Discovering Positano. Le Sirene, il mito abita a Positano. VIDEO

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Oggi, 26 gennaio, Discovering racconterà un viaggio “fantastico” nella storia del mito greco delle Sirene.
Nel VII secolo a.C., nelle zone interne della Campania vivevano delle popolazioni italiche, quali Osci, Sanniti, Campani, Etruschi; sulla costa, invece, alcune popolazioni elleniche avevano fondato delle colonie, fra cui Cuma, Partenope (poi Neapolis), Dicearchia, Pithecusa, Poseidonia ed altre nell’attuale Cilento. Esse erano parti integranti della Magna Grecia ed erano zone portuali molto trafficate dai mercanti del Mediterraneo. Sono state citate appositamente queste cittadine, ma non Positano, dal momento che essa è nata come borgo marinaro all’epoca del Ducato di Amalfi (IX secolo d.C.). Per quest’articolo, quindi, non interessa Positano, in quanto evoluzione medievale, bensì il suo territorio in età antica, perché qui la cultura, intesa come mito e letteratura (che sono parte anch’esse della storia) è nata prima del paese. Non si hanno testimonianze che riguardano la terraferma, ma attraverso varie ipotesi ed anche osservando l’idrografia del luogo, si è a conoscenza del fatto che nel tragitto che compivano le navi greche per giungere a Partenope o a Poseidonia, il territorio positanese poteva essere uno scalo per il rifornimento di acqua dalle diverse fonti e sorgenti. Ma nel loro viaggio le navi greche potevano trovare anche delle insidie a causa della presenza di qualche deus ex machina.
Per il piccolo arcipelago de’ Li Galli, infatti, le fonti non sono mute come per la terraferma, perché esso si collega al culto ed al mito greco delle Sirene (si consiglia di leggere il saggio sulle Sirene del prof. Romolo Ercolino). Già nella tarda mitologia dell’età del bronzo, precisamente nel dodicesimo libro dell’Odissea, scritta da Omero, viene narrato il mito delle Sirene riguardante tre isolette denominate Gallo Lungo, la Castelluccia e la Rotonda, poste fra Scilla e Cariddi. Secondo il racconto mitico, queste tre isolette prospicienti l’attuale Positano rappresenterebbero i corpi delle tre Sirene, Ligea, Leucosia e Partenope, le quali si suicidarono perché Ulisse scampò all’insidia del loro canto melodioso e malefico allo stesso tempo. Il mitico Odisseo non volle rinunciare a sentire il canto delle Sirene e così, su consiglio della maga Circe, si fece legare all’albero della nave, ma solo dopo aver turato con della cera le orecchie dei suoi marinai: egli poté, quindi, estasiarsi al loro canto mentre la nave continuò indisturbata il suo cammino. Anche nelle Argonautiche di Apollonio Rodio troviamo questo stesso tòpos letterario. In età imperiale romana, c’è un’altra celebre fonte, l’Eneide virgiliana, che rimembra ancora le Sirene come divinità malefiche ed i poveri naviganti come ammaliati dal loro canto. Come si può ben capire, esse simboleggiano le difficoltà della navigazione, essendo una figurazione del Demone Meridiano, ossia l’ora meridiana, che per i marinai era la meno propizia alla navigazione sia per la calura che aggravava lo sforzo fisico, sia per la caduta del vento che portava alla sostituzione della vela con i remi.
Lo storico greco Strabone nella sua Geografia afferma che le Sirenai sono le isolette, mentre le Sirenoussai (le Sirenuse) sono le coste che prendevano il nome da un tempio dedicato al culto delle Sirene, di cui non c’è più traccia, analogamente a Capo Ateneo, attuale Punta Campanella, che prendeva il nome dal santuario della dea Atena (si rimembri anche che i Monti Lattari erano definiti Monti Sireniani). Nel Medioevo le isole delle Sirene sembrano mutare il proprio nome in quello di Li Galli, o meglio, come scrive l’Imperatore tedesco Federico II di Svevia nel 1225, in occasione della donazione dello stesso arcipelago al monastero di Positano: «tres Sirenas quae dicitur Gallus». Il toponimo Li Galli sembra essere un chiaro richiamo alla iconografia di queste divinità nell’arte figurativa greca arcaica, rappresentate con il corpo per metà donna e metà uccello, frutto di un incantesimo da parte di Afrodite. Solamente quasi 2.000 anni dopo, in un bestiario medievale dell’VIII secolo d.C., ossia il Liber Monstrorum, le Sirene furono descritte, per la prima volta, come vengono conosciute ancora oggi, con la parte inferiore del corpo a forma di coda di pesce.
