Napoli. Scritte e oscenità nella stazione Toledo, la più bella d’Europa. Muri e porte sfregiati dai vandali

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Le cose belle durano poco e a Napoli ancor di meno. Il bello, inteso nel senso del gusto espresso dalle forme architettoniche e dalle opere che le impreziosiscono, sono il piatto forte delle stazioni del Metrò dell’Arte: l’idea vincente che ha fatto conoscere e apprezzare la metropolitana collinare napoletana in tutto il mondo. In questi giorni è successo ciò che in molti temevano: qualcuno ha sfregiato quella bellezza prendendone di mira il simbolo, la stazione Toledo. Un’eccellenza che indusse addirittura il New York Times – oltre a una rigorosissima giuria organizzata dal britannico Daily Telegraph – a incoronare la stazione come «la più bella d’Europa». Ma è durato poco, con buona pace dei critici e degli inviati dei prestigiosi giornali che rimasero estasiati dai giochi di luce e colore che sprigionavano nel sottosuolo del centro di Napoli. Teppisti – e non certo uno solo a giudicare dallo scempio avviato chissà come, chissà in quale giorno e in quale orario di queste ultime festività di dicembre – hanno messo a segno i loro raid sulle pareti delle scale pedonali trasformate in lavagne oscene piene di disegnacci e volgarità: un percorso parallelo di «affreschi», frasi oscene e irripetibili, cuoricini e messaggi da caserma. Uno spettacolo indegno che arriva quasi sui binari, sfiorando i corridoi di accesso a una delle linee di transito dei convogli. Lo sfregio è servito. D’altra parte, è di qualche giorno fa la distruzione con un pugno o chissà cosa di uno dei pannelli di Lewitt nella stazione di Materdei. E la triste storia si ripete: com’era già successo per le statue di Imbriani in piazza Mazzini e poi anche per il monumento a Dante, nella omonima piazza. I successivi restauri avevano indotto addirittura a proteggere quei basamenti che diventavano oggetto di desiderio per i graffitari con delle cancellate in ferro: e anche in questo – nel dover blindare i propri monumenti stradali – Napoli si confermava un caso unico al mondo. Imbecilli sì, gli autori degli sfregi, ma non al punto da agire rischiando di essere scoperti: le mani che hanno imbrattato decine di pareti lungo il percorso pedonale (cioè le scale che si possono salire a piedi per raggiungere l’uscita della stazione) sapevano di poter agire indisturbate. Lungo le otto tese di scale che dal sottosuolo salgono verso gli ingressi non esistono telecamere di videosorveglianza. Un gioco facile facile. C’è persino chi ha urinato in un angolo delle scale. La stazione Toledo è stata progettata dall’architetto catalano Óscar Tusquets Blanca ed è entrata in funzione nel 2012. «Un fatto sicuramente molto grave – commenta il presidente della Metropolitana spa Giannegidio Silva riferendosi agli sfregi – anche se devo dire che, purtroppo, questo è un fenomeno comune a tutte le metropolitane, a cominciare da quella milanese. Che dire? Il vero problema resta quello del senso civico e di responsabilità che si dovrebbe tenere verso opere importanti, che poi sono di tutti. Adesso studieremo qualcosa perché certamente vanno presi accorgimenti per evitare che questo scempio si ripeta». (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino) 

Le cose belle durano poco e a Napoli ancor di meno. Il bello, inteso nel senso del gusto espresso dalle forme architettoniche e dalle opere che le impreziosiscono, sono il piatto forte delle stazioni del Metrò dell'Arte: l'idea vincente che ha fatto conoscere e apprezzare la metropolitana collinare napoletana in tutto il mondo. In questi giorni è successo ciò che in molti temevano: qualcuno ha sfregiato quella bellezza prendendone di mira il simbolo, la stazione Toledo. Un'eccellenza che indusse addirittura il New York Times – oltre a una rigorosissima giuria organizzata dal britannico Daily Telegraph – a incoronare la stazione come «la più bella d'Europa». Ma è durato poco, con buona pace dei critici e degli inviati dei prestigiosi giornali che rimasero estasiati dai giochi di luce e colore che sprigionavano nel sottosuolo del centro di Napoli. Teppisti – e non certo uno solo a giudicare dallo scempio avviato chissà come, chissà in quale giorno e in quale orario di queste ultime festività di dicembre – hanno messo a segno i loro raid sulle pareti delle scale pedonali trasformate in lavagne oscene piene di disegnacci e volgarità: un percorso parallelo di «affreschi», frasi oscene e irripetibili, cuoricini e messaggi da caserma. Uno spettacolo indegno che arriva quasi sui binari, sfiorando i corridoi di accesso a una delle linee di transito dei convogli. Lo sfregio è servito. D’altra parte, è di qualche giorno fa la distruzione con un pugno o chissà cosa di uno dei pannelli di Lewitt nella stazione di Materdei. E la triste storia si ripete: com'era già successo per le statue di Imbriani in piazza Mazzini e poi anche per il monumento a Dante, nella omonima piazza. I successivi restauri avevano indotto addirittura a proteggere quei basamenti che diventavano oggetto di desiderio per i graffitari con delle cancellate in ferro: e anche in questo – nel dover blindare i propri monumenti stradali – Napoli si confermava un caso unico al mondo. Imbecilli sì, gli autori degli sfregi, ma non al punto da agire rischiando di essere scoperti: le mani che hanno imbrattato decine di pareti lungo il percorso pedonale (cioè le scale che si possono salire a piedi per raggiungere l'uscita della stazione) sapevano di poter agire indisturbate. Lungo le otto tese di scale che dal sottosuolo salgono verso gli ingressi non esistono telecamere di videosorveglianza. Un gioco facile facile. C'è persino chi ha urinato in un angolo delle scale. La stazione Toledo è stata progettata dall'architetto catalano Óscar Tusquets Blanca ed è entrata in funzione nel 2012. «Un fatto sicuramente molto grave – commenta il presidente della Metropolitana spa Giannegidio Silva riferendosi agli sfregi – anche se devo dire che, purtroppo, questo è un fenomeno comune a tutte le metropolitane, a cominciare da quella milanese. Che dire? Il vero problema resta quello del senso civico e di responsabilità che si dovrebbe tenere verso opere importanti, che poi sono di tutti. Adesso studieremo qualcosa perché certamente vanno presi accorgimenti per evitare che questo scempio si ripeta». (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)