Caos arbitri. De Laurentiis non molla: «Ora moviola in campo»

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«Nei nostri confronti sono stati commessi errori macroscopici. Ora ci vuole la moviola in campo». Le parole di Aurelio De Laurentiis tradiscono la profonda indignazione per le accuse di Marcello Nicchi che, dopo aver difeso a spada tratta la direzione arbitrale di Tagliavento, è poi stato velenosissimo nei confronti del presidente del Napoli. «Chi mette in dubbio la buonafede degli arbitri – ha detto al Processo del Lunedì il presidente dell’Aia – è rimasto ai tempi di Calciopoli ». E le parole successive del patron azzurro fanno capire chiaramente come De Laurentiis quasi si senta vittima di un tradimento. «Contesto le accuse di Nicchi. Ma non mi sorprende che il capo degli arbitri abbia voluto difendere chi ha commesso simili errori. Le sue dichiarazioni sono in totale contrasto con quanto acclarato ampiamente dalle immagini televisive». Un modo per dire che è stata proprio la tv a smentire la sua tesi. Il comunicato del presidente arriva in serata, dopo una lunga riflessione. All’inizio della giornata l’idea era di ignorare Nicchi. Poi il cambio di direzione e la scelta di replicare. Nei toni De Laurentiis è assai soft. Anzi, mette in mostra il suo lato diplomatico anche se non tende la mano e non prova a far pace con nessuno. Ma spiega. E il mittente di tutto è Nicchi. «I miei tweet sono semplici, essenziali e assolutamente non offensivi, poiché fotografano la realtà dei fatti ampiamente poi condivisa e ribadita da gran parte dei media», scrive. Tweet che sono urla di rabbia e che comunque hanno gettato ombre e veleni non solo sulla direzione di Tagliavento. «Da Pechino non ho più giudicato alcun episodio arbitrale, così come non hanno espresso giudizi né tecnico né squadra. Questa volta però, in una partita così delicata, la macroscopicità degli errori è stata tale che ho ritenuto evidenziarli ». Si aspettava, probabilmente, maggiore attenzione da parte di Nicchi, almeno il giorno dopo. Una telefonata di solidarietà. Magari da non rendere neppure pubblica. E invece, contro il presidente azzurro sono piovuti i sassi in diretta da parte del numero uno dell’Associazione italiana arbitri che ha detto: «Tagliavento non ha sbagliato nulla. Ma non sono io che devo censurare il presidente De Laurentiis, ci pensi la Procura federale. E non lo accontenteremo, non fermeremo Tagliavento. I nostri arbitri non li fermiamo, al limite decide l’organo tecnico, ma non vedo il motivo per la sospensione. Questo tipo di dichiarazioni può portare poi al fatto che vengono picchiati 370 ragazzi l’anno sui campi di tutta Italia». Apriti cielo. Di tutto quello che Nicchi gli ha scaricato contro, è stata soprattutto questa frase a indignare De Laurentiis. «Venendo dal cinema sono stato educato per la democraticità e la libertà d’espressione. La critica è sempre costruttiva per migliorare le prestazioni di tutti noi protagonisti inclusi gli arbitri che devono assolutamente, per professione e cultura, essere rigorosissimi nell’imparzialità». Poi arriva la proposta. Che di sicuro animerà le discussioni anche dei prossimi giorni. Perché dopo essere stata invocata a gran voce da Galliani poche settimane fa, trova anche in Lotito uno degli sponsor principali. «Il pensiero personale che ho inteso esprimere ha l’unico significato di evidenziare l’inadeguatezza dell’attuale sistema e la necessità di una urgente revisione dello stesso, come l’introduzione della moviola in campo che da più anni ho sollecitato. Moviola che peraltro viene già utilizzata in molti sport professionistici». Già, come nella scherma o nella pallavolo, per esempio. Nel basket, l’ultima finale scudetto tra Milano e Siena, con il tiro allo scadere di Jerrels, ha richiesto proprio l’istant replay. Il supporto della tecnologia, dunque. Che sarebbe stata di enorme aiuto a Tagliavento ed a Di Liberatore per valutare correttamente la posizione di Caceres al momento del cross di Pirlo. È chiaro che la rabbia di De Laurentiis è notevolmente sfumata. Il suo intervento di ieri è finalizzato a stigmatizzare la severità delle parole di Nicchi, apparse a tutti particolarmente esagerate. Dare a De Laurentiis la complicità per le aggressioni in giro per l’Italia ai giovani arbitri, appare paradossale. Ora si attende anche la decisione della Procura federale se deferire o meno De Laurentiis. La sensazione è che il deferimento arriverà. Ma non è scontata la squalifica. Qualcuno nel Napoli si aspettava che, come ha poi fatto Rocchi dopo la polemica direzione di Juventus-Roma, arrivasse almeno un mea culpa. Semplicemente. E invece la difesa di Nicchi è stata totale, a tutto campo. «Tagliavento non ha sbagliato nulla e merita un voto altissimo per la gara del San Paolo». Invece l’ex parrucchiere di Terni non espierà in ginocchio sui ceci, dietro la lavagna e in silenzio, i suoi peccati. Non verrà fermato, come invece invocato da De Laurentiis. E come sarebbe logico che avvenisse. (Pino Taormina – Il Mattino) 

