Napoli. Ancora furti alla Chiesa di Sant’Agostino alla Zecca: rubati anche gli angeli e le colonne del sagrato

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Napoli. Se n’è accorto Massimiliano Rizzo che gestisce un centro culturale di fianco alla chiesa: «Hanno rubato anche le colonnine di marmo del sagrato… Non è possibile». Ha dato l’allarme al personale della ditta che si occupa del restauro. È partita la chiamata ai carabinieri: «Correte, c’è un nuovo furto a Sant’Agostino alla Zecca». È avvenuto tutto in una sola notte. I ladri probabilmente hanno utilizzato una scala per raggiungere la balaustra dalla strada sottostante: con certosina pazienza hanno rimosso almeno dieci colonnine di marmo incastrate nell’antico piperno che si trova davanti alla chiesa poi, con calma, si sono dileguati, protetti dalla notte e dagli «occhi chiusi» di Forcella che non s’è accorta di quel che stava accadendo, nonostante il frastuono che certamente c’è stato. Adesso proprio Massimiliano Rizzo ha deciso che all’interno del centro culturale «Tick», che confina con la chiesa, ci sarà un turno di guardia notturna per «stare in ascolto e sentire se qualcun altro sta depredando Sant’Agostino. Al primo sospetto chiameremo le forze dell’ordine», spiega con foga. Ma chi glielo fa fare a Massimiliano e ai suoi amici di passare le notti a proteggere Sant’Agostino? «Allora dobbiamo adeguarci? Fare come tutti gli altri che hanno permesso la devastazione di questo luogo? No, noi non saremo complici della distruzione e del degrado. Noi faremo ciò che possiamo». Benedetti questi ragazzi che ci credono, a dispetto di una città che ha deciso di abbandonare una delle più belle chiese antiche della città a un destino fatto di vandali e distruzione; a dispetto dei ministri e dei soprintendenti che negli anni hanno promesso il recupero e il restauro di Sant’Agostino; a dispetto anche di una curia che non fa pressione quanto dovrebbe per pretendere la conclusione degli eterni lavori di restauro dell’edificio. La storia di questa chiesa nasce nel 1200. Volle costruirla Carlo D’Angiò, la completò Roberto. Il terremoto del 1456 la distrusse ma nel giro di tre anni venne riedificata dalle fondamenta, altri tempi… Il terremoto del 1980 le ha dato una spallata violenta, senza distruggerla però; ma più di trent’anni dopo Sant’Agostino alla Zecca è ancora chiusa. In questi trent’anni un gruppo di vandali ha dato fuoco al portone, un clan di camorra s’è infilato nelle sale attigue per creare un centro di contraffazione di Dvd e poi hanno rubato le maioliche del pavimento, decine di opere d’arte dalle pareti e, un mese fa, hanno anche iniziato a portare via gli angioletti che reggevano le candele alla base di tutte le colonne. La scala utilizzata dai ladri è ancora piazzata lì vicino. La soprintendenza ha dato ordine di smontare e portare via gli angioletti residui, per proteggerli dai delinquenti. Da qualche giorno dovrebbe anche essere stata attivata la videosorveglianza interna alla chiesa. Forse è per questo che hanno deciso di aggredire l’esterno e hanno iniziato a portare via le colonne di marmo. Quei pezzi antichi, al mercato degli appassionati, valgono una fortuna: probabilmente sono già stati consegnati al destinatario e fra un po’ faranno bella mostra sulla terrazza di una lussuosa villa. Adesso si guarda con disperazione al campanile. Nel 2011 ci fu un crollo e la struttura, da allora, è ingabbiata da un groviglio di tubi innocenti. Proprio quei tubi costituiscono un percorso d’accesso privilegiato: sul campanile ci sono ancora fregi e statue a disposizione dei depredatori di chiese, lì non c’è videosorveglianza e le forze dell’ordine non passano mai. Troppo facile andare a rubare pure quegli ultimi brandelli di storia e di arte antica: «No, non sarà facile affatto. Se nessuno controlla ci siamo noi – Massimiliano Rizzo è deciso e severo – che nessuno si avvicini a Sant’Agostino alla Zecca: al primo segnale di aggressione alla chiesa costringeremo le forze dell’ordine a intervenire. Questa è una promessa». (Paolo Barbuto – Il Mattino)

