Circumvesuviana. La renitenza alla leva degli impiegati. «Inidonei a un lavoro da fare in piedi»

0

Eppure i numeri dovrebbero tornare. I piani del palazzone della Circumvesuviana (ora fa parte dell’Eav, è noto) sono dodici. E dodici sono pure i binari del capolinea, sotto, a Porta Nolana. Quindi, dovrebbe esserci perfetta interscambiabilità tra chi lavora dietro una scrivania e chi fa avanti e indietro da Baiano, Poggiomarino e Sorrento o chi regola il traffico ai tornelli. Pari e patta. Un piano un binario, un binario un piano. Il verticale compensa l’orizzontale. Fosse così facile, fosse solo un gioco, ma non è così, perché i conti alla Circum tornano solo per scherzo, perché, nella realtà nuda e cruda, sono anni che non se ne viene più a capo. C’è sempre qualcosa che intralcia i binari, si mette di traverso sulle traversine. L’ultimo ostacolo si chiama inidoneità. E riguarda una quarantina (forse, perché i numeri sono fluidi, ancora una volta) di impiegati che avrebbero dovuto trasformarsi in capitreno e che, invece, non ci stanno. Hanno puntato i piedi: non possono, non sono idonei. È la solita, logora, Circumdannazione che va avanti da mesi e mesi. Da quando, per evitare un taglio drastico del personale, si è cercato di ricollocare chi poteva in altri rami dell’azienda. Un centinaio di impiegati in esubero (all’inizio erano 116, poi le cifre hanno cominciato a ballare, come sempre e comunque) dovevano mutare mansione, dopo un adeguato periodo di formazione. Si cambiava binario. Una sessantina ha accettato e non ha perso il treno. Una quarantina (o quello che è) si è, invece, infilata nel tunnel dei corsi e ricorsi, delle visite mediche, degli ordini di servizio, delle graduatorie, delle carte bollate, della resistenza attiva e passiva. La locomotiva può correre quanto vuole, loro non salgono. Magari neanche da passeggeri. E più delle carrozze preferiscono il carrozzone, con tutti i benefici che concede. Giù ai binari, in un martedì di gennaio, non c’è folla. Non è l’ora di punta. Nei vagoni l’utenza (è chiamata così, facciamocene una ragione) è più applicata a smanettare sullo smartphone che a vigilare sul rispetto dell’orario di partenza. Il peggio della giornata sembra passato. Un posto a sedere è stato guadagnato, per il resto stiamo sotto al cielo. Nella stanza dei macchinisti per chi deve prendere servizio c’è giusto il tempo di un sorso di caffè. Ma c’è pure voglia di parlare, sebbene coperti dall’anonimato. Mettersi contro l’azienda non conviene. So’ tempi brutti. Comunque, a scanso di equivoci, si mostrano quasi tutti allineati e coperti. «È facile farsi passare come inidonei» sbotta uno in procinto di guidare la vettura diretta a Poggiomarino. «Qualcuno ha persino detto che non può stare a contatto con il pubblico. Troppo stress». Ci marciano? «Ce ne sono. Ma c’è sicuramente personale che è davvero inidoneo». Qualcun altro, fuori, è disposto a metterci la faccia. «Non ho nulla da perdere, sono un addetto all’armamento» esordisce Strato Trocino. Armamento? «Insomma, cantoniere». Quindi? «Quindi, chi non vuole scendere dagli uffici si appiglia ai cavilli. Ma con i tempi che corrono il proprio posto di lavoro dovrebbero tenerselo ben stretto. Un po’ di buonsenso non farebbe male: pensassero a chi un lavoro l’ha perso o non l’ha mai avuto. Mica se la possono cavare timbrando solo il cartellino?». È gioco facile tirare in ballo la devastazione della crisi economica. Ma è altrettanto legittimo sventolare l’elenco dei diritti. Nella stanza dei capitreno, che da tempo hanno smesso il leggendario berretto rosso (peccato), si preferisce glissare. Ma poi al telefono, senza occhi addosso e senza metterci la faccia, celandosi dietro lo scontato pseudonimo di Mister X, a qualcuno la lingua si scioglie. Il bersaglio diventa la dirigenza: «Sono degli incapaci. Per risanare il bilancio cominciassero a tagliare nelle proprie stanze, a ridurre i loro stipendi. Invece, non sono buoni nemmeno a far rispettare il loro stesso ordine di servizio sulla riqualificazione». Mister X confessa di essere un ex-impiegato che ha accettato di fare il capotreno: «Uno dei cinque volontari». Molti, tra quelli che hanno lasciato le scrivanie per i vagoni, non tornerebbero indietro: è questa una voce molto diffusa. «Ed è vera» continua il