Ville, stabilimenti e diritti d’autore, ora si apre la partita dell’eredità di Pino Daniele. Attesa per il testamento

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E, come sempre in casi simili, arriva il momento in cui spunta il dibattito sull’eredità. A quanto ammonta quella di Pino Daniele? Come sarà divisa tra i cinque figli, le due mogli, la compagna che era al suo fianco nel momento della sua morte? Andrà qualcosa ai cinque fratelli, ai nipoti? «Dico sempre: quando state per morire “magnateve” tutto, lasciate i debiti. Perché per quattro lire si scannano, per pagare i debiti si mettono d’accordo», aveva detto nella sua poco ortodossa omelia in romanesco al Divino Amore padre Renzo Campedella. In queste ore nei familiari tutti domina il dolore, amplificato ulteriormente, se possibile, dai dubbi disseminati dall’inchiesta, dallo strazio dell’autopsia, dalla coincidenza del furto in casa in Toscana. Una civile, anche se gelida, convivenza, ha permesso alle tre donne della sua vita di sedere quasi l’una al fianco dell’altra nelle due cerimonie funebri, di condividere il lutto con persone a volte mai viste. Poi verrà il tempo di capire che cosa dice il testamento dell’artista, di discutere di assi ereditari, di quantizzare liquidi e proprietà. A Roma il Nero a metà possedeva la casa dalle parti di piazza Mazzini in cui oggi vive la moglie Fabiola Sciabbarrasi con i figli Sara, 18 anni, Sofia, 13, e Francesco 8; lo studio di registrazione in via Sabotino, ormai quasi dismesso dopo la decisione dell’artista di andare a vivere in Toscana; la villa sull’Aurelia, in cui aveva anche girato un videoclip ai tempi di «Iguana cafè». Alla primogenita Cristina e al fratello Alessandro aveva comprato case a Roma, alla moglie Dorina nel momento del divorzio era andata la villa di Formia, dove era proprietario di un altro appartamento. Il buen retiro in Maremma, dove viveva da un anno con la compagna Amanda Bonini, tra Magliano e Orbetello, è una vecchia struttura a pianta quadrata dell’Ottocento, costruita dai Colonna, nobile famiglia latifondista: due piani da circa 150 metri quadri l’uno, volumi trasformati in dependance. Il lazzaro felice se ne era innamorato a prima vista, immaginando di aver finalmente trovato quella «Pace e serenità» cantata da una sua canzone. Con la Sciabbarrasi era rimasto incantato davanti al giardino di circa un ettaro che lo circondava, dalle fila altissime di cipressi che ne coprivano i quattro lati. Aveva cambiato faccia alla villa, arricchendola con una piscina, un giardino all’inglese con olivi secolari, un arredamento di antiquariato. I vicini parlano di un valore intorno ai tre milioni di euro, la proprietà dovrebbe essere divisa a metà con Fabiola. Poi, in riva al mare della Giannella, a Orbetello, c’è il Tuscany Bay, jazz bar, ristorante de luxe e stabilimento balneare con trenta dipendenti nella stagione calda e dieci in quella invernale, 880.000 euro di volume d’affari nel 2013. Il 4 novembre scorso la compagna Amanda Bonini era stata nominata amministratrice unica della srl, proprietà per il 90% per cento del cantautore, per il 10 intestata al figlio Alessandro. Daniele nel 2011 aveva vinto il bando comunale per aggiudicarsi la struttura, un’ex colonia marina ristrutturata con parcheggio, per 18 anni, con un canone annuo di 102.000 euro più Iva. Poi, naturalmente, ci sono i proventi derivanti dalla carriera del cantautore che recentemente, come per tutti, si erano molto diradati sul fronte discografico, puntando soprattutto sul fronte del palco, oltre che sui proventi Siae (350.000 euro nel 2013, ultimo anno certificato). Sessantamila euro di cachet, l’estate scorsa, per i concerti con la sua band, 110.000 per quelli con la Roma Sinfonietta che l’avevano portato ad esibirsi anche di fronte alla Reggia di Caserta, direttamente organizzati da Friends & Partners e da Ferdinando Salzano, il suo manager, eventi come il tour di «Nero a metà», ad esempio, partito dall’Arena di Verona quest’estate per approdare al Palapartenope per i suoi ultimi concerti napoletani, il 16 e 17 dicembre. Società ed artista in qualche modo rischiavano insieme dividendo gli incassi. Ora la parola passerà al testamento, della cui esistenza i familiari hanno parlato nel comunicato in cui hanno annunciato la volontà dell’artista di essere cremato. (Federico Vacalebre – Il Mattino)  

