Napoli. Ospedale San Giovanni Bosco, allarme rosso, stop ricoveri in ostetricia. Finito lo spazio per le lettighe

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Napoli. «Mò dobbiamo risolvere la questione della pressione di mia cognata. Ma ce verimme stasera». La minaccia, neppure tanto velata, si perde nel corridoio affollato che porta al pronto soccorso del San Giovanni Bosco. Due guardie giurate, alte e grosse come un armadio, allontanano il gruppetto di agguerritissime donne dal quale è partito l’«avvertimento». Sul loro volto la rassegnazione di chi è costretto a dover fare i conti con un “parterre” sempre pronto all’aggressione. Ore 14. Il reparto di emergenza dell’ospedale della Doganella è un viavai di barellieri del 118, infermieri, dottori, operatori sociosanitari che, sudati come in pieno agosto, si danno un gran da fare per accogliere chi bussa alla porta del pronto soccorso. E nei vari scompartimenti c’è una bella fetta di quei 250 «accessi» che stanno arrivando quotidianamente al San Giovanni Bosco. I medici, ovviamente, danno la priorità a seconda della gravità. E la signora dalla pressione alta che ha appena abbandonato, con cognate e amiche, il presidio, non voleva aspettare, non voleva cedere il proprio turno a chi invece aveva un’urgenza maggiore. Per questo quelle donne se la sono presa con tutti: medici, infermieri, portantini. L’emergenza barelle è anche questo. E sempre più spesso si passa alle vie di fatto senza neppure anticiparle con le minacce. Nel settimo giorno di «allarme rosso» nei pronto soccorsi cittadini – assediati da centinaia e centinaia di lettighe – gli operatori del San Giovanni Bosco sono allo stremo delle forze. Ma da ieri l’emergenza barelle è una questione di ordine pubblico. Perché la prefettura è stata ufficialmente informata. Con una lettera che porta la firma del direttore sanitario del San Giovanni Bosco, Luigi De Paola. Una missiva fatta di poche, stringate parole, in cui però emerge la drammaticità di quanto stanno vivendo tutti i pronto soccorso cittadini. Il direttore sanitario comunica, dunque, al rappresentante del governo la «sospensione dei ricoveri in Ostetricia e Ginecologia non essendovi più nel reparto neanche lo spazio fisico ove sistemare eventuali altre barelle». Le saracinesche abbassate per esaurimento posti (e lettighe) nel reparto maternità dell’ospedale della Doganella sono, però, soltanto la punta di un iceberg di quanto accade nella struttura sanitaria diretta da De Paola. Camere operatorie trasformate in rianimazione, con moribondi intubati e sistemati sui tavoli operatori. Pazienti visitati sulle sedie e sulle scrivanie al pronto soccorso. Reparti che ospitano il doppio del limite massimo di degenti, con camere in cui sono collocati fino a sei letti, l’uno addossato all’altro, che non consentono neppure l’accesso alla toilette. E tensione alle stelle che si trasforma, sempre più frequentemente, in aggressioni a medici e paramedici, con guardie giurate sempre pronte a fermare le intemperanze di pazienti e familiari. Per non parlare della terapia intensiva cardiologica, talmente fatiscente e malconcia che sembra il reparto di un ospedale del Terzo Mondo. Il direttore sanitario dice che non può rilasciare interviste o commenti. Ma non riesce a sottrarsi dall’esprimere «un doveroso, solenne encomio per tutti gli operatori, per tutte le figure professionali, compresi gli operai delle pulizie, i quali con spirito e dedizione eroica affrontano queste situazioni di grande emergenza dimostrando che il San Giovanni Bosco è l’ospedale che accoglie tutti». Ospedali assediati, dicevamo. Al Cardarelli l’altro giorno erano esaurite anche le sedie. Mentre al Loreto Mare per sbarellare dalla lettiga dell’ambulanza dei pazienti hanno impiegato anche quattro ore bloccando il mezzo di soccorso nel cortile dell’ospedale. Un fenomeno che in queste ore è diventato patologico. Tant’è che il direttore della Croce Rossa, Paolo Monorchio, nell’ammettere di non aver «mai assistito a emergenze di questo tipo, che coinvolgono contemporaneamente tutti i pronto soccorso», si è detto disponibile «a offrire gratuitamente delle ambulanze per alleggerire il lavoro del 118 per i codici gialli e verdi». Come si ricorderà da qualche anno la Croce Rossa è stata estromessa dal supporto nel servizio di emergenza del 118. Ma Monorchio si era rivolto al Tar ottenendo di poter partecipare a una nuova gara che, però, tarda ad essere indetta. «Eppure ci siamo detti pronti ad acquistare sei ambulanze e a metterle a disposizione del Core, la centrale operativa regionale» ha detto Monorchio. (Marisa La Penna – Il Mattino) 

