Torre del Greco, sospensione per il sindaco: scoppia la guerra tra gli alleati per la successione

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Al momento è solo un’ipotesi, legata a doppio filo alla sentenza del 6 marzo sullo scandalo abusivopoli all’ombra del Vesuvio. Ma l’incubo che il sindaco Ciro Borriello possa essere sospeso dall’incarico – ovviamente, solo in caso di condanna: la procura ha invocato tre anni e sei mesi di reclusione – già agita la maggioranza di palazzo Baronale, pronta a dare il via alle trattative per individuare il vice-sindaco a cui eventualmente spetterà il compito di traghettare l’amministrazione comunale per l’intero arco di tempo dello stop forzato a Ciro Borriello. Trattative che hanno già fatto salire la tensione tra gli alleati più turbolenti della maggioranza e il leader locale del centrodestra.

IL “NO” A DONATO CAPONE

Su un unico punto il primo cittadino e gli alleati sono stati d’accordo: l’eventuale «reggente» dell’amministrazione comunale – in caso di condanna di Ciro Borriello – non sarà l’attuale vice-sindaco Donato Capone. Non solo per motivi d’opportunità – l’ex consigliere provinciale è attualmente imputato per lo scandalo abusivopoli-bis legato alla realizzazione di un supermercato in via Lava Troia – ma perché l’ex fedelissimo di Roberto Conte non gode dei favori di buona parte della maggioranza. D’altronde, lo stesso Donato Capone – rappresentato in consiglio comunale dal solo Felice Gaglione – non sarebbe interessato alla «visibilità» garantita dal ruolo di numero uno pro tempore di palazzo Baronale e preferirebbe proseguire il delicato lavoro nel settore delle politiche sociali. Una serie di fattori capaci di aprire il dibattito all’interno della squadra di governo cittadino sull’eventuale successore di Ciro Borriello.

L’IDEA DELLO SCERIFFO

Durante il primo summit esplorativo con gli alleati, il leader locale del centrodestra ha indicato senza esitazioni il suo «nome giusto» per la surroga al posto di comando: l’assessore ai lavori pubblici Luigi Mele, suo storico fedelissimo e già in pole position per una candidatura alle prossime elezioni regionali. Una promozione a tempo determinato che consentirebbe a Ciro Borriello di mantenere una promessa elettorale – inizialmente Luigi Mele era in corsa per la poltrona di vicesindaco – e al tempo stesso di restare al riparo da possibili sorprese o colpi di testa. Il primo eletto di Forza Italia non avrebbe difficoltà a «mantenere in caldo» la fascia tricolore al sindaco e a provvedere alla sua restituzione in tempi record.

L’ALTOLA’ DEI PASDARAN

Ma il nome di Luigi Mele ha immediatamente scatenato la reazione dei pasdaran di palazzo Baronale. Sotto la cenere della pace firmata con la delega alle attività produttive a Ciro Piccirillo – braccio destro del politico-ultrà Pasquale Brancaccio – resta il fuoco dello strappo aperto a inizio gennaio 2015. è stato lo stesso capogruppo della lista civica La Svolta a dire a chiare lettere che «il nome di Luigi Mele non è gradito» e a rilanciare la caccia all’eventuale sostituto. I dissidenti della maggioranza non si sono sbilanciati, ma il primo nome circolato nei corridoi di palazzo Baronale è stato quello di Ferdinando Guarino. La nomina dell’ex assessore – padre del consigliere comunale Annalaura Guarino – sarebbe il traguardo di un’azione di disturbo avviata in tempi non sospetti con lo scopo di «allargare» la rappresentanza della lista civica «Borriello Sindaco» all’interno della giunta comunale.

IL JOLLY FIRST LADY

Il braccio di ferro, insomma, sembra solo agli inizi. Fermo restando che un’eventuale assoluzione il 6 marzo cancellerebbe ogni strategia, il sindaco Ciro Borriello avrebbe già un asso nella manica da giocare in caso di guerra a oltranza a Luigi Mele: l’assessore Romina Stilo, first lady di palazzo Baronale e già particolarmente «influente» sulle scelte del primo cittadino. Insomma, la «sindaca» del Comune – com’è stata ribattezzata la ricercatrice universitaria – potrebbe essere il nome di superamento davanti a cui nessuno, nemmeno il più kamikaze degli alleati, potrebbe dire no.

