L’accusa di Saviano: «Liberi i Di Lauro, Scampia che farà? Striscioni contro di me, per i boss non ci saranno proteste»

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Napoli. Lo spunto è offerto da due scarcerazioni eccellenti, quelle dei figli di Paolo Di Lauro, Ciro e Vincenzo. Un «fine pena» che fa già discutere per le conseguenze e le ricadute su un territorio già attraversato da fibrillazioni criminali che nulla di buono fanno presagire. Ed è partendo dalla notizia del ritorno a casa dei due figli di Ciruzzo ’o milionario che Roberto Saviano decide di pubblicare sul proprio profilo Facebook un post che si sostanzia in una domanda diretta rivolta alla gente dei quartieri teatro di sanguinose faide di camorra. Immediata e puntuale è arrivata la replica da parte dell’avvocato Angelo Pisani, che è presidente della Municipalità di Scampia. «I figli di Paolo Di Lauro, Ciro e Vincenzo – scrive Saviano – hanno scontato la loro pena per associazione per delinquere di stampo mafioso e sono tornati in libertà. Mi domando come Napoli li avrà accolti. Qualcuno avrà tappezzato la città di manifesti come quelli che circolavano quando andò in onda Gomorra La Serie? A Scampia ci saranno state riunioni e manifesti come quelli che furono fatti contro di me?». Chiaro il riferimento alle giornate in cui proprio da Scampia cresceva un movimento che commentava in termini non certo entusiastici, e con qualche coloritura decisamente fuori registro, l’imminente programmazione della fiction tv trasmessa da Sky. «Qualcuno – si chiede l’autore di “Gomorra” – avrà scritto “SCAMPIAmoci dai Di Lauro”? Si tratta di uomini che hanno partecipato attivamente alla struttura del clan, che hanno scontato la loro pena, una pena pesantissima. C’è stata qualche fiaccolata contro il loro potere? Mi farebbe piacere se ci fossero testimonianze di questo tipo, testimonianze che la stampa non ha riportato». Prosegue lo scrittore: «Da anni subisco l’orrida accusa di diffamare Napoli, di aver fatto soldi diffamando Napoli. Ma guadagnare dal proprio lavoro non è un crimine. Spacciare, uccidere, arruolare ragazzi, condizionare la vita di interi quartieri, avvelenare l’esistenza della maggioranza delle persone – persone perbene – invece lo è. È un crimine. Spero di essere smentito. Spero che presto mi arrivino fotografie di manifesti contro il clan Di Lauro, spero che mi arrivi voce che a Scampia ci si riunisce non solo per “scamparsi” da Saviano, ma anche per capire come affrontare l’emergenza, molto più grave, di un clan che si sta lentamente ricomponendo». Ed ecco la replica del presidente della Municipalità di Scampia. «Saviano dice di sperare di essere smentito, io lo accontento e se una volta tanto accetta il mio invito ad un confronto pubblico e leale, lo smentisco e gli spiego anche altro. Il suo post è solo un grande spot, opera di palese travisamento della realtà e di attacco gratuito e strumentale non alla camorra, ma a chi cerca ogni giorno e per strada di evidenziare anche il bene e le potenzialità di un’area sfruttata sempre solo in negativo». Pisani aggiunge che «sarebbe del tutto sterile una replica a quella che è niente altro che una provocazione e una trovata pubblicitaria di Saviano, che ancora una volta invito a un confronto pubblico affinché non passi mai il messaggio che vuol far maliziosamente trapelare: un confronto leale e trasparente da cui sono certo che ne uscirebbe sconfitto». Due posizioni, insomma, evidentemente in conflitto. «Non è certo un reato lucrare dal proprio lavoro o da quello delle forze dell’ordine – conclude il presidente della Municipalità Scampia – ma è moralmente ingiusto “promuoverlo” o ancor meglio “venderlo” quale “unica possibile soluzione” dei problemi di una società che resta comunque solo massacrata e non salvata, anche grazie alla malapolitica non scalfita e denudata dai romanzi e troppo spesso essa complice della camorra». (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino) 