Nel prossimo articolo si parlerà non solo di storia del territorio, ma anche di geografia, ed in particolare di cartografia e di proiezioni cartografiche.
Il video “Li Galli” è sul canale Youtube Positanonews tv.
Gennaro Cuccaro, Associazione Positano Arte e Cultura.

Today, on January 26, Discovering will tell a “fantastic” trip in the history of the greek myth of the Sirens.
In the seventh century BC, in the inland areas of Campania lived Italic population, which Osci, Samnites, Campani, Etruscans; on the coast, on the other hand, some Greek populations had founded colonies, including Cuma, Partenope (later Neapolis), Dicearchia, Pithecusa, Poseidonia and others in the current Cilento. They were integral parts of Great Greece and very busy port areas by the merchants of the Mediterranean. These towns have been mentioned specifically, but not Positano, since it was founded as a fishing village at the time of the Duchy of Amalfi (ninth century AD). For this article, therefore, is not interested Positano, as evolution medieval, but its territory in ancient times, because here the culture, understood as myth and literature (which are also part of the story) was born before the village. There is no documentation concerning the mainland, but through various hypotheses and also observing the hydrography of the site, you are aware of the fact that on the way who made the Greek ships to reach Partenope or Poseidonia, the territory of Positano could be a stopover for the supply of water from different sources and springs. But in their journey the Greek ships could also find the pitfalls due to the presence of some deus ex machina.
For the small archipelago of Li Galli, in fact, the sources are not mute as for the mainland, because it is linked to the cult and the greek myth of the Sirens (please read the essay on Sirens of prof. Romolo Ercolino). Already in the late Bronze Age mythology, specifically in the twelfth book of the Odyssey, written by Homer, is narrated the myth of the Sirens on three islands called Gallo Lungo, Castelluccia and Rotonda, located between Scylla and Charybdis. According to the mythical story, these three islands facing the current Positano would represent the bodies of the three Sirens, Ligea, Leucosia and Partenope, who committed suicide because Odysseus escaped to the dangers of their melodious and evil singing at the same time. The legendary Odysseus didn’t want to hear the Sirens’ song, and so, on the advice of the sorceress Circe, became tied to the mast of the ship, but only after tured with wax the ears of his sailors: he could, then, enraptured their song as the ship continued its journey undisturbed. Also in the Argonautica of Apollonius Rhodius we find this same literary topos. In Roman imperial age, there is another famous source, the Aeneid of Virgil, that remembers still the Sirens as evil gods and the poor sailors as fascinated by their song. As you can understand, they symbolize the difficulties of navigation, being a representation of the Demon Meridian, which is the noon hour, and for the sailors was the least favorable to navigation for both the heat which aggravated the physical effort, both for the fall wind that led to the replacement of the sail with the oars.
The greek historian Strabo in his Geography says that Sirenai are the islands, while Sirenoussai (the Sirenuse) are the coasts who took their name from a temple dedicated to the worship of the Sirens, of which there is no trace, like Cape Ateneo, now Punta Campanella, which took its name from the sanctuary of the goddess Athena (you remember also that the Lattari Mountains were defined Sireniani). In the Middle Ages the islands of the Sirens seem to change his name to Li Galli, or rather, as wrote the German Emperor Frederick II in 1225, on the occasion of the donation of the same archipelago to the monastery of Positano “tres Sirenas quae dicitur Gallus”. The name Li Galli seems to be a clear reference to the iconography of these deities in the figurative archaic Greek art, represented with the body half woman and half bird, the result of a spell by Aphrodite. Only nearly 2.000 years later, in a medieval bestiary of the eighth century AD, namely the Liber Monstrorum, the Sirens were described, for the first time, as they are known today, with the lower part of the body in the shape of a fish tail.
In the next article we will talk about not only the history of the area, but also geography, and in particular of cartography and map projections.
Video “Li Galli” is on Youtube channel Positanonews tv.
