Achille Quadrini: la sperimentazione dell’anima.

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Articolo di Daniele Gogliettino – Achille Quadrini: la sperimentazione dell’anima.

 

Ho avuto il piacere di conoscere Achille Quadrini alla mostra conclusiva della VI Edizione del Workshop Internazionale di Pittura “Percezioni”, che si è inaugurata il 13 giugno a Vico del Gargano in Puglia. Uomo discreto e riservato, ma allo stesso tempo cordiale e cortese, vestito in giacca scura e camicia, con l’immancabile cappello; non era nuovo alla manifestazione, avendo già preso parte ad alcune edizioni precedenti. Dopo i saluti di cortesia e lo scambio di qualche battuta, scopro in lui una personalità schietta e sincera, capace di ironizzare non soltanto sul Mondo ma anche sulla propria arte. Nato a Frosinone, città alla quale è legato da un amore profondo, Quadrini è pittore e scultore, inoltre si interessa di fotografia e di restauro, rivelando un carattere artistico eclettico e variegato.
Il suo curriculum vanta la presenza a molteplici manifestazioni sia nazionali che internazionali, nonché un gran numero di riconoscimenti. Solo per citarne alcuni: la Medaglia del Senato della Repubblica per la sua partecipazione al Premio Internazionale d’Arte “San Crispino” (Marche), la nomina a Maestro del Giglio Aureo al Museo Bellini di Firenze, la Targa ad honorem conferitagli come “Personalità Artistica Europea” a Bruxelles, e ancora il trofeo ricevuto dalla città di Porto Sant’Elpido per meriti artistici. Ha esposto in Vaticano, a Praga, a Mondra (Bratislava), al Cairo, nella Repubblica Ceca, a Roma, a Mantova, a Napoli, a Capri, solo per citare alcuni dei luoghi dov’è stato accolto, senza tralasciare le numerose mostre nella sua Frosinone. Vogliamo segnalare, in particolare, la personale tenutasi a Napoli presso l’Istituto Bianchi, nel maggio del 2007, dal titolo “Ambienti”, curata dal critico Maurizio Vitiello, per l’organizzazione interna, che ha saputo accostare “paesaggi di forte sapore mediterraneo, sagaci e spericolate visioni d’insieme, scenografie pulite da assillanti e assillate metropoli” , così come lo stesso Vitiello rende esplicito.
Una parte considerevole della produzione del nostro artista riguarda, appunto, opere a carattere pittorico, che dal paesaggismo spaziano fino al figurativo. Le ambientazione ricalcano contorni scarni ed essenziali, dal duro taglio geometrico, e sfruttano delle pennellate dai forti contrasti cromatici che delineano con precisione i soggetti rappresentati. Emblematico in questo senso è il dipinto Convivenze [fig. 1], nel quale è raffigurata l’opposizione tra lo skyline dagli angoli spigolosi di una moderna metropoli e la fisionomia di un paese dell’entroterra appenninico, con tante piccole abitazioni dai tetti rossi addossate sotto un cielo dall’azzurro intenso. Passato e presente convivono, ma il confine tra i due sistemi è netto e quello che ne scaturisce è un conflitto visivo, sintomo di una disuguaglianza intrinseca di valori.
Possiamo, ancora, vedere ambientazioni mitteleuropee, sulle quali spiccano pericolose centrali nucleari o enormi spazi occupati da agglomerati di edifici moderni, diversificati dall’uso di un colore che serve a contraddistinguere i vari quartieri. In Spazi interminabili [fig. 2] alcune città, dai profili anonimi, si innalzano in una conurbazione che si perde nelle tinte scure, quasi bituminose, del paesaggio circostante. La visione sconfina nell’immaginario, come in un sogno, e comunica, nella sua precisione geometrica, emozioni forti e tangibili di una disumanizzazione ormai palese che a stento, noi cittadini assuefatti a ciò, riusciamo a percepire. In altri termini, scorgiamo i riflessi del nostro agire quotidiano, di una società caratterizzata da forti contraddizioni e da una precarietà diffusa. Abbiamo, quindi, una doppia lettura delle opere: l’aspetto oggettivo e geograficamente determinato, quello dei profili delle grandi metropoli, che si scontra con la coscienza dell’artista, il quale osserva, scompone e poi ricrea la visione secondo un proprio e originale sentire interiore.