Napoli. Lo spunto è offerto da due scarcerazioni eccellenti, quelle dei figli di Paolo Di Lauro, Ciro e Vincenzo. Un «fine pena» che fa già discutere per le conseguenze e le ricadute su un territorio già attraversato da fibrillazioni criminali che nulla di buono fanno presagire. Ed è partendo dalla notizia del ritorno a casa dei due figli di Ciruzzo ’o milionario che Roberto Saviano decide di pubblicare sul proprio profilo Facebook un post che si sostanzia in una domanda diretta rivolta alla gente dei quartieri teatro di sanguinose faide di camorra. Immediata e puntuale è arrivata la replica da parte dell’avvocato Angelo Pisani, che è presidente della Municipalità di Scampia. «I figli di Paolo Di Lauro, Ciro e Vincenzo – scrive Saviano – hanno scontato la loro pena per associazione per delinquere di stampo mafioso e sono tornati in libertà. Mi domando come Napoli li avrà accolti. Qualcuno avrà tappezzato la città di manifesti come quelli che circolavano quando andò in onda Gomorra La Serie? A Scampia ci saranno state riunioni e manifesti come quelli che furono fatti contro di me?». Chiaro il riferimento alle giornate in cui proprio da Scampia cresceva un movimento che commentava in termini non certo entusiastici, e con qualche coloritura decisamente fuori registro, l’imminente programmazione della fiction tv trasmessa da Sky. «Qualcuno – si chiede l’autore di "Gomorra" – avrà scritto "SCAMPIAmoci dai Di Lauro"? Si tratta di uomini che hanno partecipato attivamente alla struttura del clan, che hanno scontato la loro pena, una pena pesantissima. C’è stata qualche fiaccolata contro il loro potere? Mi farebbe piacere se ci fossero testimonianze di questo tipo, testimonianze che la stampa non ha riportato». Prosegue lo scrittore: «Da anni subisco l’orrida accusa di diffamare Napoli, di aver fatto soldi diffamando Napoli. Ma guadagnare dal proprio lavoro non è un crimine. Spacciare, uccidere, arruolare ragazzi, condizionare la vita di interi quartieri, avvelenare l’esistenza della maggioranza delle persone – persone perbene – invece lo è. È un crimine. Spero di essere smentito. Spero che presto mi arrivino fotografie di manifesti contro il clan Di Lauro, spero che mi arrivi voce che a Scampia ci si riunisce non solo per "scamparsi" da Saviano, ma anche per capire come affrontare l’emergenza, molto più grave, di un clan che si sta lentamente ricomponendo». Ed ecco la replica del presidente della Municipalità di Scampia. «Saviano dice di sperare di essere smentito, io lo accontento e se una volta tanto accetta il mio invito ad un confronto pubblico e leale, lo smentisco e gli spiego anche altro. Il suo post è solo un grande spot, opera di palese travisamento della realtà e di attacco gratuito e strumentale non alla camorra, ma a chi cerca ogni giorno e per strada di evidenziare anche il bene e le potenzialità di un’area sfruttata sempre solo in negativo». Pisani aggiunge che «sarebbe del tutto sterile una replica a quella che è niente altro che una provocazione e una trovata pubblicitaria di Saviano, che ancora una volta invito a un confronto pubblico affinché non passi mai il messaggio che vuol far maliziosamente trapelare: un confronto leale e trasparente da cui sono certo che ne uscirebbe sconfitto». Due posizioni, insomma, evidentemente in conflitto. «Non è certo un reato lucrare dal proprio lavoro o da quello delle forze dell’ordine – conclude il presidente della Municipalità Scampia – ma è moralmente ingiusto "promuoverlo" o ancor meglio "venderlo" quale "unica possibile soluzione" dei problemi di una società che resta comunque solo massacrata e non salvata, anche grazie alla malapolitica non scalfita e denudata dai romanzi e troppo spesso essa complice della camorra». (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)