Metropolis

 

Al momento è solo un’ipotesi, legata a doppio filo alla sentenza del 6 marzo sullo scandalo abusivopoli all’ombra del Vesuvio. Ma l’incubo che il sindaco Ciro Borriello possa essere sospeso dall’incarico – ovviamente, solo in caso di condanna: la procura ha invocato tre anni e sei mesi di reclusione – già agita la maggioranza di palazzo Baronale, pronta a dare il via alle trattative per individuare il vice-sindaco a cui eventualmente spetterà il compito di traghettare l’amministrazione comunale per l’intero arco di tempo dello stop forzato a Ciro Borriello. Trattative che hanno già fatto salire la tensione tra gli alleati più turbolenti della maggioranza e il leader locale del centrodestra.

IL “NO” A DONATO CAPONE

Su un unico punto il primo cittadino e gli alleati sono stati d’accordo: l’eventuale «reggente» dell’amministrazione comunale – in caso di condanna di Ciro Borriello – non sarà l’attuale vice-sindaco Donato Capone. Non solo per motivi d’opportunità – l’ex consigliere provinciale è attualmente imputato per lo scandalo abusivopoli-bis legato alla realizzazione di un supermercato in via Lava Troia – ma perché l’ex fedelissimo di Roberto Conte non gode dei favori di buona parte della maggioranza. D’altronde, lo stesso Donato Capone – rappresentato in consiglio comunale dal solo Felice Gaglione – non sarebbe interessato alla «visibilità» garantita dal ruolo di numero uno pro tempore di palazzo Baronale e preferirebbe proseguire il delicato lavoro nel settore delle politiche sociali. Una serie di fattori capaci di aprire il dibattito all’interno della squadra di governo cittadino sull’eventuale successore di Ciro Borriello.

L’IDEA DELLO SCERIFFO

Durante il primo summit esplorativo con gli alleati, il leader locale del centrodestra ha indicato senza esitazioni il suo «nome giusto» per la surroga al posto di comando: l’assessore ai lavori pubblici Luigi Mele, suo storico fedelissimo e già in pole position per una candidatura alle prossime elezioni regionali. Una promozione a tempo determinato che consentirebbe a Ciro Borriello di mantenere una promessa elettorale – inizialmente Luigi Mele era in corsa per la poltrona di vicesindaco – e al tempo stesso di restare al riparo da possibili sorprese o colpi di testa. Il primo eletto di Forza Italia non avrebbe difficoltà a «mantenere in caldo» la fascia tricolore al sindaco e a provvedere alla sua restituzione in tempi record.

L’ALTOLA' DEI PASDARAN

Ma il nome di Luigi Mele ha immediatamente scatenato la reazione dei pasdaran di palazzo Baronale. Sotto la cenere della pace firmata con la delega alle attività produttive a Ciro Piccirillo – braccio destro del politico-ultrà Pasquale Brancaccio – resta il fuoco dello strappo aperto a inizio gennaio 2015. è stato lo stesso capogruppo della lista civica La Svolta a dire a chiare lettere che «il nome di Luigi Mele non è gradito» e a rilanciare la caccia all’eventuale sostituto. I dissidenti della maggioranza non si sono sbilanciati, ma il primo nome circolato nei corridoi di palazzo Baronale è stato quello di Ferdinando Guarino. La nomina dell’ex assessore – padre del consigliere comunale Annalaura Guarino – sarebbe il traguardo di un’azione di disturbo avviata in tempi non sospetti con lo scopo di «allargare» la rappresentanza della lista civica «Borriello Sindaco» all’interno della giunta comunale.

IL JOLLY FIRST LADY

Il braccio di ferro, insomma, sembra solo agli inizi. Fermo restando che un’eventuale assoluzione il 6 marzo cancellerebbe ogni strategia, il sindaco Ciro Borriello avrebbe già un asso nella manica da giocare in caso di guerra a oltranza a Luigi Mele: l’assessore Romina Stilo, first lady di palazzo Baronale e già particolarmente «influente» sulle scelte del primo cittadino. Insomma, la «sindaca» del Comune – com’è stata ribattezzata la ricercatrice universitaria – potrebbe essere il nome di superamento davanti a cui nessuno, nemmeno il più kamikaze degli alleati, potrebbe dire no.

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