Con uno sguardo simile, intento a voler analizzare le mutevoli facce con le quali la realtà si disvela a noi, questi paesaggi contrastano con quelli dal carattere mediterraneo, dove ampi sprazzi di pennellate verdi e ocra lasciano posto a un azzurro intenso. Osserviamo, in tele come Bella vista [fig.3], scenari più morbidi e gradevoli, dai colori pastello, piccoli paesi poggiati su declivi che scendono veloci sul mare. Un non lontano passato sembra balenare alla memoria dell’artista per ricreare immagini, che per quanto piacevoli, si scontrano col vissuto quotidiano e diventano portatrici di una sensazione temporale differente e più umana. Quadrini sembra contrapporsi al degrado attuale e ci spinge a voltarci altrove, verso luoghi dove per secoli i valori essenziali della vita sono stati diversi, più sereni e rassicuranti, plasmati a contatto diretto con la natura. Ma tali sensazioni sono lontane, confinate in una memoria storica comune, in un luogo che sembra ormai irraggiungibile.
L’arte di Quadrini è un’intuizione in movimento, che nasce dalla volontà non solo di esplorare il Mondo, ma anche le profondità dell’animo umano, che si manifesta nella creazione di quelle che potremmo definire pitture-oggetto. Nella sperimentazione dei materia più disparati, egli è alla ricerca di una forma che, nelle sue molteplici possibilità, sappia accogliere quell’intima osservazione in tutta la sua corporeità e concretezza. Così l’artista, guardandosi intorno, utilizza oggetti del vivere quotidiano: fil di ferro, lamiere, plastiche, mollette, tavole, tele, bulloni, tappi di bottiglia dorati o argentati, colori e colle, che combina con energia e passione, in modo da creare un dialogo, a volte celato, tra gli elementi più disparati.
Se da un lato assistiamo a una manualità capace di dare vita a costruzioni più o meno complesse, dall’altro prendiamo atto di un’esperienza artistica che potremmo definire “ludica”, in senso di un approccio spontaneo e istintivo. In questo modo i suoi lavori sprigionano una grande sinergia visiva in strutture che hanno un solido impianto geometrico. Primo esempio è l’opera Gratta-cielo [fig. 4] dove, su uno sfondo nero, con spiccato sarcasmo e ironia, Quadrini applica una serie di grattugie disposte in modo da raffigurare le sagome dei grattacieli di una città contemporanea; o, ancora, in Profili sintetici [fig. 5] utilizza piccoli tasselli quadrati di vari colori, accostati come in un moderno mosaico, per darci la fisionomia di una metropoli. Lo sfondo, nuovamente nero, vuole comunicare l’indifferenza verso tutto ciò che “non è utile” all’uomo, in quanto non prodotto dal suo ingegno, e quindi destinato all’annichilimento perché considerato superfluo. Così questo colore diventa il sintomo del malessere attuale, che contrasta con le “vitalità dinamiche”  dalle tinte luminose delle costruzioni urbane. Un misurato equilibrio visivo trascende da ogni giudizio etico e ci colloca in un futuro ormai prossimo, dove l’essenziale avrà un significato diverso e il bello differenti criteri di valutazione.
Canale principale della comunicazione tra arte e vita diventa, pertanto, la fervida immaginazione di Quadrini, che sa cogliere nuovi stimoli d’ispirazione sia dalla storia dell’arte, lui che è autodidatta, sia dalla quotidianità. I vari oggetti utilizzati, oltre a recare i segni del proprio passato, sono portatori della realtà tecnologica che li ha prodotti. Collocati secondo accostamenti cromatici su tele, hanno nuova vita in contrapposizione al loro precedente uso consumistico. A guidare questo percorso c’è la memoria dell’artista, un’immagine che viene a configurarsi seguendo un suo impulso interiore. Come scrive Elisa Quadrini: “Assembla il ferro, il legno, oggetti vari, per rimodellarli e recuperarne i depositi della coscienza umana rimasti indifferenti alla realtà oggettiva” . In Energia vitale [fig. 6] vediamo applicati su una tela dipinta a fasce cromatiche orizzontali, che variano dal blu scuro a quello più chiaro, completate in alto da un grande semicerchio giallo, una serie di tappi di vari colori. Attraverso l’uso del metallo, il nostro artista modella le forme conferendo all’opera la sensazione di un enorme sole, che con i suo raggi lambisce un mare mosso dalle onde e illumina con immensa energia l’ambiente circostante.
