Napoli. Granata di fabbricazione croata lanciata nella notte a Ponticelli, «segnale» per un pregiudicato

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Napoli. Si scrive Ponticelli ma si legge Baghdad. Il quartiere della periferia orientale di Napoli, già scosso da una faida di camorra interminabile, è da oggi ufficialmente zona di guerra. Un’iscrizione a pieno titolo dopo ciò che è successo l’altra notte in via Camillo De Meis, dove sconosciuti hanno lanciato una granata di tipo militare, una bomba a mano di fabbricazione croata, facendola esplodere sotto l’abitazione della madre (che si trova agli arresti domiciliari ed è pregiudicata per stupefacenti e associazione a delinquere) di un soggetto già noto alle forze dell’ordine e seminando il terrore tra i residenti. Era da poco trascorsa l’una e la deflagrazione – oltre a danneggiare il portone del palazzo e alcune macchine – ha fatto tornare alla memoria i giorni terribili della guerra tra i clan rivali della zona alla fine degli anni ’90. E all’indomani del raid la situazione resta molto grave: perché si tratta del terzo “avvertimento” che qualcuno sta lanciando a Pasquale Tarallo, un pregiudicato della zona con precedenti per reati legati al traffico di droga che pare ormai da giorni nel mirino della criminalità organizzata della zona. Nella notte tra il 9 e il 10 gennaio gli appiccarono il fuoco all’ingresso di casa e poi cercarono di distruggergli i locali della pescheria che di lì a qualche giorno si sarebbe dovuta inaugurare. Chiaro sin dall’inizio il messaggio intimidatorio, sicuramente legato al racket. Ma oggi il quadro investigativo si fa ancora più complicato e di difficile decifrazione. Indagini affidate al commissariato di polizia di Ponticelli, guidato da Antonella Andria. Ponticelli è rimasta sotto assedio per l’intera giornata di ieri, quando gli agenti hanno setacciato case di pregiudicati, scantinati, circoli ricreativi della zona alla ricerca di una traccia importante, capace di poter ricondurre ad un ambiente criminale preciso i tre raid. Ma torniamo alle indagini sui fatti dell’altra notte. Si scava anche nel passato di Tarallo e nelle sue relazioni pericolose. Il suo nome compare in almeno due informative di polizia e carabinieri che in un passato recente lo indicavano come gestore di una piazza di spaccio di cocaina e crak non lontano dal Rione De Gasperi. Poi, solo recentemente, l’uomo avrebbe passato la mano abbandonando l’attività illecita per intraprendere l’attività commerciale, con l’apertura della pescheria in via De Meis. Due le ipotesi investigative: uno sgarro fatto da Tarallo e non perdonato da qualcuno che conta in zona; oppure al mancato pagamento del pizzo che la camorra gli avrebbe chiesto prima dell’inaugurazione del negozio poi danneggiato dalle fiamme quattro notti fa. Ma da dove è venuta fuori quella bomba a mano? L’ordigno di fabbricazione croata è in realtà solo uno dei tanti “articoli” che la criminalità organizzata può facilmente reperire sul fiorentissimo mercato nero che passa anche per la città di Napoli. Non ci sono solo pistole “parabellum” e mitragliette dal calibro devastante, ideali per mettere a segno gli agguati mortali: su una piazza come quella napoletana la possibilità di reperire granate e altri formidabili strumenti bellici è alla portata di qualunque clan che si rispetti. Questo tipo di armi arriva prevalentemente dall’ex Jugoslavia, Siria e Nord Africa. Un kalashnikov costa solo 500 euro, mentre per 10mila euro ci si porta a casa un Barrett M107A1, fucile in grado di sparare proiettili fino a due chilometri di distanza con una precisione di tre minuti d’angolo. Come avviene la vendita? Il sistema oggi si regge su una rete di intermediari, soggetti non necessariamente organici alla criminalità organizzata locale. Ma, fa notare una fonte investigativa qualificata, parte di questo materiale bellico può anche far parte delle cospicue scorte accumulate negli anni dalla camorra, sin dai tempi del contrabbando di sigarette. Non va dimenticato, infine, il ruolo storico che alcune cosche attive a Napoli hanno avuto nel fornire armamenti (anche pesanti) ad altre conorterie criminali nei vari periodi caratterizzati da faide interne e scontri con altri gruppi rivali. A cominciare proprio dal clan De Luca Bossa, che proprio a Ponticelli alla fine degli anni ’90 progettava un’azione in grande stile contro i Sarno. Prima Antonio De Luca ordinò l’esplosione dell’autobomba nella quale morì un nipote dei Sarno; poi il progetto di rappresaglia che avrebbe dovuto fare una strage – fortunatamente sventata grazie alle indagini dei pm antimafia – a colpi di kalashnikov e bazooka dopo aver stanato dalle case gli obiettivi, casa per casa, con l’uso preventivo dei lacrimogeni. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino) 