E, come sempre in casi simili, arriva il momento in cui spunta il dibattito sull’eredità. A quanto ammonta quella di Pino Daniele? Come sarà divisa tra i cinque figli, le due mogli, la compagna che era al suo fianco nel momento della sua morte? Andrà qualcosa ai cinque fratelli, ai nipoti? «Dico sempre: quando state per morire “magnateve” tutto, lasciate i debiti. Perché per quattro lire si scannano, per pagare i debiti si mettono d’accordo», aveva detto nella sua poco ortodossa omelia in romanesco al Divino Amore padre Renzo Campedella. In queste ore nei familiari tutti domina il dolore, amplificato ulteriormente, se possibile, dai dubbi disseminati dall’inchiesta, dallo strazio dell’autopsia, dalla coincidenza del furto in casa in Toscana. Una civile, anche se gelida, convivenza, ha permesso alle tre donne della sua vita di sedere quasi l’una al fianco dell’altra nelle due cerimonie funebri, di condividere il lutto con persone a volte mai viste. Poi verrà il tempo di capire che cosa dice il testamento dell’artista, di discutere di assi ereditari, di quantizzare liquidi e proprietà. A Roma il Nero a metà possedeva la casa dalle parti di piazza Mazzini in cui oggi vive la moglie Fabiola Sciabbarrasi con i figli Sara, 18 anni, Sofia, 13, e Francesco 8; lo studio di registrazione in via Sabotino, ormai quasi dismesso dopo la decisione dell’artista di andare a vivere in Toscana; la villa sull’Aurelia, in cui aveva anche girato un videoclip ai tempi di «Iguana cafè». Alla primogenita Cristina e al fratello Alessandro aveva comprato case a Roma, alla moglie Dorina nel momento del divorzio era andata la villa di Formia, dove era proprietario di un altro appartamento. Il buen retiro in Maremma, dove viveva da un anno con la compagna Amanda Bonini, tra Magliano e Orbetello, è una vecchia struttura a pianta quadrata dell’Ottocento, costruita dai Colonna, nobile famiglia latifondista: due piani da circa 150 metri quadri l’uno, volumi trasformati in dependance. Il lazzaro felice se ne era innamorato a prima vista, immaginando di aver finalmente trovato quella «Pace e serenità» cantata da una sua canzone. Con la Sciabbarrasi era rimasto incantato davanti al giardino di circa un ettaro che lo circondava, dalle fila altissime di cipressi che ne coprivano i quattro lati. Aveva cambiato faccia alla villa, arricchendola con una piscina, un giardino all’inglese con olivi secolari, un arredamento di antiquariato. I vicini parlano di un valore intorno ai tre milioni di euro, la proprietà dovrebbe essere divisa a metà con Fabiola. Poi, in riva al mare della Giannella, a Orbetello, c’è il Tuscany Bay, jazz bar, ristorante de luxe e stabilimento balneare con trenta dipendenti nella stagione calda e dieci in quella invernale, 880.000 euro di volume d’affari nel 2013. Il 4 novembre scorso la compagna Amanda Bonini era stata nominata amministratrice unica della srl, proprietà per il 90% per cento del cantautore, per il 10 intestata al figlio Alessandro. Daniele nel 2011 aveva vinto il bando comunale per aggiudicarsi la struttura, un’ex colonia marina ristrutturata con parcheggio, per 18 anni, con un canone annuo di 102.000 euro più Iva. Poi, naturalmente, ci sono i proventi derivanti dalla carriera del cantautore che recentemente, come per tutti, si erano molto diradati sul fronte discografico, puntando soprattutto sul fronte del palco, oltre che sui proventi Siae (350.000 euro nel 2013, ultimo anno certificato). Sessantamila euro di cachet, l’estate scorsa, per i concerti con la sua band, 110.000 per quelli con la Roma Sinfonietta che l’avevano portato ad esibirsi anche di fronte alla Reggia di Caserta, direttamente organizzati da Friends & Partners e da Ferdinando Salzano, il suo manager, eventi come il tour di «Nero a metà», ad esempio, partito dall’Arena di Verona quest’estate per approdare al Palapartenope per i suoi ultimi concerti napoletani, il 16 e 17 dicembre. Società ed artista in qualche modo rischiavano insieme dividendo gli incassi. Ora la parola passerà al testamento, della cui esistenza i familiari hanno parlato nel comunicato in cui hanno annunciato la volontà dell’artista di essere cremato. (Federico Vacalebre – Il Mattino)