fustigatore anonimo. «Resta, però, un demansionamento, come è avvenuto per chi è passato a fare servizio di portierato nel palazzo. E poi tra questi presunti quaranta ci sono davvero lavoratori che hanno protesi in un’anca o che sono stati più volte operati al cuore». «Ora la dirigenza tira fuori questa storia per farne un uso strumentale» insiste il neo-capotreno. «Ma è solo un modo per coprirsi le spalle, perché hanno le mani legate dalla politica». La vicenda della riqualificazione è partita nel giugno del 2013. Già dall’agosto di quell’anno ci sono stati i primi spostamenti. A sentire la dirigenza, finora la maggioranza dei trasferiti è ben contenta. Con gli straordinari si guadagna persino di più. E proprio gli straordinari sono stati l’ultimo casus belli. Perché, con la nuova riorganizzazione, come ha sottolineato persino Mister X, non ci sarebbe stata nemmeno una corsa saltata tra quelle previste e nessun turno rimasto scoperto. Ma, a sentire chi sale, ma soprattutto non sale, in carrozza, non sembra che fili tutto così liscio. La renitenza dei quaranta inidonei, spiegano al quarto piano del palazzo di corso Garibaldi, provocherebbe proprio un costo maggiore a causa degli straordinari. I passeggeri, in ogni caso, non si sono accorti granché del trambusto. La Circum era una dannazione prima e una dannazione resta. Chi la conosce la evita o cerca di viaggiare a sbafo, alla faccia dei tornelli. Che cosa è successo quindi? «Quando abbiamo chiesto un aumento di produttività a tutte le categorie, il clima di tranquillità è andato a farsi benedire» spiega Arturo Borrelli, direttore della divisione trasporti dell’Eav (che sta per Ente Autonomo Volturno e raccoglie Circumvesuviana, Sepsa e Metro Campania Nord-Est). La richiesta avrebbe riaperto la vertenza degli inidonei che era in quiescenza, ignorata. A incavolarsi per primi sarebbero stati i macchinisti. «Prima andava bene, sebbene ci fosse qualcuno che non accettava il cambiamento di mansioni» aggiunge Borrelli. Non levava e non metteva. La richiesta aziendale ha provocato l’ondata di mugugni, pettegolezzi, dichiarazioni, facce storte, spaccature. E sono ritornati in auge gli scioperi pignoli che poi scioperi non sono. In termini parlamentari lo chiameremmo ostruzionismo. Si scopre un sedile rotto, un vetro scheggiato, roba che è stata sempre lì e la vettura andava e veniva, la si scopre e si fa un bel verbale, spiegando che il treno non è adatto alla circolazione e va portato in manutenzione. Un conflitto sindacale di bassa intensità, ai danni dei pendolari. Più serio è il nodo sicurezza, quello che rende rischioso, per gli ex-impiegati, il servizio mobile. Sulla Circum l’aggressione al personale è frequente. Sono state riempite pagine di giornali e denunce alla polizia. I capotreni non sono autorizzati a svolgere funzioni di ordine pubblico sui treni. E ci mancherebbe. Quando si trovano a fronteggiare reazioni violente possono avere la peggio. E spesso l’hanno avuta. In tanti, quindi, non se la sono sentita e non se la sentono di lasciare la comoda scrivania per andare a fare gli sceriffi disarmati. Radio Circum trasmette le solite voci di dentro che sussurrano di improvvisi certificati di malattia, quando bisognava passare la visita di idoneità. Ma anche di impiegati che davvero non possono restare in piedi per più di due ore e, con la lunghezza e la lentezza di certe tratte e di certe corse, in piedi si rischia di restare molto più di due ore. Per chi ha impellente necessità di una sedia, spiegano nel palazzone, confermando quanto ha già annunciato l’amministratore unico, Nello Polese, si immagina di dirottarli nelle biglietterie, magari riaprendo quelle di linee poco presidiate con un tasso di «convalida dei titoli di viaggio» molto bassa. Perché si sa, sulla Circum si oblitera poco. Obliare ha un solo significato: dimenticare di marcare il ticket. A presidiare le stazioni ci pensano un po’dappertutto i barboni. A quella di Porta Nolana, partenza per gli arditi turisti diretti a Sorrento e a Pompei (anche a gennaio se ne vedono, spaesati come sempre) sotto una montagna di coperte si è rifugiato uno sradicato. Dorme indifferente al tramestio di anime in pena che scendono e salgono, si fermano e partono, agli idonei e agli inidonei. Ormai fa parte del paesaggio. La sua mansione è certa. (Pietro Treccagnoli – Il Mattino)