Scopriamo ancora, attraverso i numerosi cataloghi d’arte che recano opere di Quadrini, che dall’astrattismo, come nel caso del dipinto Allegro [fig. 7], dove una serie di piccoli e variegati quadrilateri dai differenti colori si perdono nell’azzurro dello sfondo, ci conduce verso una figuratività essenziale, caratterizzata da uomini, donne, ragazzi, bambini collocati in spazi di vita moderni. In una tela di piccole dimensioni dal titolo Convivere [fig. 8] raffigura un bambino poggiato con un braccio su una bombola del gas. L’artista frusinate si mette alla prova anche con opere dal carattere sacro, come le bellissime Madonne con bambino rappresentate in Celeste Madre [fig. 9], e con sculture che utilizzano i materiali più vari ma che vogliono trasmettere richiami ancestrali, figure che hanno origine in epoche lontane, agli albori delle società; si veda Inno alla vita [fig. 10], appartenente a un ciclo sull’omonimo tema.
L’uso dei materiali più disparati e le raffigurazioni a olio o ad acrilico portano l’artista a riscoprire i valori essenziali, a volersi riappropriare della vita in quanto natura e storia, in una relazione stretta con gli oggetti scelti e le linee rappresentate. Ravvisiamo una preferenza a una logica matematica che predilige forme geometriche regolari; numerosi sono, infatti, i triangoli, i quadrati e le sagome sferiche. È proprio il contenitore che diventa tramite per raggiungere l’essenziale, così come le tecniche adoperate sono in rapporto osmotico con gli stati d’animo dell’artista, diventando, di volta in volta, la traduzione visibile di percezioni ed emozioni. Scomporre la materia, cercare l’intuizione negli oggetti non destinati all’arte significa dare forma a nuovi sentimenti, significa camminare in equilibrio tra quello che era e quello che potrebbe essere, significa credere con forza nella vita e nell’immaginazione andando oltre la freddezza degli oggetti che ci circondano, superando la loro dimensionalità che è, in fondo, anche la nostra

1 – http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=42122
11 – “Vitalità dinamiche” è il titolo di una mostra di Achille Quadrini tenutasi al Melarancio di Roma tra il 2 dicembre 2011 e il 31 gennaio 2012, curata da Maurizio Vitiello.
111 – http://www.achillequadrini.it/homepage.aspx

Articolo di Daniele Gogliettino – Achille Quadrini: la sperimentazione dell’anima.

 

Ho avuto il piacere di conoscere Achille Quadrini alla mostra conclusiva della VI Edizione del Workshop Internazionale di Pittura “Percezioni”, che si è inaugurata il 13 giugno a Vico del Gargano in Puglia. Uomo discreto e riservato, ma allo stesso tempo cordiale e cortese, vestito in giacca scura e camicia, con l’immancabile cappello; non era nuovo alla manifestazione, avendo già preso parte ad alcune edizioni precedenti. Dopo i saluti di cortesia e lo scambio di qualche battuta, scopro in lui una personalità schietta e sincera, capace di ironizzare non soltanto sul Mondo ma anche sulla propria arte. Nato a Frosinone, città alla quale è legato da un amore profondo, Quadrini è pittore e scultore, inoltre si interessa di fotografia e di restauro, rivelando un carattere artistico eclettico e variegato.
Il suo curriculum vanta la presenza a molteplici manifestazioni sia nazionali che internazionali, nonché un gran numero di riconoscimenti. Solo per citarne alcuni: la Medaglia del Senato della Repubblica per la sua partecipazione al Premio Internazionale d’Arte “San Crispino” (Marche), la nomina a Maestro del Giglio Aureo al Museo Bellini di Firenze, la Targa ad honorem conferitagli come “Personalità Artistica Europea” a Bruxelles, e ancora il trofeo ricevuto dalla città di Porto Sant’Elpido per meriti artistici. Ha esposto in Vaticano, a Praga, a Mondra (Bratislava), al Cairo, nella Repubblica Ceca, a Roma, a Mantova, a Napoli, a Capri, solo per citare alcuni dei luoghi dov’è stato accolto, senza tralasciare le numerose mostre nella sua Frosinone. Vogliamo segnalare, in particolare, la personale tenutasi a Napoli presso l’Istituto Bianchi, nel maggio del 2007, dal titolo “Ambienti”, curata dal critico Maurizio Vitiello, per l’organizzazione interna, che ha saputo accostare “paesaggi di forte sapore mediterraneo, sagaci e spericolate visioni d’insieme, scenografie pulite da assillanti e assillate metropoli” , così come lo stesso Vitiello rende esplicito.
