IL PREZZO DELLA BELLEZZA IN ITALIA, NELLA COSTA D’AMALFI E NEL CILENTO

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Leggo su questo giornale e sui tanti siti FB di Amalfi di dibattiti accesi sulla formazione delle liste in vista delle prossime elezioni amministrative che si terranno a maggio. Ma nessuno parla di programmi. E’ una storia vecchia. Si agitano polveroni sui nomi, ma nessuno parla dei problemi. Spero mi sia consentito intervenire sul tema, facendo qualche considerazione utile e necessaria in premessa:

1^ Sarebbe opportuno e consigliabile che chi esce, ed in parte ne è responsabile, da una esperienza fallimentare si faccia dignitosamente da parte, in modo che la città possa radicalmente voltare pagina con senso di responsabilità e totale libertà di decisione senza trovare sul cammino ostacoli ed ingombri di nessun genere;

2^ Si adotti il metodo che risulta sempre il migliore per il futuro della propria comunità: decidere prima per COSA e poi per CHI  VOTARE e, perciò, stilare PRIMA un PROGRAMMA e  dopo, solo DOPO, provare a selezionare la squadra chiamata a realizzarlo.

Io resto sempre più convinto della bontà di questo metodo. E va in questa direzione il contributo della mia riflessione di oggi e di quelle che farò nelle prossime settimane, nella speranza che gli amici elettori e tutta la più vasta società civile non si limitino a leggere, ma diano concrete prove/segnali di muoversi in questa direzione nel superiore interesse della loro città. Oggi recupero ed attualizzo una riflessione che feci quasi un anno fa su questo giornale. Mi auguro fortemente che costituisca un contributo di riflessione e di dibattito nella campagna elettorale, eliminando i fumosi e, spesso, inutilmente rissosi confronti sui nomi.

 

“La Corte dei Conti accusa le agenzie di rating S&P, Moudy’s e Fitch perché nella valutazione del Pil d’Italia non avrebbero tenuto conto della ricchezza dei Beni Immateriali e del patrimonio artistico e culturale, storico e letterario del nostro Paese procurando un danno notevole alla nostra economia, dovuto al declassamento. E minaccia di aprire un contenzioso chiedendo un risarcimento danni quantificabile in 250 miliardi di euro o giù di lì. La notizia ha fatto il giro del mondo riportata con rilievo da tutti i media nazionali ed internazionali. Non sappiamo se la minaccia avrà un seguito e se finirà in un tribunale internazionale. Ma di sicuro ha posto un problema e non di scarso rilievo.
A questo punto è legittimo chiedersi: Ha un prezzo la Bellezza? E nel caso è equo quello ipotizzato dalla Corte dei Conti, stimato in 250 miliardi di euro, tanto a quanto ammonta la richiesta di risarcimento dei danni?

Io, personalmente, non ho alcun dubbio a dare una risposta negativa. Come si fa a valutare in termini economici il Colosseo o La Fontana di Trevi o la produzione pittorica di Raffaello, Caravaggio, Tiziano, Tiepolo, o il Davide di Donatello, o la Cupola di San Pietro, o il colonnato del Bernini? Ancora più difficile dare un prezzo in volgare denaro ai versi di Dante, di Leopardi, Foscolo, Manzoni e via via di tutti i grandi fino ai Nobel più recenti Quasimodo e Montale. E Lo stesso dicasi per i film che hanno immortalato epoche, personaggi e stili di vita  nel corso dei decenni: Rossellini, De Sica, Pasolini e, via via, tutti i registi, gli sceneggiatori, gli attori che hanno rappresentato l’Italia. A pensarci bene, a giudizio unanime, la risposta sarebbe (è): non c’è assolutamente prezzo per questa ricchezza e, forse, non basterebbero  i 250 miliardi per comprare neppure uno solo di questi TESORI DI BELLEZZA, per quello che rappresentano in sé, ma soprattutto per quello che rappresentano nell’anima, nel cuore e nella mente dell’immaginario collettivo di un Paese come l’Italia; cosa questa che da sola non ha prezzo, perché è stata rivalutata dall’amore e dall’orgoglio di identità di tutto un popolo nel corso dei secoli. Pertanto, a mio avviso, sarebbe mortificante e degradante soltanto accettare la valutazione commerciale del bene. Proprio la sola idea della  venalità mercantile sarebbe come infliggere una FERITA A MORTE ALLA BELLEZZA, che per sua natura è vita ed immortalità. Immaginate per un attimo Gli Uffizi di Firenze senza la bellezza esplosiva di colori e di vita della PRIMAVERA di BOTTICELLI.

