De Laurentiis furioso: sono stanco, arbitri incompetenti o in malafede. «Juve forte, ma se aiutata diventa imbattibile»

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Contro Tagliavento. E contro tutti. Cattivi pensieri. Ed errori. La resa dei conti per Doha, chissà. De Laurentiis torna a fare l’incendiario: è sulfureo, incavolatissimo. La rivincita contro la Juventus lo trasforma in una furia. «Ci siamo stancati! La Juve è una squadra forte, se è anche aiutata dagli arbitri diventa imbattibile. È inammissibile che con 6 arbitri non si vedano 2 giocatori in fuorigioco. O è malafede o è incompetenza. Questi 6 arbitri devono restare fermi a lungo». Le immagini tv hanno subito evidenziato che il gol di Caceres è viziato da offside. Il presidente del Napoli ha il sacro fuoco che gli brucia dentro. Nessuno riesce a spegnere i furori del patron. Anzi, esplode su twitter. Non è arrabbiato. Molto di più. È un fiume in piena. Forse perché contro la Juventus muoiono quasi tutti i suoi sogni di raggiungere la vetta della classifica, di poter rimediare ai tanti punti lasciati lungo la strada fino a questo momento. Non è una stagione sbagliata, ma da ricordare per sempre affinché non si ripetano più certi errori. Compresi quelli di Tagliavento. Ed è chiaro che il suo «je accuse» non resterà uno sfogo di una serata andata male: perché parlare di malafede significa adombrare dubbi sulla regolarità del campionato. De Laurentiis è furibondo. E poco ci manca che gridi al complotto. La sconfitta brucia. E l’arbitro di Terni finisce nel mirino, neppure fosse la mela sulla testa di Guglielmo Tell: anche del mito Benitez che pare ormai aver messo da parte i modi inglesi. Come d’altronde dei tifosi. Che hanno contestato nel finale l’arbitro all’uscita del campo. E tornano i fantasmi di Pechino, quelli che De Laurentiis a Doha pensava fossero ormai messi definitivamente da parte. «Perché tutti hanno lavorato per migliorare questo calcio», disse nel calduccio del Qatar. Forse con troppo ottimismo. «In Cina vollero farci pagare la vittoria in Coppa Italia», ammise De Laurentiis. Quei fantasmi, quegli orrori di Mazzoleni sembravano essere stati gettati nel dimenticatoio. Come quel sospetto della ritorsione contro il Napoli quando rompe le uova nel paniere delle big. «Sempre contro la Juve», sbotta De Laurentiis andando via dalla tribuna vip. Succede sempre con loro, contro la Juve, il pensiero dei tifosi. E non solo quelli del Napoli. L’anno scorso allo Juventus Stadium toccò a Higuain inviare un tweet al veleno dopo che la Juventus sbloccò la sfida di Torino proprio con un gol irregolare. Sia pure di pochi centimetri. «Llorente ha segnato in netto fuorigioco e nell’azione con Ogbonna era rigore per noi, invece mi viene fischiato un fallo contro. Ah ah ah ah». L’arbitro contro cui sorrise con ironia il Pipita era Rocchi. De Laurentiis già ieri sera ha preso il telefono per parlare con il capo degli arbitri, Messina. Vuole che Tagliavento venga fermato a lungo. Lui e i suoi collaboratori. C’è qualcosa che non va, secondo il Napoli. Le sue parole sono velenose e pesano come un macigno su tutto il sistema che viene tirato in ballo con durezza. «Malafede o incompetenza?». Serata strana e fortemente aritmica, un gigantesco abbaglio di guardalinee e arbitro: errore da maledizione biblica, un’altra piaga da antico testamento per tutta l’eternità del calcio: il solito fuorigioco invisibile che non è stato il marchio della sfida. La cantonata di Tagliavento influenzerà il seguito di questa sfida, è chiaro. Perché il fischietto di Terni è quello che mandò su tutte le furie Mourinho che fece il gesto delle manette per protestare contro il suo arbitraggio dopo le espulsioni di Maicon e Cordoba. Ed è sempre Tagliavento l’arbitro che non ha visto a San Siro contro il Milan il famoso gol di Muntari. Ironia della sorte, l’allenatore dei rossoneri quella sera era proprio Allegri. Insomma, quanto meno porta assai bene questo signore con la giacchetta nera. Tra Napoli e Juve finisce sempre così. Anche al San Paolo, a marzo, dopo il successo di quasi un anno fa, la Juve reagì con sdegno alla festa azzurra in mezzo al campo. Marotta accusò l’ambiente di essere «un po’ provinciale». (Pino Taormina – Il Mattino) 

