Positano: Global Gentrification e Tutela della Paesanità

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Nell’articolo “Come essere Internazionali pur restando paesani”, pubblicato da Positanonews il 21/01/2015, c’è tutto il sapore dell’amarezza che si prova a dover assistere impotenti allo sgretolamento progressivo di tutti quei valori che si credeva indistruttibili, in quanto alla base dell’identità più profonda di noi stessi e della propria comunità di appartenenza.
Può sembrare anomalo scegliere proprio un locale pubblico per farlo ma in effetti quando nell’articolo si è definito il Bar Internazionale : “il primo e l’unico vero BAR di Positano” probabilmente con perspicacia si è fatto centro.
Si tratta in effetti della vera e propria porta d’ingresso al paese, non solo perché è qui che arrivano tutti, a partire dai grandi autobus da Roma, Napoli e Sorrento che fermano qui, a quello piccolo che fa il giro interno al paese, ma perché è quasi la porta di uno stargate in grado di farci vivere in un’altra Positano che ormai è quasi del tutto scomparsa.
A ben guardare é un posto “speciale” del paese: funziona come un punto di incontro, a tutte le ore e per tutte le fasce d’età, dalla mattina per un caffè e un croissant per quelli che vanno al lavoro e per le signore di tutte le età che socializzano dopo aver fatto le spese quotidiane, poi per un aperitivo o uno snack di adulti e ragazzi, la sera per un cocktail speciale o un bicchiere di vino di qualità per tutti quelli che non hanno voglia di star chiusi in casa ma hanno voglia di chiacchierare con la gente del posto guardando la vita che scorre intorno.
Il valore aggiunto è rappresentato dal fatto che questo posto costituisce un autentico ritrovo anche per gli artisti del posto e gli stranieri di passaggio, per mostre ed happening organizzati o spontanei, quasi come avveniva ai tempi d’oro negli anni ‘60 quando a Positano soggiornavano, in modo quasi stanziale, colonie di creativi provenienti da tutto il mondo, attirati da quella “speciale” vibrazione creativa.
Eppure, “quasi tutto” sembra ancora accadere qui, ed è proprio da questo bar che bisogna partire se si è interessati a capire l’anima del positanese autentico, rappresentata qui da una famiglia molto particolare, che è la storia stessa del locale, che conduce da decenni con garbo e cortesia, in un clima sereno, accogliendo i clienti del posto ed i turisti in una perfetta e rispettosa convivenza, il tutto in una atmosfera retrò e nello stesso tempo anche molto glamour.
L’aspetto dei locali positanesi però muta gradualmente, man mano che ci si immerge nell’abitato e nella marina sottostante, perché realtà come quella sopra descritta, diventano sempre più rare; in contesti piccoli come questi infatti gli interessi economici legati alla globalizzazione del turismo, sono diventati sempre più veloci e pressanti, determinando anche qui una sorta di “gentrification”, fenomeno relativamente recente stigmatizzato da urbanisti e sociologi.
Ci si riferisce cioè alla ristrutturazione socio-spaziale di particolari luoghi e delle comunità che li abitano, fenomeno inizialmente partito dai centri storici, sta ora dilagando a quasi tutti i siti più belli del mondo a vocazione turistica.
Il luogo «gentrificato» è costituito da nuovi spazi costruiti con fin troppo buon gusto: abitazioni, alberghi, ristoranti, locali ed altri servizi, dove tutto è più costoso e prende il posto prima occupato da imprese più piccole, dal profitto più basso, e da famiglie con un reddito più modesto.
Lentamente lo spazio fisico e sociale si modifica, perdendo il suo carattere originario locale per conferirsene uno globale.
Spesso la natura esogena degli investimenti turistici ha fatto sì che le comunità locali non abbiano avuto sempre dei veri e propri vantaggi dal ritorno economico derivante dal turismo globalizzato, ma abbiano addirittura avuto conseguenze negative, quali l’estromissione dai loro spazi originariamente familiari, l’aumento del costo della vita, la perdita dela loro identità.
Non di rado, infatti, la “turistificazione” è accompagnata dalla mistificazione dei luoghi e dei valori legati all’ identità, con effetti negativi sia sulle comunità locali che sulla stessa attrattività turistica del centro, poiché i turisti viaggiano continuamente proprio alla ricerca dell’autenticità dei luoghi, come sostiene Houellebec, il turista sfugge alla propria ombra.
A questo punto la domanda è: che cosa si può fare?
Evidentemente, in questo complesso contesto, assume grande significato ogni azione che favorisca la presa di coscienza di tale fenomeno , sia da parte delle amministrazioni locali sia da parte di tutte quelle personalità individuali e più illuminate, in grado di svolgere un ruolo significativo e capaci di far sì che la risorsa più attrattiva, cioè la cultura, ritorni ad essere centrale e che venga in ogni modo difesa e tutelata.
E’ proprio il caso di riconoscere quindi che l’amico, autore dell’articolo citato all’inizio, ha effettivamente ragione quando afferma che restare paesani, è una qualità unica e non alla portata di tutti!

