Piano di Sorrento. Al processo a carico di 8 dipendenti comunali, imputato discriminato perché non vedente

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Piano di Sorrento. Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge? O tutti i cittadini vedenti sono uguali davanti alla legge? La domanda può sembrare una provocazione, ma è un quesito assai delicato sul quale ora i giudici della prima sezione del Tribunale di Torre Annunziata dovranno decidere se rinviare la palla alla Corte Costituzionale. Interrogativo nel quale si intrecciano principi fondamentali come l’eguaglianza, il diritto alla difesa e la tutela dei diversamente abili. Il rischio di una discriminazione nelle aule di giustizia è dietro l’angolo perché mai come stavolta in un aspetto tecnico e formale del diritto c’è la vita concreta che palpita. Il caso emerso ieri nell’aula “Nitrato Izzo” al primo piano del tribunale oplontino potrebbe fare scuola. Per ora, più prosaicamente, la domanda ha bloccato il processo a carico di otto dipendenti del Comune di Piano di Sorrento accusati di truffa ai danni dello Stato perché si sarebbero indebitamente assentati dal posto di lavoro, con troppe pause caffè e troppo lunghe. Tra di loro c’è Rosario De Luca. «Affetto da cecità assoluta», ha sottolineato il suo difensore, l’avvocato Gianluca Fava del foro di Napoli (anch’egli non vedente), che ha posto la questione su cui potrebbero esprimersi i giudici costituzionali. Quale? La nullità del decreto che dispone il giudizio perché non scritto in braille. «A un imputato non vedente – ha sottolineato l’avvocato Fava – le notifiche degli atti processuali dovrebbero essere fatte in braille. Il nostro ordinamento prevede che la difesa è personale. Ognuno deve essere messo in condizioni di poter conoscere tutti gli atti processuali che lo riguardano. Anche le persone non vedenti». Il braille, com’è noto, è la “lingua” scritta delle persone non vedenti. Ed è proprio facendo riferimento alla lingua che l’avvocato Fava ha fatto l’esempio che evidenzia quella che, a prima vista, appare come una mancanza del nostro ordinamento. «Per gli imputati stranieri – ha sottolineato – è prevista la traduzione degli atti nella loro lingua o in una lingua più nota dell’italiano, come ad esempio l’inglese. Garanzie sono previste anche per le minoranze linguistiche. Per un principio di parità nel trattamento e di garanzia del diritto della difesa delle persone non vedenti lo stesso discorso dovrebbe valere per i non vedenti con il braille. L’articolo 3 della Costituzione che sancisce la parità dei cittadini vale solo per i vedenti?». Domanda spiazzante. Nonostante abbia ricevuto l’assenso di tutte le parti: i difensori degli altri imputati si sono associati all’eccezione sollevata da Faca, con l’avvocato Catello Vitiello che ha sottolineato come il diritto materiale e quello sostanziale debbano andare sempre a braccetto. Anche il pm Barbara Aprea ha fatto sua la richiesta, dopo avere verificato che la cecità dell’imputato era emersa in atti precedenti alla prima udienza del processo, come le relate delle notifiche sulle quali la polizia giudiziaria aveva annotato la disabilità di De Luca. I giudici della prima sezione penale (presidente Ciollaro, a latere Della Ragione e Cozzitorto) non hanno trovato nell’ordinamento una norma, o un combinato disposto di norme, che desse ragione all’eccezione sollevata da Fava e l’hanno rigettata. Dal canto suo, l’avvocato ha sollevato la questione di illegittimità costituzionale dell’articolo 429 del codice di procedura penale, che indica le caratteristiche del decreto di rinvio a giudizio. I giudici si sono presi tempo per valutare se la richiesta è manifestamente fondata e può essere, dunque, inviata alla Corte Costituzionale. Processo rinviato a fine marzo, quando il collegio scioglierà il nodo in cui si intrecciano diritti fondamentali e rischi di discriminazione. (Alessandra Staiano – Metropolis)

