Napoli. Paziente morto al San Giovanni Bosco, avvisi di garanzia per i medici. Domani incarico ai periti per l’autopsia

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Napoli. Una morte sospetta, una notte di gelo trascorsa su una barella in ospedale accanto ad una finestra con il vetro rotto dalla quale entravano raffiche di vento e di pioggia sugli ammalati. Dopo l’esposto presentato dai parenti di Ernesto Biancolino, deceduto in una corsia del San Giovanni Bosco, era inevitabile che l’indagine cominciasse il suo corso e prendesse la piega che ha portato ieri la Procura della Repubblica di Napoli a identificare cinque persone – medici e paramedici – iscrivendo i loro nomi nel registro degli indagati. Scattano cinque informazioni di garanzia per quello che si prospetta come un nuovo, presunto caso di malasanità. Ma resta ancora tutta da scrivere la verità giudiziaria sul decesso del 35enne napoletano avvenuto 72 ore dopo il suo ricovero nel nosocomio cittadino. Ieri gli agenti della polizia giudiziaria hanno proceduto all’identificazione dei medici e paramedici nelle cui mani è passata la cartella clinica dello sfortunato paziente: si tratta di un chirurgo, di due rianimatori, di un internista e di un infermiere. Ufficialmente – stando alla versione fornita dalla direzione sanitaria del San Giovanni Bosco – Ernesto Biancolino sarebbe morto per le conseguenze di uno pneumotorace spontaneo, complicanza respiratoria legata ad una sindrome influenzale contratta nelle ore precedenti al ricovero. Di diverso avviso i familiari, i quali sostengono che a far precipitare le cose sarebbe stata la sistemazione provvisoria dell’ammalato su una barella, esposto alle intemperie del maltempo anche a causa della forte corrente determinata dal vetro rotto di una finestra. Tutto ha avuto inizio il 2 febbraio scorso, quando il 35enne si era sentito male. Le sue condizioni erano andate via via peggiorando, al punto da indurre i familiari a chiedere il ricovero in ospedale. Biancolino accusava dolori in tutto il corpo, e dopo una visita dal medico di base – che gli aveva diagnosticato l’ influenza con una leggera bronchite e prescritto alcuni farmaci – la scelta di recarsi al pronto soccorso. Qui i medici lo sottoposero ad una radiografia del torace e ad altri esami di laboratorio. Al termine i sanitari diagnosticarono una «lieve bronchite che non ha bisogno di ricovero». Sembrava, insomma, un caso ordinario di influenza e per questo Ernesto tornò a casa rincuorato e decise anche di uscire con gli amici. Poco dopo, però, si sentì nuovamente male, aveva un grosso affanno e per questo rientrò a casa. A quel punto si decise di allertare il 118 e i sanitari lo trasferirono ancora al San Giovanni Bosco. Dopo la sua morte il padre ha presentato una denuncia alla polizia nella quale precisa le circostanze in cui il figlio venne ricoverato su una barella e sotto una finestra rotta riparata solo da un cartone. «Ernesto – si legge nell’esposto – si era congelato tutto il lato destro, mentre l’aria condizionata invece di mandare aria calda mandava aria fredda». Come sempre avviene in questi casi gli avvisi di garanzia rappresentano un passaggio obbligato nel momento in cui viene avviata un’inchiesta e – giova ricordarlo – non costituiscono alcuna anticipazione di giudizio e tantomeno di colpevolezza nei confronti dei destinatari dei provvedimenti. In vista dell’autopsia disposta dalla magistratura le informazioni di garanzia sono infatti un atto dovuto e previsto dal codice. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino) 

Napoli. Una morte sospetta, una notte di gelo trascorsa su una barella in ospedale accanto ad una finestra con il vetro rotto dalla quale entravano raffiche di vento e di pioggia sugli ammalati. Dopo l’esposto presentato dai parenti di Ernesto Biancolino, deceduto in una corsia del San Giovanni Bosco, era inevitabile che l’indagine cominciasse il suo corso e prendesse la piega che ha portato ieri la Procura della Repubblica di Napoli a identificare cinque persone – medici e paramedici – iscrivendo i loro nomi nel registro degli indagati. Scattano cinque informazioni di garanzia per quello che si prospetta come un nuovo, presunto caso di malasanità. Ma resta ancora tutta da scrivere la verità giudiziaria sul decesso del 35enne napoletano avvenuto 72 ore dopo il suo ricovero nel nosocomio cittadino. Ieri gli agenti della polizia giudiziaria hanno proceduto all’identificazione dei medici e paramedici nelle cui mani è passata la cartella clinica dello sfortunato paziente: si tratta di un chirurgo, di due rianimatori, di un internista e di un infermiere. Ufficialmente – stando alla versione fornita dalla direzione sanitaria del San Giovanni Bosco – Ernesto Biancolino sarebbe morto per le conseguenze di uno pneumotorace spontaneo, complicanza respiratoria legata ad una sindrome influenzale contratta nelle ore precedenti al ricovero. Di diverso avviso i familiari, i quali sostengono che a far precipitare le cose sarebbe stata la sistemazione provvisoria dell'ammalato su una barella, esposto alle intemperie del maltempo anche a causa della forte corrente determinata dal vetro rotto di una finestra. Tutto ha avuto inizio il 2 febbraio scorso, quando il 35enne si era sentito male. Le sue condizioni erano andate via via peggiorando, al punto da indurre i familiari a chiedere il ricovero in ospedale. Biancolino accusava dolori in tutto il corpo, e dopo una visita dal medico di base – che gli aveva diagnosticato l’ influenza con una leggera bronchite e prescritto alcuni farmaci – la scelta di recarsi al pronto soccorso. Qui i medici lo sottoposero ad una radiografia del torace e ad altri esami di laboratorio. Al termine i sanitari diagnosticarono una «lieve bronchite che non ha bisogno di ricovero». Sembrava, insomma, un caso ordinario di influenza e per questo Ernesto tornò a casa rincuorato e decise anche di uscire con gli amici. Poco dopo, però, si sentì nuovamente male, aveva un grosso affanno e per questo rientrò a casa. A quel punto si decise di allertare il 118 e i sanitari lo trasferirono ancora al San Giovanni Bosco. Dopo la sua morte il padre ha presentato una denuncia alla polizia nella quale precisa le circostanze in cui il figlio venne ricoverato su una barella e sotto una finestra rotta riparata solo da un cartone. «Ernesto – si legge nell'esposto – si era congelato tutto il lato destro, mentre l’aria condizionata invece di mandare aria calda mandava aria fredda». Come sempre avviene in questi casi gli avvisi di garanzia rappresentano un passaggio obbligato nel momento in cui viene avviata un'inchiesta e – giova ricordarlo – non costituiscono alcuna anticipazione di giudizio e tantomeno di colpevolezza nei confronti dei destinatari dei provvedimenti. In vista dell'autopsia disposta dalla magistratura le informazioni di garanzia sono infatti un atto dovuto e previsto dal codice. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)