«Nei nostri confronti sono stati commessi errori macroscopici. Ora ci vuole la moviola in campo». Le parole di Aurelio De Laurentiis tradiscono la profonda indignazione per le accuse di Marcello Nicchi che, dopo aver difeso a spada tratta la direzione arbitrale di Tagliavento, è poi stato velenosissimo nei confronti del presidente del Napoli. «Chi mette in dubbio la buonafede degli arbitri – ha detto al Processo del Lunedì il presidente dell’Aia – è rimasto ai tempi di Calciopoli ». E le parole successive del patron azzurro fanno capire chiaramente come De Laurentiis quasi si senta vittima di un tradimento. «Contesto le accuse di Nicchi. Ma non mi sorprende che il capo degli arbitri abbia voluto difendere chi ha commesso simili errori. Le sue dichiarazioni sono in totale contrasto con quanto acclarato ampiamente dalle immagini televisive». Un modo per dire che è stata proprio la tv a smentire la sua tesi. Il comunicato del presidente arriva in serata, dopo una lunga riflessione. All’inizio della giornata l’idea era di ignorare Nicchi. Poi il cambio di direzione e la scelta di replicare. Nei toni De Laurentiis è assai soft. Anzi, mette in mostra il suo lato diplomatico anche se non tende la mano e non prova a far pace con nessuno. Ma spiega. E il mittente di tutto è Nicchi. «I miei tweet sono semplici, essenziali e assolutamente non offensivi, poiché fotografano la realtà dei fatti ampiamente poi condivisa e ribadita da gran parte dei media», scrive. Tweet che sono urla di rabbia e che comunque hanno gettato ombre e veleni non solo sulla direzione di Tagliavento. «Da Pechino non ho più giudicato alcun episodio arbitrale, così come non hanno espresso giudizi né tecnico né squadra. Questa volta però, in una partita così delicata, la macroscopicità degli errori è stata tale che ho ritenuto evidenziarli ». Si aspettava, probabilmente, maggiore attenzione da parte di Nicchi, almeno il giorno dopo. Una telefonata di solidarietà. Magari da non rendere neppure pubblica. E invece, contro il presidente azzurro sono piovuti i sassi in diretta da parte del numero uno dell’Associazione italiana arbitri che ha detto: «Tagliavento non ha sbagliato nulla. Ma non sono io che devo censurare il presidente De Laurentiis, ci pensi la Procura federale. E non lo accontenteremo, non fermeremo Tagliavento. I nostri arbitri non li fermiamo, al limite decide l'organo tecnico, ma non vedo il motivo per la sospensione. Questo tipo di dichiarazioni può portare poi al fatto che vengono picchiati 370 ragazzi l'anno sui campi di tutta Italia». Apriti cielo. Di tutto quello che Nicchi gli ha scaricato contro, è stata soprattutto questa frase a indignare De Laurentiis. «Venendo dal cinema sono stato educato per la democraticità e la libertà d’espressione. La critica è sempre costruttiva per migliorare le prestazioni di tutti noi protagonisti inclusi gli arbitri che devono assolutamente, per professione e cultura, essere rigorosissimi nell’imparzialità». Poi arriva la proposta. Che di sicuro animerà le discussioni anche dei prossimi giorni. Perché dopo essere stata invocata a gran voce da Galliani poche settimane fa, trova anche in Lotito uno degli sponsor principali. «Il pensiero personale che ho inteso esprimere ha l’unico significato di evidenziare l’inadeguatezza dell’attuale sistema e la necessità di una urgente revisione dello stesso, come l’introduzione della moviola in campo che da più anni ho sollecitato. Moviola che peraltro viene già utilizzata in molti sport professionistici». Già, come nella scherma o nella pallavolo, per esempio. Nel basket, l’ultima finale scudetto tra Milano e Siena, con il tiro allo scadere di Jerrels, ha richiesto proprio l’istant replay. Il supporto della tecnologia, dunque. Che sarebbe stata di enorme aiuto a Tagliavento ed a Di Liberatore per valutare correttamente la posizione di Caceres al momento del cross di Pirlo. È chiaro che la rabbia di De Laurentiis è notevolmente sfumata. Il suo intervento di ieri è finalizzato a stigmatizzare la severità delle parole di Nicchi, apparse a tutti particolarmente esagerate. Dare a De Laurentiis la complicità per le aggressioni in giro per l’Italia ai giovani arbitri, appare paradossale. Ora si attende anche la decisione della Procura federale se deferire o meno De Laurentiis. La sensazione è che il deferimento arriverà. Ma non è scontata la squalifica. Qualcuno nel Napoli si aspettava che, come ha poi fatto Rocchi dopo la polemica direzione di Juventus-Roma, arrivasse almeno un mea culpa. Semplicemente. E invece la difesa di Nicchi è stata totale, a tutto campo. «Tagliavento non ha sbagliato nulla e merita un voto altissimo per la gara del San Paolo». Invece l’ex parrucchiere di Terni non espierà in ginocchio sui ceci, dietro la lavagna e in silenzio, i suoi peccati. Non verrà fermato, come invece invocato da De Laurentiis. E come sarebbe logico che avvenisse. (Pino Taormina – Il Mattino)