Eppure i numeri dovrebbero tornare. I piani del palazzone della Circumvesuviana (ora fa parte dell’Eav, è noto) sono dodici. E dodici sono pure i binari del capolinea, sotto, a Porta Nolana. Quindi, dovrebbe esserci perfetta interscambiabilità tra chi lavora dietro una scrivania e chi fa avanti e indietro da Baiano, Poggiomarino e Sorrento o chi regola il traffico ai tornelli. Pari e patta. Un piano un binario, un binario un piano. Il verticale compensa l’orizzontale. Fosse così facile, fosse solo un gioco, ma non è così, perché i conti alla Circum tornano solo per scherzo, perché, nella realtà nuda e cruda, sono anni che non se ne viene più a capo. C’è sempre qualcosa che intralcia i binari, si mette di traverso sulle traversine. L’ultimo ostacolo si chiama inidoneità. E riguarda una quarantina (forse, perché i numeri sono fluidi, ancora una volta) di impiegati che avrebbero dovuto trasformarsi in capitreno e che, invece, non ci stanno. Hanno puntato i piedi: non possono, non sono idonei. È la solita, logora, Circumdannazione che va avanti da mesi e mesi. Da quando, per evitare un taglio drastico del personale, si è cercato di ricollocare chi poteva in altri rami dell’azienda. Un centinaio di impiegati in esubero (all’inizio erano 116, poi le cifre hanno cominciato a ballare, come sempre e comunque) dovevano mutare mansione, dopo un adeguato periodo di formazione. Si cambiava binario. Una sessantina ha accettato e non ha perso il treno. Una quarantina (o quello che è) si è, invece, infilata nel tunnel dei corsi e ricorsi, delle visite mediche, degli ordini di servizio, delle graduatorie, delle carte bollate, della resistenza attiva e passiva. La locomotiva può correre quanto vuole, loro non salgono. Magari neanche da passeggeri. E più delle carrozze preferiscono il carrozzone, con tutti i benefici che concede. Giù ai binari, in un martedì di gennaio, non c’è folla. Non è l’ora di punta. Nei vagoni l’utenza (è chiamata così, facciamocene una ragione) è più applicata a smanettare sullo smartphone che a vigilare sul rispetto dell’orario di partenza. Il peggio della giornata sembra passato. Un posto a sedere è stato guadagnato, per il resto stiamo sotto al cielo. Nella stanza dei macchinisti per chi deve prendere servizio c’è giusto il tempo di un sorso di caffè. Ma c’è pure voglia di parlare, sebbene coperti dall’anonimato. Mettersi contro l’azienda non conviene. So’ tempi brutti. Comunque, a scanso di equivoci, si mostrano quasi tutti allineati e coperti. «È facile farsi passare come inidonei» sbotta uno in procinto di guidare la vettura diretta a Poggiomarino. «Qualcuno ha persino detto che non può stare a contatto con il pubblico. Troppo stress». Ci marciano? «Ce ne sono. Ma c’è sicuramente personale che è davvero inidoneo». Qualcun altro, fuori, è disposto a metterci la faccia. «Non ho nulla da perdere, sono un addetto all’armamento» esordisce Strato Trocino. Armamento? «Insomma, cantoniere». Quindi? «Quindi, chi non vuole scendere dagli uffici si appiglia ai cavilli. Ma con i tempi che corrono il proprio posto di lavoro dovrebbero tenerselo ben stretto. Un po’ di buonsenso non farebbe male: pensassero a chi un lavoro l’ha perso o non l’ha mai avuto. Mica se la possono cavare timbrando solo il cartellino?». È gioco facile tirare in ballo la devastazione della crisi economica. Ma è altrettanto legittimo sventolare l’elenco dei diritti. Nella stanza dei capitreno, che da tempo hanno smesso il leggendario berretto rosso (peccato), si preferisce glissare. Ma poi al telefono, senza occhi addosso e senza metterci la faccia, celandosi dietro lo scontato pseudonimo di Mister X, a qualcuno la lingua si scioglie. Il bersaglio diventa la dirigenza: «Sono degli incapaci. Per risanare il bilancio cominciassero a tagliare nelle proprie stanze, a ridurre i loro stipendi. Invece, non sono buoni nemmeno a far rispettare il loro stesso ordine di servizio sulla riqualificazione». Mister X confessa di essere un ex-impiegato che ha accettato di fare il capotreno: «Uno dei cinque volontari». Molti, tra quelli che hanno lasciato le scrivanie per i vagoni, non tornerebbero indietro: è questa una voce molto diffusa. «Ed è vera» continua il fustigatore anonimo. «Resta, però, un demansionamento, come