Castellammare di Stabia. Faito, strada alla sfascio. Frane, smottamenti, alberi pericolanti: è allarme idrogeologico

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Castellammare di stabia. Frane,smottamenti, argini divelti ed alberi pericolanti. E poi buche trasformatesi in voragini al centro della strada. Una situazione idrogeologica allarmante per la strada di collegamento fra Quisisana e la sommità del Faito. La denuncia, ancora una volta, è dell’associazione Pro Natura, che stavolta ha deciso di scrivere anche una lettera al primo cittadino stabiese Nicola Cuomo. Documento per segnalare rischi e perplessità, ma soprattutto per chiedere interventi in tempi brevi per una strada chiusa da anni che attende ancora un progetto definitivo di manutenzione e riapertura. A firmare la missiva il presidente dell’ente ambientalista di Torino, Mauro Furlani, a cui i volontari del territorio stabiese si sono rivolti per un supporto. «La situazione geologica della strada per il monte Faito ha bisogno di provvedimenti urgenti – scrive il presidente della Federazione naturalista con sede nel capoluogo piemontese – per contenere i movimenti franosi e dare sicurezza ai cittadini e tranquillità alle istituzioni, prevenendo possibili eventi dannosi a persone o cose». Preoccupante lo scritto dell’ambientalista che dice di conoscere la situazione economica e gestionale dei Comuni a cui appartiene di fatto la montagna dei Lattari, ma auspica azioni tempestive per evitare problemi ulteriori. Come precisano anche i responsabili dell’associazione dell’area a sud di Napoli, che da tempo hanno un ruolo di sentinelle per l’ambiente degradato e la strada fuori uso, unica alternativa alla via da Vico Equense per raggiungere la cima del monte. «Di parole se ne sono dette tante ed adesso è tempo di fatti e di azioni se davvero vogliamo non solo salvaguardare l’ultima oasi naturale del nostro territorio – precisano Catello Filosa e Giovanni Calogero – ma soprattutto recuperare una strada che sta diventando sempre più un percorso pericoloso anche per gli appassionati di corsa e gli sportivi che la frequentano, visto che con le macchine ed altri veicoli è davvero impossibile affrontare tornanti e curve per arrivare in vetta senza correre il rischio di finire in una frattura del manto stradale o vedersi cadere addosso massi, alberi abbandonati o altro». Una natura ferita e mortificata dalla mano dell’uomo per quanto riguarda i rifiuti che spuntano come funghi in angoli paesaggistici di ieri, oggi discariche a cielo aperto, ma anche una natura che ha bisogno dell’uomo per dare il meglio di sé a coloro che amano viverla senza preoccupazioni. «Il nostro è un appello al Comune ed al sindaco perché si prenda in mano la situazione e si risolva quanto prima – concludono i volontari Pro natura – non bisogna rimandare ancora, potremmo pentirci di questi ritardi che peggiorano e non migliorano la vita anche di coloro che vivono e lavorano tutto l’anno sul Faito». Ed anche dai residenti, per la maggior parte albergatori del gigante di oltre mille metri, arriva un altro Sos alle autorità civili, perché si cominci un’opera di recupero a partire dalla strada stabiese fino alla funivia chiusa che, in otto minuti, portava turisti e cittadini in montagna. «La Regione e la Provincia hanno dichiaratamente abbandonato la partita ed adesso i Comuni devono fare il loro dovere – precisa una ristoratrice storica – noi ci crediamo, lavoriamo d’estate ed anche d’inverno con i nostri amici di sempre, ma Faito merita un’altra occasione, un futuro diverso fatto di progetti ecosostenibili e rinascita economica oltre che ambientale». (Titti Esposito – Il Mattino) 

Castellammare di stabia. Frane,smottamenti, argini divelti ed alberi pericolanti. E poi buche trasformatesi in voragini al centro della strada. Una situazione idrogeologica allarmante per la strada di collegamento fra Quisisana e la sommità del Faito. La denuncia, ancora una volta, è dell'associazione Pro Natura, che stavolta ha deciso di scrivere anche una lettera al primo cittadino stabiese Nicola Cuomo. Documento per segnalare rischi e perplessità, ma soprattutto per chiedere interventi in tempi brevi per una strada chiusa da anni che attende ancora un progetto definitivo di manutenzione e riapertura. A firmare la missiva il presidente dell'ente ambientalista di Torino, Mauro Furlani, a cui i volontari del territorio stabiese si sono rivolti per un supporto. «La situazione geologica della strada per il monte Faito ha bisogno di provvedimenti urgenti – scrive il presidente della Federazione naturalista con sede nel capoluogo piemontese – per contenere i movimenti franosi e dare sicurezza ai cittadini e tranquillità alle istituzioni, prevenendo possibili eventi dannosi a persone o cose». Preoccupante lo scritto dell'ambientalista che dice di conoscere la situazione economica e gestionale dei Comuni a cui appartiene di fatto la montagna dei Lattari, ma auspica azioni tempestive per evitare problemi ulteriori. Come precisano anche i responsabili dell'associazione dell'area a sud di Napoli, che da tempo hanno un ruolo di sentinelle per l'ambiente degradato e la strada fuori uso, unica alternativa alla via da Vico Equense per raggiungere la cima del monte. «Di parole se ne sono dette tante ed adesso è tempo di fatti e di azioni se davvero vogliamo non solo salvaguardare l'ultima oasi naturale del nostro territorio – precisano Catello Filosa e Giovanni Calogero – ma soprattutto recuperare una strada che sta diventando sempre più un percorso pericoloso anche per gli appassionati di corsa e gli sportivi che la frequentano, visto che con le macchine ed altri veicoli è davvero impossibile affrontare tornanti e curve per arrivare in vetta senza correre il rischio di finire in una frattura del manto stradale o vedersi cadere addosso massi, alberi abbandonati o altro». Una natura ferita e mortificata dalla mano dell'uomo per quanto riguarda i rifiuti che spuntano come funghi in angoli paesaggistici di ieri, oggi discariche a cielo aperto, ma anche una natura che ha bisogno dell'uomo per dare il meglio di sé a coloro che amano viverla senza preoccupazioni. «Il nostro è un appello al Comune ed al sindaco perché si prenda in mano la situazione e si risolva quanto prima – concludono i volontari Pro natura – non bisogna rimandare ancora, potremmo pentirci di questi ritardi che peggiorano e non migliorano la vita anche di coloro che vivono e lavorano tutto l'anno sul Faito». Ed anche dai residenti, per la maggior parte albergatori del gigante di oltre mille metri, arriva un altro Sos alle autorità civili, perché si cominci un'opera di recupero a partire dalla strada stabiese fino alla funivia chiusa che, in otto minuti, portava turisti e cittadini in montagna. «La Regione e la Provincia hanno dichiaratamente abbandonato la partita ed adesso i Comuni devono fare il loro dovere – precisa una ristoratrice storica – noi ci crediamo, lavoriamo d'estate ed anche d'inverno con i nostri amici di sempre, ma Faito merita un'altra occasione, un futuro diverso fatto di progetti ecosostenibili e rinascita economica oltre che ambientale». (Titti Esposito – Il Mattino)