Napoli. Atti vandalici al murale del San Ferdinando, rossetto sui baffi di Eduardo De Filippo. Deturpato anche il Duomo

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Napoli. Probabilmente, pur nella sua lunga carriera di attore, Eduardo non ha mai messo il rossetto. A colmare quella che gli è dovuta sembrare una grave lacuna ci ha pensato un vandalo, che su una delle saracinesche del teatro San Ferdinando, di recente abbellite da alcune rappresentazioni in varie pose dell’attore napoletano, gli ha dipinto di rosso il labbro superiore e i baffi. La piazzetta antistante quello che è stato il teatro di Eduardo, finora pure ne aveva viste di tutti i colori, dalle partite giocate anche in notturna con pallonate che puntualmente rompevano le lampade dei lampioni fino agli assalti fin dentro le sale. Eppure, a una profanazione così irriverente, la gente del quartiere non era preparata, visto che ieri, dall’elettrauto Salvatore allo storico fruttivendolo Agostino, tutti si dicevano quanto mai offesi e increduli. La stessa incredulità è da alcuni giorni condivisa dalle comitive di turisti che visitano il Duomo, ormai invaso da scritte vandaliche di tutti i tipi. La più vergognosa è di una certa Susi, in triplice copia effettuata con pennarello indelebile bianco, ed è ben visibile sul portale gotico fiorito centrale, quello più antico dei tre, che risale al Quattrocento. Sugli stessi gradini della scalinata pure si trova inciso qualche firma e qualche disegno. In particolare, campeggia un bel cuore rosso sfavillante proprio al centro dell’ultimo gradino. Come è impossibile non notare la firma di Ciccio, in bella evidenza vicino al portone di sinistra, e sulla facciata del portone di destra una serie di amichette che si promettono un affetto perenne, dove manca Susi ma ci sono almeno un paio di Rita. Ma le scritte più evidenti, quelle fatte con lo spray nero, sono ben altre. C’è una dichiarazione d’amore, «Corason mio ti amo», seguita a pochi metri da una formula chimica o da semplici iniziali di nomi, «K+G+M+M». Quest’ultima pare la più inquietante, potrebbe anche nascondere qualche messaggio in codice per chi di dovere. Infine, a poca distanza da uno dei due leoni all’ingresso, c’è scritto, testuali parole: «Io ti amo xke nun ce sta nisciun ke kiu o’mm e te». (Ugo Cundari – Il Mattino)

Napoli. Probabilmente, pur nella sua lunga carriera di attore, Eduardo non ha mai messo il rossetto. A colmare quella che gli è dovuta sembrare una grave lacuna ci ha pensato un vandalo, che su una delle saracinesche del teatro San Ferdinando, di recente abbellite da alcune rappresentazioni in varie pose dell’attore napoletano, gli ha dipinto di rosso il labbro superiore e i baffi. La piazzetta antistante quello che è stato il teatro di Eduardo, finora pure ne aveva viste di tutti i colori, dalle partite giocate anche in notturna con pallonate che puntualmente rompevano le lampade dei lampioni fino agli assalti fin dentro le sale. Eppure, a una profanazione così irriverente, la gente del quartiere non era preparata, visto che ieri, dall’elettrauto Salvatore allo storico fruttivendolo Agostino, tutti si dicevano quanto mai offesi e increduli. La stessa incredulità è da alcuni giorni condivisa dalle comitive di turisti che visitano il Duomo, ormai invaso da scritte vandaliche di tutti i tipi. La più vergognosa è di una certa Susi, in triplice copia effettuata con pennarello indelebile bianco, ed è ben visibile sul portale gotico fiorito centrale, quello più antico dei tre, che risale al Quattrocento. Sugli stessi gradini della scalinata pure si trova inciso qualche firma e qualche disegno. In particolare, campeggia un bel cuore rosso sfavillante proprio al centro dell’ultimo gradino. Come è impossibile non notare la firma di Ciccio, in bella evidenza vicino al portone di sinistra, e sulla facciata del portone di destra una serie di amichette che si promettono un affetto perenne, dove manca Susi ma ci sono almeno un paio di Rita. Ma le scritte più evidenti, quelle fatte con lo spray nero, sono ben altre. C’è una dichiarazione d’amore, «Corason mio ti amo», seguita a pochi metri da una formula chimica o da semplici iniziali di nomi, «K+G+M+M». Quest’ultima pare la più inquietante, potrebbe anche nascondere qualche messaggio in codice per chi di dovere. Infine, a poca distanza da uno dei due leoni all’ingresso, c’è scritto, testuali parole: «Io ti amo xke nun ce sta nisciun ke kiu o’mm e te». (Ugo Cundari – Il Mattino)