Una parte considerevole della produzione del nostro artista riguarda, appunto, opere a carattere pittorico, che dal paesaggismo spaziano fino al figurativo. Le ambientazione ricalcano contorni scarni ed essenziali, dal duro taglio geometrico, e sfruttano delle pennellate dai forti contrasti cromatici che delineano con precisione i soggetti rappresentati. Emblematico in questo senso è il dipinto Convivenze [fig. 1], nel quale è raffigurata l’opposizione tra lo skyline dagli angoli spigolosi di una moderna metropoli e la fisionomia di un paese dell’entroterra appenninico, con tante piccole abitazioni dai tetti rossi addossate sotto un cielo dall’azzurro intenso. Passato e presente convivono, ma il confine tra i due sistemi è netto e quello che ne scaturisce è un conflitto visivo, sintomo di una disuguaglianza intrinseca di valori.
Possiamo, ancora, vedere ambientazioni mitteleuropee, sulle quali spiccano pericolose centrali nucleari o enormi spazi occupati da agglomerati di edifici moderni, diversificati dall’uso di un colore che serve a contraddistinguere i vari quartieri. In Spazi interminabili [fig. 2] alcune città, dai profili anonimi, si innalzano in una conurbazione che si perde nelle tinte scure, quasi bituminose, del paesaggio circostante. La visione sconfina nell’immaginario, come in un sogno, e comunica, nella sua precisione geometrica, emozioni forti e tangibili di una disumanizzazione ormai palese che a stento, noi cittadini assuefatti a ciò, riusciamo a percepire. In altri termini, scorgiamo i riflessi del nostro agire quotidiano, di una società caratterizzata da forti contraddizioni e da una precarietà diffusa. Abbiamo, quindi, una doppia lettura delle opere: l’aspetto oggettivo e geograficamente determinato, quello dei profili delle grandi metropoli, che si scontra con la coscienza dell’artista, il quale osserva, scompone e poi ricrea la visione secondo un proprio e originale sentire interiore.
Con uno sguardo simile, intento a voler analizzare le mutevoli facce con le quali la realtà si disvela a noi, questi paesaggi contrastano con quelli dal carattere mediterraneo, dove ampi sprazzi di pennellate verdi e ocra lasciano posto a un azzurro intenso. Osserviamo, in tele come Bella vista [fig.3], scenari più morbidi e gradevoli, dai colori pastello, piccoli paesi poggiati su declivi che scendono veloci sul mare. Un non lontano passato sembra balenare alla memoria dell’artista per ricreare immagini, che per quanto piacevoli, si scontrano col vissuto quotidiano e diventano portatrici di una sensazione temporale differente e più umana. Quadrini sembra contrapporsi al degrado attuale e ci spinge a voltarci altrove, verso luoghi dove per secoli i valori essenziali della vita sono stati diversi, più sereni e rassicuranti, plasmati a contatto diretto con la natura. Ma tali sensazioni sono lontane, confinate in una memoria storica comune, in un luogo che sembra ormai irraggiungibile.
L’arte di Quadrini è un’intuizione in movimento, che nasce dalla volontà non solo di esplorare il Mondo, ma anche le profondità dell’animo umano, che si manifesta nella creazione di quelle che potremmo definire pitture-oggetto. Nella sperimentazione dei materia più disparati, egli è alla ricerca di una forma che, nelle sue molteplici possibilità, sappia accogliere quell’intima osservazione in tutta la sua corporeità e concretezza. Così l’artista, guardandosi intorno, utilizza oggetti del vivere quotidiano: fil di ferro, lamiere, plastiche, mollette, tavole, tele, bulloni, tappi di bottiglia dorati o argentati, colori e colle, che combina con energia e passione, in modo da creare un dialogo, a volte celato, tra gli elementi più disparati.