Contro Tagliavento. E contro tutti. Cattivi pensieri. Ed errori. La resa dei conti per Doha, chissà. De Laurentiis torna a fare l’incendiario: è sulfureo, incavolatissimo. La rivincita contro la Juventus lo trasforma in una furia. «Ci siamo stancati! La Juve è una squadra forte, se è anche aiutata dagli arbitri diventa imbattibile. È inammissibile che con 6 arbitri non si vedano 2 giocatori in fuorigioco. O è malafede o è incompetenza. Questi 6 arbitri devono restare fermi a lungo». Le immagini tv hanno subito evidenziato che il gol di Caceres è viziato da offside. Il presidente del Napoli ha il sacro fuoco che gli brucia dentro. Nessuno riesce a spegnere i furori del patron. Anzi, esplode su twitter. Non è arrabbiato. Molto di più. È un fiume in piena. Forse perché contro la Juventus muoiono quasi tutti i suoi sogni di raggiungere la vetta della classifica, di poter rimediare ai tanti punti lasciati lungo la strada fino a questo momento. Non è una stagione sbagliata, ma da ricordare per sempre affinché non si ripetano più certi errori. Compresi quelli di Tagliavento. Ed è chiaro che il suo «je accuse» non resterà uno sfogo di una serata andata male: perché parlare di malafede significa adombrare dubbi sulla regolarità del campionato. De Laurentiis è furibondo. E poco ci manca che gridi al complotto. La sconfitta brucia. E l’arbitro di Terni finisce nel mirino, neppure fosse la mela sulla testa di Guglielmo Tell: anche del mito Benitez che pare ormai aver messo da parte i modi inglesi. Come d’altronde dei tifosi. Che hanno contestato nel finale l’arbitro all’uscita del campo. E tornano i fantasmi di Pechino, quelli che De Laurentiis a Doha pensava fossero ormai messi definitivamente da parte. «Perché tutti hanno lavorato per migliorare questo calcio», disse nel calduccio del Qatar. Forse con troppo ottimismo. «In Cina vollero farci pagare la vittoria in Coppa Italia», ammise De Laurentiis. Quei fantasmi, quegli orrori di Mazzoleni sembravano essere stati gettati nel dimenticatoio. Come quel sospetto della ritorsione contro il Napoli quando rompe le uova nel paniere delle big. «Sempre contro la Juve», sbotta De Laurentiis andando via dalla tribuna vip. Succede sempre con loro, contro la Juve, il pensiero dei tifosi. E non solo quelli del Napoli. L’anno scorso allo Juventus Stadium toccò a Higuain inviare un tweet al veleno dopo che la Juventus sbloccò la sfida di Torino proprio con un gol irregolare. Sia pure di pochi centimetri. «Llorente ha segnato in netto fuorigioco e nell’azione con Ogbonna era rigore per noi, invece mi viene fischiato un fallo contro. Ah ah ah ah». L’arbitro contro cui sorrise con ironia il Pipita era Rocchi. De Laurentiis già ieri sera ha preso il telefono per parlare con il capo degli arbitri, Messina. Vuole che Tagliavento venga fermato a lungo. Lui e i suoi collaboratori. C’è qualcosa che non va, secondo il Napoli. Le sue parole sono velenose e pesano come un macigno su tutto il sistema che viene tirato in ballo con durezza. «Malafede o incompetenza?». Serata strana e fortemente aritmica, un gigantesco abbaglio di guardalinee e arbitro: errore da maledizione biblica, un’altra piaga da antico testamento per tutta l’eternità del calcio: il solito fuorigioco invisibile che non è stato il marchio della sfida. La cantonata di Tagliavento influenzerà il seguito di questa sfida, è chiaro. Perché il fischietto di Terni è quello che mandò su tutte le furie Mourinho che fece il gesto delle manette per protestare contro il suo arbitraggio dopo le espulsioni di Maicon e Cordoba. Ed è sempre Tagliavento l’arbitro che non ha visto a San Siro contro il Milan il famoso gol di Muntari. Ironia della sorte, l’allenatore dei rossoneri quella sera era proprio Allegri. Insomma, quanto meno porta assai bene questo signore con la giacchetta nera. Tra Napoli e Juve finisce sempre così. Anche al San Paolo, a marzo, dopo il successo di quasi un anno fa, la Juve reagì con sdegno alla festa azzurra in mezzo al campo. Marotta accusò l’ambiente di essere «un po’ provinciale». (Pino Taormina – Il Mattino)