Napoli. Rissa al concorso dei vigili. La sceneggiata dei caschi bianchi: «I pugni? Sono scivolato, non ricordo»

0

Napoli. «Perché mi sono alzato? Dovevo andare in bagno, dovevo fare pipì»; «Io sono scivolato ma non ho visto nulla e non ho fatto nulla». Nella sostanza c’è la negazione del fatto in quanto tale: non c’è stata la rissa nonostante il referto di un loro collega colpito alle parti basse da un calcio racconti una storia completamente diversa. Dunque, premesso che la presunzione di innocenza vale per tutti e a maggior ragione ognuno decide come meglio difendersi, ma è possibile raccontare innanzi alla commissione disciplina del Comune che quella rissa al concorso per l’avanzamento di grado dei vigili urbani non c’è mai stata? Che la sospensione del concorso «è una palla», che i 25 denunciati per la scazzottata tra caschi bianchi non sia mai esistita? A vergogna si aggiunge vergogna, così quello che è passato alla storia come il giorno più nero della Polizia municipale napoletana, il 2 dicembre dell’anno scorso, nei verbali di interrogatorio della commissione disciplina del Comune diventa una sceneggiata della peggiore risma. Verbali, sia ben chiaro, chiusi a doppia mandata in un armadietto-cassaforte in un ufficio posto nelle segrete del Palazzone di Piazza Municipio, tuttavia a San Giacomo anche le mura hanno occhi e orecchie e allora altre chicche sulla difesa dei 25 vengono fuori con dovizia di particolari. La gran parte hanno accampato come scusa per essere fuori dai banchi e non intenti a compilare le risposte ai quiz la necessità impellente di intercettare un bagno. Loro quei tafferugli non li hanno visti e dunque nemmeno partecipato. Altri si sono sentiti male per lo stress accumulato dalla prova – così hanno riferito e così è stato messo a verbale – e dunque avevano la necessità di alzarsi e stare in piedi durante le prove perché girava loro la testa. C’è stato, poi, chi ha dichiarato che si è trovato nel bel mezzo del parapiglia perché è scivolato suo malgrado, non perché partecipava alla rissa. Sembrano le risposte che i bambini danno quando sono stati colti in flagrante dalla loro maestra mentre fanno una marachella, invece sono dichiarazioni di vigili urbani che hanno partecipato a un concorso per l’avanzamento di grado, le cosiddette progressioni verticali. Concorso finito a spintoni, urla, malori e proteste al primo giorno dei test che si svolse al centro polifunzionale in via Adriano nel quartiere Soccavo. La prova era finalizzata alla selezione del personale da promuovere al grado di tenente, 500 i caschi bianchi presenti, eppure sembra che quella rissa non ci sia stata e che il Comando sia impazzito ad avere sospeso la prova dei test. «Ho visto che c’era trambusto e mi sono alzato poi non ho notato nulla di particolare» ha dichiarato un altro dei 25 il cui destino non sarà scritto – per ora – dalla commissione disciplina di Palazzo San Giacomo, ma da un tribunale dove si terrà il processo. A quel punto a sentenza arrivata e in caso fosse avversa, Palazzo San Giacomo potrebbe applicare le sue sanzioni che vanno dal licenziamento all’ammenda o a una sospensione a tempo determinato. La sensazione è che ci vorranno molti mesi ancora per istruire il processo e di questa storia se ne perderà traccia anche perché tendenzialmente il Comune non licenzia ma propende alla sanzione, all’ammonimento. Sullo sfondo resta innegabile la brutta figura di un Corpo, quello dei vigili urbani, già al centro di tanti altri scandali come quello dei permessi a Capodanno e a Natale che fa male anche all’immagine della città. (Luigi Roano – Il Mattino)

Napoli. «Perché mi sono alzato? Dovevo andare in bagno, dovevo fare pipì»; «Io sono scivolato ma non ho visto nulla e non ho fatto nulla». Nella sostanza c’è la negazione del fatto in quanto tale: non c’è stata la rissa nonostante il referto di un loro collega colpito alle parti basse da un calcio racconti una storia completamente diversa. Dunque, premesso che la presunzione di innocenza vale per tutti e a maggior ragione ognuno decide come meglio difendersi, ma è possibile raccontare innanzi alla commissione disciplina del Comune che quella rissa al concorso per l’avanzamento di grado dei vigili urbani non c’è mai stata? Che la sospensione del concorso «è una palla», che i 25 denunciati per la scazzottata tra caschi bianchi non sia mai esistita? A vergogna si aggiunge vergogna, così quello che è passato alla storia come il giorno più nero della Polizia municipale napoletana, il 2 dicembre dell’anno scorso, nei verbali di interrogatorio della commissione disciplina del Comune diventa una sceneggiata della peggiore risma. Verbali, sia ben chiaro, chiusi a doppia mandata in un armadietto-cassaforte in un ufficio posto nelle segrete del Palazzone di Piazza Municipio, tuttavia a San Giacomo anche le mura hanno occhi e orecchie e allora altre chicche sulla difesa dei 25 vengono fuori con dovizia di particolari. La gran parte hanno accampato come scusa per essere fuori dai banchi e non intenti a compilare le risposte ai quiz la necessità impellente di intercettare un bagno. Loro quei tafferugli non li hanno visti e dunque nemmeno partecipato. Altri si sono sentiti male per lo stress accumulato dalla prova – così hanno riferito e così è stato messo a verbale – e dunque avevano la necessità di alzarsi e stare in piedi durante le prove perché girava loro la testa. C’è stato, poi, chi ha dichiarato che si è trovato nel bel mezzo del parapiglia perché è scivolato suo malgrado, non perché partecipava alla rissa. Sembrano le risposte che i bambini danno quando sono stati colti in flagrante dalla loro maestra mentre fanno una marachella, invece sono dichiarazioni di vigili urbani che hanno partecipato a un concorso per l’avanzamento di grado, le cosiddette progressioni verticali. Concorso finito a spintoni, urla, malori e proteste al primo giorno dei test che si svolse al centro polifunzionale in via Adriano nel quartiere Soccavo. La prova era finalizzata alla selezione del personale da promuovere al grado di tenente, 500 i caschi bianchi presenti, eppure sembra che quella rissa non ci sia stata e che il Comando sia impazzito ad avere sospeso la prova dei test. «Ho visto che c’era trambusto e mi sono alzato poi non ho notato nulla di particolare» ha dichiarato un altro dei 25 il cui destino non sarà scritto – per ora – dalla commissione disciplina di Palazzo San Giacomo, ma da un tribunale dove si terrà il processo. A quel punto a sentenza arrivata e in caso fosse avversa, Palazzo San Giacomo potrebbe applicare le sue sanzioni che vanno dal licenziamento all’ammenda o a una sospensione a tempo determinato. La sensazione è che ci vorranno molti mesi ancora per istruire il processo e di questa storia se ne perderà traccia anche perché tendenzialmente il Comune non licenzia ma propende alla sanzione, all’ammonimento. Sullo sfondo resta innegabile la brutta figura di un Corpo, quello dei vigili urbani, già al centro di tanti altri scandali come quello dei permessi a Capodanno e a Natale che fa male anche all’immagine della città. (Luigi Roano – Il Mattino)