è avvenuto per chi è passato a fare servizio di portierato nel palazzo. E poi tra questi presunti quaranta ci sono davvero lavoratori che hanno protesi in un’anca o che sono stati più volte operati al cuore». «Ora la dirigenza tira fuori questa storia per farne un uso strumentale» insiste il neo-capotreno. «Ma è solo un modo per coprirsi le spalle, perché hanno le mani legate dalla politica». La vicenda della riqualificazione è partita nel giugno del 2013. Già dall’agosto di quell’anno ci sono stati i primi spostamenti. A sentire la dirigenza, finora la maggioranza dei trasferiti è ben contenta. Con gli straordinari si guadagna persino di più. E proprio gli straordinari sono stati l’ultimo casus belli. Perché, con la nuova riorganizzazione, come ha sottolineato persino Mister X, non ci sarebbe stata nemmeno una corsa saltata tra quelle previste e nessun turno rimasto scoperto. Ma, a sentire chi sale, ma soprattutto non sale, in carrozza, non sembra che fili tutto così liscio. La renitenza dei quaranta inidonei, spiegano al quarto piano del palazzo di corso Garibaldi, provocherebbe proprio un costo maggiore a causa degli straordinari. I passeggeri, in ogni caso, non si sono accorti granché del trambusto. La Circum era una dannazione prima e una dannazione resta. Chi la conosce la evita o cerca di viaggiare a sbafo, alla faccia dei tornelli. Che cosa è successo quindi? «Quando abbiamo chiesto un aumento di produttività a tutte le categorie, il clima di tranquillità è andato a farsi benedire» spiega Arturo Borrelli, direttore della divisione trasporti dell’Eav (che sta per Ente Autonomo Volturno e raccoglie Circumvesuviana, Sepsa e Metro Campania Nord-Est). La richiesta avrebbe riaperto la vertenza degli inidonei che era in quiescenza, ignorata. A incavolarsi per primi sarebbero stati i macchinisti. «Prima andava bene, sebbene ci fosse qualcuno che non accettava il cambiamento di mansioni» aggiunge Borrelli. Non levava e non metteva. La richiesta aziendale ha provocato l’ondata di mugugni, pettegolezzi, dichiarazioni, facce storte, spaccature. E sono ritornati in auge gli scioperi pignoli che poi scioperi non sono. In termini parlamentari lo chiameremmo ostruzionismo. Si scopre un sedile rotto, un vetro scheggiato, roba che è stata sempre lì e la vettura andava e veniva, la si scopre e si fa un bel verbale, spiegando che il treno non è adatto alla circolazione e va portato in manutenzione. Un conflitto sindacale di bassa intensità, ai danni dei pendolari. Più serio è il nodo sicurezza, quello che rende rischioso, per gli ex-impiegati, il servizio mobile. Sulla Circum l’aggressione al personale è frequente. Sono state riempite pagine di giornali e denunce alla polizia. I capotreni non sono autorizzati a svolgere funzioni di ordine pubblico sui treni. E ci mancherebbe. Quando si trovano a fronteggiare reazioni violente possono avere la peggio. E spesso l’hanno avuta. In tanti, quindi, non se la sono sentita e non se la sentono di lasciare la comoda scrivania per andare a fare gli sceriffi disarmati. Radio Circum trasmette le solite voci di dentro che sussurrano di improvvisi certificati di malattia, quando bisognava passare la visita di idoneità. Ma anche di impiegati che davvero non possono restare in piedi per più di due ore e, con la lunghezza e la lentezza di certe tratte e di certe corse, in piedi si rischia di restare molto più di due ore. Per chi ha impellente necessità di una sedia, spiegano nel palazzone, confermando quanto ha già annunciato l’amministratore unico, Nello Polese, si immagina di dirottarli nelle biglietterie, magari riaprendo quelle di linee poco presidiate con un tasso di «convalida dei titoli di viaggio» molto bassa. Perché si sa, sulla Circum si oblitera poco. Obliare ha un solo significato: dimenticare di marcare il ticket. A presidiare le stazioni ci pensano un po’dappertutto i barboni. A quella di Porta Nolana, partenza per gli arditi turisti diretti a Sorrento e a Pompei (anche a gennaio se ne vedono, spaesati come sempre) sotto una montagna di coperte si è rifugiato uno sradicato. Dorme indifferente al tramestio di anime in pena che scendono e salgono, si fermano e partono, agli idonei e agli inidonei. Ormai fa parte del paesaggio. La sua mansione è certa. (Pietro Treccagnoli – Il Mattino)