Ecomostro di Alimuri. Si sta procedendo alla polverizzazione delle macerie che saranno rimosse tra meno di due settimane

0

Vico Equense – Un cumulo di macerie, macchine al lavoro e il litorale finalmente libero da scheletri di cemento. E’ lo scenario che si può osservare in questi giorni presso la baia di Alimuri. Da pochi giorni è cominciata la terza fase prevista dal programma di demolizione dell’ecomostro: la frantumazione dei resti. «Concluse le operazioni di disgaggio massi dal costone – spiega Antonio Elefante, assessore all’urbanistica del Comune di Vico Equense –adesso si è passati alla polverizzazione del materiale. Tutto sta procedendo secondo i piani. Tra 10 giorni le attività saranno terminate». L’ecomostro non c’è più e tra meno di due settimane non ce ne sarà nemmeno la traccia. Il simbolo della cementificazione selvaggia, senza regole e senza rispetto per l’ambiente, è stato cancellato per sempre. L’Alimuri era una struttura di 18mila metri cubi realizzata in un’area di alto valore paesaggistico, destinata a diventare un albergo di lusso con 150 camere. Risale al novembre del ’63 l’autorizzazione ambientale rilasciata ai proprietari del suolo dalla Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici. La licenza edilizia è arrivata l’anno successivo. Poi l’inizio dei lavori, a cui hanno fatto seguito sospensioni, ritardi fino ad arrivare allo stop definitivo. Lo scheletro di cemento è rimasto in uno dei più suggestivi angoli della penisola sorrentina per mezzo secolo, figurando anche nella Top five 2014 degli ecomostri nazionali stilata da Legambiente. Molte sono state le strade intraprese negli anni per mettere fine alla storia Alimuri. Un tentativo di risoluzione della vicenda risale al 2007. In quell’anno è stato firmato un accordo tra Saan srl, società proprietaria dell’immobile, ministero dei Beni culturali, Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici, Regione Campania, Provincia di Napoli, Comune di Vico Equense, secondo il quale alla demolizione avrebbe dovuto far seguito la costruzione di una struttura dello stesso volume su un sito da individuare: 18mila metri cubi di cemento su un’altra area, sempre a Vico Equense. Poi non si è fatto più nulla. A centrare l’obiettivo è stata, invece, l’amministrazione comunale di Vico Equense con un nuovo iter intrapreso nel marzo 2014, basato su presupposti totalmente diversi, ossia sull’illegittimità del manufatto poiché la struttura non era conforme a quella autorizzata nel ’63. Alla storia dell’ecomostro è stato dedicato anche un documentario. L’anteprima di «Alimuri amarcord», primo film partecipato della penisola sorrentina, è stata presentata pochi giorni fa presso la sala consiliare del Comune di Meta dinanzi ad amministratori, produttori e ospiti. Sul futuro della baia di Alimuri, però, restano ancora troppi nodi da sciogliere. «Gli scenari possibili sono tanti – afferma Claudio d’Esposito, presidente Wwf penisola sorrentina – e troppe sono le preoccupazioni. Dopo la conclusione delle attività l’area sarà restituita alla Saan o diventerà pubblica? In un caso o nell’altro ci auguriamo che non venga costruito nulla». Al piacere di una vittoria si è accompagnato il desiderio di restituire alla natura altri spazi che le sono stati sottratti indebitamente, di abbattere altri «mostri». Ilenia De Rosa, Il Mattino

Vico Equense – Un cumulo di macerie, macchine al lavoro e il litorale finalmente libero da scheletri di cemento. E’ lo scenario che si può osservare in questi giorni presso la baia di Alimuri. Da pochi giorni è cominciata la terza fase prevista dal programma di demolizione dell’ecomostro: la frantumazione dei resti. «Concluse le operazioni di disgaggio massi dal costone – spiega Antonio Elefante, assessore all’urbanistica del Comune di Vico Equense –adesso si è passati alla polverizzazione del materiale. Tutto sta procedendo secondo i piani. Tra 10 giorni le attività saranno terminate». L’ecomostro non c’è più e tra meno di due settimane non ce ne sarà nemmeno la traccia. Il simbolo della cementificazione selvaggia, senza regole e senza rispetto per l’ambiente, è stato cancellato per sempre. L’Alimuri era una struttura di 18mila metri cubi realizzata in un'area di alto valore paesaggistico, destinata a diventare un albergo di lusso con 150 camere. Risale al novembre del ’63 l’autorizzazione ambientale rilasciata ai proprietari del suolo dalla Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici. La licenza edilizia è arrivata l’anno successivo. Poi l’inizio dei lavori, a cui hanno fatto seguito sospensioni, ritardi fino ad arrivare allo stop definitivo. Lo scheletro di cemento è rimasto in uno dei più suggestivi angoli della penisola sorrentina per mezzo secolo, figurando anche nella Top five 2014 degli ecomostri nazionali stilata da Legambiente. Molte sono state le strade intraprese negli anni per mettere fine alla storia Alimuri. Un tentativo di risoluzione della vicenda risale al 2007. In quell’anno è stato firmato un accordo tra Saan srl, società proprietaria dell’immobile, ministero dei Beni culturali, Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici, Regione Campania, Provincia di Napoli, Comune di Vico Equense, secondo il quale alla demolizione avrebbe dovuto far seguito la costruzione di una struttura dello stesso volume su un sito da individuare: 18mila metri cubi di cemento su un’altra area, sempre a Vico Equense. Poi non si è fatto più nulla. A centrare l’obiettivo è stata, invece, l’amministrazione comunale di Vico Equense con un nuovo iter intrapreso nel marzo 2014, basato su presupposti totalmente diversi, ossia sull’illegittimità del manufatto poiché la struttura non era conforme a quella autorizzata nel ’63. Alla storia dell’ecomostro è stato dedicato anche un documentario. L’anteprima di «Alimuri amarcord», primo film partecipato della penisola sorrentina, è stata presentata pochi giorni fa presso la sala consiliare del Comune di Meta dinanzi ad amministratori, produttori e ospiti. Sul futuro della baia di Alimuri, però, restano ancora troppi nodi da sciogliere. «Gli scenari possibili sono tanti – afferma Claudio d’Esposito, presidente Wwf penisola sorrentina – e troppe sono le preoccupazioni. Dopo la conclusione delle attività l’area sarà restituita alla Saan o diventerà pubblica? In un caso o nell’altro ci auguriamo che non venga costruito nulla». Al piacere di una vittoria si è accompagnato il desiderio di restituire alla natura altri spazi che le sono stati sottratti indebitamente, di abbattere altri «mostri». Ilenia De Rosa, Il Mattino