Super Benevento, vola a più cinque. Marotta a segno dopo appena sette minuti, poi tranquilla gestione

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Blitz e primato blindato. La corsa in vetta continua. Il Benevento c’è, batte un altro colpo e si porta, almeno per una notte, a più cinque sulla vice capolista Salernitana, attesa dalla sfida interna con il Martina. Al “Ceravolo”, stadio circondato dalle case e da anni trasformato in un cantiere, la squadra di Brini, sostenuta dall’entusiasmo di duecento tifosi partiti di buon’ora dal Sannio, ha imposto la legge della più forte in una partita combattuta ma non spettacolare. Complici anche le difficoltà in cui si imbatte la compagine di Sanderra, destinata a uscire completamente rivoluzionata dalla finestra del mercato di gennaio alla luce della smobilitazione in atto (in partenza anche Vacca, l’ex dal dente avvelenato che ha voluto giocare la sua ultima gara in Calabria proprio contro i giallorossi, e Russotto, in tribuna per infortunio, che rumors di radiomercato in settimana hanno accostato ai sanniti). Il gol di Marotta, dopo sette giri di lancette servito da un sapiente lancio di Mazzeo, d’altronde, favorisce la missione vittoria. Ma difendere i tre punti non è semplice per la reazione del Catanzaro che finisce con l’esaltare la personalità e il cinismo della capolista. Brini conferma il 4-4-2 ma in formazione, rispetto alle previsioni della vigilia, ci sono due novità: Scognamiglio ed Eusepi si accomodano in panchina. Il primo in virtù di una sorta di turnover, il secondo per influenza. Padella, in campo con la fascia di capitano, al centro della difesa fa coppia con Lucioni, al rientro dalla squalifica; in attacco il compito di scardinare la difesa calabrese viene affidato a Mazzeo e Marotta. E sono proprio i due attaccanti a confezionare il gol del vantaggio: assist di Mazzeo e conclusione vincente dell’attaccante napoletano. La strada è subito in discesa sebbene la reazione del Catanzaro a tratti metta in difficoltà Padella e compagnia (l’insidia maggiore arriva al 13’ con la punizione di Vacca che sfiora l’incrocio). A centrocampo si avverte l’assenza di D’Agostino, finito in tribuna per infortunio. Agyei fa poco per non farlo rimpiangere. Differente il discorso di Vitiello, almeno all’inizio tutta vivacità e grinta. Ma non basta. Vacca, animato da propositi di rivalsa dopo l’addio al veleno della scorsa stagione, lotta su ogni pallone e guida la linea a quattro della mediana calabrese. A Padella e Lucioni tocca neutralizzare Martignago, terminale offensivo del 4-4-1-1 proposto da Sanderra, e Barraco (in avvio di ripresa entra Pagano). Pane rischia solo su due punizioni, di cui la seconda, quella di Barraco, alla ripresa delle ostilità, e sul tiro di Di Chiara, sempre dopo l’intervallo. Il Benevento a tratti soffre soprattutto a sinistra dove Campagnacci non risulta incisivo quanto Pezzi. Gli ospiti sfruttano soprattutto la fascia destra con Celjak (suo il primo tiro pericoloso della ripresa) e Alfageme. Ma il compito è di non scoprirsi e di non prestare il fianco agli avversari e magari di mettere a segno il colpo finale, impresa sfiorata da Mazzeo (29’). Brini nel finale cambia assetto rinforzando il centrocampo, passato a cinque. Fuori Marotta, dentro Melara, schierato a destra con Alfageme dirottato a sinistra e Campagnacci centrale. Poi entra Scognamiglio al posto di Agyei: un difensore al posto di un centrocampista. Il vantaggio va difeso. Missione compiuta dopo quattro minuti di recupero. Poi la corsa sotto la curva ospiti per l’abbraccio con i tifosi in festa. (Andrea Ferraro – Il Mattino)

Blitz e primato blindato. La corsa in vetta continua. Il Benevento c’è, batte un altro colpo e si porta, almeno per una notte, a più cinque sulla vice capolista Salernitana, attesa dalla sfida interna con il Martina. Al “Ceravolo”, stadio circondato dalle case e da anni trasformato in un cantiere, la squadra di Brini, sostenuta dall’entusiasmo di duecento tifosi partiti di buon’ora dal Sannio, ha imposto la legge della più forte in una partita combattuta ma non spettacolare. Complici anche le difficoltà in cui si imbatte la compagine di Sanderra, destinata a uscire completamente rivoluzionata dalla finestra del mercato di gennaio alla luce della smobilitazione in atto (in partenza anche Vacca, l’ex dal dente avvelenato che ha voluto giocare la sua ultima gara in Calabria proprio contro i giallorossi, e Russotto, in tribuna per infortunio, che rumors di radiomercato in settimana hanno accostato ai sanniti). Il gol di Marotta, dopo sette giri di lancette servito da un sapiente lancio di Mazzeo, d’altronde, favorisce la missione vittoria. Ma difendere i tre punti non è semplice per la reazione del Catanzaro che finisce con l’esaltare la personalità e il cinismo della capolista. Brini conferma il 4-4-2 ma in formazione, rispetto alle previsioni della vigilia, ci sono due novità: Scognamiglio ed Eusepi si accomodano in panchina. Il primo in virtù di una sorta di turnover, il secondo per influenza. Padella, in campo con la fascia di capitano, al centro della difesa fa coppia con Lucioni, al rientro dalla squalifica; in attacco il compito di scardinare la difesa calabrese viene affidato a Mazzeo e Marotta. E sono proprio i due attaccanti a confezionare il gol del vantaggio: assist di Mazzeo e conclusione vincente dell’attaccante napoletano. La strada è subito in discesa sebbene la reazione del Catanzaro a tratti metta in difficoltà Padella e compagnia (l’insidia maggiore arriva al 13’ con la punizione di Vacca che sfiora l’incrocio). A centrocampo si avverte l’assenza di D’Agostino, finito in tribuna per infortunio. Agyei fa poco per non farlo rimpiangere. Differente il discorso di Vitiello, almeno all’inizio tutta vivacità e grinta. Ma non basta. Vacca, animato da propositi di rivalsa dopo l’addio al veleno della scorsa stagione, lotta su ogni pallone e guida la linea a quattro della mediana calabrese. A Padella e Lucioni tocca neutralizzare Martignago, terminale offensivo del 4-4-1-1 proposto da Sanderra, e Barraco (in avvio di ripresa entra Pagano). Pane rischia solo su due punizioni, di cui la seconda, quella di Barraco, alla ripresa delle ostilità, e sul tiro di Di Chiara, sempre dopo l’intervallo. Il Benevento a tratti soffre soprattutto a sinistra dove Campagnacci non risulta incisivo quanto Pezzi. Gli ospiti sfruttano soprattutto la fascia destra con Celjak (suo il primo tiro pericoloso della ripresa) e Alfageme. Ma il compito è di non scoprirsi e di non prestare il fianco agli avversari e magari di mettere a segno il colpo finale, impresa sfiorata da Mazzeo (29’). Brini nel finale cambia assetto rinforzando il centrocampo, passato a cinque. Fuori Marotta, dentro Melara, schierato a destra con Alfageme dirottato a sinistra e Campagnacci centrale. Poi entra Scognamiglio al posto di Agyei: un difensore al posto di un centrocampista. Il vantaggio va difeso. Missione compiuta dopo quattro minuti di recupero. Poi la corsa sotto la curva ospiti per l’abbraccio con i tifosi in festa. (Andrea Ferraro – Il Mattino)