Napoli. «Mò dobbiamo risolvere la questione della pressione di mia cognata. Ma ce verimme stasera». La minaccia, neppure tanto velata, si perde nel corridoio affollato che porta al pronto soccorso del San Giovanni Bosco. Due guardie giurate, alte e grosse come un armadio, allontanano il gruppetto di agguerritissime donne dal quale è partito l’«avvertimento». Sul loro volto la rassegnazione di chi è costretto a dover fare i conti con un “parterre” sempre pronto all’aggressione. Ore 14. Il reparto di emergenza dell’ospedale della Doganella è un viavai di barellieri del 118, infermieri, dottori, operatori sociosanitari che, sudati come in pieno agosto, si danno un gran da fare per accogliere chi bussa alla porta del pronto soccorso. E nei vari scompartimenti c’è una bella fetta di quei 250 «accessi» che stanno arrivando quotidianamente al San Giovanni Bosco. I medici, ovviamente, danno la priorità a seconda della gravità. E la signora dalla pressione alta che ha appena abbandonato, con cognate e amiche, il presidio, non voleva aspettare, non voleva cedere il proprio turno a chi invece aveva un’urgenza maggiore. Per questo quelle donne se la sono presa con tutti: medici, infermieri, portantini. L’emergenza barelle è anche questo. E sempre più spesso si passa alle vie di fatto senza neppure anticiparle con le minacce. Nel settimo giorno di «allarme rosso» nei pronto soccorsi cittadini – assediati da centinaia e centinaia di lettighe – gli operatori del San Giovanni Bosco sono allo stremo delle forze. Ma da ieri l’emergenza barelle è una questione di ordine pubblico. Perché la prefettura è stata ufficialmente informata. Con una lettera che porta la firma del direttore sanitario del San Giovanni Bosco, Luigi De Paola. Una missiva fatta di poche, stringate parole, in cui però emerge la drammaticità di quanto stanno vivendo tutti i pronto soccorso cittadini. Il direttore sanitario comunica, dunque, al rappresentante del governo la «sospensione dei ricoveri in Ostetricia e Ginecologia non essendovi più nel reparto neanche lo spazio fisico ove sistemare eventuali altre barelle». Le saracinesche abbassate per esaurimento posti (e lettighe) nel reparto maternità dell’ospedale della Doganella sono, però, soltanto la punta di un iceberg di quanto accade nella struttura sanitaria diretta da De Paola. Camere operatorie trasformate in rianimazione, con moribondi intubati e sistemati sui tavoli operatori. Pazienti visitati sulle sedie e sulle scrivanie al pronto soccorso. Reparti che ospitano il doppio del limite massimo di degenti, con camere in cui sono collocati fino a sei letti, l’uno addossato all’altro, che non consentono neppure l’accesso alla toilette. E tensione alle stelle che si trasforma, sempre più frequentemente, in aggressioni a medici e paramedici, con guardie giurate sempre pronte a fermare le intemperanze di pazienti e familiari. Per non parlare della terapia intensiva cardiologica, talmente fatiscente e malconcia che sembra il reparto di un ospedale del Terzo Mondo. Il direttore sanitario dice che non può rilasciare interviste o commenti. Ma non riesce a sottrarsi dall’esprimere «un doveroso, solenne encomio per tutti gli operatori, per tutte le figure professionali, compresi gli operai delle pulizie, i quali con spirito e dedizione eroica affrontano queste situazioni di grande emergenza dimostrando che il San Giovanni Bosco è l’ospedale che accoglie tutti». Ospedali assediati, dicevamo. Al Cardarelli l’altro giorno erano esaurite anche le sedie. Mentre al Loreto Mare per sbarellare dalla lettiga dell’ambulanza dei pazienti hanno impiegato anche quattro ore bloccando il mezzo di soccorso nel cortile dell’ospedale. Un fenomeno che in queste ore è diventato patologico. Tant’è che il direttore della Croce Rossa, Paolo Monorchio, nell’ammettere di non aver «mai assistito a emergenze di questo tipo, che coinvolgono contemporaneamente tutti i pronto soccorso», si è detto disponibile «a offrire gratuitamente delle ambulanze per alleggerire il lavoro del 118 per i codici gialli e verdi». Come si ricorderà da qualche anno la Croce Rossa è stata estromessa dal supporto nel servizio di emergenza del 118. Ma Monorchio si era rivolto al Tar ottenendo di poter partecipare a una nuova gara che, però, tarda ad essere indetta. «Eppure ci siamo detti pronti ad acquistare sei ambulanze e a metterle a disposizione del Core, la centrale operativa regionale» ha detto Monorchio. (Marisa La Penna – Il Mattino)