Ed ora proviamo a trasferire il discorso sul piano locale, nella Costa d’Amalfi e nel Cilento. Ha un costo quantificabile in denaro: lo spettacolo dalla balconata di Ravello sulle onde di terra e le scale di mare, ossificate da secoli da Minori a Capodorso, in una notte di luna che inargenta l’Avvocata ed il Falerzio a catapulta sul mare e, viceversa, il ricamo dei paesi su colline e montagne offerto da Capodorso con vista sui Lattari ad ampio raggio con in particolare   il nido della “rondinaia” incastonato sull’ocra delle falesie di San Cosma, che scivolano al mare nella luminosità di un’alba chiara al primo sole o di un tramonto rosso fuoco che incendia cielo e mare? E quale è il prezzo del panorama che offre la balconata del Cerreto e/o di Sant’Angelo a tre pizzi spalancate  sul Vesuvio, da un lato, e sul mare della grande storia e  fino alle Eolie, dall’altro, con il palcoscenico di un orizzonte sconfinato, fatto di acqua e fuoco, dove dirupa la bellezza dagli abissi orridi e bellissimi dei miti delle sirene ammarate a Li Galli, della “volpe pescatrice” nella gola dell’acqua verde del fiordo di Furore, delle storie  d’amore belle e impossibili ossificate negli scogli dei Due Fratelli a  Vietri? E, ancora,  quale è il prezzo delle chiese che rifrangono luce sulle cupole maiolicate e dei campanili agili che cercano cielo sulle colline con i ricami trapunti d’oro dei terrazzamenti di agrumeti dalla battigia verso il cielo da Conca a Cetara? E che prezzo ha Amalfi per quella cartolina rilucente di mosaici  della facciata del Duomo in volo sulla scalinata aerea e per  i silenzi che alitano la grande storia della Repubblica nel polipaio dei vicoli, inestricabili gomitoli di bellezza, che, all’improvviso, s’aprono a slarghi ariosi con il vociare sommesso di un popolo laborioso e creativo; e, soprattutto, quanto costa  il concerto al chiaro di luna della cascata delle Ferriere che zampilla infiniti coralli d’argento e feconda storie d’amore intense, tenere e passionali insieme,  inimmaginabili altrove?”

Analogo discorso mi riprometto di fare per il Cilento, dove ci sono, anche lì, numerose comunità impegnate nel rinnovo delle rispettive Amministrazioni Comunali, sempre nella prossima tornata elettorale. 
 E’, anzi deve essere, secondo me, un impegno di tutti: classe dirigente nella sua ricca prismaticità, ma anche società civile prima che scompaia e muoia del tutto quel poco di eticità collettiva che ancora serpeggia latente nelle coscienze. E la strada è una sola: CULTURA; CULTURA, CULTURA e ancora CULTURA!!! ma non solo come slogan da agitare nel bla bla delle dichiarazioni di  facciata, tanto per mettersi in pace con la coscienza, ma con proposte articolate, credibili  e realizzabili e, soprattutto motivate nella individuazione dei destinatari. E’ quello che mi riprometto di fare, appunto, nelle prossime settimane, con gli unici mezzi a mia disposizioni, le parole e le idee, per dare il mio contributo di modesto intellettuale che ama il proprio territorio e crede fermamente nel suo sviluppo.

