Higuain no-limits: «Lo scudetto? Mai mollare finché c’è una chance»

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C’è un silenzioso fermento dentro il Napoli. Maturano convinzioni, crescono certezze, mormorano le ambizioni: la squadra che cercava se stessa si è finalmente e definitivamente ritrovata, scoprendosi soda e forte proprio nei giorni in cui sembrava perdersi, lungo la crisi consumata prima a settembre e poi a novembre. E per capirlo basta sentire Gonzalo Higuain: «Finché siamo matematicamente in corsa per un traguardo non possiamo mollarlo. Abbiamo tre titoli in palio, non rinunciamo a nulla». Un cannibale, ecco. Al Pipita è bastato vincere sei delle ultime otto partite in campionato, conquistare la Supercoppa e ritrovarsi in semifinale di Coppa Italia per tornare a sentirsi grande. Gonzalo sa che molte incognite sono state risolte: non alza la voce, però si sente all’altezza di Roma e Juventus. Campionato, Europa League, Coppa Italia: perché scegliere? Perché porsi dei limiti? «Intanto oggi c’è l’Udinese. In realtà sappiamo che non sarà facile, l’obiettivo vero è vincere questa gara». Si mormora di una sorta di tentennamento di Benitez che oggi avrebbe quasi la voglia di schierare Duvan Zapata, cosa che quest’anno in serie A è capitata solo due volte (col Palermo e col Parma) per consentire al signor Stakanov Gonzalo di riposare un po’. Ipotesi che non convince soprattutto perché il Pipita è un cannibale che si nutre di gol e ora che fiuta la possibilità di conquistare il titolo di capocannoniere e di strapparlo a Tevez, eterno rivale anche nelle provenienza (Gonzalo è cresciuto nel River, Carlitos nel Boca), difficile che vada in panchina senza accusare mal di pancia. Vedremo. Le valutazioni sono legate alla condizione atletica: Higuain ha i mezzi per affrontare senza affanni la terza gara in sette giorni. E poi basta sentirlo parlare: non molla nulla. Figurarsi se si accontenta del secondo posto, se gli basta acciuffare la Roma per farlo sentire appagato. «Purtroppo paghiamo i tanti punti persi all’inizio, ma adesso che abbiamo preso il ritmo giusto non dobbiamo più fermarci. Dobbiamo continuare a vincere, contro l’Udinese non è il momento di rilassarsi». Né oggi né mai più, pare abbia voglia di dire Higuain. Discorso che vale anche per lui, sia chiaro: perché Gonzalo la via del gol l’ha ritrovata solo a partire dall’ottava giornata, dopo un digiuno lungo quasi due mesi. Dice ancora, nel corso di una intervista al programma Dribbling della Rai: «Difficile fare quello che ha fatto Maradona, ma se sono venuto qui è per fare la storia del Napoli, conquistare qualche titolo. Dobbiamo lottare fino alla fine per i titolo in gioco». Un vero leader, non c’è che dire. Ed era ora che Gonzalo parlasse così. L’argentino rappresenta un valore aggiunto che nessuna squadra può vantare, garantendo margini di miglioramento ancora inesplorati. Sa che Benitez è uno straordinario motivatore. In poche parole, il Napoli sta benone e procede diritto per la sua strada, convinto che sia quella giusta. Nel frattempo Higuain trova l’Udinese a cui non ha mai fatto gol nei tre incontri precedenti contro i friulani. O meglio, uno lo ha fatto: il rigore decisivo, quello del 7-6 nell’interminabile maratona notturna negli ottavi di Coppa Italia. Ma per le statistiche, quella non è una rete che si conteggia. Anche se ha un valore enorme. Racconta ancora: «L’Argentina mi manca, come penso che sia normale per uno straniero sentire la mancanza del posto dove è nato, dove è cresciuto, dove c’è la sua famiglia e i propri amici. Mia madre è pittrice, è brava: dovrebbe disegnare di più». Eppure un cruccio ce l’ha. Neppure tanto piccolo. «Sono orgoglioso come tutti che il Papa sia argentino. Vorrei dedicargli un gol, ma certo solo se lui lo volesse». (Pino Taormina – Il Mattino) 

