli conversari fino a notte fonda con amici ipotizzando percorsi di cultura per la città. Io mi incanto spesso ai ciondoli d'oro dei limoni che pencolano dal pergolato. Tra il fogliame fa capolino, tonda e sorridente, la luna piena, che s'affaccia ad una finestra dei Lattari dalle parti di Pontone e Scala. E' quella stessa che accende argento, immagino, alla cascata fragorosa della ferriera e luce d'oro sulle colline di Pastena, Lone e Vettica, dove gli ultimi vigneti gonfiano umori alle pigne quasi mature. E mi ferisce ancora di più  il cuore la cotta d'amore che da mezzo secolo mi porto dentro, nel profondo, per Amalfi. E' notte fonda quando rifaccio il percorso di ritorno scendendo sempre per il Supportico Rua. Me lo immagino arabescato di pannelli di ceramiche colorate nella pavimentazione a rievocare ed esaltare personaggi e avvenimenti della prestigiosa storia della città: La rosa dei venti, Flavio Gioia, la ninfa Amalfi, la torre dello Ziro, Masaniello, la facciata del duomo, la cascata delle ferriere, ecc.; e sui muri a destra e a sinistra riproporre, sempre in pannelli di ceramiche colorate, i versi più significativi dei tanti poeti che hanno cantato Amalfi e la sua bellezza. Ci sarebbe solo l'imbarazzo della scelta. Ma la città offrirebbe, così, un'altra bella immagine di sè e valorizzerebbe una parte bellissima del suo costrutto urbanistico, unico ed avvincente per la sua tradizione arabo/mediterranea, arricchendo la qualità dell’offerta turistica. Certo ci vorrebbero le risorse economiche. Potrebbero pensarci gli operatori economici con un atto di generosità e di mecenatismo sull'esempio dei Padri. Nelle tante chiese amalfitane ci sono altari, cappelle, pulpiti, chiostri e cori lignei offerti dalla generosa devozione di famiglie nobili danarose. Possiamo tentare di proporre una colletta dei nuovi ricchi per un'opera pubblica che esalti la cultura del passato a proiezione di futuro e ad esempio per figli e nipoti? Io una battaglia del genere mi sentirei di farla con impegno ed entusiasmo. Molti penseranno di sicuro che la mia è UTOPIA FOLLE. Forse è un po’ vero, ma il mio sentimento di folle ha solo L'AMORE CON AMALFI NEL CUORE nella convinzione che senza un pizzico di folle utopia non c'è progresso e la società s’impantana nel lago di zavorra della quotidianità.

 

Questo scrivevo un anno e mezzo fa, circa. Credo che le proposte relative al recupero e alla valorizzazione dei vicoli e, quindi, anche del SUPPORTICO RUA siano ancora attualissime e possano essere fatte proprie dai candidati dei diversi schieramenti in campo con una motivazione positiva in più: esiste un cospicuo finanziamento europeo per l’intervento, che, pena la perdita del finanziamento stesso, va cantierizzato, tassativamente, entro il 31 dicembre 2015. Un motivo in più per accendere le luci dei riflettori elettorali sul tema. Naturalmente dichiaro la mia totale e generosa disponibilità nel caso dovesse essere utile,

 

 

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice. it