Il manager di Pino Daniele: faremo un megashow con la storica band e tante altre star

0

Ferdinando Salzano, il manager del mascalzone latino, «ha in mente un evento, ma davvero grande, anzi grandioso, qualcosa del calibro di Campovolo», confessa uscendo dai funerali romani al Divino Amore ed alludendo a due storici megashow di Ligabue. L’ipotesi è di riunire intorno al repertorio del cantautore, ai suoi suoni, alle sue ispirazioni, ai suoi sogni, i suoi compagni veraci ed i suoi amici più prestigiosi. La superband ritrovata con Senese in testa e qualcuno degli artisti che ieri, con le lacrime agli occhi, gli hanno detto addio: da Ramazzotti ad Antonacci, da Zero a Jovanotti, da Clementino a Rocco Hunt, da Mengoni alla Marrone, da Venditti alla Casale, da D’Angelo a D’Alessio, da Avitabile alla Sastri. Dove, come, quando, i dubbi sul tappeto. L’impresario, toccato anche negli affetti dall’improvvisa scomparsa dell’artista, ha «già un’idea, voglio parlarne con il sindaco, vorrei che prima di annunciare qualsiasi cosa si trovasse la quadra e la squadra giusta, coinvolgendo chi è stato al suo fianco». De Magistris, intanto, non rimane con le mani in mano: «Presto a Napoli un grande concerto in memoria di Pino Daniele», annuncia, dopo aver promesso non un solo evento, ma «molte e diverse manifestazioni». Ma è pronto a collaborare con Salzano, con Nello Daniele, fratello d’arte che pure inizia a pensare a «qualcosa di rigoroso, di sincero, di profondo». A tutti è subito venuta un mente una data, quella del 19 marzo, quando il mascalzone latino avrebbe compiuto sessant’anni. E un luogo, piazza del Plebiscito, ormai così simbolo della sua carriera da averne ospitate persino le esequie. Ma in quel periodo la temperatura non è proprio ideale per un concertone all’aperto e, soprattutto, in quello spazio dovrebbe essere già montato il palco per Papa Francesco, atteso solo due giorni dopo. L’opzione San Carlo, sicuramente prestigiosa, viene scartata perché si sta pensando ad un evento numericamente importante, che tenga conto dell’affetto popolare mostrato nella serata del flash mob e in quella del funerale. Niente omaggi per happy few, insomma. Egualmente spontanea, allora, è venuta una seconda data, quella del 19 settembre, nel trentaquattresimo anniversario dello storico concerto con il supergruppo del 1981. La suggestione conquista molti, anche se poi bisognerà fare i conti con i tour degli artisti da coinvolgere, i fondi necessari per la manifestazione, il tempo necessario per organizzare il tutto… «Tra le eredità che Pinotto ci lascia», commenta a caldo Tony Esposito, una delle colonne portanti della superband («senza di lui non saremo mai la stessa cosa»), «c’è il piacere rinnovato di tenere insieme le fila della scena napoletana. In pochi anni ha riunito intorno a lui tutti i protagonisti originali del neapolitan power ma anche le generazioni arrivate dopo di noi, sino alla nuovissima onda rap. Come, dove e quando non è questione che riguardi noi musicisti, che sia chiaro: dovunque ci chiameranno in nome di Daniele noi correremo, basta che sia rispettato il suo stile ed il suo pubblico. Ma la suggestione di un evento capace anche di andare oltre l’amarcord, riscoprendo magari perle dimenticate del suo repertorio, ragionando sulle stagioni del suo far musica, presentando i suoi capolavori ai giovani, mi sembra intrigante. Come l’idea di avere piazza del Plebiscito come sfondo: siamo diventati uomini su quel palco, abbiamo inventato un suono, un modo di stare insieme, persino un modo diverso di socializzare e di fare politica. Abbiamo dimostrato che Napoli poteva essere ancora capitale culturale, che non aveva dimenticato la sua lingua e la sua cultura musicale. Facciamo così: torniamo la capitale delle canzoni nel nome di Pino Daniele. L’esercito dei mascalzoni latini è già pronto». (Federico Vacalebre – Il Mattino)  