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it

Leggo su questo giornale e sui tanti siti FB di Amalfi di dibattiti accesi sulla formazione delle liste in vista delle prossime elezioni amministrative che si terranno a maggio. Ma nessuno parla di programmi. E’ una storia vecchia. Si agitano polveroni sui nomi, ma nessuno parla dei problemi. Spero mi sia consentito intervenire sul tema, facendo qualche considerazione utile e necessaria in premessa:

1^ Sarebbe opportuno e consigliabile che chi esce, ed in parte ne è responsabile, da una esperienza fallimentare si faccia dignitosamente da parte, in modo che la città possa radicalmente voltare pagina con senso di responsabilità e totale libertà di decisione senza trovare sul cammino ostacoli ed ingombri di nessun genere;

2^ Si adotti il metodo che risulta sempre il migliore per il futuro della propria comunità: decidere prima per COSA e poi per CHI  VOTARE e, perciò, stilare PRIMA un PROGRAMMA e  dopo, solo DOPO, provare a selezionare la squadra chiamata a realizzarlo.

Io resto sempre più convinto della bontà di questo metodo. E va in questa direzione il contributo della mia riflessione di oggi e di quelle che farò nelle prossime settimane, nella speranza che gli amici elettori e tutta la più vasta società civile non si limitino a leggere, ma diano concrete prove/segnali di muoversi in questa direzione nel superiore interesse della loro città. Oggi recupero ed attualizzo una riflessione che feci quasi un anno fa su questo giornale. Mi auguro fortemente che costituisca un contributo di riflessione e di dibattito nella campagna elettorale, eliminando i fumosi e, spesso, inutilmente rissosi confronti sui nomi.

 

“La Corte dei Conti accusa le agenzie di rating S&P, Moudy’s e Fitch perché nella valutazione del Pil d’Italia non avrebbero tenuto conto della ricchezza dei Beni Immateriali e del patrimonio artistico e culturale, storico e letterario del nostro Paese procurando un danno notevole alla nostra economia, dovuto al declassamento. E minaccia di aprire un contenzioso chiedendo un risarcimento danni quantificabile in 250 miliardi di euro o giù di lì. La notizia ha fatto il giro del mondo riportata con rilievo da tutti i media nazionali ed internazionali. Non sappiamo se la minaccia avrà un seguito e se finirà in un tribunale internazionale. Ma di sicuro ha posto un problema e non di scarso rilievo.
A questo punto è legittimo chiedersi: Ha un prezzo la Bellezza? E nel caso è equo quello ipotizzato dalla Corte dei Conti, stimato in 250 miliardi di euro, tanto a quanto ammonta la richiesta di risarcimento dei danni?

Io, personalmente, non ho alcun dubbio a dare una risposta negativa. Come si fa a valutare in termini economici il Colosseo o La Fontana di Trevi o la produzione pittorica di Raffaello, Caravaggio, Tiziano, Tiepolo, o il Davide di Donatello, o la Cupola di San Pietro, o il colonnato del Bernini? Ancora più difficile dare un prezzo in volgare denaro ai versi di Dante, di Leopardi, Foscolo, Manzoni e via via di tutti i grandi fino ai Nobel più recenti Quasimodo e Montale. E Lo stesso dicasi per i film che hanno immortalato epoche, personaggi e stili di vita  nel corso dei decenni: Rossellini, De Sica, Pasolini e, via via, tutti i registi, gli sceneggiatori, gli attori che hanno rappresentato l’Italia. A pensarci bene, a giudizio unanime, la risposta sarebbe (è): non c’è assolutamente prezzo per questa ricchezza e, forse, non basterebbero  i 250 miliardi per comprare neppure uno solo di questi TESORI DI BELLEZZA, per quello che rappresentano in sé, ma soprattutto per quello che rappresentano nell’anima, nel cuore e nella mente dell’immaginario collettivo di un Paese come l’Italia; cosa questa che da sola non ha prezzo, perché è stata rivalutata dall’amore e dall’orgoglio di identità di tutto un popolo nel corso dei secoli. Pertanto, a mio avviso, sarebbe mortificante e degradante soltanto accettare la valutazione commerciale del bene. Proprio la sola idea della  venalità mercantile sarebbe come infliggere una FERITA A MORTE ALLA BELLEZZA, che per sua natura è vita ed immortalità. Immaginate per un attimo Gli Uffizi di Firenze senza la bellezza esplosiva di colori e di vita della PRIMAVERA di BOTTICELLI.