Se da un lato assistiamo a una manualità capace di dare vita a costruzioni più o meno complesse, dall’altro prendiamo atto di un’esperienza artistica che potremmo definire “ludica”, in senso di un approccio spontaneo e istintivo. In questo modo i suoi lavori sprigionano una grande sinergia visiva in strutture che hanno un solido impianto geometrico. Primo esempio è l’opera Gratta-cielo [fig. 4] dove, su uno sfondo nero, con spiccato sarcasmo e ironia, Quadrini applica una serie di grattugie disposte in modo da raffigurare le sagome dei grattacieli di una città contemporanea; o, ancora, in Profili sintetici [fig. 5] utilizza piccoli tasselli quadrati di vari colori, accostati come in un moderno mosaico, per darci la fisionomia di una metropoli. Lo sfondo, nuovamente nero, vuole comunicare l’indifferenza verso tutto ciò che “non è utile” all’uomo, in quanto non prodotto dal suo ingegno, e quindi destinato all’annichilimento perché considerato superfluo. Così questo colore diventa il sintomo del malessere attuale, che contrasta con le “vitalità dinamiche”  dalle tinte luminose delle costruzioni urbane. Un misurato equilibrio visivo trascende da ogni giudizio etico e ci colloca in un futuro ormai prossimo, dove l’essenziale avrà un significato diverso e il bello differenti criteri di valutazione.
Canale principale della comunicazione tra arte e vita diventa, pertanto, la fervida immaginazione di Quadrini, che sa cogliere nuovi stimoli d’ispirazione sia dalla storia dell’arte, lui che è autodidatta, sia dalla quotidianità. I vari oggetti utilizzati, oltre a recare i segni del proprio passato, sono portatori della realtà tecnologica che li ha prodotti. Collocati secondo accostamenti cromatici su tele, hanno nuova vita in contrapposizione al loro precedente uso consumistico. A guidare questo percorso c’è la memoria dell’artista, un’immagine che viene a configurarsi seguendo un suo impulso interiore. Come scrive Elisa Quadrini: “Assembla il ferro, il legno, oggetti vari, per rimodellarli e recuperarne i depositi della coscienza umana rimasti indifferenti alla realtà oggettiva” . In Energia vitale [fig. 6] vediamo applicati su una tela dipinta a fasce cromatiche orizzontali, che variano dal blu scuro a quello più chiaro, completate in alto da un grande semicerchio giallo, una serie di tappi di vari colori. Attraverso l’uso del metallo, il nostro artista modella le forme conferendo all’opera la sensazione di un enorme sole, che con i suo raggi lambisce un mare mosso dalle onde e illumina con immensa energia l’ambiente circostante.
Scopriamo ancora, attraverso i numerosi cataloghi d’arte che recano opere di Quadrini, che dall’astrattismo, come nel caso del dipinto Allegro [fig. 7], dove una serie di piccoli e variegati quadrilateri dai differenti colori si perdono nell’azzurro dello sfondo, ci conduce verso una figuratività essenziale, caratterizzata da uomini, donne, ragazzi, bambini collocati in spazi di vita moderni. In una tela di piccole dimensioni dal titolo Convivere [fig. 8] raffigura un bambino poggiato con un braccio su una bombola del gas. L’artista frusinate si mette alla prova anche con opere dal carattere sacro, come le bellissime Madonne con bambino rappresentate in Celeste Madre [fig. 9], e con sculture che utilizzano i materiali più vari ma che vogliono trasmettere richiami ancestrali, figure che hanno origine in epoche lontane, agli albori delle società; si veda Inno alla vita [fig. 10], appartenente a un ciclo sull’omonimo tema.
L’uso dei materiali più disparati e le raffigurazioni a olio o ad acrilico portano l’artista a riscoprire i valori essenziali, a volersi riappropriare della vita in quanto natura e storia, in una relazione stretta con gli oggetti scelti e le linee rappresentate. Ravvisiamo una preferenza a una logica matematica che predilige forme geometriche regolari; numerosi sono, infatti, i triangoli, i quadrati e le sagome sferiche. È proprio il contenitore che diventa tramite per raggiungere l’essenziale, così come le tecniche adoperate sono in rapporto osmotico con gli stati d’animo dell’artista, diventando, di volta in volta, la traduzione visibile di percezioni ed emozioni. Scomporre la materia, cercare l’intuizione negli oggetti non destinati all’arte significa dare forma a nuovi sentimenti, significa camminare in equilibrio tra quello che era e quello che potrebbe essere, significa credere con forza nella vita e nell’immaginazione andando oltre la freddezza degli oggetti che ci circondano, superando la loro dimensionalità che è, in fondo, anche la nostra

1 – http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=42122
11 – “Vitalità dinamiche” è il titolo di una mostra di Achille Quadrini tenutasi al Melarancio di Roma tra il 2 dicembre 2011 e il 31 gennaio 2012, curata da Maurizio Vitiello.
111 – http://www.achillequadrini.it/homepage.aspx