Nessuno è immune dal pericolo del terrorismo islamico.

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A ben osservare le cose, ci si rende conto che purtroppo non c’è alcun Paese immune dal pericolo di questa nuova peste: il terrorismo islamico.

Se a questo aggiungiamo la notizia, diffusa dal Ministero dell’Interno, che anche una nostra corregionale convertita all’Islam è presente nelle fila dei terroristi, non c’è nulla per cui stare tranquilli.

Quanto è successo a Parigi potrebbe ripetersi con obiettivi diversi in altre capitali del mondo occidentale, nel mentre ci ritroveremo ancora una volta a fare i distingui, come sta avvenendo in questi giorni, tra i musulmani in genere ed i fondamentalisti, che mirano all’applicazione dei valori fondanti dell’Islam, così come li intendono questi ultimi.

Bisogna dare risposte forti, inutile pensare di poter combattere questo terrorismo atroce e nichilista, senza mettere in conto la possibilità di una forte azione di prevenzione e accettare un’azione di intelligence capillare e incisiva, anche se questo inciderà e non poco sulla nostra privacy.

Alla richiesta avanzata da alcuni Paesi  di modificare il trattato di Shengen, rispondiamo con le parole del nostro Ministro degli Esteri: “Significherebbe darla vinta ai terroristi”.

Dobbiamo renderci conto che l’azione di questo Califfato islamico mira, oltre che ad accaparrarsi gli enormi giacimenti petroliferi in Iraq, anche e sopra ogni cosa ad imporre un’interpretazione estrema della sharia attraverso scuole di formazione coranica, centri di addestramento, strutture di controllo.

Pensare all’Isis come un gruppo di sanguinari fanatici è sbagliato, questi sono ben organizzati e addestrati, lo dimostra il fatto che in pochi mesi sono riusciti a conquistare enormi territori.

Siamo in guerra, una guerra (connotata come sempre da antisemitismo) diversa da quelle che hanno caratterizzato il secolo scorso, ciò nonostante non meno pericolosa, la diversità sta nel fatto che il nemico in modo subdolo te lo puoi ritrovare sul tuo stesso pianerottolo, è questo che inquieta, crea disagio e panico.

Chiediamo al nostro Governo, all’Europa, al mondo occidentale, a tutti quelli che si riconoscono nei valori e negli ideali, per i quali i nostri Padri sono morti, di voler fare fronte comune contro questa nuova peste, che già tanti morti e danni ha causato e certamente non si fermerà, se non saremo capaci di sconfiggerli.

Felice Casalino

 

 

 

 

 

A ben osservare le cose, ci si rende conto che purtroppo non c’è alcun Paese immune dal pericolo di questa nuova peste: il terrorismo islamico.

Se a questo aggiungiamo la notizia, diffusa dal Ministero dell’Interno, che anche una nostra corregionale convertita all’Islam è presente nelle fila dei terroristi, non c’è nulla per cui stare tranquilli.

Quanto è successo a Parigi potrebbe ripetersi con obiettivi diversi in altre capitali del mondo occidentale, nel mentre ci ritroveremo ancora una volta a fare i distingui, come sta avvenendo in questi giorni, tra i musulmani in genere ed i fondamentalisti, che mirano all’applicazione dei valori fondanti dell’Islam, così come li intendono questi ultimi.

Bisogna dare risposte forti, inutile pensare di poter combattere questo terrorismo atroce e nichilista, senza mettere in conto la possibilità di una forte azione di prevenzione e accettare un’azione di intelligence capillare e incisiva, anche se questo inciderà e non poco sulla nostra privacy.

Alla richiesta avanzata da alcuni Paesi  di modificare il trattato di Shengen, rispondiamo con le parole del nostro Ministro degli Esteri: “Significherebbe darla vinta ai terroristi”.

Dobbiamo renderci conto che l’azione di questo Califfato islamico mira, oltre che ad accaparrarsi gli enormi giacimenti petroliferi in Iraq, anche e sopra ogni cosa ad imporre un'interpretazione estrema della sharia attraverso scuole di formazione coranica, centri di addestramento, strutture di controllo.

Pensare all’Isis come un gruppo di sanguinari fanatici è sbagliato, questi sono ben organizzati e addestrati, lo dimostra il fatto che in pochi mesi sono riusciti a conquistare enormi territori.

Siamo in guerra, una guerra (connotata come sempre da antisemitismo) diversa da quelle che hanno caratterizzato il secolo scorso, ciò nonostante non meno pericolosa, la diversità sta nel fatto che il nemico in modo subdolo te lo puoi ritrovare sul tuo stesso pianerottolo, è questo che inquieta, crea disagio e panico.

Chiediamo al nostro Governo, all’Europa, al mondo occidentale, a tutti quelli che si riconoscono nei valori e negli ideali, per i quali i nostri Padri sono morti, di voler fare fronte comune contro questa nuova peste, che già tanti morti e danni ha causato e certamente non si fermerà, se non saremo capaci di sconfiggerli.

Felice Casalino