C’è un silenzioso fermento dentro il Napoli. Maturano convinzioni, crescono certezze, mormorano le ambizioni: la squadra che cercava se stessa si è finalmente e definitivamente ritrovata, scoprendosi soda e forte proprio nei giorni in cui sembrava perdersi, lungo la crisi consumata prima a settembre e poi a novembre. E per capirlo basta sentire Gonzalo Higuain: «Finché siamo matematicamente in corsa per un traguardo non possiamo mollarlo. Abbiamo tre titoli in palio, non rinunciamo a nulla». Un cannibale, ecco. Al Pipita è bastato vincere sei delle ultime otto partite in campionato, conquistare la Supercoppa e ritrovarsi in semifinale di Coppa Italia per tornare a sentirsi grande. Gonzalo sa che molte incognite sono state risolte: non alza la voce, però si sente all’altezza di Roma e Juventus. Campionato, Europa League, Coppa Italia: perché scegliere? Perché porsi dei limiti? «Intanto oggi c’è l’Udinese. In realtà sappiamo che non sarà facile, l’obiettivo vero è vincere questa gara». Si mormora di una sorta di tentennamento di Benitez che oggi avrebbe quasi la voglia di schierare Duvan Zapata, cosa che quest’anno in serie A è capitata solo due volte (col Palermo e col Parma) per consentire al signor Stakanov Gonzalo di riposare un po’. Ipotesi che non convince soprattutto perché il Pipita è un cannibale che si nutre di gol e ora che fiuta la possibilità di conquistare il titolo di capocannoniere e di strapparlo a Tevez, eterno rivale anche nelle provenienza (Gonzalo è cresciuto nel River, Carlitos nel Boca), difficile che vada in panchina senza accusare mal di pancia. Vedremo. Le valutazioni sono legate alla condizione atletica: Higuain ha i mezzi per affrontare senza affanni la terza gara in sette giorni. E poi basta sentirlo parlare: non molla nulla. Figurarsi se si accontenta del secondo posto, se gli basta acciuffare la Roma per farlo sentire appagato. «Purtroppo paghiamo i tanti punti persi all’inizio, ma adesso che abbiamo preso il ritmo giusto non dobbiamo più fermarci. Dobbiamo continuare a vincere, contro l’Udinese non è il momento di rilassarsi». Né oggi né mai più, pare abbia voglia di dire Higuain. Discorso che vale anche per lui, sia chiaro: perché Gonzalo la via del gol l’ha ritrovata solo a partire dall’ottava giornata, dopo un digiuno lungo quasi due mesi. Dice ancora, nel corso di una intervista al programma Dribbling della Rai: «Difficile fare quello che ha fatto Maradona, ma se sono venuto qui è per fare la storia del Napoli, conquistare qualche titolo. Dobbiamo lottare fino alla fine per i titolo in gioco». Un vero leader, non c’è che dire. Ed era ora che Gonzalo parlasse così. L’argentino rappresenta un valore aggiunto che nessuna squadra può vantare, garantendo margini di miglioramento ancora inesplorati. Sa che Benitez è uno straordinario motivatore. In poche parole, il Napoli sta benone e procede diritto per la sua strada, convinto che sia quella giusta. Nel frattempo Higuain trova l’Udinese a cui non ha mai fatto gol nei tre incontri precedenti contro i friulani. O meglio, uno lo ha fatto: il rigore decisivo, quello del 7-6 nell’interminabile maratona notturna negli ottavi di Coppa Italia. Ma per le statistiche, quella non è una rete che si conteggia. Anche se ha un valore enorme. Racconta ancora: «L’Argentina mi manca, come penso che sia normale per uno straniero sentire la mancanza del posto dove è nato, dove è cresciuto, dove c’è la sua famiglia e i propri amici. Mia madre è pittrice, è brava: dovrebbe disegnare di più». Eppure un cruccio ce l’ha. Neppure tanto piccolo. «Sono orgoglioso come tutti che il Papa sia argentino. Vorrei dedicargli un gol, ma certo solo se lui lo volesse». (Pino Taormina – Il Mattino)