Gennaro Cuccaro, Association Positano Arte e Cultura.Oggi, 26 gennaio, Discovering racconterà un viaggio “fantastico” nella storia del mito greco delle Sirene.
Nel VII secolo a.C., nelle zone interne della Campania vivevano delle popolazioni italiche, quali Osci, Sanniti, Campani, Etruschi; sulla costa, invece, alcune popolazioni elleniche avevano fondato delle colonie, fra cui Cuma, Partenope (poi Neapolis), Dicearchia, Pithecusa, Poseidonia ed altre nell’attuale Cilento. Esse erano parti integranti della Magna Grecia ed erano zone portuali molto trafficate dai mercanti del Mediterraneo. Sono state citate appositamente queste cittadine, ma non Positano, dal momento che essa è nata come borgo marinaro all’epoca del Ducato di Amalfi (IX secolo d.C.). Per quest’articolo, quindi, non interessa Positano, in quanto evoluzione medievale, bensì il suo territorio in età antica, perché qui la cultura, intesa come mito e letteratura (che sono parte anch’esse della storia) è nata prima del paese. Non si hanno testimonianze che riguardano la terraferma, ma attraverso varie ipotesi ed anche osservando l’idrografia del luogo, si è a conoscenza del fatto che nel tragitto che compivano le navi greche per giungere a Partenope o a Poseidonia, il territorio positanese poteva essere uno scalo per il rifornimento di acqua dalle diverse fonti e sorgenti. Ma nel loro viaggio le navi greche potevano trovare anche delle insidie a causa della presenza di qualche deus ex machina.
Per il piccolo arcipelago de’ Li Galli, infatti, le fonti non sono mute come per la terraferma, perché esso si collega al culto ed al mito greco delle Sirene (si consiglia di leggere il saggio sulle Sirene del prof. Romolo Ercolino). Già nella tarda mitologia dell’età del bronzo, precisamente nel dodicesimo libro dell’Odissea, scritta da Omero, viene narrato il mito delle Sirene riguardante tre isolette denominate Gallo Lungo, la Castelluccia e la Rotonda, poste fra Scilla e Cariddi. Secondo il racconto mitico, queste tre isolette prospicienti l’attuale Positano rappresenterebbero i corpi delle tre Sirene, Ligea, Leucosia e Partenope, le quali si suicidarono perché Ulisse scampò all’insidia del loro canto melodioso e malefico allo stesso tempo. Il mitico Odisseo non volle rinunciare a sentire il canto delle Sirene e così, su consiglio della maga Circe, si fece legare all’albero della nave, ma solo dopo aver turato con della cera le orecchie dei suoi marinai: egli poté, quindi, estasiarsi al loro canto mentre la nave continuò indisturbata il suo cammino. Anche nelle Argonautiche di Apollonio Rodio troviamo questo stesso tòpos letterario. In età imperiale romana, c’è un’altra celebre fonte, l’Eneide virgiliana, che rimembra ancora le Sirene come divinità malefiche ed i poveri naviganti come ammaliati dal loro canto. Come si può ben capire, esse simboleggiano le difficoltà della navigazione, essendo una figurazione del Demone Meridiano, ossia l’ora meridiana, che per i marinai era la meno propizia alla navigazione sia per la calura che aggravava lo sforzo fisico, sia per la caduta del vento che portava alla sostituzione della vela con i remi.
Lo storico greco Strabone nella sua Geografia afferma che le Sirenai sono le isolette, mentre le Sirenoussai (le Sirenuse) sono le coste che prendevano il nome da un tempio dedicato al culto delle Sirene, di cui non c’è più traccia, analogamente a Capo Ateneo, attuale Punta Campanella, che prendeva il nome dal santuario della dea Atena (si rimembri anche che i Monti Lattari erano definiti Monti Sireniani). Nel Medioevo le isole delle Sirene sembrano mutare il proprio nome in quello di Li Galli, o meglio, come scrive l’Imperatore tedesco Federico II di Svevia nel 1225, in occasione della donazione dello stesso arcipelago al monastero di Positano: «tres Sirenas quae dicitur Gallus». Il toponimo Li Galli sembra essere un chiaro richiamo alla iconografia di queste divinità nell’arte figurativa greca arcaica, rappresentate con il corpo per metà donna e metà uccello, frutto di un incantesimo da parte di Afrodite. Solamente quasi 2.000 anni dopo, in un bestiario medievale dell’VIII secolo d.C., ossia il Liber Monstrorum, le Sirene furono descritte, per la prima volta, come vengono conosciute ancora oggi, con la parte inferiore del corpo a forma di coda di pesce.