Ed ora proviamo a trasferire il discorso sul piano locale, nella Costa d’Amalfi e nel Cilento. Ha un costo quantificabile in denaro: lo spettacolo dalla balconata di Ravello sulle onde di terra e le scale di mare, ossificate da secoli da Minori a Capodorso, in una notte di luna che inargenta l’Avvocata ed il Falerzio a catapulta sul mare e, viceversa, il ricamo dei paesi su colline e montagne offerto da Capodorso con vista sui Lattari ad ampio raggio con in particolare   il nido della “rondinaia” incastonato sull’ocra delle falesie di San Cosma, che scivolano al mare nella luminosità di un’alba chiara al primo sole o di un tramonto rosso fuoco che incendia cielo e mare? E quale è il prezzo del panorama che offre la balconata del Cerreto e/o di Sant’Angelo a tre pizzi spalancate  sul Vesuvio, da un lato, e sul mare della grande storia e  fino alle Eolie, dall’altro, con il palcoscenico di un orizzonte sconfinato, fatto di acqua e fuoco, dove dirupa la bellezza dagli abissi orridi e bellissimi dei miti delle sirene ammarate a Li Galli, della “volpe pescatrice” nella gola dell’acqua verde del fiordo di Furore, delle storie  d’amore belle e impossibili ossificate negli scogli dei Due Fratelli a  Vietri? E, ancora,  quale è il prezzo delle chiese che rifrangono luce sulle cupole maiolicate e dei campanili agili che cercano cielo sulle colline con i ricami trapunti d’oro dei terrazzamenti di agrumeti dalla battigia verso il cielo da Conca a Cetara? E che prezzo ha Amalfi per quella cartolina rilucente di mosaici  della facciata del Duomo in volo sulla scalinata aerea e per  i silenzi che alitano la grande storia della Repubblica nel polipaio dei vicoli, inestricabili gomitoli di bellezza, che, all’improvviso, s’aprono a slarghi ariosi con il vociare sommesso di un popolo laborioso e creativo; e, soprattutto, quanto costa  il concerto al chiaro di luna della cascata delle Ferriere che zampilla infiniti coralli d’argento e feconda storie d’amore intense, tenere e passionali insieme,  inimmaginabili altrove?”

Analogo discorso mi riprometto di fare per il Cilento, dove ci sono, anche lì, numerose comunità impegnate nel rinnovo delle rispettive Amministrazioni Comunali, sempre nella prossima tornata elettorale. 
 E’, anzi deve essere, secondo me, un impegno di tutti: classe dirigente nella sua ricca prismaticità, ma anche società civile prima che scompaia e muoia del tutto quel poco di eticità collettiva che ancora serpeggia latente nelle coscienze. E la strada è una sola: CULTURA; CULTURA, CULTURA e ancora CULTURA!!! ma non solo come slogan da agitare nel bla bla delle dichiarazioni di  facciata, tanto per mettersi in pace con la coscienza, ma con proposte articolate, credibili  e realizzabili e, soprattutto motivate nella individuazione dei destinatari. E’ quello che mi riprometto di fare, appunto, nelle prossime settimane, con gli unici mezzi a mia disposizioni, le parole e le idee, per dare il mio contributo di modesto intellettuale che ama il proprio territorio e crede fermamente nel suo sviluppo.

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it