SORRENTO: “il fantasma” di Gianni, schiavizzato a causa della crisi. Quando il lavoro nero sottrae l’identità.

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(di Giulia Asprino) – Il lavoro nero, oltre a dilagare, è diventato un fenomeno di gran “moda” fra tutti gli imprenditori che attribuiscono alla crisi una finta autocommiserazione, deflagrando in un misero vittimismo. Ma la recessione economica del XXI secolo è solo l’ultimo baluardo di una piaga sociale ben più profonda. Quella di Gianni (nome fittizio ai fini della tutela della privacy) è la storia di un uomo cinquantatrenne, padre di famiglia, costretto ad accontentarsi di una miseria retribuzione, senza che gli venisse data la possibilità di poter firmare un regolare contratto lavorativo, con tutti i canoni annessi. Sposato da vent’anni ha cercato di guadagnarsi da vivere imbarcandosi sulle navi mercantili, ma la lontanza era fin troppo atroce, per un genitore il cui figlio ha dovuto combattere strenuamente contro una malattia invasiva, uscendone vittorioso. Rientrato a Sorrento ha cercato un posto ovunque, girando attraverso qualsiasi tipo di attivittà commerciale come una trottola, fin quando ha trovato un albergo disposto a fargli prestare servizio come facchino, ma senza percepire alcuna indennità di disoccupazione. Costretto a lavorare per 4 euro l’ora. Non sembrerebbe, ma anche la magica Sorrento nasconde i suoi scheletri. “Potremmo anche accettarlo un salario così, se lavorassimo tutto l’anno. Perchè alla fine, chiusa la stagione turistica, andiamo fuori e restiamo senza un lavoro” ha dichiarato il facchino oppresso ai corrispondenti di Metropolisweb, “il vero dramma” ha poi continuato “è che non ho nemmeno la certezza di poter rientrare in albergo. Ho tentato di ricevere garanzie, ma finora niente. Ho cercato un altro impego, ma ho fallito. Lavorare a 4 euro è davvero ignobile, ma questo è l’unico modo per tirare avanti e lo accetto”. Una vera e propria fenomenologia che negli ultimi anni ha investito il settore turistico sorrentino, bruciando oltre duemila posti di lavoro stagionale. Un dramma, che, sulla falsa riga della depressione economica, ha spinto gli imprenditori alberghieri a non dichiarare il proprio personale, sottraendo l’identità sociale a chi come Gianni si è visto privato del decoro umano. Una situazione vergognosa ai limiti della decenza che fa dell’Occidente del Terzo Millennio, il Terzo Mondo.

(di Giulia Asprino) – Il lavoro nero, oltre a dilagare, è diventato un fenomeno di gran "moda" fra tutti gli imprenditori che attribuiscono alla crisi una finta autocommiserazione, deflagrando in un misero vittimismo. Ma la recessione economica del XXI secolo è solo l'ultimo baluardo di una piaga sociale ben più profonda. Quella di Gianni (nome fittizio ai fini della tutela della privacy) è la storia di un uomo cinquantatrenne, padre di famiglia, costretto ad accontentarsi di una miseria retribuzione, senza che gli venisse data la possibilità di poter firmare un regolare contratto lavorativo, con tutti i canoni annessi. Sposato da vent'anni ha cercato di guadagnarsi da vivere imbarcandosi sulle navi mercantili, ma la lontanza era fin troppo atroce, per un genitore il cui figlio ha dovuto combattere strenuamente contro una malattia invasiva, uscendone vittorioso. Rientrato a Sorrento ha cercato un posto ovunque, girando attraverso qualsiasi tipo di attivittà commerciale come una trottola, fin quando ha trovato un albergo disposto a fargli prestare servizio come facchino, ma senza percepire alcuna indennità di disoccupazione. Costretto a lavorare per 4 euro l'ora. Non sembrerebbe, ma anche la magica Sorrento nasconde i suoi scheletri. "Potremmo anche accettarlo un salario così, se lavorassimo tutto l'anno. Perchè alla fine, chiusa la stagione turistica, andiamo fuori e restiamo senza un lavoro" ha dichiarato il facchino oppresso ai corrispondenti di Metropolisweb, "il vero dramma" ha poi continuato "è che non ho nemmeno la certezza di poter rientrare in albergo. Ho tentato di ricevere garanzie, ma finora niente. Ho cercato un altro impego, ma ho fallito. Lavorare a 4 euro è davvero ignobile, ma questo è l'unico modo per tirare avanti e lo accetto". Una vera e propria fenomenologia che negli ultimi anni ha investito il settore turistico sorrentino, bruciando oltre duemila posti di lavoro stagionale. Un dramma, che, sulla falsa riga della depressione economica, ha spinto gli imprenditori alberghieri a non dichiarare il proprio personale, sottraendo l'identità sociale a chi come Gianni si è visto privato del decoro umano. Una situazione vergognosa ai limiti della decenza che fa dell'Occidente del Terzo Millennio, il Terzo Mondo.