Nel prossimo articolo si parlerà non solo di storia del territorio, ma anche di geografia, ed in particolare di cartografia e di proiezioni cartografiche.
Il video “Li Galli” è sul canale Youtube Positanonews tv.
Gennaro Cuccaro, Associazione Positano Arte e Cultura.

Today, on January 26, Discovering will tell a “fantastic” trip in the history of the greek myth of the Sirens.
In the seventh century BC, in the inland areas of Campania lived Italic population, which Osci, Samnites, Campani, Etruscans; on the coast, on the other hand, some Greek populations had founded colonies, including Cuma, Partenope (later Neapolis), Dicearchia, Pithecusa, Poseidonia and others in the current Cilento. They were integral parts of Great Greece and very busy port areas by the merchants of the Mediterranean. These towns have been mentioned specifically, but not Positano, since it was founded as a fishing village at the time of the Duchy of Amalfi (ninth century AD). For this article, therefore, is not interested Positano, as evolution medieval, but its territory in ancient times, because here the culture, understood as myth and literature (which are also part of the story) was born before the village. There is no documentation concerning the mainland, but through various hypotheses and also observing the hydrography of the site, you are aware of the fact that on the way who made the Greek ships to reach Partenope or Poseidonia, the territory of Positano could be a stopover for the supply of water from different sources and springs. But in their journey the Greek ships could also find the pitfalls due to the presence of some deus ex machina.
For the small archipelago of Li Galli, in fact, the sources are not mute as for the mainland, because it is linked to the cult and the greek myth of the Sirens (please read the essay on Sirens of prof. Romolo Ercolino). Already in the late Bronze Age mythology, specifically in the twelfth book of the Odyssey, written by Homer, is narrated the myth of the Sirens on three islands called Gallo Lungo, Castelluccia and Rotonda, located between Scylla and Charybdis. According to the mythical story, these three islands facing the current Positano would represent the bodies of the three Sirens, Ligea, Leucosia and Partenope, who committed suicide because Odysseus escaped to the dangers of their melodious and evil singing at the same time. The legendary Odysseus didn’t want to hear the Sirens’ song, and so, on the advice of the sorceress Circe, became tied to the mast of the ship, but only after tured with wax the ears of his sailors: he could, then, enraptured their song as the ship continued its journey undisturbed. Also in the Argonautica of Apollonius Rhodius we find this same literary topos. In Roman imperial age, there is another famous source, the Aeneid of Virgil, that remembers still the Sirens as evil gods and the poor sailors as fascinated by their song. As you can understand, they symbolize the difficulties of navigation, being a representation of the Demon Meridian, which is the noon hour, and for the sailors was the least favorable to navigation for both the heat which aggravated the physical effort, both for the fall wind that led to the replacement of the sail with the oars.
The greek historian Strabo in his Geography says that Sirenai are the islands, while Sirenoussai (the Sirenuse) are the coasts who took their name from a temple dedicated to the worship of the Sirens, of which there is no trace, like Cape Ateneo, now Punta Campanella, which took its name from the sanctuary of the goddess Athena (you remember also that the Lattari Mountains were defined Sireniani). In the Middle Ages the islands of the Sirens seem to change his name to Li Galli, or rather, as wrote the German Emperor Frederick II in 1225, on the occasion of the donation of the same archipelago to the monastery of Positano “tres Sirenas quae dicitur Gallus”. The name Li Galli seems to be a clear reference to the iconography of these deities in the figurative archaic Greek art, represented with the body half woman and half bird, the result of a spell by Aphrodite. Only nearly 2.000 years later, in a medieval bestiary of the eighth century AD, namely the Liber Monstrorum, the Sirens were described, for the first time, as they are known today, with the lower part of the body in the shape of a fish tail.
In the next article we will talk about not only the history of the area, but also geography, and in particular of cartography and map projections.
Video “Li Galli” is on Youtube channel Positanonews tv.
Gennaro Cuccaro, Association Positano Arte e Cultura.