Ferdinando Salzano, il manager del mascalzone latino, «ha in mente un evento, ma davvero grande, anzi grandioso, qualcosa del calibro di Campovolo», confessa uscendo dai funerali romani al Divino Amore ed alludendo a due storici megashow di Ligabue. L’ipotesi è di riunire intorno al repertorio del cantautore, ai suoi suoni, alle sue ispirazioni, ai suoi sogni, i suoi compagni veraci ed i suoi amici più prestigiosi. La superband ritrovata con Senese in testa e qualcuno degli artisti che ieri, con le lacrime agli occhi, gli hanno detto addio: da Ramazzotti ad Antonacci, da Zero a Jovanotti, da Clementino a Rocco Hunt, da Mengoni alla Marrone, da Venditti alla Casale, da D'Angelo a D'Alessio, da Avitabile alla Sastri. Dove, come, quando, i dubbi sul tappeto. L’impresario, toccato anche negli affetti dall’improvvisa scomparsa dell’artista, ha «già un’idea, voglio parlarne con il sindaco, vorrei che prima di annunciare qualsiasi cosa si trovasse la quadra e la squadra giusta, coinvolgendo chi è stato al suo fianco». De Magistris, intanto, non rimane con le mani in mano: «Presto a Napoli un grande concerto in memoria di Pino Daniele», annuncia, dopo aver promesso non un solo evento, ma «molte e diverse manifestazioni». Ma è pronto a collaborare con Salzano, con Nello Daniele, fratello d’arte che pure inizia a pensare a «qualcosa di rigoroso, di sincero, di profondo». A tutti è subito venuta un mente una data, quella del 19 marzo, quando il mascalzone latino avrebbe compiuto sessant’anni. E un luogo, piazza del Plebiscito, ormai così simbolo della sua carriera da averne ospitate persino le esequie. Ma in quel periodo la temperatura non è proprio ideale per un concertone all’aperto e, soprattutto, in quello spazio dovrebbe essere già montato il palco per Papa Francesco, atteso solo due giorni dopo. L’opzione San Carlo, sicuramente prestigiosa, viene scartata perché si sta pensando ad un evento numericamente importante, che tenga conto dell’affetto popolare mostrato nella serata del flash mob e in quella del funerale. Niente omaggi per happy few, insomma. Egualmente spontanea, allora, è venuta una seconda data, quella del 19 settembre, nel trentaquattresimo anniversario dello storico concerto con il supergruppo del 1981. La suggestione conquista molti, anche se poi bisognerà fare i conti con i tour degli artisti da coinvolgere, i fondi necessari per la manifestazione, il tempo necessario per organizzare il tutto… «Tra le eredità che Pinotto ci lascia», commenta a caldo Tony Esposito, una delle colonne portanti della superband («senza di lui non saremo mai la stessa cosa»), «c’è il piacere rinnovato di tenere insieme le fila della scena napoletana. In pochi anni ha riunito intorno a lui tutti i protagonisti originali del neapolitan power ma anche le generazioni arrivate dopo di noi, sino alla nuovissima onda rap. Come, dove e quando non è questione che riguardi noi musicisti, che sia chiaro: dovunque ci chiameranno in nome di Daniele noi correremo, basta che sia rispettato il suo stile ed il suo pubblico. Ma la suggestione di un evento capace anche di andare oltre l’amarcord, riscoprendo magari perle dimenticate del suo repertorio, ragionando sulle stagioni del suo far musica, presentando i suoi capolavori ai giovani, mi sembra intrigante. Come l’idea di avere piazza del Plebiscito come sfondo: siamo diventati uomini su quel palco, abbiamo inventato un suono, un modo di stare insieme, persino un modo diverso di socializzare e di fare politica. Abbiamo dimostrato che Napoli poteva essere ancora capitale culturale, che non aveva dimenticato la sua lingua e la sua cultura musicale. Facciamo così: torniamo la capitale delle canzoni nel nome di Pino Daniele. L’esercito dei mascalzoni latini è già pronto». (Federico Vacalebre – Il Mattino)