Melito. Rapinatrice alle poste con i suoi bambini. Il più piccolo di 10 anni apre la porta per far entrare i complici

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Melito. I bambini avrebbero dovuto essere a scuola come tutti i ragazzi della loro età. Invece erano con la mamma in un ufficio postale a compiere una rapina. Forse hanno capito ciò che stava accadendo, forse hanno eseguito gli ordini pensando fosse una specie di «gioco». Sta di fatto che il più piccolo, 10 anni, sotto indicazione della mamma, d’improvviso apre la porta con il maniglione antipanico lasciando entrare nella filiale delle poste tre banditi armati di fucile a canne mozze. Una storia incredibile ma «raccontata» dal video diffuso dai carabinieri della compagnia di Giugliano. E proprio i militari guidati dal capitano Francesco Piroddi hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di G.P., mamma di due dei tre bambini entrati nell’ufficio – due maschietti e una femminuccia, età non superiore ai 16 anni – ritenuta responsabile di rapina aggravata in concorso commessa nel dicembre 2012 ai danni delle poste di Melito. Magro il bottino, circa 2mila euro, ma eclatante l’azione. L’indagine, condotta anche con l’esame dei sistemi di videosorveglianza presenti in zona, ha consentito di individuare la responsabilità della donna, pregiudicata, unica dei quattro protagonisti del raid ad essere finora identificata. I militari dell’arma sono alla ricerca dei tre banditi che materialmente hanno effettuato la rapina. Mentre su di lei non ci sarebbero dubbi. I particolari sono ben evidenti dal filmato. La donna entra nelle poste con tre ragazzini, due dei quali – un maschio e una femmina – sono suoi figli. Per qualche minuto gironzola all’interno della filiale. Poi prende un modulo per un telegramma. Fa finta di leggere ma non compila nulla. Intanto continua a muoversi nell’ufficio fin quando non arrivano i tre banditi. G.P. quindi si avvicina alla porta, probabilmente dice qualcosa al bambino più piccolo che la apre spingendo il maniglione antipanico, in modo da lasciare entrare i malviventi armati fino ai denti. A questo punto è il panico. Uno dei balordi sferra un pugno al volto di una dipendente, gli altri cominciano a trafugare tutto il possibile, circa due mila euro. L’azione è fulminea. Pochi minuti poi la scena finale che ha aperto gli occhi agli investigatori dando modo di ricollegare tutti gli spostamenti delle persone coinvolte. A scappare dalle poste infatti non sono soltanto i banditi ma anche la mamma con i due figli e l’altro minore. Una fuga in simultanea, in gruppo, che non ha lasciato dubbi alle forze dell’ordine. L’assalto è stato pianificato da tutti, sia dai tre malviventi che dalla donna. I carabinieri hanno così cominciato ad indagare. Hanno individuato G.P. e scoperto che i suoi figli il giorno della rapina erano assenti da scuola. Poi le prove schiaccianti: il giubbotto fucsia e gli indumenti dei bambini trovati a casa dell’arrestata. Tutti elementi che hanno consentito ai militari di mettere i tasselli a posto. Ora i carabinieri sono sulle tracce dei tre banditi armati che hanno seminato il panico nell’ufficio postale e che potrebbero appartenere alla stessa famiglia. I bambini coinvolti per adesso sono ancora a casa, con il padre e la madre, ma non si esclude l’affidamento ai servizi sociali se dovesse emergere che in famiglia non c’è nessuno in grado di prendersene cura in modo adeguato. (Cristina Liguori – Il Mattino) 

Melito. I bambini avrebbero dovuto essere a scuola come tutti i ragazzi della loro età. Invece erano con la mamma in un ufficio postale a compiere una rapina. Forse hanno capito ciò che stava accadendo, forse hanno eseguito gli ordini pensando fosse una specie di «gioco». Sta di fatto che il più piccolo, 10 anni, sotto indicazione della mamma, d’improvviso apre la porta con il maniglione antipanico lasciando entrare nella filiale delle poste tre banditi armati di fucile a canne mozze. Una storia incredibile ma «raccontata» dal video diffuso dai carabinieri della compagnia di Giugliano. E proprio i militari guidati dal capitano Francesco Piroddi hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di G.P., mamma di due dei tre bambini entrati nell’ufficio – due maschietti e una femminuccia, età non superiore ai 16 anni – ritenuta responsabile di rapina aggravata in concorso commessa nel dicembre 2012 ai danni delle poste di Melito. Magro il bottino, circa 2mila euro, ma eclatante l’azione. L’indagine, condotta anche con l’esame dei sistemi di videosorveglianza presenti in zona, ha consentito di individuare la responsabilità della donna, pregiudicata, unica dei quattro protagonisti del raid ad essere finora identificata. I militari dell’arma sono alla ricerca dei tre banditi che materialmente hanno effettuato la rapina. Mentre su di lei non ci sarebbero dubbi. I particolari sono ben evidenti dal filmato. La donna entra nelle poste con tre ragazzini, due dei quali – un maschio e una femmina – sono suoi figli. Per qualche minuto gironzola all’interno della filiale. Poi prende un modulo per un telegramma. Fa finta di leggere ma non compila nulla. Intanto continua a muoversi nell’ufficio fin quando non arrivano i tre banditi. G.P. quindi si avvicina alla porta, probabilmente dice qualcosa al bambino più piccolo che la apre spingendo il maniglione antipanico, in modo da lasciare entrare i malviventi armati fino ai denti. A questo punto è il panico. Uno dei balordi sferra un pugno al volto di una dipendente, gli altri cominciano a trafugare tutto il possibile, circa due mila euro. L’azione è fulminea. Pochi minuti poi la scena finale che ha aperto gli occhi agli investigatori dando modo di ricollegare tutti gli spostamenti delle persone coinvolte. A scappare dalle poste infatti non sono soltanto i banditi ma anche la mamma con i due figli e l’altro minore. Una fuga in simultanea, in gruppo, che non ha lasciato dubbi alle forze dell’ordine. L’assalto è stato pianificato da tutti, sia dai tre malviventi che dalla donna. I carabinieri hanno così cominciato ad indagare. Hanno individuato G.P. e scoperto che i suoi figli il giorno della rapina erano assenti da scuola. Poi le prove schiaccianti: il giubbotto fucsia e gli indumenti dei bambini trovati a casa dell’arrestata. Tutti elementi che hanno consentito ai militari di mettere i tasselli a posto. Ora i carabinieri sono sulle tracce dei tre banditi armati che hanno seminato il panico nell’ufficio postale e che potrebbero appartenere alla stessa famiglia. I bambini coinvolti per adesso sono ancora a casa, con il padre e la madre, ma non si esclude l’affidamento ai servizi sociali se dovesse emergere che in famiglia non c’è nessuno in grado di prendersene cura in modo adeguato. (Cristina Liguori – Il Mattino)