Vico Equense. Reti a strascico, una barriera per proteggere l’oasi Banco di Santa Croce. Saranno necessari 335mila euro

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Vico Equense. Barriera artificiale contro le reti a strascico e percorsi sottomarini. Sono questi alcuni degli interventi previsti dal progetto ideato dal Comune di Vico Equense per tutelare e valorizzare l’oasi blu «Banco di Santa Croce». La documentazione è stata presentata alla Regione Campania per la valutazione d’incidenza ambientale ed è in attesa dell’ok. Intanto l’amministrazione ha già chiesto il mutuo alla Cassa deposito e prestiti: per realizzare le operazioni programmate saranno necessari 335mila euro. «Non appena la Regione ci fornirà il suo parere – spiega l’assessore Antonio Di Martino – passeremo alla fase esecutiva con la pubblicazione del bando per l’assegnazione dei lavori. Sono contento che un’idea personale si stia concretizzando. Da anni stiamo lavorando per proteggere al meglio l’area marina e, allo stesso tempo, creare un attrattore naturalistico in ambito subacqueo di grande impatto e con ritorni positivi per la città». Obiettivo principale del progetto è quello di mettere un ulteriore freno alla pesca a strascico che, ancora oggi, viene praticata illegalmente nella zona, creando notevoli danni all’ambiente naturale. Numerose le iniziative previste: delimitazione dell’area con apposite boe normate e successiva segnalazione sulle carte nautiche, realizzazione di percorsi sottomarini per rendere fruibile la zona ai turisti senza danni per la flora e la fauna dell’area, creazione di elementi sommersi, dissuasori della pesca illegale da predisporre per delimitare l’habitat sottomarino appartenente alla zona tutelata, inserimento di segnalatori di tre punti di immersione. La barriera per combattere la pesca a strascico verrà posizionata a 100 metri di distanza dal perimetro dell’area protetta. Si tratta di blocchi di cemento che avranno una duplice funzione: saranno dei veri e propri sbarramenti antistrascico e, allo stesso tempo, oasi marine artificiali per il ripopolamento ittico. È un’opera di ingegneria naturalistica effettuata per promuovere la biodiversità marina dei fondali. Non mancherà la videosorveglianza. Il progetto, infatti, prevede l’installazione, a terra, di un sistema di acquisizione e trasmissione di immagini ad alta risoluzione che garantirà un controllo anche notturno. L’impianto consentirà di sorvegliare le aree di interesse e attiverà gli adeguati allarmi in caso di intrusione nell’area protetta. Il «Banco di Santa Croce» è formato da una secca e si trova a circa 600 metri dalla costa, tra l’arco costiero di Punta Orlando e Torre Angellara. Rappresenta una sorgente continua e solida di biodiversità, in cui vivono specie sottomarine molto rare. Il percorso che il Comune ha avviato per salvaguardare e valorizzare il banco risale al 2009 con la richiesta per l’affidamento esclusivo dell’oasi blu, ottenuto l’anno successivo. «La presenza dell’ente comunale nella gestione dell’area – aggiunge Antonio Di Martino – è garanzia di oggettività e di pubblico interesse mentre il contributo delle associazioni ecologiste, in uno con l’azione dei diving, è necessaria per un’organizzazione improntata all’efficienza e al volontariato». Per la realizzazione del progetto l’amministrazione sta operando in sinergia con gli operatori che gravitano intorno all’Oasi blu e con le associazioni ambientaliste territoriali. (Il Mattino)     

Vico Equense. Barriera artificiale contro le reti a strascico e percorsi sottomarini. Sono questi alcuni degli interventi previsti dal progetto ideato dal Comune di Vico Equense per tutelare e valorizzare l’oasi blu «Banco di Santa Croce». La documentazione è stata presentata alla Regione Campania per la valutazione d’incidenza ambientale ed è in attesa dell’ok. Intanto l’amministrazione ha già chiesto il mutuo alla Cassa deposito e prestiti: per realizzare le operazioni programmate saranno necessari 335mila euro. «Non appena la Regione ci fornirà il suo parere – spiega l’assessore Antonio Di Martino – passeremo alla fase esecutiva con la pubblicazione del bando per l’assegnazione dei lavori. Sono contento che un’idea personale si stia concretizzando. Da anni stiamo lavorando per proteggere al meglio l’area marina e, allo stesso tempo, creare un attrattore naturalistico in ambito subacqueo di grande impatto e con ritorni positivi per la città». Obiettivo principale del progetto è quello di mettere un ulteriore freno alla pesca a strascico che, ancora oggi, viene praticata illegalmente nella zona, creando notevoli danni all’ambiente naturale. Numerose le iniziative previste: delimitazione dell’area con apposite boe normate e successiva segnalazione sulle carte nautiche, realizzazione di percorsi sottomarini per rendere fruibile la zona ai turisti senza danni per la flora e la fauna dell’area, creazione di elementi sommersi, dissuasori della pesca illegale da predisporre per delimitare l’habitat sottomarino appartenente alla zona tutelata, inserimento di segnalatori di tre punti di immersione. La barriera per combattere la pesca a strascico verrà posizionata a 100 metri di distanza dal perimetro dell’area protetta. Si tratta di blocchi di cemento che avranno una duplice funzione: saranno dei veri e propri sbarramenti antistrascico e, allo stesso tempo, oasi marine artificiali per il ripopolamento ittico. È un’opera di ingegneria naturalistica effettuata per promuovere la biodiversità marina dei fondali. Non mancherà la videosorveglianza. Il progetto, infatti, prevede l’installazione, a terra, di un sistema di acquisizione e trasmissione di immagini ad alta risoluzione che garantirà un controllo anche notturno. L’impianto consentirà di sorvegliare le aree di interesse e attiverà gli adeguati allarmi in caso di intrusione nell’area protetta. Il «Banco di Santa Croce» è formato da una secca e si trova a circa 600 metri dalla costa, tra l’arco costiero di Punta Orlando e Torre Angellara. Rappresenta una sorgente continua e solida di biodiversità, in cui vivono specie sottomarine molto rare. Il percorso che il Comune ha avviato per salvaguardare e valorizzare il banco risale al 2009 con la richiesta per l’affidamento esclusivo dell’oasi blu, ottenuto l’anno successivo. «La presenza dell’ente comunale nella gestione dell’area – aggiunge Antonio Di Martino – è garanzia di oggettività e di pubblico interesse mentre il contributo delle associazioni ecologiste, in uno con l’azione dei diving, è necessaria per un’organizzazione improntata all’efficienza e al volontariato». Per la realizzazione del progetto l’amministrazione sta operando in sinergia con gli operatori che gravitano intorno all’Oasi blu e con le associazioni ambientaliste territoriali. (Il Mattino)