N.B. Si ripropone l’articolo già pubblicato, solo perché per motivi tecnici, risulta inesistente nella relativa pagina di pubblicazione del giornale PositanonewsNell’articolo “Come essere Internazionali pur restando paesani”, pubblicato da Positanonews il 21/01/2015, c’è tutto il sapore dell’amarezza che si prova a dover assistere impotenti allo sgretolamento progressivo di tutti quei valori che si credeva indistruttibili, in quanto alla base dell’identità più profonda di noi stessi e della propria comunità di appartenenza.
Può sembrare anomalo scegliere proprio un locale pubblico per farlo ma in effetti quando nell’articolo si è definito il Bar Internazionale : “il primo e l’unico vero BAR di Positano” probabilmente con perspicacia si è fatto centro.
Si tratta in effetti della vera e propria porta d’ingresso al paese, non solo perché è qui che arrivano tutti, a partire dai grandi autobus da Roma, Napoli e Sorrento che fermano qui, a quello piccolo che fa il giro interno al paese, ma perché è quasi la porta di uno stargate in grado di farci vivere in un’altra Positano che ormai è quasi del tutto scomparsa.
A ben guardare é un posto “speciale” del paese: funziona come un punto di incontro, a tutte le ore e per tutte le fasce d’età, dalla mattina per un caffè e un croissant per quelli che vanno al lavoro e per le signore di tutte le età che socializzano dopo aver fatto le spese quotidiane, poi per un aperitivo o uno snack di adulti e ragazzi, la sera per un cocktail speciale o un bicchiere di vino di qualità per tutti quelli che non hanno voglia di star chiusi in casa ma hanno voglia di chiacchierare con la gente del posto guardando la vita che scorre intorno.
Il valore aggiunto è rappresentato dal fatto che questo posto costituisce un autentico ritrovo anche per gli artisti del posto e gli stranieri di passaggio, per mostre ed happening organizzati o spontanei, quasi come avveniva ai tempi d’oro negli anni ‘60 quando a Positano soggiornavano, in modo quasi stanziale, colonie di creativi provenienti da tutto il mondo, attirati da quella “speciale” vibrazione creativa.
Eppure, “quasi tutto” sembra ancora accadere qui, ed è proprio da questo bar che bisogna partire se si è interessati a capire l’anima del positanese autentico, rappresentata qui da una famiglia molto particolare, che è la storia stessa del locale, che conduce da decenni con garbo e cortesia, in un clima sereno, accogliendo i clienti del posto ed i turisti in una perfetta e rispettosa convivenza, il tutto in una atmosfera retrò e nello stesso tempo anche molto glamour.
L’aspetto dei locali positanesi però muta gradualmente, man mano che ci si immerge nell’abitato e nella marina sottostante, perché realtà come quella sopra descritta, diventano sempre più rare; in contesti piccoli come questi infatti gli interessi economici legati alla globalizzazione del turismo, sono diventati sempre più veloci e pressanti, determinando anche qui una sorta di “gentrification”, fenomeno relativamente recente stigmatizzato da urbanisti e sociologi.
Ci si riferisce cioè alla ristrutturazione socio-spaziale di particolari luoghi e delle comunità che li abitano, fenomeno inizialmente partito dai centri storici, sta ora dilagando a quasi tutti i siti più belli del mondo a vocazione turistica.
Il luogo «gentrificato» è costituito da nuovi spazi costruiti con fin troppo buon gusto: abitazioni, alberghi, ristoranti, locali ed altri servizi, dove tutto è più costoso e prende il posto prima occupato da imprese più piccole, dal profitto più basso, e da famiglie con un reddito più modesto.
Lentamente lo spazio fisico e sociale si modifica, perdendo il suo carattere originario locale per conferirsene uno globale.
Spesso la natura esogena degli investimenti turistici ha fatto sì che le comunità locali non abbiano avuto sempre dei veri e propri vantaggi dal ritorno economico derivante dal turismo globalizzato, ma abbiano addirittura avuto conseguenze negative, quali l’estromissione dai loro spazi originariamente familiari, l’aumento del costo della vita, la perdita dela loro identità.
Non di rado, infatti, la “turistificazione” è accompagnata dalla mistificazione dei luoghi e dei valori legati all’ identità, con effetti negativi sia sulle comunità locali che sulla stessa attrattività turistica del centro, poiché i turisti viaggiano continuamente proprio alla ricerca dell’autenticità dei luoghi, come sostiene Houellebec, il turista sfugge alla propria ombra.
A questo punto la domanda è: che cosa si può fare?
Evidentemente, in questo complesso contesto, assume grande significato ogni azione che favorisca la presa di coscienza di tale fenomeno , sia da parte delle amministrazioni locali sia da parte di tutte quelle personalità individuali e più illuminate, in grado di svolgere un ruolo significativo e capaci di far sì che la risorsa più attrattiva, cioè la cultura, ritorni ad essere centrale e che venga in ogni modo difesa e tutelata.
E’ proprio il caso di riconoscere quindi che l’amico, autore dell’articolo citato all’inizio, ha effettivamente ragione quando afferma che restare paesani, è una qualità unica e non alla portata di tutti!

N.B. Si ripropone l’articolo già pubblicato, solo perché per motivi tecnici, risulta inesistente nella relativa pagina di pubblicazione del giornale Positanonews