Napoli. Se n’è accorto Massimiliano Rizzo che gestisce un centro culturale di fianco alla chiesa: «Hanno rubato anche le colonnine di marmo del sagrato… Non è possibile». Ha dato l’allarme al personale della ditta che si occupa del restauro. È partita la chiamata ai carabinieri: «Correte, c’è un nuovo furto a Sant’Agostino alla Zecca». È avvenuto tutto in una sola notte. I ladri probabilmente hanno utilizzato una scala per raggiungere la balaustra dalla strada sottostante: con certosina pazienza hanno rimosso almeno dieci colonnine di marmo incastrate nell’antico piperno che si trova davanti alla chiesa poi, con calma, si sono dileguati, protetti dalla notte e dagli «occhi chiusi» di Forcella che non s’è accorta di quel che stava accadendo, nonostante il frastuono che certamente c’è stato. Adesso proprio Massimiliano Rizzo ha deciso che all’interno del centro culturale «Tick», che confina con la chiesa, ci sarà un turno di guardia notturna per «stare in ascolto e sentire se qualcun altro sta depredando Sant’Agostino. Al primo sospetto chiameremo le forze dell’ordine», spiega con foga. Ma chi glielo fa fare a Massimiliano e ai suoi amici di passare le notti a proteggere Sant’Agostino? «Allora dobbiamo adeguarci? Fare come tutti gli altri che hanno permesso la devastazione di questo luogo? No, noi non saremo complici della distruzione e del degrado. Noi faremo ciò che possiamo». Benedetti questi ragazzi che ci credono, a dispetto di una città che ha deciso di abbandonare una delle più belle chiese antiche della città a un destino fatto di vandali e distruzione; a dispetto dei ministri e dei soprintendenti che negli anni hanno promesso il recupero e il restauro di Sant’Agostino; a dispetto anche di una curia che non fa pressione quanto dovrebbe per pretendere la conclusione degli eterni lavori di restauro dell’edificio. La storia di questa chiesa nasce nel 1200. Volle costruirla Carlo D’Angiò, la completò Roberto. Il terremoto del 1456 la distrusse ma nel giro di tre anni venne riedificata dalle fondamenta, altri tempi… Il terremoto del 1980 le ha dato una spallata violenta, senza distruggerla però; ma più di trent’anni dopo Sant’Agostino alla Zecca è ancora chiusa. In questi trent’anni un gruppo di vandali ha dato fuoco al portone, un clan di camorra s’è infilato nelle sale attigue per creare un centro di contraffazione di Dvd e poi hanno rubato le maioliche del pavimento, decine di opere d’arte dalle pareti e, un mese fa, hanno anche iniziato a portare via gli angioletti che reggevano le candele alla base di tutte le colonne. La scala utilizzata dai ladri è ancora piazzata lì vicino. La soprintendenza ha dato ordine di smontare e portare via gli angioletti residui, per proteggerli dai delinquenti. Da qualche giorno dovrebbe anche essere stata attivata la videosorveglianza interna alla chiesa. Forse è per questo che hanno deciso di aggredire l’esterno e hanno iniziato a portare via le colonne di marmo. Quei pezzi antichi, al mercato degli appassionati, valgono una fortuna: probabilmente sono già stati consegnati al destinatario e fra un po’ faranno bella mostra sulla terrazza di una lussuosa villa. Adesso si guarda con disperazione al campanile. Nel 2011 ci fu un crollo e la struttura, da allora, è ingabbiata da un groviglio di tubi innocenti. Proprio quei tubi costituiscono un percorso d’accesso privilegiato: sul campanile ci sono ancora fregi e statue a disposizione dei depredatori di chiese, lì non c’è videosorveglianza e le forze dell’ordine non passano mai. Troppo facile andare a rubare pure quegli ultimi brandelli di storia e di arte antica: «No, non sarà facile affatto. Se nessuno controlla ci siamo noi – Massimiliano Rizzo è deciso e severo – che nessuno si avvicini a Sant’Agostino alla Zecca: al primo segnale di aggressione alla chiesa costringeremo le forze dell’ordine a intervenire. Questa è una promessa». (Paolo Barbuto – Il Mattino)