Muore la politica nell´estate delle faide

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È davvero un brutto Ferragosto per la Repubblica italiana, un pantano tra politica e propaganda che alla fine ci lascerà tutti più logori e più sporchi. Tutti: e chiunque si illuda di ricavarne, o magari davvero ne ricavi nel solleone, un effimero vantaggio estivo, presto si troverà a pagare il dazio comune del logoramento e della sporcizia.

Della vicenda del presidente della Camera Gianfranco Fini, e della casa ex patrimonio di An a Montecarlo finita al suo giovane cognato, i lettori sanno. È vicenda opaca e quanto prima il presidente Fini se ne libererà tanto meglio, e se ha da prendere a calci nel sedere qualcuno del suo ambiente, anche se familiare, lo faccia e in fretta.

Di vicende simili, purtroppo, la nostra politica è ricolma, da troppi anni ormai priva di senso del limite, in un brodo acido di clientele, affari, cricche, finanza, transazioni, camarille e favoritismi che affliggono la cosa pubblica e arricchiscono un nuovo ceto di mediocri affaristi, ormai ubiqui.

Accanto alle notizie sulla vicenda di Montecarlo va anche però narrato il contesto in cui la campagna contro Fini va dispiegandosi: nostro dovere è sempre dare i fatti, il loro contesto e le loro radici, il resto è propaganda, di questa parte oggi, di quell’altra domani, sempre propaganda fracassona. Quando il premier Silvio Berlusconi, un anno fa, venne fatto bersaglio di una campagna dove ogni vicenda, sia pur scarsamente rilevante, veniva ingigantita ad anatema, questo giornale fu tra i pochissimi che chiese il ritorno all’equilibrio. E venne infatti accusato e criticato senza ragione. Chi, ad esempio, si chiedesse oggi che cosa è rimasto dello “scandalo” Noemi Letizia, quali accuse serie ne sono davvero scaturite, a che cosa di determinante ha portato quel safari mediatico, si troverebbe con in mano poco o nulla: e infatti nessuno più ne parla. Analogo test potremmo citare su Gianni Letta, trascinato nelle torbide vicende primaverili da “amici” e nemici, senza che nessuno – o quasi – invocasse per lui un filo di garantismo.

È giusto e opportuno che i leader, tutti i leader, provino a mantenere morale e comportamento i più rigorosi possibili, se non vogliono peggiorare il già pessimo credito che la politica ha nel paese.

Quel però che non aggiunge né serietà né equilibrio è la caccia al nemico di oggi, ex amico protetto di ieri. Tutti raccomandano in Rai, ma chi rompe con il governo viene denunciato come un lestofante dagli amici perduti. Follini, Casini e Fini erano specchiati dirigenti politici quando aderivano alla maggioranza, nefasti cacicchi quando l’han lasciata. E chi ricorda il trattamento riservato a Umberto Bossi e ai leghisti quando ruppero con Berlusconi nel 1994? Un modello non utile a capire, utilissimo a dividere e intimidire, usato a destra e sinistra con eguale cinismo (e a proposito – quali che siano le responsabilità di Fini – che spettacolo i suoi vecchi collaboratori, gli intellettuali da poco e i lottizzati da niente che tutto gli devono, costretti a dare la loro coltellata furtiva in un’intervista per poi dire: vedete? l’ho colpito, pronti a mendicare la mancia dal nuovo capo).

Si obietterà infatti: anche la sinistra, e la stampa che la fiancheggia, usano coprire di contumelie gli alleati del premier, salvo poi paragonarli a Giovanna d’Arco non appena se ne allontanano. Vero: e potremmo citare casi grotteschi di squalificati ex vassalli, redenti di botto a guru e interlocutori. Oggi il ministro della cultura Bondi è per la sinistra un lacchè risibile: siate sicuri, denunciasse Berlusconi in un’intervista ne farebbero il nuovo Sartre.

L’obiezione non cambia il ragionamento. La caccia all’uomo per intimidire, le accuse ad personam, i dossier preparati e poi rilasciati al momento adatto non sono libertà di stampa. Sono dosi massicce di populismo, rancore e odio che alla fine renderanno tossica l’aria del paese. saremo nemici tutti di tutti e quando Berlusconi lascerà Palazzo Chigi, Fini la Camera e ogni vendetta di clan sarà consumata riparlarsi sarà impossibile.

La crisi economica intanto, i mercati che non leggono le pagine livorose di questi giorni incalzano. E in che clima, in che contesto, con che interlocutori faremo le riforme e salveremo il paese?

sole24ore