Piano di Sorrento. Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge? O tutti i cittadini vedenti sono uguali davanti alla legge? La domanda può sembrare una provocazione, ma è un quesito assai delicato sul quale ora i giudici della prima sezione del Tribunale di Torre Annunziata dovranno decidere se rinviare la palla alla Corte Costituzionale. Interrogativo nel quale si intrecciano principi fondamentali come l’eguaglianza, il diritto alla difesa e la tutela dei diversamente abili. Il rischio di una discriminazione nelle aule di giustizia è dietro l’angolo perché mai come stavolta in un aspetto tecnico e formale del diritto c’è la vita concreta che palpita. Il caso emerso ieri nell’aula “Nitrato Izzo” al primo piano del tribunale oplontino potrebbe fare scuola. Per ora, più prosaicamente, la domanda ha bloccato il processo a carico di otto dipendenti del Comune di Piano di Sorrento accusati di truffa ai danni dello Stato perché si sarebbero indebitamente assentati dal posto di lavoro, con troppe pause caffè e troppo lunghe. Tra di loro c’è Rosario De Luca. «Affetto da cecità assoluta», ha sottolineato il suo difensore, l’avvocato Gianluca Fava del foro di Napoli (anch’egli non vedente), che ha posto la questione su cui potrebbero esprimersi i giudici costituzionali. Quale? La nullità del decreto che dispone il giudizio perché non scritto in braille. «A un imputato non vedente – ha sottolineato l’avvocato Fava – le notifiche degli atti processuali dovrebbero essere fatte in braille. Il nostro ordinamento prevede che la difesa è personale. Ognuno deve essere messo in condizioni di poter conoscere tutti gli atti processuali che lo riguardano. Anche le persone non vedenti». Il braille, com’è noto, è la “lingua” scritta delle persone non vedenti. Ed è proprio facendo riferimento alla lingua che l’avvocato Fava ha fatto l’esempio che evidenzia quella che, a prima vista, appare come una mancanza del nostro ordinamento. «Per gli imputati stranieri – ha sottolineato – è prevista la traduzione degli atti nella loro lingua o in una lingua più nota dell’italiano, come ad esempio l’inglese. Garanzie sono previste anche per le minoranze linguistiche. Per un principio di parità nel trattamento e di garanzia del diritto della difesa delle persone non vedenti lo stesso discorso dovrebbe valere per i non vedenti con il braille. L’articolo 3 della Costituzione che sancisce la parità dei cittadini vale solo per i vedenti?». Domanda spiazzante. Nonostante abbia ricevuto l’assenso di tutte le parti: i difensori degli altri imputati si sono associati all’eccezione sollevata da Faca, con l’avvocato Catello Vitiello che ha sottolineato come il diritto materiale e quello sostanziale debbano andare sempre a braccetto. Anche il pm Barbara Aprea ha fatto sua la richiesta, dopo avere verificato che la cecità dell’imputato era emersa in atti precedenti alla prima udienza del processo, come le relate delle notifiche sulle quali la polizia giudiziaria aveva annotato la disabilità di De Luca. I giudici della prima sezione penale (presidente Ciollaro, a latere Della Ragione e Cozzitorto) non hanno trovato nell’ordinamento una norma, o un combinato disposto di norme, che desse ragione all’eccezione sollevata da Fava e l’hanno rigettata. Dal canto suo, l’avvocato ha sollevato la questione di illegittimità costituzionale dell’articolo 429 del codice di procedura penale, che indica le caratteristiche del decreto di rinvio a giudizio. I giudici si sono presi tempo per valutare se la richiesta è manifestamente fondata e può essere, dunque, inviata alla Corte Costituzionale. Processo rinviato a fine marzo, quando il collegio scioglierà il nodo in cui si intrecciano diritti fondamentali e rischi di discriminazione. (Alessandra Staiano – Metropolis)

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