Napoli. Si scrive Ponticelli ma si legge Baghdad. Il quartiere della periferia orientale di Napoli, già scosso da una faida di camorra interminabile, è da oggi ufficialmente zona di guerra. Un'iscrizione a pieno titolo dopo ciò che è successo l'altra notte in via Camillo De Meis, dove sconosciuti hanno lanciato una granata di tipo militare, una bomba a mano di fabbricazione croata, facendola esplodere sotto l'abitazione della madre (che si trova agli arresti domiciliari ed è pregiudicata per stupefacenti e associazione a delinquere) di un soggetto già noto alle forze dell'ordine e seminando il terrore tra i residenti. Era da poco trascorsa l'una e la deflagrazione – oltre a danneggiare il portone del palazzo e alcune macchine – ha fatto tornare alla memoria i giorni terribili della guerra tra i clan rivali della zona alla fine degli anni '90. E all'indomani del raid la situazione resta molto grave: perché si tratta del terzo "avvertimento" che qualcuno sta lanciando a Pasquale Tarallo, un pregiudicato della zona con precedenti per reati legati al traffico di droga che pare ormai da giorni nel mirino della criminalità organizzata della zona. Nella notte tra il 9 e il 10 gennaio gli appiccarono il fuoco all'ingresso di casa e poi cercarono di distruggergli i locali della pescheria che di lì a qualche giorno si sarebbe dovuta inaugurare. Chiaro sin dall'inizio il messaggio intimidatorio, sicuramente legato al racket. Ma oggi il quadro investigativo si fa ancora più complicato e di difficile decifrazione. Indagini affidate al commissariato di polizia di Ponticelli, guidato da Antonella Andria. Ponticelli è rimasta sotto assedio per l'intera giornata di ieri, quando gli agenti hanno setacciato case di pregiudicati, scantinati, circoli ricreativi della zona alla ricerca di una traccia importante, capace di poter ricondurre ad un ambiente criminale preciso i tre raid. Ma torniamo alle indagini sui fatti dell'altra notte. Si scava anche nel passato di Tarallo e nelle sue relazioni pericolose. Il suo nome compare in almeno due informative di polizia e carabinieri che in un passato recente lo indicavano come gestore di una piazza di spaccio di cocaina e crak non lontano dal Rione De Gasperi. Poi, solo recentemente, l'uomo avrebbe passato la mano abbandonando l'attività illecita per intraprendere l'attività commerciale, con l'apertura della pescheria in via De Meis. Due le ipotesi investigative: uno sgarro fatto da Tarallo e non perdonato da qualcuno che conta in zona; oppure al mancato pagamento del pizzo che la camorra gli avrebbe chiesto prima dell'inaugurazione del negozio poi danneggiato dalle fiamme quattro notti fa. Ma da dove è venuta fuori quella bomba a mano? L'ordigno di fabbricazione croata è in realtà solo uno dei tanti "articoli" che la criminalità organizzata può facilmente reperire sul fiorentissimo mercato nero che passa anche per la città di Napoli. Non ci sono solo pistole "parabellum" e mitragliette dal calibro devastante, ideali per mettere a segno gli agguati mortali: su una piazza come quella napoletana la possibilità di reperire granate e altri formidabili strumenti bellici è alla portata di qualunque clan che si rispetti. Questo tipo di armi arriva prevalentemente dall'ex Jugoslavia, Siria e Nord Africa. Un kalashnikov costa solo 500 euro, mentre per 10mila euro ci si porta a casa un Barrett M107A1, fucile in grado di sparare proiettili fino a due chilometri di distanza con una precisione di tre minuti d'angolo. Come avviene la vendita? Il sistema oggi si regge su una rete di intermediari, soggetti non necessariamente organici alla criminalità organizzata locale. Ma, fa notare una fonte investigativa qualificata, parte di questo materiale bellico può anche far parte delle cospicue scorte accumulate negli anni dalla camorra, sin dai tempi del contrabbando di sigarette. Non va dimenticato, infine, il ruolo storico che alcune cosche attive a Napoli hanno avuto nel fornire armamenti (anche pesanti) ad altre conorterie criminali nei vari periodi caratterizzati da faide interne e scontri con altri gruppi rivali. A cominciare proprio dal clan De Luca Bossa, che proprio a Ponticelli alla fine degli anni '90 progettava un'azione in grande stile contro i Sarno. Prima Antonio De Luca ordinò l'esplosione dell’autobomba nella quale morì un nipote dei Sarno; poi il progetto di rappresaglia che avrebbe dovuto fare una strage – fortunatamente sventata grazie alle indagini dei pm antimafia – a colpi di kalashnikov e bazooka dopo aver stanato dalle case gli obiettivi, casa per casa, con l'uso preventivo dei lacrimogeni. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)